Diego Armando Maradona. Una vita di cadute e di riscatti

  E' scomparso il più grande calciatore di tutti i i tempi, è morto oggi a Tigres in Argenti...

Martine Frank: uno sguardo timido e potente sul mondo.

  Martine Franck fotografata da Henri Cartier-Bresson, Paris, 1975 © Fondation Henri Cartier...

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Diego Armando Maradona. Una vita di cadute e di riscatti
Novembre 25
  E' scomparso il più grande calciatore di tutti i i tempi, è morto oggi a Tigres in Argentina Diego Armando Maradona. Aveva compiuto 60 anni il 30 ottobre. a lanciare la prima agenzia il quotidiano Clarine e dal sud america in pochi minuti la notizia è rimbalzata nelle redazioni di tutto il mondo. Letale per il Pibe de oro un attacco cardiocircolatorio, mentre si trovava a Tigres nella sua casa di Barrio Sant' Andres in compagnia della figlia Giannina. Allertate dalla donna, sei le ambulanze che si sono precipitate a dare soccorso, ma che hanno solo potuto constatare il decesso. Un quadro clinico compromesso in seguito all'operazione al cervello subita i primi di novembre, per un' ematoma subdurale. Il decorso postoperatorio era stato per certi versi sorprendente anche se le condizioni generali facevano temere complicazioni. Ma Diego era stato dimesso e seguiva un percorso riabilitativo. Il recupero è stato interrotto bruscamente dalla notizia della morte del mito. La morte del più grande giocatore di tutti i tempi.   Muore quello che è stato l' emblema del calcio in tutto il mondo insieme a Pelè, che pochi giorni fa affermava: " probabilmente  ci ritroveremo insieme a giocare in paradiso"   Diego Armando Maradona se n'è andato intorno alle 17:00 ora italiana; piange l' Argentina ma piange anche la sua Napoli. Una pugnalata dritta la cuore per tutto il mondo del calcio e non; per tutto ciò che Diego ha rappresentato in campo e fuori. Un artista, sia che giocasse alla Bombonera sia che giocasse al San Paolo di Napoli. Un trascinatore, il numero 10 per eccellenza sin da bambino, quando diceva di avere due sogni nel cassetto, il primo di giocare un mondiale, il secondo di vincerlo. Con il suo divino sinistro li ha realizzati, ha vinto da solo il mondiale in Messico del 1986 contro l' Inghilterra e con la famosissima Mano de Dios. Ma ha fatto immensamente di più per Napoli e con il Napoli consegnandogli due scudetti. Una sorta di rivincita sociale e di riscatto. Maradona è stato l' Eldorado, è stato il capopolo, idolo indiscusso e indiscutibile . Una storia unica quella napoletana durata 7 anni fatta anche di eccessi dentro e fuori dal campo, finita per una brutta storia di doping. Da li, il tentativo di riabilitazione a Siviglia, la rinascita calcistica, l'ultimo periodo nel suo amato Boca Junior e il passaggio dal campo alla panchina. Una vita spericolata quella di Maradona più di una volta riacciuffata per i capelli. Maradona era la bandiera di due paesi la sua Argentina e Napoli che soffrono e lo omaggiano. Le sue due patrie ricordano di quando il mondo si fermava con il cuore in gola stupito ed estasiato  ad osservare quel ragazzo che volteggiava in campo e sembrava volasse. oggi il mondo si ferma nuovamente commosso e con un groppo in gola a guardare mentre quello stesso ragazzo volteggiando per un ultima volta vola via.   Un personaggio leggendario anche se controverso, amato e venerato, discusso e discutibile. Un iconoclasta.   E adesso che il Pibe de Oro non c'è piu' la sua ormai famosissima frase: "è stata la mano di DIO" assume tutto un altro sapore. Diego era solito dire, i giornalisti non mi hanno capito, la gente invece si, Ed è proprio per questo che per comprendere a fondo cosa significhi la perdita del genio del calcio per Napoli abbiamo posto una semplice domanda a quattro ragazzi :   "Cosa ha rappresentato per te Diego Armando Maradona?"   Cristian: " Non è tanto cosa ha rappresentato per noi Maradona, ma cosa è stato per Napoli. Il riscatto sociale in un' Italia che ci ha sempre considerati come ultimi, parassiti e sfaticati. Siccome sai che in questo paese un giocatore di calcio vale più di un Santo, ecco la risposta alla tua domanda."   Vincenzo: "Io ero piccolo ma per me era pura gioia. Si respirava un clima diverso in quegli anni non so spiegare C' era qualcosa in questo ragazzo che veniva a napoli per vincere, e alla fine era così naturale per lui che sembrava davvero come un sogno In fondo in un gioco di squadra c' era questo fenomeno che da solo ribaltava ogni pronostico Insomma sembrava una leggenda, tutti ne parlavano anche chi non seguiva il calcio e tutti andavano allo stadio per vedere questa leggenda. Non è mai successa una cosa simile prima e forse neanche dopo. Per me era come vivere una specie di favola perché sembrava che uno di quegli eroi delle leggende fosse sceso a Napoli per fare vincere qualcosa a quella città ma non era solo quello... la sua storia personale, il suo modo di fare, le origini lo rendevano in tutto e per tutto un napoletano e non solo, di sicuro, un talento particolare. Se vedi le sue partite anche se non segui il calcio puoi capire cosa abbia significato per Napoli che non vinceva da sempre. Anzi non aveva mai vinto. Ancora non ci si può credere in effetti che il più grande di tutti i tempi sia andato a Napoli invece delle solite squadre In due parole E' stata una benedizione Dopo il terremoto arrivò questo dono. E questo è quanto.   Stefano: " Cosa è stato Maradona? Maradona è stato, quello che oggi da grande posso definire, un nuovo Masaniello. Il leader di quella squadra di scugnizzi che era il Napoli degli anni '80. Squadra capace di far gioire un bambino tifosissimo di un'altra squadra campana (l'allora Salernitana di Di Bartolomei), che con le sue vittorie si prendeva una rivincita verso quelle squadre e quella mentalità del Nord, che già da allora sapevo avessero qualcosa di sbagliato e "cattivo". L'ho sempre visto come uomo del popolo, difensore dei più deboli, ma lo dico senza retorica, cioè lui per me era veramente il difensore dei più deboli, dei poveri, una salvezza per gli scugnizzi. Per certi versi devo ringraziare anche lui per come poi sono cresciuto (soprattutto mio padre che mi faceva capire poi il senso di quelle vittorie). Nonostante ora siano passati quasi 30 anni dalla sua partenza dall'Italia, la mia passione per quel Napoli, la porto sempre con me, andando contro alla "presunta rivalità della mia squadra la Salernitana, (ma in effetti questa rivalità non è mai esistita e non può esistere)  Per quelli che Maradona era droga, puttane, malavita ed evasione fiscale...dico solo...peccato, avete perso una grande occasione.   Questa scomparsa è al pari di quella di Massimo Troisi...due geni, due rivoluzionari, due Masanielli.   Fabiano: " Oggi il mondo piange la scomparsa di colui che era l'emblema e l'identità di tante generazioni.Piange la sua scomparsa, l' Argentina è distrutta dal dolore, Napoli perde il suo re, che con le sue prodezze ha incantato un popolo intero reduce da continui soprusi, schernito costantemente sul piano razziale fino ad allora. Si fino ad allora, perchè Diego, diventa colui che stralcia il velo dell' omertà calcistica, trascina una città, che comincia ad affrontare a petto pieno ogni insulto, ogni forma di denigrazione e tutto questo essendo sempre e solo se stesso. Diego era un leader, ha stregato e fatto innamorare i reietti, i dimenticati. Maradona è il simbolo della resistenza  partenopea, dell' insurrezione della gente comune, come d'altronde era lui, venuto dal nulla a difendere chi non aveva nulla. Ora il cuore di Napoli si stringe in una morsa di sofferenza e ogni giorno che passerà Diego si respiererà tra i vicoli, vivrà negli occhi della gente e probabilmente ogni anno il 25 di novembre si potranno ascoltare i suoi passi e il rumore dei suoi palleggi, li nello stadio, che mai come ora risuona di un silenzio assordante. un silenzio che rompe i timpani. Da oggi ogni bambino, disegnerà un 10 dietro la propria maglietta. Caro Diego, Napoli e i Napoletani si inchinano."  
Martine Frank: uno sguardo timido e potente sul mondo.
Novembre 25
  Martine Franck fotografata da Henri Cartier-Bresson, Paris, 1975 © Fondation Henri Cartier-Bresson / Magnum Photos   “La macchina fotografica è in se una frontiera, un tipo di barriera che bisogna costantemente abbattere per potersi avvicinare in questo modo il piùpossibile al soggetto. Facendo questo, si rischia di oltrepassare i limiti; c’è un senso di rischio, di andare oltre, di diventare eccessivo, di voler essere invisibili.” Martine Frank sulla fotografia. Nata ad Anversa, in Belgio, ma cosmopolita: passa la sua adolescenza tra New York, Arizona e Inghilterra. Si laurea in Storia dell’arte frequentandoprima l’università di Madrid, dal 1956 al 1957, per poi passare all’Ecole du Louvre di Parigi, tra il 1958 e il 1962, con una tesi sull’influenza del Cubismonella scultura. Dopo gli studi si rende conto che la carriera di critica non fa per lei: non vuole limitarsi a conoscere le immagini, lei vuole darvi vita. È così che comincia la sua carriera in ambito fotografico.Nel 1963 diventa assistente di Eliot Elisofson e di Gjon Mili nel laboratorio di Time-Life e dopo un anno di apprendistato comincia la sua carriera difotografa, sotto anche suggerimento del capo redattore di Life di Parigi.Lavorerà in giro per il mondo, tra India, Cina e Giappone, e diventerà poi Martine Franck fotografata da Henri Cartier-Bresson, Paris, 1975 © Fondation Henri Cartier-Bresson /Magnum Photos fotografa freelance per agenzie come Fortune, The New York Times e Vogue oltre lo stesso Life. Nel 1965 collaborerà anche come fotografa a Le Théâtre du Soleil. Sono gli anni a cavallo tra i Sessanta e i Settanta, Life è in crisi e Martine siavvicina al gruppo di giovani fotografi dell’agenzia Vu, diretta da Pierre Fenoyl, ma ciò che lei e i suoi colleghi cercano è qualcosa che ripercorra le strade della Magnum Photos e così, assieme a Guy Le Querrec, Richard Kalvar e altri, fonda Viva, un’agenzia-cooperativa,che nasce nel 1972 a Parigi. Da qui la necessità di raccontare la società che cambia.Così può dare mostra di sé, della sua necessità di raccontare le storie, le persone, scegliendo di farlo con un distacco chenon è mai emozionale.Martine entra in contatto con i soggetti ritratti, con quella timidezza che le permette di dare mostradei suoi attori, riuscendo a far emergere la loro vita dai suoi obiettivi, senza mai essere invadente. ©Martine Frank/ via Pinterest https://www.pinterest.it/pin/232498399483730580/     Purtroppo Viva si scontra con le esigenze di mercato e nel 1981 è costretta a chiudere. Da qui entra in contatto con il mondo Magnum e, dopouna candidatura effettuata nel 1980, diventa membro effettivo tre anni dopo.Una donna elegante e timida che è riuscita a vivere di vita propria nonostante fosse sposata con Henri Cartier-Bresson, ancor prima di entrarea far parte dell’agenzia. Martine si è fatta conoscere come Martine. Le sue foto sono cariche di storia: quella raccontata con rispetto. Riesce ad entrare emuoversi con dolcezza all’interno di spazi e dimensioni che, di norma, non le  appartengono.   Entra nei microcosmi sociali, come quelli dei monasteri buddisti, dove racconta dei giovani Tulkus, riconosciuti come reincarnazionedei grandi Lama del passato.Martine Frank documenta la realtà e la fugacità del tempo: storie che si sa essere destinate a finire, perché ammettiamolo, tutto lo è, e lo fa conmalinconia, ma allo stesso tempo con bellezza e dolcezza. Piccoli momenti che vengono fermati dalla camera, assieme alle emozioni del caso, per poitornare a riprendere il suo corso.
25 NOVEMBRE: DALLA PARTE DELLE DONNE NON SOLO OGGI, MA OGNI GIORNO
Novembre 24
“Celebrare il 25 novembre è un dovere e un diritto, ma non basta. È tempo di dare risposte concrete, di trovare le soluzioni e gli strumenti più adeguati per garantire alle donne il diritto di affermare sè stesse, di essere autonome e regolare la propria vita in base a scelte personali consapevoli e non a condizionamenti subiti che, soprattutto nell'ambito familiare, diventano causa di sottomissione e di violenza domestica”. Con queste parole il Comitato Nazionale per le Pari Opportunità del ministero del Lavoro celebra la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne che ricade il 25 novembre di ogni anno. Questa data commemora la tortura, lo stupro e l’assassinio del 1960 delle tre sorelle Mirabal, attiviste politiche della Repubblica Dominicana che cercarono di contrastare il regime del dittatore Rafael Leónidas Trujillo. Le sorelle Mirabal sono conosciute anche con il nome “Mariposas”, perché paragonabili a farfalle in cerca di libertà. Quella libertà che ancora oggi risulta assente. Infatti, sono all’ordine del giorno i casi di violenza sulle donne, sia fisica che morale. Con la diffusione della malattia infettiva Covid 19 le nostre vite sono cambiate drasticamente e le donne che già in precedenza subivano maltrattamenti tra le mura domestiche, si sono ritrovate a dover fronteggiarli quotidianamente senza aver più una via d’uscita. L’isolamento forzato dovuto alla situazione sanitaria ha portato e porta ancora oggi le donne a sentirsi sole e ad avere ancora più paura. Rimanere in casa ha comportato una estrema difficoltà per le stesse a mettersi in contatto con le Forze dell’ordine e i centri Anti-Violenza. Tuttavia, la lotta alla violenza non si è fermata e non si ferma: è sempre attivo il numero 1522 anti violenza e stalking, promosso dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri- Dipartimento per le Pari Opportunità ed i centri violenza continuano ad operare, nel rispetto delle misure di contenimento Covid-19. Chiedendo aiuto si può intervenire in tempo e allontanare il maltrattatore. Inoltre, la presenza di tante donne audaci che, pur avendo subito violenze, tali da aver compromesso per sempre la loro vita, hanno avuto la tenacia di reagire portando avanti la propria testimonianza. Come Valentina Pitzalis, la ragazza sopravvissuta nel 2011 al tentato omicidio da parte dell'ex marito Manuel Piredda il quale, non riuscendo ad accettare la separazione, ha tentato di darle fuoco, incendiando la sua casa in Sardegna. Nonostante la morte dell’uomo, Valentina è rimasta invalida e con il volto sfigurato e, inoltre, ha dovuto affrontare una vera e propria battaglia legale che, dopo tre anni di indagini, si è conclusa con l’archiviazione delle accuse a suo carico. La Pitzalis ottenendo giustizia ha portato avanti la causa di tutte le donne che quotidianamente convivono con mariti o compagni violenti. È stata un coraggioso e tenace esempio di quello che ogni donna dovrebbe fare: affermare il proprio valore e pretendere di avere gli stessi diritti degli uomini.       link foto di copertina: https://www.viagginews.com/wp-content/uploads/2018/09/iStock-482694793-555x400.jpg
Cover … ando qua e là
Novembre 22
Quando un artista mette mano su un'opera musicale non sua, nota o sconosciuta, dandole una interpretazione propria senza mutare il DNA del brano da' vita ad una cover. Così a molti è capitato di innamorarsi di una canzone al primo ascolto per poi venire a sapere, in seguito, che si trattava appunto di una cover. Ascolto spesso più emozionante, più convincente rispetto al pezzo originale, sia perché, a volte, viene reso più attuale da un nuovo arrangiamento sia perché può venire riproposto da un vocalist che riesce a dare nuova vita ad un brano che, magari, prima era passato inosservato. Infatti ci sono stati casi davvero eclatanti in cui il successo ha baciato maggiormente l'interprete della cover come è successo con "With a Little Help From my Friends" riproposta da Joe Cocker; con "Without You" da Harry Nilsson o addirittura con "All Along the Watchtower" da Jimi Hendrix che in realtà si sono visti attribuire una paternità musicale che in effetti spettava rispettivamente ai Beatles, ai Badfinger e a Bob Dylan. Ma nella storia della musica troviamo anche canzoni sconosciute che hanno iniziato a vivere di luce propria solo quando sono state portate alla ribalta da artisti che, grazie al loro talento, hanno saputo reinterpretarle. Alla mente vengono subito le strafamossissime "Nothing Compares to You" - ricantata da Sinéad O'Connor – "Torn" rieseguita da Natalie Imbruglia e "Hurt" ricantata da Johnny Cash. Certo sia artisti inglesi che americani riuscivano a non modificare troppo i testi originali, ma quando c'era bisogno di tradurre in un'altra lingua, il testo veniva e viene tutt'ora stravolto come nel caso di "It's now or never" o di "Pregherò", testi sì stravolti, ma che hanno riscosso talmente tanto successo da sembrare canzoni nuove sebbene gemelle delle originali, e che hanno saputo collocarsi con forza nell'universo musicale.Eppure c'è una vasta platea di puristi che le definisce muzak, ovvero obbrobri musicali, poiché afferma che le canzoni originali non debbano essere scimmiottate per non cadere nel ridicolo proprio come avverrebbe se si volesse dare qualche altra pennellata ad un quadro perfetto anche nella sua imperfezione.   link all'immagine: https://pixabay.com/it/photos/contenitore-mercato-musica-vendita-1867697/
The Crown: la quarta intensissima stagione!
Novembre 19
God save the Queen! Amen.La regina Elisabetta II non è solo la sovrana d'Inghilterra, è un'icona, è un simbolo, è uno stile di vita.Nonostante non abbia alcun effettivo potere governativo, gli inglesi se la tengono stretta – anche se talora alcuni si lamentano dei costi che comporta avere una famiglia reale – e anche nel resto del mondo molti si considerano suoi fan.Ecco allora spiegato il successo di una serie come The Crown, incentrata proprio sulla novantaquattrenne più famosa del mondo.In realtà la serie, che sicuramente attrae per il gusto di scoprire cosa accade dietro i cancelli dorati di Buckingham Palace (e gli altri vari palazzi, castelli e residenze reali... insomma, dietro le quinte), ha molti altri fattori che tengono incollati lo spettatore allo schermo: una ricostruzione di trucco e parrucco da premio Oscar, delle ambientazioni da sogno, una fotografia ipnotica e un cast incredibilmente talentuoso.Siamo quindi giunti alla quarta stagione, attesissima in tutto il mondo. Perché? Perché la narrazione è giunta ad un periodo storico molto travagliato per la corona inglese, pieno di colpi di scena. Siamo all'inizio degli anni '80 circa e due donne contendono la scena alla regina (spesso oscurandola, almeno nello show): Margaret Thatcher e Diana Spencer, Lady Di (due strabilianti Gillian Anderson e Emma Corrin). Anni davvero intensi per gli inglesi: a livello politico, con la prima donna assunta alla carica di primo ministro e nota come The Iron Lady; a livello … reale, con la travagliate vicende da molti riassunte come 'guerra dei Galles', inerenti al travagliato matrimonio del Principe Carlo con Diana.Temi molto forti sono trattati in questa stagione: la crisi economica, la disoccupazione, lo smarrimento giovanile (un episodio è dedicato all'inspiegabile non-violenta irruzione che Michael Fagan riuscì a fare a Buckingham Palace, giungendo addirittura nella stanza da letto della regina), l'apartheid, i sacrifici che gli obblighi reali inducono a fare, l'infedeltà, l'infelicità, la bulimia, la fragilità della salute mentale.Gli scettici obietteranno adesso che sono tutti avvenimenti vecchi, passati, già visti. Si, ci siamo già passati, ma ripercorrere questi eventi è come rigirare il dito nella piaga. La ferita non è ancora totalmente guarita, forse non lo farà mai. La cicatrice resterà in eterno.Rivedere sullo schermo certe situazioni porta inevitabilmente a riviverle, almeno emotivamente, grazie anche alla sopracitata meravigliosa interpretazione di tutto il cast (già apprezzate da tempo Olivia Colman e Helena Bonham Carter, scopriamo un immenso talento in Josh O'Connor e Emma Corrin, rispettivamente dei perfetti Carlo e Diana). Sembra di aver fatto un viaggio nel tempo e di assistere, invisibili e inermi, a situazioni che hanno scosso la monarchia inglese.Alcuni hanno criticato una mancanza di accuratezza storica nella rappresentazione di alcuni eventi, realmente accaduti. È vero, spesso alcuni avvenimenti sono spostati di qualche anno in avanti o indietro, ingigantiti o (più spesso) ridimensionati, e le vicende risultano spesso notevolmente romanzate. Inoltre, la stagione risulta forse troppo di parte nel caso del matrimonio Carlo-Diana: nel complesso, la principessa appare fin troppo come una santa vittimizzata e Carlo e la famiglia reale sembrano relegati al ruolo di antagonisti senza il necessario approfondimento psicologico.Bisogna però ricordare che si tratta di una serie tv, non di un documentario. La verità possiamo trovarla sui libri di storia, qui cerchiamo emozioni... e ne abbiamo a tonnellate!Link alle foto: https://it.wikipedia.org/wiki/The_Crown_(serie_televisiva) https://cinema.icrewplay.com/the-crown-4-recensione-in-anteprima/
Lockdown: Peter May e il suo "libro-profezia"
Novembre 17
Tra i 600 nuovi termini che entreranno nel dizionario Devoto-Oli del 2021 non poteva mancare la parola “lockdown”, senza traduzione. È purtroppo una parola di uso più che comune, quotidiano è dir poco, e anche se è in inglese tutti sappiamo cosa significa.“Lockdown” però è anche il titolo di un libro che sta facendo molto discutere. Si tratta dell'opera dello scrittore scozzese Peter May, la quale ha una storia editoriale davvero singolare e che sta attirando notevole attenzione sul libro. Quest'ultimo è stato recentemente pubblicato, ma in realtà la sua stesura risale a quindici anni fa. Si, quindici anni fa. All'epoca May non trovò alcun editore disposto a pubblicare il suo romanzo perché la sua ambientazione fu ritenuta “troppo irrealistica”.Ma di cosa stiamo parlando? Il romanzo è incentrato intorno ad un'indagine condotta da Jack MacNeal, poliziotto di origini scozzesi ma residente a Londra. Durante i lavori per la costruzione di un nuovo ospedale, vengono trovate delle ossa umane in un borsone. Da lì una corsa contro il tempo per risolvere un caso che si collega misteriosamente alla diffusa e letale epidemia diffusa nella capitale inglese, costretta ad un “lockdown” totale che la fa sembrare una pericolosa città da far west o uno scenario di guerra.Come faceva Peter May a sapere che ci sarebbe stata un'epidemia, che le città sarebbero state in lockdown, ecc? Ovviamente non lo sapeva. Quando ha scritto il suo libro, il mondo era col fiato sospeso per vedere cosa sarebbe successo al virus dell'aviaria che spaventò molti. Incluso il nostro autore, che compì numerose e approfondite ricerche, contattando medici, virologi ed esperti. Questa ingente documentazione raccolta per interesse personale si dimostrò incredibilmente utile quando, bisognoso di pubblicare alla svelta un libro e con l'idea di un'indagine in mente, unì le due cose.Il risultato è questo libro unico nel suo genere, inconsapevolmente profetico, dotato di uno stile rapido ma accattivante e di una trama che tiene col fiato sospeso dalla prima all'ultima pagina.Non sono mancate alcune critiche: c'è chi sostiene che sia una mossa puramente commerciale, una pubblicazione che non mostra rispetto della sofferenza di chi col Covid-19 ha avuto a che fare. Tuttavia, i lettori invece sostengono pressoché all'unanimità che l'opera in realtà mostra estrema solidarietà e rispetto nei confronti di chi è o è stato toccato da questo terribile virus, e che questa lettura dal valore letterario è indiscutibile riesce a dare “conforto” trattando di quella che potremmo definire la nostra nuova quotidianità ai tempi della pandemia.[SPOILER ALERT]Il finale apertissimo e dal ritmo davvero incalzante può apparire un po' brusco, ma sicuramente è di grande effetto sui lettori, che in massa hanno chiesto un sequel. Tuttavia, Peter May ha dichiarato che non ne scriverà uno, essendo già impegnato in un nuovo e diverso progetto letterario.Link alla foto: https://theclothesline.com.au/lockdown-peter-may-hachette-aust-book-review/
La vita davanti a sé: il commovente ritorno di Sophia Loren
Novembre 14
Da ieri, 13 novembre 2020, è disponibile su Netflix un film che, nonostante una limitata pubblicizzazione, era molto atteso, soprattutto per una ragione: Sophia Loren. Stiamo parlando di La vita davanti a sé, pellicola tratta dall’omonimo romanzo del ’75 di Romain Gary e diretto da Edoardo Ponti, secondogenito della Loren, che mancava da un set da circa dieci anni. La vicenda è molto toccante: Madame Rosa (Loren), sopravvissuta ad Auschwitz, ospita bambini figli di prostitute. Un giorno varca la soglia della sua casa il dodicenne Momò (Ibrahima Gueye), un turbolento orfano senegalese. Il loro rapporto è inizialmente conflittuale e il ragazzo preferisce frequentare degli spacciatori. Col tempo, però, tra questi due personaggi outsider si instaura un inaspettato ma profondo legame di amicizia. In fondo, sono entrambi duri e forti solo in apparenza, mentre ciò che anelano di più è un po’ di stabilità e protezione. Una storia commovente, che però non riesce fino in fondo a far presa sullo spettatore perché il mutamento nel rapporto tra i due protagonisti in realtà è pressoché improvviso: non si hanno i giusti tempi di maturazione nel film. A lungo Momò si comporta da adolescente ribelle e Madame Rosa sembra quasi rinunciare a voler aprirsi un varco nel suo cuore. Poi, improvvisamente, tra i due scatta qualcosa ed è subito complicità. Molto poetico, ma lo spettatore fa fatica a comprendere questa trasformazione tutta interiore dei due personaggi. Sarà pur vero, come dice Madame Rosa, che “proprio quando non ci credi più, accadono le cose più belle”. La cosa più bella di questo film? Sicuramente la performance attoriale. Beh, da Sophia Loren ci aspettavamo sicuramente un livello altissimo, ma lei, quasi inconsapevolmente, come le è sempre stato naturale, come se fosse la cosa più facile del mondo, ad ogni interpretazione alza (e di molto) l’asticella e pure in questo film non può fare a meno che lasciare tutti a bocca aperta. Viene da pensare che per Sophia, 86 anni, recitare è come andare in bicicletta: non si dimentica mai.Se l'attrice premio Oscar per La ciociara è da molti ritenuta prossima a ricevere un'altra statuetta per questo ruolo, il suo giovane compagno di set non è da meno e riesce a tenerle testa con grande professionalità: ricordiamoci il nome Ibrahima Gueye, perché sicuramente lo rivedremo ancora sui nostri schermi. Notevoli sono anche la fotografia e le ambientazioni: Edoardo Ponti sceglie di ambientare la vicenda in una Bari che potrebbe essere la periferia triste e bisognosa, perduta, di qualsiasi città del mondo. Link alla foto: https://www.rbcasting.com/flash-news/2020/11/13/la-vita-davanti-a-se-con-sophia-loren-da-oggi-su-netflix/
KAMALA HARRIS: CHI È LA PRIMA VICEPRESIDENTE DONNA D’AMERICA
Novembre 08
«Ho corso come democratico ma sarò il presidente di tutti, un presidente che non cerca di dividere ma di unire. Non ci sono Stati rossi e blu ma gli Stati uniti d’America». Così ha esordito Joe Biden il 7 novembre quando, dopo un’attesa di ben quattro giorni dalla fine delle votazioni, è stato eletto nuovo presidente americano e al suo fianco Kamala Harris è diventata la prima vicepresidente donna d’America. Anche se molti sono stati entusiasti per la vittoria del presidente, di sicuro una gande novità è data dalla nomina della Harris. Prima di lei, infatti, il vicepresidente era sempre stato un uomo, inoltre l’eletta è anche la prima donna di colore e sud-asiatica a ricoprire questo ruolo; il popolo americano ripone grande speranza nella nuova accoppiata. Dopo aver visto su tutti i social il simpatico e spontaneo video di Kamala che, in tenuta da jogging, telefona felicissima Biden per dirgli che ce l’hanno fatta, in molti si sono chiesti chi fosse la determinata donna che ricoprirà la carica. Kamala Harris è nata a Oakland il 20 ottobre 1964 da padre di origine giamaicana e da madre indo-americana. Dopo gli studi, ha lavorato come vice procuratrice nella Contea di Alameda e in seguito a San Francisco, fino a quando nel 2010 è stata eletta come la prima donna procuratrice generale della California. Nel 2016 si è candidata alle elezioni per il Senato sconfiggendo Loretta Sanchez e diventando la prima asio-americana eletta al Senato. Ora che Kamala è riuscita a diventare anche vicepresidente, sembra che si sia vista la luce in fondo al tunnel per ogni donna americana che in passato ha dovuto lottare per i propri diritti. L’affascinante donna nel suo ultimo discorso ha inoltre indossato un completo bianco come gesto simbolico di libertà e giustizia per il sesso femminile, richiamando il colore indossato dalle suffragette. Non dovrebbe destare scalpore il siffatto evento e, invece, ancora oggi essere donna e ricoprire una determinata carica risulta un evento eccezionale. Le donne solo dal Rinascimento hanno iniziato ad assumere una posizione negli eventi politici e storici, stanche di essere considerate inferiori e di non avere diritti sociali e politici pari a quelli del “sesso forte”. In realtà fu il XIX secolo il vero periodo di rivoluzione che vide il sorgere dei movimenti di emancipazione della donna, il più memorabile dei quali fu quello delle suffragette per il diritto di voto universale. Nel 1908 a New York, 129 operaie dell’industria tessile Cotton protestarono contro le loro improponibili condizioni lavorative; lo sciopero si protrasse per alcuni giorni fino all’8 marzo quando le giovani morirono lì tra le fiamme. Questo fenomeno mobilitò nel mondo diversi cambiamenti; nel 1920, infatti, il Senato degli Stati Uniti d'America ha approvato il diciannovesimo emendamento costituzionale che consentiva il suffragio universale. Da allora il genere femminile ha acquisito sempre più spazio nella società, occupando professioni e funzioni prima riservate solo all'uomo. La vittoria della Harris rappresenta infatti la rivincita di milioni di donne spesso trascurate, storicamente sottorappresentate e sistematicamente ignorate e svalutate. La nuova guerriera della giustizia chiarisce infatti di essere la prima donna scelta, ma che non sarà di certo l’ultima e promette un paese dove le donne potranno finalmente essere protagoniste.     Link all'immagine: https://www.remocontro.it/wp-content/uploads/2020/08/Kamala.jpg  
Non avevano cappa e spada, ma solo la voce: i Cavalieri del re
Novembre 08
Il nostro appuntamento mensile della Rubrica Musicale ha visto, ad ottobre, il debutto dei gruppi vocali di maggior successo e se la volta scorsa i nostri protagonisti sono stati i Beach Boys, un’eccezionale band americana, adesso vogliamo ricordare dei vocalist particolari che non possono essere catalogati sotto un genere specifico, ma che tuttavia hanno affascinato, sebbene la loro attività sia durata dal 1981 al 1986, moltissimi i teenager degli anni ‘70 e ‘80: I Cavalieri del Re.   Un complesso vocale che riportava alle mente quelle armonie vocali degli Abba e dei Beatles e per la presenza corale di voci maschili e femminili e per la versatilità che aveva nel comporre canzoni, enfatizzate da straordinarie armonie vocali e da effetti di registrazione, quali il riverbero, il flanger e il delay che apportavano alla loro musica un’impronta particolare.   Quindi le loro canzoni, destinate ad essere semplici sigle dei cartoni animati più conosciuti dell’epoca, si sono rivelate piccoli capolavori tanto da essere presenti molto spesso nella Top Ten dei singoli più venduti. La nascita di questo gruppo si deve alla caparbietà di Riccardo Zara che, già musicista e noto autore, riunì la famiglia, moglie, cognata e figlio per incidere la sigla de “La spada di King Arthur”.   Il successo li travolse al tal punto che proprio a loro furono affidate altre sigle che subito sarebbero diventate delle Hits cantate da grandi e piccini: “Kimba il leone bianco, “Sasuke”, “L’uomo tigre”, “Coccinella”, “Yattaman”, “Gigi la trottola” e “Devilman”. Ma quella più famosa resta “Lady Oscar” che sfiorò il milione di copie vendute e ancora oggi riecheggia nella memoria di tanti.   Paradossalmente, durante un’intervista, Zara confessò di non aver mai amato i cartoni animati e di non averli nemmeno mai guardati poiché il suo intento era quello di scrivere canzoni vere su un tema prestabilito dal committente, senza preoccuparsi se fossero o no diventate melodie per bambini! Per gli amanti dei cartoni animati quelle sigle invece erano la fase iniziale di una storia che avrebbero voluto vivere in prima persona e se da piccoli non ci riuscirono, qualcuno oggi, da grande, ci riesce facendo il cosplayer, in varie fiere dedicate, di quei personaggi che tanto amava.   Link alla foto: https://i.pinimg.com/originals/a0/58/d5/a058d588d2f1de6451dca4ae11994aad.jpg
ELEZIONI AMERICANE 2020: FACCIAMO UN PO’ DI CHIAREZZA
Novembre 04
Chi ha vinto le elezioni negli Stati Uniti? Sono ancora in corso le operazioni di spoglio dei voti delle elezioni presidenziali e sembra si andrà per le lunghe. In questo caos mediatico, tra aggiornamenti al minuto e varie indiscrezioni proviamo a fare chiarezza sull’evento che deciderà il destino del mondo intero. I cittadini dei 50 Stati americani votano ogni quattro anni il primo martedì di novembre (quest'anno il 3) per il nuovo presidente, per la Camera dei Rappresentanti e per un terzo del Senato. In questo sistema elettorale ogni Stato ha una certa influenza tramite i propri voti elettorali che in tutto sono 538. Per ottenere la presidenza un candidato deve raggiungere almeno la metà dei voti elettorali, ossia 270. Ogni Stato ha un numero di voti elettorali a disposizione pari al numero dei deputati dello Stato stesso, che varia a seconda della quantità di popolazione, più 2 senatori per ogni Stato. L'elezione prevede che il candidato più votato in ogni Stato, anche se di un solo voto, ottenga tutti i voti elettorali di quel determinato Stato. Nel sistema elettorale americano, in realtà, non sono gli elettori a stabilire il vincitore, ma è una decisione che spetta ai grandi elettori del collegio elettorale che sceglie in base al voto popolare. Dunque, questo metodo implica che il vincitore potrebbe anche essere il candidato che ha ricevuto meno voti effettivi, come accadde per Donald Trump nel 2016. Ma se le votazioni erano previste per novembre, allora come hanno fatto 75 milioni di persone ad aver già votato? In America esiste l’Early in-person voting ovvero vengono allestiti dei seggi per diluire il flusso, in cui le persone si possono recare in anticipo per votare. Inoltre, esiste il voto via posta, che prevede la spedizione di un modulo sul quale viene espresso il proprio voto, metodo esistente già dalla guerra civile per permettere ai soldati al fronte di votare anche se lontani dal proprio paese. Infatti, in alcuni Stati si sta già votando da 45 giorni, in altri si sono già contati i voti e, quindi, il 3 Novembre è stato solo l’atto conclusivo delle votazioni. Quest’anno è stata rilevata un’affluenza di elettori del 67%; partecipazione mai così ampia da più di un secolo. Ciò palesa un forte scontro tra i due candidati per il ruolo presidenziale: Donald Trump e Joe Biden. Due candidati opposti, con una visione differente su ogni fronte dal Covid all’economica, dalla politica estera all’ambiente, dall’immigrazione al tema del razzismo. Trump è diventato ufficialmente 45° presidente americano nel 2017 e Biden, invece, democratico moderato, già vicepresidente accanto a Barack Obama. Un confronto che va al di là delle dinamiche politiche territoriali, ma che racchiude l’intero assetto geopolitico del pianeta. Attualmente la vittoria sembrerebbe di Biden, anche se si evince solo un leggero vantaggio del democratico di 238 voti rispetto ai 213 di Trump. Questo probabilmente è dovuto ai malumori del paese che, talvolta, non ha gradito lo stampo eccessivamente rivoluzionario dell’ex presidente. I risultati decisivi probabilmente arriveranno a fine giornata, ma si potrebbe anche avere l'esito finale venerdì e, quindi, non ci resta che rimanere sintonizzati sui prossimi aggiornamenti.       Link immagine di copertina: https://www.dailychela.com/wp-content/uploads/2020/04/trumpvtrump-990x569.jpg
Addio a Gigi Proietti il giullare dello spettacolo italiano
Novembre 02
  Si è spento oggi, nel giorno del suo 80° compleanno il personaggio piu' istrionico,il Mandrake della risata del cinema e del teatro italiano, Gigi Proietti. Aveva avuto una crisi tachicardica due settimane fa ma è di Ieri sera la notizia delle condizioni gravissime e del ricovero in terapia intensiva. Appena qualche ora dopo la notizia delle sue condizioni, ci lasciava. L'aggiornamento in mattinata giunto dai  suoi cari che dicono: " Nelle prime ore del mattino è venuto a mancare all' affetto della sua famiglia  Gigi Proietti.Ne danno l'annuncio Sagitta, Susanna e Carlotta. Nelle prossime ore daremo comunicazione delle esequie". 57 anni di onorata carriera per forse l'ultimo degli attori teatrali "completi" la sue abilità spaziavano in tutti gli ambiti, attore e conduttore, doppiatore( prestò la voce a Rocky nel primo capitolo, iconico  il suo urlo Adriana), cantante e regista, cabarettista e insegnante di italiano, direttore artistico. Nel 1976 arrivò contemporaneamente la consacrazione teatrale e cinamografica grazia allo spettacolo " A me gli occhi, please! " dove la quarta parete, pur trattandosi di mologhi era abbattuta costantemente, e "Febbre da Cavallo" grazie al quale Mandrake entrò nel cuore degli italiani con delle semplici battute che si sono trasformate in tormentoni ancora contemporanei. Raggiunse il cuore dei bambini dando voce e caratterizzando in maniera impagabile Il genio di Aladdin.   Lo Shakespeare de no' antri, ammaliato della sua Roma, invaghito di un amore sconfinato fondò il Globe Theatre che donò alla città eterna e di cui assunse la direzione artistica fino alla fine. il teatro costruito nel 2003 dopo la spiacevole vicenda del Brancaccio, richiama il progetto  londinese originale del 1599 ed è collocato all'interno della magica cornice di Villa Borghese. Al di là del personaggio teatrale e cinematografico Gigi era una persona alla mano, di gran cuore e soprattutto come ricorda la figlia Carlotta, tanto attivo per ciò che riguardava l'arte ma buffamente pigro nel quotidiano:«Un giorno mamma era davanti alla porta, scura in volto. “Ha telefonato la scuola, so che ti hanno scoperta mentre fumavi. E adesso a papà glielo dici tu”. Andai da mio padre. Bussai alla porta del suo studio. “Devo confessarti una cosa, papà”. Lui stava sfogliando il giornale. Alzò lo sguardo. ‘Dimmi, amore di papà, che c’è?”. “Ecco, vedi… Stamattina a scuola mi hanno scoperta a fumare una sigaretta”. Sorpreso mi domandò: ‘E perché, non si può fumare a scuola?’».     Da quando è scoppiata la Pandemia, Gigi Proietti se ne stava prudentemente chiuso in casa: “buono buono, perché questo non è il periodo per fare gli spiritosi e perché ormai c’ho un’età. Non la posso manco nascondere”, spiegava: “Non è un periodo facile per nessuno. Deprime perché fanno a gara a chi te mette più paura ma fanno bene. Non sono un guascone, la situazione è seria e poi spuntano quelli come Trump, pericolosissimi. Ci si fa belli trasgredendo. Non sai come girarti, mi mette un po’ d’ansia proprio la mancanza di sacralità della vita da parte dei vecchi citrulli e dei ragazzini, a prescindere dal Covid. La vita è una. So’ diventato vecchio?”.   Ma Gigi Proietti il funambolico e generoso giullare dello spettacolo italiano ci ha lasciato un ultimo regalo seppur persi nello sgomento, se cosi si puo dire; l' ultima sorpresa, l'ultima commedia, la cui uscita è prevista per dicembre ( Covid permettendo), di cui è protagonista insieme a Marco Giallini. Un ultimo regalo di Natale, non a caso il titolo è " Io sono Babbo Natale".   Buon viaggio cavaliere Nero.     
PASOLINI, 45 ANNI DOPO IL SUO ASSASSINIO: LA FORZA VITALE DI UNA VOCE DIVERSA DA TUTTE LE ALTRE.
Novembre 02
Era il 2 Novembre 1975. Piazza dei Cinquecento, di fronte la Stazione Termini di Roma, era  luogo privilegiato dai ragazzi per vendere il proprio corpo ad altri uomini. Bastava qualche sguardo, qualche parola per dare vita ad un’intesa necessaria per entrambi, all'insegna della lussuria e del denaro. Quella sera, l’ultima sera prima di morire, Pasolini con la sua Alfa GT 2000 si ferma di fronte al Bar Gambrinus. A bordo della sua macchina sale Pino Pelosi, 17 anni ed insieme decidono di allontanarsi andando in un posto già conosciuto da PPP: l’Idroscalo di Ostia.  Ed in quel posto che terminano le certezze, tutto ciò che resta è l’atto finale dell’eliminazione fisica di quello che fu e resta oggi uno dei più grandi intellettuali del ‘900: Pier Paolo Pasolini. Plurime sono le avversità riguardo le indagini sul suo assassinio, ma non solo. All’indomani dell’omicidio, esso venne ridotto ad un fatto di cronaca: una vera e propria banalizzazione, come accadde per tutta la sua vita. Ebbene, la sua omosessualità pubblica, la sua devozione verso il sottoproletario, la sua polemica continua contro il consumismo e l’indifferenza, contro l’alta borghesia furono i presupposti per una continua violenza fisica e morale. Aggressioni, agguati ed improbabili querele, per il suo fare polemico e sfacciato.  Negli anni di piombo, mentre il conflitto mondiale si allontanava, “morire ammazzati” tornava ad essere tremendamente semplice. Ed è in questo contesto storico sociale in cui Pasolini irrompe con i suoi film, definiti osceni dalla società bigotta dell’epoca. Il suo primo romanzo, “Ragazzi di vita” (1955), è il prodotto di tutto questo. L’opera racconta la vita di alcuni giovani alle prese con la sopravvivenza, in lingua romanesca di borgata. Per la prima volta i ragazzi di borgata verranno raccontati da un’opera letteraria. Il racconto senza filtri della realtà, brutale com’era, venne accusato di avere un contenuto pornografico. Ed è qui che Pasolini inizia a capire di indossare la veste dell’intellettuale fuori dagli schemi, lontano dalle classi alte e consapevole di non poter mai vedere soddisfatto il suo bisogno di giustizia ed accettazione. Ed è qui, infatti, che capirà che il suo essere autentico sarà la sua condanna. L’esordio cinematografico “Accattone”, nel 1961, è e resta una delle sue opere più significative. Il destino, però, è quello della censura e dei sequestri, come per tutti i suoi altri lavori. Il messaggio c’è, ma non si vuole vedere, preferendo occultarlo dietro il buoncostume e le finte apparenze: il sesso come nostalgia di un’epoca perduta, il corpo come “sola realtà preservata”, in un mondo dove ogni cosa è merce. Cosicché, tra il 1971 e 1974 il regista si dedica alla “Trilogia della vita”: Il Decameron, I racconti di Canterbury e il fiore di una Mille e una notte, incentrati su un passato caratterizzato da una sessualità libera.  Accanto a questi lavora a quel romanzo che sarà il suo testamento: Petrolio. Un testo mastodontico che avrebbe dovuto contenere almeno duemila pagine, contro le seicento effettivamente scritte. Il testo, pubblicato postumo, racconta i primi indizi sulla morte del presidente dell’ENI, Enrico Mattei, rimasto vittima di un misterioso incidente aereo nel 1962. Una inchiesta che stava diventando ennesimo elemento di rischio personale. Quando viene ucciso, Pasolini, è ormai una voce incontrollabile e, invece di interrompersi, il processo alla sua persona non è destinato a fermarsi. Seppure Pino Pelosi, esecutore materiale del brutale assassinio, sia stato condannato, la sua testimonianza è stata considerata dai più controversa e distorta. Nel 2014 arrivano i risultati delle analisi scientifiche: sui reperti sono presenti materiali biologici appartenenti a terze persone, ma le tracce non sono databili ed oggi, 45 anni dopo, i nomi ignoti sono ancora avvolti dal mistero. Il perché, invece, è stato interpretato screditandolo, secondo le logiche della politica che già in vita lo condannavano. Una vita tormentata, un’intelligenza suprema, all’insegna di una passione viscerale per il mondo, che ancora oggi non conosce verità. Oggi, in quel Paese che non è cambiato per niente, il suo tormento risuona a gran voce. Oggi le sue parole, il suo menefreghismo rispetto a ciò che l’opinione pubblica ritiene giusto, rispetto alle classi sociali, al consumismo, rispecchia esattamente la realtà odierna. Il consumismo è prassi consolidata e le persone non sono più arrabbiate, ma si sono adeguate, si sono appiattite. Oggi nessuno più grida, nessuno più ha il coraggio di schierarsi contro la verità addomesticata che passa in Tv. Oggi l’opera di Pasolini ci pone ancora domande alle quali, soli e disarmati, non riusciamo a dare risposta.   Per chi vuole celebrare e ricordare Pasolini, attraverso la distribuzione online www.iorestoinsala.it si può acquistare il biglietto per la proiezione in streaming del documentario “In un futuro aprile” di Francesco Costabile e Federico Savonitto, che verrà proiettato oggi lunedì 2 Novembre alle ore 20.30. Il film racconta Pasolini e la sua giovinezza friulana. Assieme a Costabile e Savonitto, la ripercorre il cugino del poeta, Nico Naldini. Per approfondire  e studiare la sua opera si consigliano l'edizione aggiornata di "Pasolini Requiem", autore Barth David Schwartz, uno dei testi più documentati sull'argomento, il volume "Pasolini, una vita violenta" di Franco Grattarola (Roma,2005) nonchè il saggio di Stefano Rodotà "Il Processo". Ricca di dettagli è, altresì, l'inchiesta di Fabio Sanvitale e Armando Palmegiani "Accadde all'Idroscalo"(Roma 2016).     Link foto copertina: https://www.atnews.it/2020/11/il-cnddu-ricorda-pier-paolo-pasolini-nel-45-anniversario-della-sua-morte-126435/
Suburra - La serie: la terza e ultima stagione non convince...
Ottobre 31
Tutto ciò che ha un inizio ha anche una fine. Anche Suburra – La serie. La terza e ultima stagione, disponibile dallo scorso 30 ottobre, era molto attesa dai fan in quanto c’era il dubbio su come ci si sarebbe poi ricongiunti a Suburra, il film del 2015, di cui la serie era stata pensata come un prequel. [SPOILER ALERT] In realtà, già dalla prima dei sei episodi (nella prima stagione erano 10, nella seconda 8 e nell’ultima due in meno) si capisce che la serie non si ricollegherà al film, anche se per il ritmo molto veloce della scena incriminata ciò potrebbe passare inosservato: muore il personaggio di Samurai, qui interpretato da Francesco Acquaroli, mentre nel film ha il volto di Claudio Amendola. La morte di questo personaggio cardine, infatti, avviene in modo quasi sbrigativo e forse un po’ banale, visto il peso che Samurai ha finora avuto nella vicenda. In realtà il ritmo è serrato in tutti i sei episodi ed è forse questo a rendere poco gradevole l’intera stagione, perché sempre di altissimo livello sono l’interpretazione di tutto il cast, la fotografia, la regia, i costumi, ecc. Tutto avviene in modo troppo rapido, senza dare allo spettatore il tempo per metabolizzare, digerire, riflettere, interiorizzare, ragionare. A ben vedere, la terza stagione di riduce a un forsennato gioco di cambi di alleanze, talmente rapide da avere una situazione alquanto irreale: Cinaglia (Filippo Nigro), Aureliano (Alessandro Borghi), Spadino (Giacomo Ferrara), Manfredi (Adamo Dionisi), il cardinale Nascari (Alberto Cracco), la mafia siciliana, Sibilla (Marzia Ubaldi), il padre di Angelica (Alessio De Persio)… allo stesso tempo sono tutti amici e nemici. Ad esclusione di Aureliano e Spadino, ormai legati da un’inscindibile amicizia che intenerisce e solletica il cuore dei fan, ma li porta in questa stagione a sottovalutare puntualmente la volubile realtà del duro mondo del crimine. I due protagonisti infatti, presi dai loro sogni e dalla smania di potere, entrambi affiancati da due validissime compagne, sembrano infatti ciechi a ciò che in verità accade quasi sotto i loro occhi. Sono le due donne, Nadia (Federica Sabatini) e Angelica (Carlotta Antonelli), infatti, le uniche che nel loro piccolo appaiono concrete, determinate e – senza offesa – più sveglie dei loro partner. Hanno però ragione nel dire che si sono messe ad inseguire un sogno che non era il loro, e il fato purtroppo le punirà. Il finale segna definitivamente la distanza dal film: Aureliano muore, Spadino sembra lasciare Roma. A noi resta una sensazione amarognola. Peccato. Link alla foto: https://www.tvserial.it/suburra-3-stagione-cast-attori-personaggi-video/
Novità su Spotify: l'app musicale più scaricata del 2020
Ottobre 28
Spotify è il servizio di musica digitale più utilizzato e più in voga degli ultimi mesi. Ci permette di riprodurre milioni di canzoni di ogni genere, potendo scegliere se ascoltarle gratuitamente in riproduzione casuale o a pagamento saltando da una canzone all'altra.   Se anche voi siete tra i trecento milioni di utenti che usano Spotify ogni giorno, allora vi interesseranno le novità apportate di recente all'applicazione.Vi è mai capitato di avere una canzone nella testa per giorni ma non conoscerne il titolo? In tal caso,ultimamente, è stata aggiunta l'opzione che permette di trovare nella barra di ricerca una canzone su Spotify, scrivendo anche solo una sua frase o una porzione di brano. Altra feature ridimensionata è il nuovo design per le playlist collaborative, molto usate durante il lockdown da COVID-19.   Due funzionalità introdotte per quanto riguarda i podcast sono "Explore Episode" e "Show". Tramite la prima si possono salvare i propri brani preferiti, ascoltarli e leggere le informazioni relative a una determinata canzone dall'apposita sezione in ogni momento. La seconda nuova esperienza di ascolto chiamata 'Show', combina invece musica e contenuti di conversazione; questa funzione trasforma i podcast in una sorta di programma radiofonico, potendo così inserire le tracce che desideriamo tra i commenti, senza dover lasciare la pagina del podcast o cercarle manualmente. Per quanto riguarda l'ultimissima modifica applicata pochi giorni fa, data la prevedibile rimozione di Google Play Music, Spotify ora permette agli utenti di accedere con il proprio account Google. L'app ha così aggiunto un modo più facile e rapido per permettere ai possessori di un account Google di potersi registrare al suo servizio. Ottima idea per poter fare a meno di ricordare un'altra password!   In realtà però, gli utenti non possono passare da un account Spotify tradizionale alla nuova soluzione d'accesso. Inoltre, al momento, tale funzione è disponibile solo per i dispositivi Android, ma non su iOS o Windows 10, anche se l'intenzione è quella di renderla disponibile a tutti gli utenti. Spotify è sicuramente un'app pratica, utile e comoda ma purtroppo ha qualche difetto. Molti ricorrono alla semplice modalità gratis e, anche se chiaramente non dà gli stessi vantaggi della versione a pagamento, presenta di sicuro una quantità eccessiva di pubblicità che si ripresentano più frequentemente di ogni mezz'ora, come invece indica la stessa applicazione. Nel caso in cui si scelga la versione a pagamento, questa prevede delle tariffe un po' troppo alte. Anche per questo sono necessarie e appropriate una serie di modifiche all'app, così da rendere migliore la qualità del servizio streaming e più equilibrato il rapporto tra il prezzo e ciò che l'applicazione offre.         Link all'immagine originale: https://images.unsplash.com/photo-1589962680501-37c89b034040?ixlib=rb-1.2.1&ixid=eyJhcHBfaWQiOjEyMDd9&auto=format&fit=crop&w=1883&q=80
PIU’ ACQUA SULLA SUPERFICIE DELLA LUNA: LO COMUNICA CON CERTEZZA LA NASA
Ottobre 27
“Solo nell’oscurità puoi vedere le stelle” così diceva Martin Luter King, e a quanto pare proprio dallo studio delle regioni oscure del nostro satellite condannate al buio eterno, è emersa la possibilità che sia presente più acqua sulla luna di quanto si fosse ipotizzato. Il 26 ottobre alle ore 17:00 la NASA ha annunciato la presenza di molecole d’acqua sulla superficie lunare illuminata dal sole. Gli scienziati hanno chiarito che oltre 40.000 chilometri quadrati di superficie lunare intrappolano l’acqua sotto forma di ghiaccio, in piccole cavità ombreggiate dette trappole fredde. Questi angoli oscuri, inoltre, dovrebbero essere molto più numerosi di quanto ci mostravano i dati precedenti. Anche se l’acqua intercettata è sotto forma molecolare e dunque da ricavare dal suolo, gli studiosi sottolineano che, se l’ipotesi è veritiera, l'acqua sarà più accessibile per bere, come carburante per missili e per tutto ciò di cui la Nasa ha bisogno. Questa in ogni caso risulta essere un’ottima notizia anche in previsione della missione Artemis, che ha l’obiettivo di trasferire l’uomo sulla luna in colonie autonome. In realtà non si è ancora stabilito se sarà possibile utilizzare quest’acqua come risorsa, ma sarà obiettivo degli scienziati riuscire a comprendere se e come sarebbe possibile farlo. Un gruppo di astronomi dell’università delle Hawaii a Mānoa e dell’università del Colorado a Boulder, hanno reso possibile questa fondamentale scoperta, grazie all’analisi dei dati di SOFIA, un osservatorio aereo con un telescopio infrarosso di 2,5 metri montato su un Boeing747. Anche se già in passato si erano svolte ricerche che ipotizzavano la possibile presenza di più acqua sul satellite, solo adesso, grazie all’impeccabile accuratezza di questa sonda, ne abbiamo avuta la certezza. Nello specifico, SOFIA ha individuato le molecole di H20 nel Cratere “Clavius”, il terzo cratere più grande presente sulla superficie della luna, che si trova nell’emisfero Sud del satellite. L’osservatorio aereo stima inoltre la presenza di 340 grammi d’acqua ogni metro cubo di suolo lunare, intrappolata in tantissimi ma minuscoli serbatoi. L’affascinante scoperta richiede comunque verifiche certe che, secondo i ricercatori, richiedono un viaggio al cratere Shackleton vicino al polo sud della Luna. Questo enorme cratere raggiunge diversi chilometri di profondità e, a causa della posizione della Luna rispetto al Sole, gran parte della parte interna del cratere è perennemente oscurata. Questo fa sì che le temperature siano molto basse, tanto da accreditare la futura e ipotetica presenza di ghiaccio, che persisterebbe per milioni se non miliardi di anni. L’origine dell’acqua presente sulla Luna resta un mistero ancora analizzabile ma i dati forniti dal telescopio SOFIA rappresentano un ottimo punto di partenza per le ricerche e una visuale speranzosa per ulteriori scoperte future.     Link immagine: https://images.unsplash.com/photo-1554138421-4ac123c58b55?ixlib=rb-1.2.1&ixid=eyJhcHBfaWQiOjEyMDd9&auto=format&fit=crop&w=1189&q=80
Barbari: buon inizio per la serie Netflix su Teutoburgo
Ottobre 25
Teutoburgo.No, tranquilli. Non è l'ora di interrogare, non siamo a scuola. Ve la rinfreschiamo noi la memoria: Teutoburgo, o meglio la foresta di Teutoburgo, in Germania, è il luogo in cui l'impero romano, nel 9 d.C., subì una cocente sconfitta ad opera dei barbari.Perché ne parliamo? Beh perché si tratta dell'ambientazione di una nuova serie Netflix, Barbari, una produzione tedesca molto attesa dagli abbonati al colosso dello streaming.La trama quindi la conosciamo: i romani avanzano pressoché inarrestabili nell'attuale Germania poiché le tribù locali sono divise e deboli, impreparate dinanzi alla potenza militare romana. Eppure sono dotate di grande orgoglio, perciò gli esiti dello scontro non sono così prevedibili. Due tenaci e audaci giovani barbari, Thusnelda (Jeanne Goursaud) e Folkwin (David Schutter) riusciranno a riunire le tribù e a realizzare un'impresa davvero impensabile, grazie anche ad un'arma segreta imprevedibile, ma vincente.La serie si mostra molto piacevole: la vicenda è romanzata quel tanto che permette di avere dei notevoli colpi di scena e di restare incollati allo schermo per le sei puntate di cui è composta. La ricostruzione storica dei costumi e delle ambientazioni è magistrale; l'interpretazione del cast è pressoché impeccabile.Manca tuttavia l'aura di epicità che ci aspettiamo debba accompagnare produzioni storiche di questo tipo e a cui serie come Vikings – spesso evocata nella fase di promozione di Barbari, con il tacito assenso di Netflix – ci hanno abituato. Le tribù germaniche, infatti, ci appaiono come infantilmente divise, con capi appiattiti nell'intento di sostenere o avversare i romani per propri interessi economici. I due protagonisti barbari mostrano un coraggio e un'intraprendenza che inizialmente affascinano, ma non sono poi supportati dal altri elementi che ne farebbero dei personaggi a tutto tondo, dimostrando una lacuna a livello di sceneggiatura. L'unica eccezione è forse Arminio/Ari (Laurence Rupp), [SPOILER ALERT] il barbaro cresciuto in seno all'impero romano, che mostra la conflittualità di questa vita, il tormento emotivo nel dover scegliere da che parte stare e la sofferenza che le conseguenze di tale scelta comportano.Vogliamo credere che tali pecche siano riconducibili al ridotto numero di episodi e alla complessità delle tematiche trattate, ma anche che in una seconda stagione (ci sarà vero? Il finale questo fa credere e la vogliamo!) alzeremo l'asticella e ci godremo una serie davvero meravigliosa.Ad maiora!Link alle foto: https://www.controcampus.it/2020/10/barbari-anticipazioni-trama-cast-e-trailer-della-nuova-serie-di-netflix/ https://www.netflix.com/it/title/81024039 https://www.quotidiano.net/magazine/barbari-netflix-1.5639911/amp
Proteste a Napoli nella notte: la reazione al nuovo lockdown di De Luca
Ottobre 24
La pandemia ha cambiato il nostro stile di vita: c’è chi ha imparato a fare la pizza o il pane, chi ha recuperato quella serie lasciata in sospeso, chi ha finito quel libro che ormai aveva preso la cittadinanza sul comodino; ma c’è anche chi ha sofferto l’ansia e il panico, chi si è ammalato di covid o di altro, chi è morto. Azzardo un parallelo, forse forzato: quando i soldati di ritorno da una delle due guerre mondiali sentivano rumori forti, ricordavano i rumori delle bombe e soffrivano, pativano il panico. Oggi è il sentire la parola ‘lockdown’ a far scattare il panico. Ieri, 23 ottobre 2020, come ogni venerdì, il Governatore della Regione Campania Vincenzo De Luca ha tenuto la consueta diretta sui social, nel primo pomeriggio. Già da tempo lamentava l’aumento dei casi nella regione, la necessità di misure restrittive per cercare di fermare il contagio, il bisogno estremo di prudenza da parte di tutta la popolazione. Ieri, venerdì 23 ottobre 2020, ha dichiarato di aver in programma un nuovo lockdown. Questo è quello che ha detto. Non ha parlato di misure economiche che sostenessero coloro che, per il lockdown, sono impossibilitati a lavorare e, di conseguenza, a trovare fonti di sostentamento. Non ha parlato di tempistiche: l’ordinanza ancora bisogna iniziarla a scrivere. Ha detto la temibile parola: lockdown. Come ha reagito la popolazione campana? Panico. Il panico di chi, nello scorso lockdown, quello nazionale, ha sofferto e patito emotivamente, fisicamente ed economicamente. Il panico di coloro che, nello scorso lockdown, sono riusciti a barcamenarsi ma, in un nuovo lockdown, non sanno se possono farcela. Ed ecco che una folla scende in piazza, protesta, si ribella, intasa le vie del centro storico fino al lungomare, luogo simbolo della città. Chiedono garanzie, chiedono rassicurazioni, vogliono certezza, vogliono poter lavorare, poter sostenere le proprie famiglie. Sono tantissimi, vogliono far sentire la propria voce alle autorità, sentite sempre come lontane, chiuse nei loro uffici e ignare di come vive la gente comune. Sono tanti, ma non altrettante sono le mascherine. Alcuni non le hanno. E la distanza di un metro? Non c’è. Ad un certo punto, però, scatta la violenza: auto della polizia urtate e colpite, fumogeni, un cassonetto dato alle fiamme, un inviato di Sky Tg24 spintonato. E stamattina la città si è svegliata con una valanga di post e commenti sui social: c’è chi sostiene la manifestazione di ieri sera, chi ne critica la svolta violenta, chi sostiene che forse si poteva far sentire la propria voce in altri modi, modi pacifici (ad esempio quello di tenere i negozi aperti tutte la notte),chi sostiene che in realtà i contagi si diffondono per la situazione inumana in cui si è costretti a viaggiare sui mezzi pubblici. Stamattina, però, la città si è svegliata anche sotto una fitta nebbia, che sembra quasi voler sedare gli animi o forse porre un velo su ciò che è successo. Link alla foto: https://www.ilmessaggero.it/italia/coprifuoco_napoli_de_luca_proteste_corteo-5542287.html
Future State: il nuovo evento annunciato dalla Dc Comics
Ottobre 22
Il 2021 si preannuncia esplosivo, a partire da gennaio la DC Comics pubblicherà Future State, ambientato nel futuro e incentrato sulla prossima generazione di eroi, che comprende alcuni personaggi già conosciuti, come Jon Kent, figlio di Superman e Lois Lane e altri creati ad hoc per l’occasione, tra i quali un nuovo Batman. DC Future State inizierà dal finale di Dark Nights: Death Metal (che sarà in vendita negli Stati Uniti il 5 gennaio).   È una sorta di rinnovo del Multiverso della casa editrice e sarà composto da miniserie mensili e antologici bimestrali dall’alta foliazione, oltre a contare alcuni albi autoconclusivi. Tra gli autori che faranno parte del team ci sono Mariko Tamaki, Brian Michael Bendis, Gene Luen Yang e Joëlle Jones, oltre ai disegnatori italiani Emanuela Lupacchino, Carmine di Giandomenico e Simone Di Meo.   «L’Universo DC è sempre stato terreno fertile per versioni nuove e rinfrescanti dei nostri personaggi, e DC Future State proseguirà di certo questo retaggio» ha affermato Marie Javins, editor esecutivo di DC Comics. L’evento, in ogni caso, non sarà del tutto slegato dalla continuity attuale: «Quando l’evento avrà inizio, a gennaio, i lettori più esperti non solo raccoglieranno le briciole di pane che abbiamo seminato nelle nostre testate attuali, ma troveranno anche nuovi indizi su ciò che arriverà nel 2021.»   Ecco il link per sapere tutte le uscite:   https://www.dccomics.com/blog/2020/10/15/dc-future-state-a-glimpse-into-the-future-of-the-dc-universe#:~:text=DC%20Future%20State%20features%20an,new%20arcs%20for%20the%20year             Link alle immagini: https://www.meganerd.it/dc-future-state-tutto-sul-nuovo-maxi-evento-dc-comics/  -  https://www.comixisland.it/2020-10-dc-comics-annuncia-dc-future-state/ 
"Among Us": il nuovo trionfo di internet per gli amanti della deduzione
Ottobre 19
Vi piace Lupus in Tabula o giochi simili ma vorreste giocarci anche a distanza? Bene, allora amerete Among Us. Il videogioco in realtà è uscito due anni fa, ma solo da un paio di mesi è diventato un vero tormentone, conquistando una platea davvero ampia e variegata. Among Us è un gioco online dai 4 ai 10 giocatori; i membri sono degli astronauti che devono portare a termine una serie di missioni (minigiochi) per la manutenzione di una navicella spaziale, mentre uno o due personaggi sono degli impostori. Il vero scopo di questi ultimi è uccidere gli altri partecipanti e viceversa ma, mentre i primi possono eliminare direttamente gli altri giocatori, i restanti membri devono votare chi ritengono sospetto per escluderlo. Durante una riunione dell'equipaggio, per un tempo limitato è possibile discutere in una chat scritta, spiegando il proprio alibi e quali sono le motivazioni che spingono a pensare che uno dei personaggi sia l'impostore. Tuttavia, quando un crewmate viene ucciso dall'impostore, non può fare nulla ma solo aspettare il termine della partita. Inizialmente, gli ideatori del gioco avevano intenzione di creare Among Us 2, ma l'ipotesi è stata bocciata e sostituita dall'introduzione di modifiche all'attuale versione già esistente. Proprio per questo, ultimamente, il team di sviluppo sta cercando di cambiare delle funzioni. Già questo mese si è pensato di dare la possibilità di nascondere il proprio nome durante le riunioni, così da aumentare il fattore inganno e rendere il gioco più avvincente. Un'ulteriore modifica riguarda la task bar che mostra le mansioni da svolgere; quest'ultima potrà essere sempre attiva o si potrà scegliere di rimuoverla. Un cambiamento ideale ma non ancora reale sarebbe quello di introdurre anche gli Angeli Custodi. In questo modo i giocatori, invece di annoiarsi post mortem attendendo la fine del match senza poter fare nulla, potrebbero tentare di intervenire per proteggere gli altri dal traditore. Among Us è divertente con gli sconosciuti ma sarà senz'altro esilarante con gli amici: è un vero e proprio gioco di società ma in versione virtuale, che non richiede troppo impegno ed è adatto agli amanti della strategia, dell'inganno e della deduzione. Il videogioco sta riscuotendo tanto successo perché rappresenta un semplice ma travolgente modo per passare qualche minuto in compagnia digitale, anche quando non è possibile incontrare gli amici di persona. Soprattutto ora, durante questa seconda ondata di Covid-19, è preferibile evitare di ritrovarsi in grandi gruppi e presto potremmo anche essere vicini ad un nuovo isolamento. Data la situazione, dunque, questo videogioco potrebbe essere un piccolo modo per sentirsi più vicini a persone irraggiungibili e una possibilità per passare un po' di tempo stando virtualmente "among us".         Link all'immagine originale: https://cdn-2.tstatic.net/tribunnews/foto/bank/images/game-among-us-yang-menjadi-viral.jpg
Qualcosa di nuovo: il ritorno di Max Pezzali
Ottobre 18
Dopo 5 anni di pausa dall'ultima fatica discografica "Astronave Max", l'ex frontman degli 883, Max Pezzali, darà alle stampe, il 30 ottobre, il nuovissimo e atteso disco "Qualcosa di nuovo" per la Warner Music Italy, gia disponibile in pre-order.Un ritorno anticipato da due bellissimi singoli, "In questa città" e "Sembro matto", ai quali il 16 ottobre, se n'è aggiunto un altro, "Qualcosa di nuovo", che ha lo stesso titolo dell'album ed è ascoltabile sulle varie piattaforme di streaming e in molte stazioni radio che lo stanno promuovendo. Per la sua sonorità stiamo di fronte ad una ballad romantica piena di speranza e positività verso il futuro.E infatti è proprio Max Pezzali a dirci che: "Finché riusciamo a intravedere qualcosa di nuovo oltre la prossima curva, nelle relazioni sentimentali come nella vita, possiamo dire di essere vivi, anche in un tempo difficile come quello che stiamo attraversando". Questa estate era programmato il suo ritorno alle esibizioni dal vivo, allo stadio San Siro, ma tutto è stato poi rinviato all'anno prossimo per una causa che tutti conosciamo: la Covid-19.Così il cantante ha approfittato del tempo morto per dare ritocchi ad un album ricco di collaborazioni, quali quelle con J-Ax, Tormento, Gionny Scandal e South Beach.Sul suo profilo Instagram è stata svelata sia la copertina che la tracklist del nuovo lavoro discografico:   1. Qualcosa di nuovo2. Non smettere mai3. 7080902000 (feat. J-Ax)4. I ragazzi si divertono5. Più o meno a metà6. In questa città7. Se non fosse per te8. Sembro matto (feat. Tormento)9. Noi c'eravamo10. Siamo quel che siamo (feat. Gionny Scandal)11. Il senso del tempo12. Welcome to Miami (South Beach)   Parallelamente alla registrazione dell'album, Max ha dato vita anche ad una superband con Lo Stato Sociale per sostenere economicamente i lavoratori dell'industria musicale italiana, che proprio una settimana fa sono scesi in piazza, a Milano, per protestare contro le restrizioni previste nel Dcpm del Governo.     L'immagine di copertina è stata presa dalla pagina pubblica del cantante Max Pezzali
Coraggio: Carl Brave torna a mettersi in gioco con il suo nuovo album
Ottobre 13
I generi musicali sono in continua evoluzione e vanno al passo con il vivere moderno.Di recente sono emersi molti cantanti che, miscelando tipi di musica disparati come il pop, il rock o il folk, hanno dato vita a generi completamente nuovi come l'indie e il trap. Alcuni artisti emergenti meritano una certa attenzione, come per esempio il cantante romano Carl Brave, cantautore molto amato dai giovani per il suo particolare modo di fare musica e che il 23 settembre ha finalmente svelato il titolo del suo nuovo e attesissimo album "Coraggio", uscito il 9 ottobre. Il romano ci aveva già preannunciato su Instagram che sulla cover del nuovo album sarebbe stato raffigurato, agghindato con le collane da trapper, il nonno da ragazzo, poiché gli aveva sempre trasmesso il "coraggio" necessario per andare avanti.   Nell'album sono presenti 17 tracce di insolita lunghezza (oltre un'ora) e ben 7 di queste sono il frutto di collaborazioni con vari artisti, Elodie, Ketama126, Mara Sattei, Guè Pequeno, Tha Supreme, Taxi B e Pretty Solero e tutte presentano una varietà di temi: dal tipico amore instabile, ai problemi di droga, all'amore per Roma, fino ad arrivare ai social che impediscono di vivere appieno le relazioni. Brave, insomma, ci descrive il caos in cui siamo immersi, mixando vari generi musicali tra il trap, l'indie e il rap, che si possono adattare a ogni tipologia di ascoltatore. Evidenzia ancora una volta la sua capacità di fotografare anche i dettagli della realtà, senza far sì che questi risultino superficiali. Con quest disco si riesce a riassaporare la leggerezza alla quale si appellava Carl già due anni fa, che adesso è riuscito ad alternare ritmi più lenti e rilassanti ad altri più intensi e forti con uno stile indie che presenta maggiore maturità ed esperienza musicale.   La carriera dell'artista è iniziata nel 2015 con alcuni singoli e nel 2017 ha proseguito con la collaborazione di vari artisti. Quella più famosa è stata con il rapper Franco126, con cui incide l'album "Polaroid". Nel 2018, Carl ha poi pubblicato il suo primo CD da solista "Notti Brave" e nello stesso anno è uscito l'EP "Notti Brave (After)". Da allora il cantautore ha conquistato ben 12 Dischi di Platino e superato i 2.7 milioni di ascoltatori mensili su Spotify e su YouTube.In questo momento storico c'è proprio bisogno di un'artista che ci aiuti a riflettere, a tenerci compagnia e a darci qualche minuto di spiensieratezza. E Carl Brave con le sue canzoni ci riesce benissimo.Speriamo di cantare presto insieme dal vivo le sue nuove canzoni e intanto le sentiremo in sicurezza grazie alle nostre cuffie.     La foto di copertina è stata presa dalla pagina Facebook di Carl Brave
È morto Izumi Matsumoto, l'autore di Orange Road (È quasi magia Jhonny)
Ottobre 13
La settimana scorsa è venuto a mancare il fumettista giapponese Izumi Matsumoto, divenuto famoso in tutto il mondo grazie alla serie manga Orange Road,che in Italia è conosciuto grazie al cartone animato È quasi magia Johnny.   Izumi Matsumoto aveva iniziato la carriera di fumettista nei primi anni Ottanta, realizzando fumetti brevi. Il successo arrivò nel 1984 con Orange Road, serializzato fino al 1987 nella rivista Shonen Jump della Shueisha. Il manga fu pubblicato in Italia tra il 1992 e il 1994 da Star Comics e più di recente edito dalla J-Pop. L’anime ispirato a Orange Road fu realizzato nel 1987 arrivò in Italia due anni dopo, col titolo È quasi magia Johnny. Ottenne grandi consensi da parte del pubblico ed è tristemente famoso per aver subito molte censure in fase di adattamento.   Orange Road racconta le vicissitudini quotidiane di un adolescente, Kyosuke, dotato di poteri paranormali, che conosce la bella Madoka Ayukawa e tra i due nasce un’attrazione. Presto Kyosuke fa la conoscenza anche di Hikaru Hiyama, amica del cuore di Madoka, che si innamora di lui. Kyōsuke si fidanzerà con Hikaru, restando però attratto da Madoka. La storia sarà poi vivacizzata da equivoci e fraintendimenti generati dall’ambiguo rapporto tra i tre e amplificati dalle incertezze del protagonista, che però riuscirà sempre a uscire dalle situazioni più imbarazzanti grazie all’uso dei suoi poteri.     Link alle immagini: https://www.meganerd.it/orange-road-tutte-le-differenze-tra-fumetto-e-serie-tv/  -  https://it.wikipedia.org/wiki/Episodi_di_Orange_Road  -  https://www.amazon.it/Kimagure-Orange-Road-Complete-Edizione/dp/B07MT1VRSS
Road to Lucca Changes 2020: tutte le mostre in programma
Ottobre 11
Nonostante tutte le restrizioni di quest’anno, a Lucca Comics & Games 2020 si terranno diverse mostre. Una sarà dedicata al grande Gianni Rodari, saranno esposte circa 100 illustrazioni inedite tratte dal volume “Cento Gianni Rodari. Cento storie e filastrocche”.   La mostra sarà ospitata a Villa Bottini, che per l’occasione diventa “Casa Rodari”, molti saranno gli ospiti: Pino Boero, fra i maggiori studiosi rodariani, Vanessa Roghi, storica, Gaia Stock, direttrice di Einaudi Ragazzi, gli attori Ascanio Celestini, che porterà in scena La Freccia Azzurra, e Giulio Scarpati. Per i più piccoli lo spettacolo L’Albero Azzurro: Dodò e l’avventura spaziale a cura di RAI Ragazzi.   La seconda mostra si terrà sabato 24 ottobre, a Palazzo Ducale di Lucca. Dream On di Lucca Comics & Games 2020, dedicata a tutti i creatori dei poster dell’edizione. Il manifesto di quest’anno curato da Roberto Recchioni e pensato per essere disegnato da tutti. L’organizzazione del festival, poi, lo ha fatto interpretare da 11 autori. che rappresentano ufficialmente l’edizione 2020 della manifestazione.   L’esposizione presenterà dunque opere dei seguenti autori: Roberto Recchioni, Gigi Cavenago, FumettiBrutti, Fraffrog, Sio, Rachele Aragno, Vincenzo Filosa, Teresa Radice e Stefano Turconi, Agnese Innocente, Samuel Spano, Rita Petruccioli e Leo Ortolani.   La mostra è realizzata in collaborazione con la Fondazione Banca del Monte di Lucca che quest’anno sostiene anche il Premio Changes, destinando al miglior fumettista esordiente, un riconoscimento in denaro dell’ammontare di 3.500 euro.   Link alle immagini: https://techprincess.it/lucca-changes-comics-games/  -  https://www.comingsoon.it/cinema/news/lucca-changes-le-novita-di-lucca-comics-e-games-2020/n110868/
Sull’onda dei Beach Boys
Ottobre 11
Se, in campo musicale, si pensa ai magnifici anni ‘60, la mente corre alla British Invasion, ovvero a tutte quelle band e a quei cantanti britannici che hanno dominato le classifiche dentro e fuori la madrepatria. Ma in verità bisognerebbe pensare anche agli artisti d'oltreoceano che non hanno mai avuto nulla da invidiare a quelli inglesi e certamente senza gli americani non avremmo, probabilmente, mai sentito parlare di Rock, Blues e Jazz. Nella storia della musica ci sono state spesso rivalità tra vari artisti che si sono combattuti a suon di brani, così proprio nel periodo in questione i musicisti delle due sponde dell’atlantico, spronandosi a vicenda, facevano rimbalzare la loro musica di paese in paese. E se il gruppo di punta della Gran Bretagna era quello dei Beatles, negli Usa c’era una band californiana famosa sopratutto per le canzonette da spiaggia, ma che ben presto sarebbe diventata il punto di riferimento per tutte le band vocali che in seguito sarebbero apparse sulla scena musicale: i Beach Boys . Al loro esordio si poteva credere di ascoltare un un gruppo come un altro – all’epoca ce n’erano tanti – che intonava semplici canzonette dedicate al surf e alle ragazze in costume, cosa in parte vera, ma dietro l'innocenza giovanile di quei ragazzi si nascondeva la consapevolezza di voler dimostrare qualcosa di nuovo. Infatti la band, capitanata dai fratelli Wilson, pian piano cominciò a proporre  qualcosa di originale senza però perdere l’imprinting che contraddistingueva i gruppi vocali dell’epoca. Il loro stile armonico non contrappos e semplicemente la voce alta a quella bassa, ma le loro voci si amalgamarono perfettamente tra di loro proprio come un babbà che ha avuto un’ottima lievitazione. Allo stesso modo gli arrangiamenti musicali, da semplice supporto dei brani, diventarono sempre più complessi anticipando quello che sarebbe stato il rock sinfonico.  Il loro famoso album Pet Sounds p iacque così tanto ai Fab Four  che si misero di tutto punto e accettarono la disputa artistica, non dichiarata apertamente, con i Beach Boys dando vita  al super famoso Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band. La gara la vinsero i Beatles.  E come se la vinsero. Appena Brian Wilson ascoltò in macchina "Strawberry Fields Forever" cadde in un’immediata depressione tanto che decise di gettare la spugna e “dedicarsi” all’alcol e alla droga restando per un po’ fuori dall’universo musicale. Ma questa è un’altra storia…       La foto è stata presa dalla Pagine ufficiale dei Beach Boys

San Valentino... Bizzarro!

Giovedì, 14 Febbraio 2013 08:42 Pubblicato in Dal Mondo

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