Dasvidanyia, Mondiali!

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Dasvidanyia, Mondiali!
Luglio 16
  E anche questo Mondiale è finito. Sembrava ieri che la Svezia ci ha buttati fuori e invece già siamo al 16 luglio! Come tradizione, cerchiamo di parlarne in maniera sistematica e precisa, cominciando dalla "A" dell'   Argentina, non tanto per quanto fatto vedere in campo (?), ma per il bellissimo spot con Ruggeri protagonista. L'avete visto? No? Beh, eccolo qui:       Peccato che forse, il contratto non sia stato onorato in questa occasione e l'albiceleste "ammirata" in Russia sia stata tra le più scarse di sempre. Ma non è stata comunque la cosa peggiore del Mondiale, soprattutto se consideriamo il finto   buonismo della FIFA, che ha ordinato di non riprendere le tifose belle in tribuna per la Finale. Sul serio? Ci sarebbe tanto da dire, ma limitiamoci a linkare l'ottimo articolo di "AC" Annachiara Giordano (fate clic qui) e a dire che questa cosa, parafrasando Fantozzi è "una boiata pazzesca"!   Torniamo a parlare ci calcio e più precisamente del   catenaccio dell'Iran. Critica? Assolutamente no. Quando sei nel girone con una delle squadre più forti del mondo e con quella di un alieno non hai scelta. Se attacchi ne prendi 5, se ti chiudi – con una difesa organizzatissima, non a cazzo di cane – magari riesci anche a portare a casa il risultato. Fatto sta che i ragazzi iraniani hanno davvero dato il massimo e più o meno tutto il mondo (tranne gli USA, forse) ha sperato che si qualificassero nell'ultima partita. Così come tutti abbiamo sperato che passassero i senegalesi che con le loro   danze hanno conquistato sicuramente le simpatie di tutti. Eppure, questo sarà un Mondiale da dimenticare per tutte le nazionali del Continente Nero, nessuna delle quali è riuscita a passare alla fase a eliminazione diretta. Russia 2018 sarà inoltre ricordato per i vari   errori imbarazzanti da parte dei portieri, non ultimo quello di Lloris ieri pomeriggio, se non fosse avvenuto sul 4-1 avrebbe potuto cambiare il risultato del match e chissà se la   Francia si sarebbe comunque laureata Campione del Mondo di nuovo a distanza di 20 anni? Chissà... Fatto sta che ben pochi ieri avranno fatto il tifo per i Transalpini, e, a proposito di schadenfreude...   «Gott in Himmel!» avranno esclamato in Germania dopo l'incredibile eliminazione alla fase a gironi. La maledizione continua: chi vince, poi non arriva agli ottavi. Successe a noi e anche alla Spagna allenato quest'anno da   Hierro, trovatosi lì quasi per caso dopo l'esonero di Lopetegui e buttato fuori dalla Russia neanche troppo a sorpresa. Peccato che al buon Fernando non abbiano dato fiducia e abbiano deciso di puntare su Luis Enrique, ma si sa che i flop si pagano cari. E Restando in tema, per fortuna anche l'   ISIS che aveva promesso di portare il terrore a un livello successivo, non ha fatto nulla, per merito delle imponenti misure di sicurezza dispiegate da Mosca. Bel lavoro, compagni! Questo complimento non si può proprio fare a   Jorge Sampaoli, il pittoresco CT dell'Argentina che ricorderemo per il look non propriamente sobrio e per l'aver chiesto a Messi il "permesso" di far entrare Aguero! Anche la "Pulce" però ha poco da stare allegro, avendo chiuso la rassegna con una sola marcatura, a differenza di   Kane che, coi suoi 6 gol, si è laureato capocannoniere. Certo, l'Inghilterra ha un po' deluso alla fine, ma le basi sono state gettate per fare bene già ai prossimi Europei, così come per il Belgio che con   Lukaku e gli altri ha centrato uno storico terzo posto e ha fatto intravedere il più bel gioco del torneo. Sono 4 le segnature (più un assist) del venticinquenne attaccante, che magari potrebbe trovarsi coinvolto nel grandissimo giro delle punte al quale assisteremo quest'anno. Già, il   mercato: al di là dei propositi di metà giugno di lasciarlo fuori dal presente articolo, come fare quando un certo Cristiano Ronaldo non solo lascia il Real Madrid ma ma, addirittura, viene in Italia? Non solo il suo avvento rende virtualmente inutili le prossime due Serie A, ma crea anche un caos di dimensioni planetarie a livello di punte? Dove va Higuaìn? Al Chelsea? Al Milan? Chi prende il Real Madrid? Icardi? Mbappé? E Griezmann? Cavani torna a Napoli? Una cosa è certa: sarà un mercato appassionante, così come lo sarà la storia del portiere dell'Islanda Halldorsson – di professione regista – che racconterà ai suoi   nipoti di quella volta in cui parò un rigore a Leo Messi! Cosa che non potrà fare Buffon che ha però scoperto che (come insegna Lisa Simpson) "crisi" in cinese si scrive con lo stesso carattere di   "opportunità": non ti sei qualificato per i Mondiali? Pazienza! Puoi comunque girare una fracca di pubblicità! Dite la verità: in quanti spot lo avete visto? Ma torniamo alla nostra amata Argentina con la   pantomima messa in scena da Maradona in tribuna: gestacci, malori e chi più ne ha più ne metta! Ma come si fa ad avercela con Dieguito? Impossibile! Chi invece non risulta per nulla simpatico con le sue sceneggiate è Neymar. Fortissimo, per carità, ma il modo in cui si contorceva come nemmeno Shawn Michaels contro Hulk Hogan a Summerslam 2005 è stato la cosa più irritante del Mondiale. Speriamo che in   Qatar tra 4 anni impari ad essere meno melodrammatico. Rimaniamo comunque sul futuro: la rassegna del 2022 sarà l'ultima a 32 squadre e la prima a tenersi a novembre-dicembre. Poi, dal 2026, in Canada, Messico e Stati Uniti, arriveranno le novità. Speriamo che almeno gli shootouts non sostituiscano i   rigori che rimangono una dei momenti più emozionanti di sempre, come nel match tra Croazia e Danimarca in cui Schmeichel e Subasic hanno davvero fatto la parte del leone, in un contesto altamente drammatico, come l'immagine del volto rigato di   sangue di Mascherano, che ha dato davvero tutto ma non è riuscito ad evitare l'eliminazione della sua squadra. E a proposito di emozioni, come dimenticare le lacrime del panamense   Torres durante l'inno nazionale? Da brividi. Ma iniziamo le lettere difficili parlando di   Umtiti e del suo gol di testa che ha fatto fuori il Belgio. Magari se non l'avesse presa, ora racconteremmo un'altra storia. E come non parlare del   VAR che ha fatto il suo debutto e che ha contribuito a dirimere non poche controversie. Pollice in su quindi! Passiamo ora ad un'altra protagonista assoluta e cioè   Wanda, non Nara     ma 万达, ovvero uno dei cartelloni più presenti ai Mondiali.     Si tratta di un colosso cinese con interessi virtualmente ovunque, dal cinema al mercato immobiliare, perciò se volete comprare un terreno per costruirci un multisala, sapete a chi rivolgervi. Parleremo ancora di Cina, ma adesso concentriamoci su   Xhaka, il numero 10 della Svizzera che chiude il Mondiale con 360 minuti giocati e un gol. Non c'è molto altro da dire, ma la "X" è difficile, quindi torniamo sulla Cina, anzi sui cinesi con   Yonghong Li e le sue storie col Fondo Elliot che hanno attirato l'attenzione (quasi) più di ciò che accadeva in campo. Noi ci scherziamo su, ma chissà davvero quale sarà il futuro del Milan? Che dire? Ci avviciniamo alla fine della nostra cavalcata, ricca di Argentina e finiamo col nostro Walter   Zenga il cui record di imbattibilità di 517 minuti ai Mondiali, interrotto da un gol dell'argentino Caniggia, continua a resistere! E speriamo che ciò sia di buon augurio quando, tra 4 anni, ci rivedremo (forse) in Qatar!     Link alle foto: https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/07/15/finale-mondiali-2018-francia-croazia-4-2-gol-di-pogba-e-mbappe-per-la-seconda-coppa-nella-storia-dei-bleus-foto/4494347/ http://www.tuttosport.com/foto/calcio/mondiali-2018/live/2018/06/14-44153850/mondiali_2018_le_tifose_russe_danno_subito_spettacolo/ http://www.itasportpress.it/calcio/sampaoli-la-spagna-ci-ha-schiaffeggiato/ http://milano.repubblica.it/cronaca/2017/10/27/news/vanda_nara_a_processo_facebook_maxi_lopez-179473518/ https://www.endurancebusiness.com/2018/industry-news/wanda-group-reported-to-be-considering-ipo-of-sports-assets/ Il link al video è stato preso dal sito www.gazzetta.it
Calcio: addio alle belle tifose in tv!
Luglio 12
L’ipercorrettismo – dice l’Enciclopedia Treccani – consiste nella sostituzione di una forma linguistica che sarebbe esatta, ma che viene erroneamente ritenuta scorretta per somiglianza con una forma effettivamente sbagliata. Che c’entra questo col calcio? Beh, la notizia sconvolgente di ieri è che la Fifa è caduto in un caso di ipercorrettismo, a modestissimo parere di chi vi parla. La Fifa, infatti, ha chiesto ieri alle emittenti televisive di ridurre le riprese di tifose belle e attraenti durante le partite, in quanto sarebbe una cosa sessista. In effetti, durante questi mondiali i casi di sessismo hanno superato quelli di razzismo e, in particolare, diverse croniste sono state vittima di atti di sessismo. La risposta della Fifa agli atti di sessismo è, quindi, ridurre le riprese di tifose belle. Ora che abbiamo avuto tutti il tempo di ridere, parliamone. Per difendere le croniste da atti di sessismo, non sarebbe forse il caso di aumentare la sicurezza? No, meglio non far vedere le tifose e lasciare che gli stadi siano un luogo di violenza, un luogo dove ci si abbandona ai più bassi istinti. Però i bambini sì, quelli si possono vedere. I bambini che, minorenni, non dovrebbero essere mostrati in tv, senza consenso dei genitori, quelli li possiamo vedere. E che ne sarà degli uomini? Anche gli uomini belli verranno oscurati dagli schermi? In più, c’è un modo di misurare la bellezza? Chi decide se una tifosa è abbastanza bella da essere oscurata? O, al contrario, abbastanza brutta da essere ripresa? Eppure ai bambini si dice che lo sport è una scuola di altruismo, rispetto e solidarietà, che lo sport è aperto a tutti, a prescindere dall’età, dal colore della pelle, dal sesso, dalla religione. Eccetto le belle ragazze, a quanto pare. Link alla foto: http://www.tuttosport.com/foto/calcio/mondiali-2018/live/2018/06/14-44153850/mondiali_2018_le_tifose_russe_danno_subito_spettacolo/
La storia di Francesco Paolillo: Ponticelli decide di non dimenticare
Luglio 11
Era il 28 ottobre 2005, Ponticelli. Periferia est di Napoli, simbolo di degrado e di vite spezzate. Vite, proprio come quella di Francesco Paolillo. Francesco aveva 14 anni quando un pomeriggio, come tanti altri, andò a giocare con i suoi amici in un cantiere abbandonato in via Carlo Miranda. Trascorrevano il loro tempo, non avendo un vero parco giochi a disposizione, tra i cantieri pericolosi non recintati. La corsa per le scale, arrampicarsi dovunque, fare l'altalena usufruendo dei ferri abbandonati ,cose da bambini. Qualcosa andò storto quel giorno, Francesco andò ad aiutare un suo amico in difficoltà, ma precipitò da un pilone in costruzione. Rimase steso al suolo per 30 minuti, all'arrivo dei soccorsi non ci fu nulla da fare. Una tragedia avvenuta per la mancanza di attenzione nei confronti di un'area da mettere in sicurezza, pericolosa, piena di rifiuti e di veri e propri crateri, lasciati da un cantiere che avrebbe dovuto invece fruttare oltre 300 alloggi. L'area fu messa sotto sequestro, poiché furono intercettati dei camion che scaricavano rifiuti illegalmente facendo diventare la zona una vera e propria discarica a cielo aperto (amianto, ruderi edili, scheletri di auto bruciate, etc). Terreno che nel gennaio scorso è stato soggetto ad un incendio di vaste dimensioni, uno tra i tanti che flagellano costantemente questa zona. La famiglia di Francesco, in particolare il fratello Alessandro, ha sollecitato le istituzioni affinché il luogo fosse messo in sicurezza, ma sono passati 13 anni e la situazione è sempre la stessa. L'unico raggio di sole è la riapertura del parco giochi, che da 8 anni versava in uno stato di totale abbandono. A ridare vita al parco giochi è stata l'iniziativa del comandante dell'Unità Operativa della Polizia Municipale di Barra, Ponticelli, San Giovanni, Enrico Fiorillo che ha messo in campo un progetto di autofinanziamento e coinvolto sponsor del territorio per restituire spensieratezza e spazi ai bambini di via Miranda. Gli sponsor non hanno avuto ritorno monetario ,ma sono stati ingaggiati per una gara di solidarietà contribuendo ciascuno per una specifica esigenza del parco giochi a cominciare dalle porte da calcio fino alla verniciatura. Le aziende coinvolte e vicine ai bimbi di Ponticelli sono state: la Ditta Football Green, Citellum Impianti elettrici ,Velotti verniciature, Reale Gennaro, Garden piante, Termit impianti, Zappalà, Ital impianti.Una altra buona notizia arriva dall'Istituto di Istruzione Superiore Sannino-De Cillis che ha intitolato il laboratorio multimediale a Francesco con la targa di commemorazione: «Esempio di solidarietà sociale».Con l'augurio che questo piccolo passo avanti non resti nell'ombra e che il futuro dei bambini di Ponticelli non sia una esigenza di serie B, ma sia all'ordine del giorno.
Salvini non ha trovato la maglia rossa, Napoli ne trova una grande quanto una piazza
Luglio 08
Indossare una maglia rossa non salverà il mondo dall’emorragia, ma aiuta a bilanciare i pesi in una società fatta di fotografie e tweet. Se a invadere la rete e le piazze sono solo gli appelli xenofobi dell’estrema destra, è giusto contrattaccare con un simbolo di opposizione e umanità.   L’iniziativa promossa da Libera e Gruppo Abele, Arci, Legambiente, Anpi e dal giornalista Francesco Viviano trova libera diffusione attraverso i social e non solo. Ecco il messaggio diffuso tramite Whatsapp: «Sabato 7 luglio indossiamo tutti una maglietta rossa per un'accoglienza capace di coniugare sicurezza e solidarietà. Una maglietta rossa per fermare "l'emorragia di umanità". Il rosso è  il colore di molti bambini annegati e che a volte il mare riversa sulle nostre coste. "Muoiono molti bambini mentre l'Europa gioca allo scaricabarile con il problema dell'immigrazione...". I bambini sono patrimonio di tutta l'umanità. È l'appello di don Luigi Ciotti (Premio Nazionale Nonviolenza nel 2012 ndr) e io lo faccio mio. Fallo anche tu. Manda questo invito a tutte le persone di grande umanità».   All’invito rispondono in tanti: scendendo in piazza, pubblicando fotografie sui social. Il 7 luglio si colora di rosso in un gesto di pacifica solidarietà a cui il nostro Ministro degli Interni risponde con l’agghiacciante e pericolosa ironia dell’odio: “Peccato, non ho trovato una maglia rossa”.   Finché il popolo risponde e si colora resta vivo. E con lui la speranza che le cose non stiano precipitando del tutto. Così, quasi in risposta alla spregiudicata e aberrante linea di pensiero di Salvini, Napoli risponde e trova una maglia rossa grande quanto un’intera piazza: il colonnato del Plebiscito e il Maschio Angioino si illuminano di rosso per manifestare la partecipazione della città all’iniziativa.   Una società chiusa è una società limitata, ottusa. Aprire i porti, aprirsi a politiche sociali più inclusive, imporre la necessità di una convivenza pacifica in Europa, restare umani, questi sono i messaggi delle magliette rosse e, si spera, di un’Italia più sana che prende il sopravvento.           Link alle foto: https://www.repstatic.it/content/localirep/img/rep-napoli/2018/07/07/221359295-014a23cc-ce45-4855-afd1-ee174beda90c.jpg
Ladies and Gentelmen...ecco a voi i Pennelli di Veermer
Luglio 07
I pennelli di Vermeer sono una band partenopea dell'area Vesuviana, composta da: Pasquale Sorrentino (voce, autore, compositore, chitarra acustica), Stefania Aprea (voce), Marco Sorrentino (batteria/backing vocals) , Giuseppe Dardano (chitarre) e da Michele Matto (basso elettrico), attiva nel panorama musicale da più di dieci anni. Il loro sound è un mix molto vario e molto originale che richiama le atmosfere grunge, rock, blues e la musica celtica: una miscellanea che da origine ad un genere musicale pieno di contaminazioni, ma originale. Molti dei loro testi sono brillanti, ironici e a volte descrivono delle realtà inverosimili a volte prendono spunto dalla realtà.   MYGENERATION ha deciso di presentarli ai suoi lettori perché ci sembra che la loro musica si distacca dal solito pop italiano e se ne può avere una prova ascoltandoli su Spotify o su Deezer. Il gruppo sta infatti puntando tutto sul nuovo modo di distribuzione digitale, anche a costo di far storcere il naso agli audiofili, ma il mercato è il mercato e solo i consumatori possono convincere le etichette discografiche a tornare al supporto fisico, magari al vinile che in grado di diffondere la musica senza perdite di qualità. Abbiamo avuto l'opportunità di interloquire direttamente con i membri del gruppo a cui abbiamo rivolto alcune domande:   - Vorremmo che vi presentaste ai lettori di MYGENERATION. Come vi siete conosciuti, insomma qual è la vostra storia? La band nasce nel 2004, ma da allora la formazione è cambiata diverse volte. La prima è nata dopo un viaggio a Capo Nord, fatto dal sottoscritto insieme a Giovanni Santoro, bassista della band, fino al 2009. Fu lui a stimolarmi a mettere su un gruppo che suonasse i brani che gli avevo fatto ascoltare durante il viaggio. Tornammo a casa e formammo la band con altri tre: mio fratello Marco Sorrentino alla batteria e voci, tuttora nella band, Raffaele Polimeno alle tastiere, organi e moog e Pasquale Palomba alla chitarra elettrica, entrambi presenti in tutte le produzioni, anche se non fanno più parte del gruppo dal 2015).Dalla prima formazione ne è passata acqua sotto i ponti, abbiamo collaborato con tantissimi artisti, alcuni dei quali hanno fatto parte del gruppo in un determinato periodo e che collaborano abitualmente con noi. Tra questi è Stefania Aprea, voce femminile della band ormai dal 2009.   - Vermeer poneva grande cura nella preparazione dei calchi ad olio e nella ricerca dei migliori pigmenti rintracciabili all'epoca. Anche voi fare una ricerca particolare per esprimere al meglio il vostro sound? La nostra ricerca è fare canzoni che fermino un momento, un' idea, l'umore delle nostre generazioni. Non ci precludiamo niente e la nostra ricerca è dettata dalla curiosità di sperimentare e comunicare con la musica, con le parole.   - Ascoltando i vostri brani su Spotify mi sembra che il vostro stile segua diversi generi. Ci parlate del vostro background musicale?   Il nostro marchio di fabbrica è la contaminazione tra i generi. Come Vermeer mischiava i pigmenti, così noi mischiamo gli stili e negli anni siamo passati per diverse fasi: quella del progressive rock, quella del "teatro canzone", quella del rock più cantautorale.   -  La distribuzione tramite app della musica aiuta le band emergenti a farsi conoscere? Si ma sì è abbassato il livello qualitativo dell'audio. Ormai lavorare in analogico è anche costoso, pertanto si fa tutto col digitale, per ottenere formati audio compatibili con le app della musica che in un certo senso standardizzano i suoni e i tempi... Ma così vanno le cose e dobbiamo accettarle, altrimenti si rischia di essere obsoleti e vecchi prima del tempo.   - Il vostro ultimo album, Misantropi felici, nasce da una mancanza di fiducia verso il mondo o da un'arroganza culturale? Nessuna delle due, in verità. Io e Stefania Aprea, voce femminile della band, con la quale condivido anche la vita privata, abbiamo avuto da poco un bimbo e questo ci ha portati, proprio nel periodo in cui era in cantiere il disco, ad un isolamento un po' forzato, un po' voluto, dettato sia dai tempi della vita genitoriale che dalla riscoperta del valore delle piccole cose, dei piccoli sguardi, delle carezze...Infatti ci sentivamo come due "misantropi felici" e questo ha ispirato tante canzoni, molte delle quali finite sul CD, prodotto dalla Soter Label è uscito nel novembre del 2017.   - Secondo voi è più difficile fare un Concept Album o fare un album con canzoni che non seguono un filo logico? Se non sei ispirato naturalmente non ti riesce facile né l'uno né l'altro. Sono sicuramente due approcci molto diversi, con una loro logica interna in fase di stesura delle canzoni. Dopo due Concept Album abbiamo scelto la strada dell'album con brani che non avessero necessariamente un filo conduttore, se non nella volontà di evocare le atmosfere domestiche, il tran tran di tutti i giorni, i sentimenti scaturiti dall'esperienza della nostra genitorialità.   - Da quando apriste il concerto di Pino Daniele a piazza Plebiscito ne è passata acqua da sotto i ponti. Che ricordo avete di quella sera? Davvero una bella esperienza, in compagnia di tanta gente e grandi musicisti, giornalisti, e addetti al settore.Fu davvero un'impresa irrealizzabile stringere la mano a Pino Daniele... Ma in compenso riuscimmo a rubare qualche scatto e a scambiare due chiacchiere con altri grandissimi musicisti del calibro di James Senese e Tullio De Piscopo. Il concerto fu bello, la nostra esibizione fu accolta con il calore di un pubblico rispettoso e attento che ci mise davvero a nostro agio. E poi suonare in una piazza del Plebiscito gremita di gente è qualcosa che non dimentichi.   - Quali progetti vi aspettano dietro l'angolo? L'uscita, ormai imminente, del videoclip di un altro brano del CD Misantropi felici e il videoclip di una canzone che fa parte del nostro repertorio live e che non abbiamo mai registrato... Ma preferiamo non svelare nulla in proposito, se non che l'uscita è prevista dopo le vacanze estive. Sarà un'ulteriore prova di sperimentazione a marchio Pennelli di Vermeer e siamo sicuri che apprezzerete.               foto presa dalla Pagina Ufficiale FB dei Pennelli di Veermer 
Premio Strega 2018: la vittoria è di Helena Janeczek con “La ragazza con la Leica”
Luglio 06
Come da previsioni (leggi il nostro articolo sulla cinquina qui), vince il Premio Strega 2018 una donna, Helena Janeczek con "La ragazza con la Leica".   Una vittoria al femminile, la prima dopo Melania Mazzucco nel 2003. Ma il Premio è anche dell'editoria indipendente: dopo il monopolio dei Grandi Gruppi, ora è infatti il turno di Guanda.   Il libro di Helena Janeczek è la biografia della fotografa tedesca e compagna di Robert Capa, Gerda Taro, travolta da un carro armato al ritorno dal fronte di Brunete, negli anni della guerra civile spagnola.   Secondo i risultati delle votazioni presiedute da Paolo Cognetti a Villa Giulia, Helena Janeczek si posiziona al primo posto con 196 voti, seguita da Marco Balzano con Resto qui (Einaudi) con 144 voti; Sandra Petrignani con "La corsara. Ritratto di Natalia Ginzburg" (Neri Pozza) con 101 voti; Carlo D'Amicis con "Il gioco" (Mondadori) con 57 voti e Lia Levi con "Questa sera è già domani" (Edizioni E/O) con 55 voti.   Una vittoria molto politica, in cui si legge un'esigenza di contenuti più etici e paritari all'interno del mondo della cultura. Secondo l'autrice, la storia di Gerda è la storia di una donna libera e l'autrice dichiara appena ricevuto il Premio: "L'Italia è una società mista e la bellezza vincerà sempre".     foto copertina presa da: https://img2.tgcom24.mediaset.it/binary/fotogallery/ansa/54.$plit/C_2_fotogallery_3089271_0_image.jpg?20180706013507  foto del libro presa da :https://img.ibs.it/images/9788823518353_0_0_300_75.jpg
Oedipus @ Pompeii Teatrum Mundi
Luglio 06
“Edipo, non t’avessi mai conosciuto!” Significativa affermazione che ricorre continuamente nello spettacolo. Quale? Oedipus diretto Robert Wilson, andato in scena ieri a Pompei, nel Teatro Grande, per la prima di tre serate. La trama? Conosciutissima, ma ricordiamola. Al re di Tebe, Laio, viene predetto che avrà un figlio che lo ucciderà. Nato Edipo, il padre gli fa trafiggere i piedi e lo affida a un pastore affinché il bambino venga abbandonato in montagna. Il pastore però lo affida a un altro pastore, che lo porta a Corinto, dove il locale re, Polibo, in mancanza di figli, lo cresce come se fosse figlio suo. Cresciuto, Edipo sente dire di essere un trovatello. L’oracolo di Delfi gli predice che avrebbe ucciso suo padre e sposato sua madre. Edipo non fa più ritorno a Corinto. In un trivio, incontra un vecchio su un carro che pretese la precedenza. Nella colluttazione, Edipo uccide il vecchio e i suoi servi, tranne uno. Il vecchio è Laio. Edipo giunge a Tebe, la libera dalla Sfinge e viene proclamato re. Sposa la regina Giocasta, vedova di Laio, e con lei ha quattro figli. Interrogando un veggente e l’unico servo di Laio sopravvissuto, Edipo scopre la verità. Giocasta si suicida e Edipo si acceca. Uno spettacolo particolare  e surreale, che rivisita la grande tragedia del maestro greco Sofocle. Infatti, più che a uno spettacolo teatrale in senso stretto – dove prevale la recitazione, s’intende – ci troviamo di fronte a un’installazione visiva e musicale davvero particolare, fornita al pubblico da attori muti e dalle movenze a tratti lentissime, a tratti fulminee, in un sottofondo musicale talora lento e delicato, talora stridente e dissacrante. La trama è ridotta a pochi eventi fondamentali (la profezia fatta a Laio, il matrimonio tra Edipo e Giocasta, ecc.) ed è – se così possiamo dire – commentata da una serie di voci fuori campo, maschili e femminili, che la offrono al pubblico in varie lingue (italiano, francese, tedesco, inglese, greco). A un’analisi più approfondita, però, lo spettacolo appare più come il diario delle emozioni dei personaggi, ma soprattutto del protagonista, Edipo. Le luci, i movimenti e le danze sul palco, il sottofondo musicale variano a seconda delle situazioni e rappresentano le reazioni di Edipo: la ricerca affannosa dei suoi genitori, lo sgomento per la scoperta dell’incesto, ecc. Lo spettatore è, quindi, portato allo shock e a forti reazioni emotive, sulla scia di quelle provate dai personaggi. Vi è una sorta di retaggio impressionista/futurista in ciò. Tuttavia il risultato non è convincente. L’ossessiva ripetizione dei commenti/trama nelle varie lingue rende davvero lento lo svolgimento dell’opera. In più, bisogna conoscere la trama della tragedia di Sofocle davvero bene per cogliere la successione degli eventi, in quanto il movimento continuo e simbolico (e caotico) degli attori sulla scena non sempre permette di capire cosa stia effettivamente succedendo. Forse ciò dipende anche dalla sopracitata natura fortemente emotiva dello spettacolo: un diario è frutto della prospettiva dell’individuo, è soggettivo e, in un certo senso, può falsare il racconto degli eventi. Una menzione speciale va però allo scenario, il Teatro Grande di Pompei: le rovine di età romana e il cielo stellato erano pura poesia!Link alla foto: http://www.infoturismonapoli.it/pompei-theatrum-mundi-2018/
Altaroma GiugnoLuglio 2018
Luglio 04
Si è conclusa l’1 Luglio l’edizione estiva della manifestazione Altaroma 2018 (cominciata il 28 Giugno), un evento organizzato per la Fashion Week romana nei set e teatri degli Studios di Cinecittà. La manifestazione ha ospitato nella capitale grandi nomi del campo della moda, cominciando dallo stilista Renato Balestra, che, con l’eleganza che contraddistingue i suoi capi e la location sul set dell’antica Roma a dir poco meravigliosa, ha incantato tutti. La collezione Haute Couture di Balestra, ricca di colori e lustrini, è riuscita a far brillare gli occhi a tutti gli ospiti presenti. Neanche la pioggia è riuscita a fermare il grande show, anzi, al contrario, ha reso lo spettacolo ancora più emozionante e carico di entusiasmo collettivo. Insomma, un grandissimo successo! Dal canto suo, lo stilista Sylvio Giardina, che ha puntato tutto sull’oscurità della location, ha ammaliato con i suoi abiti dai colori sgargianti. Capo di punta un abito da sposa semplice nelle linee, ma che allo stesso tempo appare elaborato nella composizione dell’ampia gonna. Le scarpe indossate dalle modelle in passerella, opera di Gianluca Peverada, hanno riscosso notevole successo, apparendo comode e sempre adeguate ad ogni abito. Arriviamo alla stilista Marianna Cimini, che con la sua collezione “Feeling colors” è riuscita a mostrare l’anima delle sue creazioni. Le tonalità usate per gli abiti hanno colpito nel segno e la scelta stilistica dei fumogeni a sfilata conclusa, per mettere al centro della scena l’idea che ruota attorno alla collezione, ovvero il colore, ha suscitato moltissime reazioni positive negli spettatori, i quali hanno mostrato il loro apprezzamento con fragorosi applausi finali. Hanno inoltre sfilato a Cinecittà i finalisti della 14° edizione di “Who Is On Next?”, i quali si sono dati filo da torcere per tutta la manifestazione. Eccezionali tutte le collezioni presentate, ma a trionfare nella sezione abbigliamento è MRZ by Simona Marziali. Qualità, dettagli e un’italianità in chiave internazionale sono le caratteristiche principali della collezione di MRZ; una collezione dove gli elementi sportwear si incontrano perfettamente con una classica linea sartoriale vecchio stampo che l’hanno portata inevitabilmente alla vittoria. Non resta quindi che augurarle un grosso in bocca al lupo per il futuro! Per tutte le altre foto dell'evento correte sulla pagina facebook di MYGENERATION cliccando qui!
Angela Ponce, la prima transessuale a Miss Universo
Luglio 04
  Grandi passi nell’integrazione e nella lotta alle discriminazioni, nel mondo delle reginette di vanità. Si chiama Angela Ponce la prima transessuale a partecipare al concorso di Miss Universo. Dopo aver riportato una gloriosa vittoria al concorso di Miss Universo Spagna, è adesso la volta di farsi conoscere a livello mondiale.   E’ una vittoria significativa nel campo dei concorsi di bellezza: fino al 2012, infatti, le modelle transessuali erano esplicitamente bandite dalla gara. Competizione, all’epoca, posta in essere dall’attuale Presidente USA Donald Trump.       La modella Jenna Talackova subì molteplici polemiche per essersi iscritta a Miss Universo Canada, anni fa. Da allora, ha avviato un’incessante lotta affinché le transgender potessero essere, a giusta ragione, ammesse alla competizione. Il giorno è arrivato: la Ponce parteciperà alla competizione, segnando una svolta epocale.     link alle foto: https://www.express.co.uk/news/world/982929/angela-ponce-transgender-latest-miss-universe-2018-miss-spain-donald-trump-news https://www.express.co.uk/news/world/982929/angela-ponce-transgender-latest-miss-universe-2018-miss-spain-donald-trump-news  
Strega 2018: in attesa del vincitore parliamo della cinquina
Luglio 02
Ogni manifestazione o premio culturale riflette l’andamento della società in cui viviamo. Così lo Strega, il premio letterario italiano più influente in termini di vendite, cerca di tradurre le ansie degli ultimi tempi: da un risveglio femminista un po’ screpolato, all’attenzione per le minoranze. Non è un segreto che in campo culturale le donne registrino un forte distacco in negativo rispetto agli uomini, è la traduzione di un andamento sociale che per anni si è edificato su un patriarcato ottuso e sconsiderato. È una situazione che può cambiare, senza dubbio, ma l’esigenza di rimodernare la società non giustifica il pietismo di certe scelte puramente politiche. L’attenzione intorno allo Strega si focalizza sulla tematica delle donne, che sono ben tre (su cinque finalisti) in lizza per il premio. Certo, ben venga la vittoria di una donna, ma non si sta un po’ troppo cavalcando l’onda delle aberranti quote rosa? Altro focus: editori indipendenti vs grandi gruppi editoriali. Non è un segreto neanche questo, gli autori Premio Strega hanno sempre un marchio noto: Mondadori e Einaudi al primo posto. Così, in quest’anno un po’ hipster, si incrociano le dita per alcuni titoli di editori indipendenti (Edizioni e/o; Neri Pozza) finiti in lizza. Un altro andamento interessante nelle scelte dei votanti (che quest’anno sono 660) è l’attenzione al romanzo storico, alle narrazioni collocate in un’altra epoca: quasi tutte tra gli anni venti e quaranta del secolo scorso. Insomma, questo è il quadro generale, non ci resta che aspettare il 5 luglio per sapere come andrà a finire a Villa Giulia. Nell’attesa di conoscere il verdetto delle votazioni finali presiedute da Paolo Cognetti (Premio Strega 2017), scopriamo meglio i cinque titoli:     Marco Balzano – Resto qui (Einaudi) ambientato nel Sudtirolo delle persecuzioni linguistiche, etniche e culturali messe in atto da Mussolini.   Carlo D’Amicis – Il Gioco (Mondadori) è la storia di uno scabroso intreccio erotico tra tre personaggi preda di ossessioni sessuali.   Helena Janeczek – La ragazza con la Leica (Guanda) è la biografia della fotografa tedesca e compagna di Robert Capa, Gerda Taro, travolta da un carro armato al ritorno dal fronte di Brunete negli anni della guerra civile spagnola.   Lia Levi – Questa sera è già domani (Edizioni e/o) Nell’Italia delle leggi razziali, questo romanzo racconta la storia di una famiglia ebraica di Genova che tenta di sfuggire alle persecuzioni.   Sandra Petrignani – La corsara, un ritratto di Natalia Ginzburg(Neri Pozza) la biografia di una delle donne più influenti del panorama culturale e della storia dell’editoria italiani.         Link immagini: https://www.repstatic.it/content/nazionale/img/2018/06/13/214829995-4ed9a1b8-239e-4c1e-b5be-ed0cf89d70db.jpg
Patrick Melrose: alcol, droga e traumi familiari!
Giugno 27
Il lunedì, si sa, è un giorno davvero pesante e poco stimato. È il giorno del ritorno al lavoro o dei sensi di colpa per i buoni propositi mai iniziati. È il giorno del ‘mai una gioia’. Eppure ieri una gioia c’è stata. Si chiama Benedict Cumberbatch. Non mi riferisco (solo) alla sua bella faccia, ma soprattutto al suo grande talento come attore. Infatti ieri sera, 9 luglio 2018, sono andate in onda su SKY Atlantic (canale 110 di SKY) le prime due puntate di una serie col britannico Benedetto. Si tratta di Patrick Melrose, una miniserie in 5 puntate ideata da David Nicholls e diretta da Edward Berger, tratta dagli autobiografici romanzi di Edward St Aubyn. Come gli episodi, anche i romanzi dedicati alla famiglia Melrose sono cinque e ad ognuno di loro è dedicata una puntata della miniserie, che affronta la decadenza dell’alta borghesia britannica, dagli anni ’60 fino ai 2000, con continui ma studiati salti temporali. In particolare, al centro di tutto c’è Patrick (Cumberbatch) che da bambino subisce tutte le conseguenze della sua disfunzionale famiglia: un padre tirannico che abusa di lui e una madre assente, che nega e affoga tutti i problemi nell’alcol. Tormentato dai traumi infantili, Patrick è un adulto che sviluppa dipendenza da alcol e droghe, conduce una vita passiva, non si assume alcuna responsabilità, indugia nei rancori, rimugina sempre ed è sempre a un passo dal suicidio. [SPOILER ALERT] La morte dei genitori, prima il padre e poi la madre, scatena in lui ricordi drammatici, ma lo spinge anche a brevi e momentanee disintossicazioni. Patrick infatti, dopo la morte del padre, si sposa e ha due figli, ma è ossessionato dal terrore di diventare come il suo genitore e la moglie è più una madre che una compagna per lui. Morta anche la madre, la tentazione di ricadere nelle vecchie abitudini è forte; Patrick inizierà a recitare sempre lo stesso ruolo, ma fortunatamente si ravvede e prova a sistemare il suo matrimonio e quindi la sua vita. O almeno così pare. La miniserie si presenta come un prodotto di altissima qualità, soprattutto per quanto riguarda la regia, la fotografia, le ambientazioni e i dialoghi. Perfetta è poi l’interpretazione dei personaggi principali, tra cui Hugo Weaving (Matrix, Il Signore degli Anelli, Captain America) nel ruolo del padre e Jennifer Jason Leigh (The Hateful Eight, Twin Peaks) in quello della madre. Tuttavia spicca come protagonista incontrastato Benedict Cumberbatch, il quale si mostra (finalmente!) in un ruolo diametralmente opposto a quello di Sherlock Holmes (e ravvisabile anche in Doctor Strange): smessi i panni del genio brillante, saccente e perfetto in tutto, Cumberbatch assume i panni di un uomo fortemente traumatizzato e tormentato, isterico e bipolare; ottima anche la resa delle sofferenze che si provano durante le crisi di astinenza. Giustissima anche la scelta di condensare i cinque romanzi nei cinque episodi, pur della lunghezza di circa un’ora, in modo da non appesantire con forti temi e situazioni psicologiche troppo a lungo, ma dando comunque il giusto spazio. Breve, ma intenso!Link alle foto: http://www.themovienetwork.ca/patrick-melrosehttps://www.independent.co.uk/arts-entertainment/tv/reviews/patrick-melrose-review-episode-5-finale-ending-benedict-cumberbatch-a8392631.htmlhttp://www.seriangolo.it/2018/06/patrick-melrose-stagione-1/
Noel Gallagher all' ETES Arena Flegrea
Giugno 21
  Si è aperta a Napoli, l'11 Giugno, la seconda edizione di Noisy Naples Fest all'Arena Flegrea della Mostra d'Oltremare. I vari concerti prevedono la presenza di: Enzo Avitabile e James Senese, Kasabian, Bonobo, DJ Paul Kalkbrenner, Noel Gallagher, Coez, Benni e Fede, Kasabian e si concluderanno con la presenza di Sting & Shaggy, già sold out.   Noel Gallagher, ex chitarrista degli Oasis, si è esibito con il suo nuovo gruppo i Flying Birds, il 21 Giugno con un concerto che ha appagato le aspettative dei suoi fans. Sul palco erano in otto, compresi gli ex compagni di scuderia Chris Sharrock e Gem Archer.   Una platea caldissima ha fatto sentire il suo boato quando l'artista, dopo una serie di brani, ha salutato Napoli.     Le canzoni più coinvolgenti, che hanno fatto cantare anche il pubblico, me compreso, sono state quelle che portavano alla mente i ricordi di chi era teenager negli anni 90: Little by little, Wanderwall, Don't look back in anger e la Beatlesiana All you need is love. Tuttavia il suo concerto non ha ricordato solo la gloriosa Band di Manchester, infatti Noel Gallagher con molti brani, che hanno occupato un terzo dello show, tratti dal suo ultimo lavoro discografico: “Who built the moon?”, ha mostrato la sua attuale identità musicale che dà nuova luce al Brit Rock!   Il celebre musicista ha concluso il concerto esprimendo gratitudine agli spettatori per la loro calorosa accoglienza e, non venendo meno all'humor inglese, li ha ringraziati per la cessione di Jorginho al Manchester City, né ha dimenticato di augurare buona fortuna al Napoli per la prossima stagione: “Thank you for Jorginho and good luck for the next season”.   Scaletta del Concerto: Fort Knox Holy Mountain Keep on Reaching It’s a Beautiful World In the Heat of the Moment Riverman Ballad of the Mighty I If I Had a Gun… Dream On Little by Little The Importance of Being Idle Dead in the Water Be Careful What You Wish For She Taught Me How to Fly Half the World Away Wonderwall What a Life! Bis Finale The Right Stuff Go Let It Out Don’t Look Back in Anger All You Need Is Love     foto presa dalla Pagina Ufficiale di Noel Gallagher    
Tanta, troppa suspense a Hanging Rock!
Giugno 20
Ieri sera sono andate in onda, su SKY Atlantic (canale 110), i due episodi conclusivi della miniserie da sei puntate Picnic at Hanging Rock, di cui avevamo già parlato qui. Ebbene, dopo averla vista, che dire? Avevamo già capito che a farla da padrone in questa serie sarebbe stato il mistero. Così è stato. Il “voglio vedere come va a finire” ha tenuto incollati allo schermo per tre settimane. Un mistero basato su incredibili non-detti, su piccoli dettagli che lasciavano immaginare indicibili segreti sul passato dei personaggi e su una fotografia caratterizzata da un mix di gotico e psichedelico, con studiati contrasti tra colori scuri e colori molto accesi e quasi fosforescenti. Azzarderei un rimando, per quanto riguarda la fotografia e i colori, a un film altrettanto potente sotto questo aspetto quale Crimson Peak del maestro Guillermo del Toro. Ma torniamo a noi. La suspense e il mistero, quindi, c’erano e a quantità industriali. E il resto? Ecco, il resto latitava. Escludendo la degna interpretazione di Natalie Dormer (la signora Appleyard, direttrice del collegio), gli altri personaggi non sono che appena abbozzati. In più, ripensandoci col senno di poi, la trama sembra davvero esigua. C’è un unico grande evento, la scomparsa delle ragazze sulla montagna, e poi niente più. Non è un giallo perché, al contrario di quanto avviene normalmente nei gialli, il caso non viene risolto, ma anzi sembra quasi che si faccia di tutto per evitare che venga risolto, facendo disintegrare la trama in mille digressioni. Il finale quindi resta apertissimo, facendo venire un po’ di amaro in bocca. Tuttavia, si può pensare che sia in cantiere una seconda stagione. Staremo a vedere!Link alla foto: https://www.genremag.com/2018/05/genre-tv-grid-week-of-may-20-2018-natalie-dormer-stars-in-remake-of-picnic-at-hanging-rock/https
Vedere o non vedere Svezia-Corea del Sud?
Giugno 18
«Tra poco gioca la Svezia.» Supponendo che il sorteggio fosse rimasto invariato, e che se a Stoccolma e Milano fosse finita diversamente, oggi saremmo noi nel gruppo F con Germania, Messico e Corea del Sud, diremmo: «Tra poco gioca l'Italia.» Saltando ogni considerazione, la domanda alla quale cercheremo di rispondere ora è: «La guardiamo o no?» e lo faremo adducendo 5 ragioni per ogni scelta. «No, non la guarderemo.» 1. Il primo motivo è che il gufìo (per usare un termine caro a Waylon Smithers) non avrebbe senso: perché mai tifare per quella stessa Corea che nel 1966 e – soprattutto – nel 2002 ci ha buttati fuori?2. Meglio non soffrire è il secondo. Se la Corea è poca cosa, è meglio non pensare «Persino noi l'avremmo asfaltata e col passo falso della Germania di ieri avremmo potuto raggiungere gli ottavi.»3. Possiamo andare al mare.4. L'ignoranza è una benedizione. Chissene di chi vince!5. Difficilmente sarà una partita indimenticabile, il che ci riporta ai punti 3 e 4. «Sì, la guarderemo.» 1. Per chi non vive in una città di mare – o ragionevolmente vicina ad esso – il punto 3 dei "no" può essere d'aiuto: verrà trasmessa alle 14, cosa c'è di meglio per conciliare un riposino?2. È comunque calcio, e considerato che verranno lunghe giornate senza in cui diremo:«Ora mi guarderei anche Isole Fiji-Samoa!» ci può anche stare.3. Ci saranno le tifose svedesi.     E anche le coreane.     4. Può uscire un nome per il Fantacalcio... chi può dire che quel terzinaccio dal nome impronunciabile non venga comprato da una neopromossa? Solo chi ha visto il match lo ricorderà per l'abnegazione e dei discreti cross.5. Se la vediamo in un bar, magari offre Zlatan. E lui, sicuramente non se la perderà...               Link alle immagini originali: https://it.depositphotos.com/10787865/stock-photo-ball-in-hand-and-blue.html http://www.tifaverona.net/2016/06/29/svezia/ https://it.pinterest.com/pin/384143043187631780/
Netflix rivive l'Italia campione del mondo 2006
Giugno 16
Era tutto pronto: colori da spalmare sul volto, bandiere tricolore appese alla finestra, fascette azzurre da esibire con orgoglio. Eppure, la delusione: l’Italia esclusa dai mondiali, prima ancora di parteciparvi. In molti si sono chiesti in che modo ovviare ad una tale mancanza. Chiaramente, non è ammissibile superare l’esame di maturità senza un avvincente match, a rendere il tutto pieno di pathos. Niente tifo di gruppo a suon di “popopo” (no, non è quello che state pensando), niente fiato sospeso, niente “abbracciamoci e vogliamoci tanto bene” (cit.) come scusa di abbordaggio.   Tuttavia, quando qualcosa non va nella nostra vita c’è sempre un’oasi di gioia e spensieratezza pronta a risollevarci e a colmare i nostri cuori di cocente speranza. E questa oasi si chiama Netflix. No, non sto suggerendo di affogare la disperazione nel binge watching della serie più trend (anche se, in effetti… no, silenzio, dobbiamo laurearci). Sto parlando del fatto che il nostro amato generatore di venerdì sera casalinghi sfornerà sulla piattaforma le partite dell’Italia del 2006, anno in cui gli azzurri portarono a casa il mondiale.     Si è partiti il 15 Giugno con il match Italia-Ghana, ed ecco il calendario delle prossime uscite: 19 giugno, Italia-Usa; 25 giugno, Italia-Repubblica Ceca; 30 giugno, Italia-Australia; 6 luglio, Italia-Ucraina; 10 luglio, Italia-Germania; 15 luglio, Italia-Francia.   Niente da aggiungere: abbiamo già pronti pop corn e numero di telefono della cotta della classe.       link alle foto:    http://www.corrieredellosport.it/news/calcio/euro-2016/italia/2016/07/09-13319143/mondiali_2006_materazzi_ecco_cosa_dissi_a_zidane/    https://www.ilpost.it/2013/07/09/italia-francia-finale-mondiali-2006/medium_110209-134730_ro100706srt_0086/
Toni Cade Bambara: una scrittrice simbolo del nazionalismo nero degli anni ‘60
Giugno 15
«E io stavo un po’ male per mio padre come sto male per il lupo mannaro e il fantasma dell’Opera. I mostri, si sa, hanno bisogno della nostra pietà perché hanno un bisogno disperato di bellezza e amore.»       I mostri, come le minoranze sociali, solleticano la curiosità degli scrittori. Toni Cade Bambara - al secolo Miltona Mirkin Cade – analizzò queste minoranze dall’interno: attivista sociale e insegnante afroamericana, iniziò la sua carriera da scrittrice facendosi portavoce delle realtà che viveva sulla propria stessa pelle. Negli anni ’70 pubblicò la sua prima raccolta di racconti, Gorilla, amore mio, edita in Italia da BigSur (2017).   La scrittura di Cade ha un carattere fortemente nero: le sue storie condensano la cultura afroamericana di Harlem degli anni sessanta in una prosa svelta e diretta. Le sue voci narranti, spesso donne in giovane età, hanno toni vivaci e sfrontati. Traducono il linguaggio della vita “da ghetto” in tutte le sue forme: dalla povertà alla delinquenza; dalla violenza domestica a quella da strada; dal desiderio di redenzione al tradizionalismo più radicato. Queste donne, un po’ streghe, dalla moralità ambigua e dalla parolaccia facile, che afferrano la vita con fermezza e che non si lasciano intimidire, sono la vera ossatura di questa raccolta.   I racconti di Toni Cade Bambara sono una finestra su una realtà americana quasi sconosciuta agli europei: leggendoli si percepisce la sottotrama violenta del nazionalismo nero e del movimento per i diritti civili che negli anni sessanta cambiarono il volto degli Stati Uniti. Una lotta di cui ancor oggi si curano le ferite e a cui è difficile restare indifferenti.         link immagini: https://www.edizionisur.it/wp-content/uploads/2017/03/BIGSUR17_Bambara_GorillaAmoreMio_cover.jpg http://www.ar.cc.mn.us/beste/english1121/Assignments/Literarycritique/1893-384094.jpg 
"Strega Borghese" di Biagio Arixi
Giugno 15
Chi è la bella Carmen?   Nel corso delle 350 pagine di Strega Borghese (Milena Edizioni), Biagio Arixi delinea questa affascinante figura sullo sfondo di una Sardegna tanto bella quanto arcana e misteriosa. D'altronde, chi ha familiarità con lo scrittore cagliaritano sa già cosa aspettarsi: il paranormale si mischia all'ordinario in maniera del tutto naturale, come già accadeva nel bellissimo Strega Plebea del 2012.   È una figura ammaliante Carmen, ma anche straordinariamente umana, isolata nel suo castello, vera e propria torre d'avorio, irraggiungibile per i comuni mortali. Sarà lì che, lo "studio" dei suoi poteri e delle sue straordinarie facoltà si accompagnerà ad una indagine sul suo "sé" più nascosto, oscillando tra sogno e realtà, tra i fantasmi del passato e le visioni del futuro.   Strega Borghese sarà disponibile a partire da oggi, 15 giugno 2018 in prevendita sul sito della Milena Edizioni (www.milenaedizioni.org).           Link all'immagine originale: http://www.mondoraro.org/archives/158715
Nord Corea: che danno in tv?
Giugno 13
Due giorni fa si è svolto un evento che passerà sicuramente alla storia: dopo innumerevoli smentite e riconferme, finalmente c’è stato l’incontro tra il presidente degli Stati Uniti d’America, Donald Trump, e il leader nordcoreano Kim Jong-Un. Cosa sappiamo della Corea del Nord? Non proprio tantissimo. Si tratta, infatti, di un Paese in cui vige una dittatura intenzionata a isolare lo Stato dal resto del mondo tramite relazioni internazionali davvero scarse e una politica economica fortemente protezionista. Fino ad ora, a quanto pare: probabilmente siamo di fronte a un cambiamento di rotta. Date queste premesse, non ci aspetteremmo mai di trovare, in uno Stato dittatoriale come quello nordcoreano, una soap opera liberamente ispirata all’americanissima e famosissima Friends. Eppure c’è! Si tratta di 우리의이웃들, ovvero Our Neighbours (I nostri vicini), in cui si vedono proprio sei personaggi (più un bambino), tutti residenti nello stesso condominio, che vengono seguiti nella loro vita quotidiana e affrontano problemi e situazioni simili a quelle che vivono le persone nell’Occidente: il marito che non collabora nelle faccende domestiche, la vita scolastica del bambino, i due amici rimasti single che flirtano. Tuttavia, come potete notare dall’episodio qui riportato, vi sono anche enormi differenze con la versione americana. Innanzitutto mi ha colpito l’età dei personaggi, i quali sono molto più maturi rispetto ai sei newyorchesi. Bisogna poi dire che questo show, in realtà, prevedibilmente, trasmette innumerevoli messaggi subliminali o comunque di propaganda statale. I sei protagonisti vivono in una zona apparentemente esclusiva di Pyongyang, in un rispettabilissimo condominio, i cui appartamenti erano donati dallo Stato a individui meritevoli per i benefici da loro apportati alla dittatura. Nello show, ciò si rispecchia ad esempio nella professione dei corrispettivi nordcoreani di Ross e Rachel: lui professore di fisica nucleare, lei stilista dell’esercito. Si tratta quindi del ritratto della vita di una ristretta cerchia della popolazione nordcoreana, che invece spesso vive in condizioni davvero dure e miserabili, soprattutto nelle periferie.Our Neighbours però non è il solo show che spicca per contenuti propagandistici. È degnamente seguito da Young Researchers (Giovani ricercatori), che parla di studenti che si motivano a vicenda per ottenere i migliori voti e vincere lo science prize. Anche qui si tratta di una situazione prevedibilmente più unica che rara: la supertecnologica scuola in cui è ambientato lo show non credo sia la regola in Nord Corea, ma quello che conta è stimolare i giovani, il cui consenso è importantissimo per Kim Jong-Un, a diventare scienziati e, un giorno, collaborare e migliorare il programma nucleare, altro punto fondamentale della politica del dittatore. Per fortuna noi abbiamo Alberto Angela!Link alla foto: http://www.sardegnablogger.it/e-la-televisione-bellezza-di-maria-dore/
Una casa piena di storie: “Le nostre anime di notte” di Kent Haruf
Giugno 11
    Dopo la Trilogia della pianura, Le nostre anime di notte (NNE 2017) è il quarto romanzo di Kent Haruf ambientato a Holt, la città immaginaria del Colorado. Holt è una cittadina molto simile a quelle realtà periferiche dei racconti di Carver, ma è dipinta da una narrativa ancora più asciutta e minimalista, che ne aumenta la sensazione di estraniamento.   Le anime di notte sono quelle di Addie Moore e Louis Waters, vedovi e vicini di casa. Addie è nel soggiorno di Louis quando gli propone senza troppi formalismi di passare la notte insieme. Insieme e basta. Non ci sono dietrologie, non c’è malizia o mistero nella richiesta di Addie: entrambi sono vedovi, entrambi sono soli e le notti sono lunghe in un letto a due piazze vuoto per metà.   Da questa proposta inizia una storia – non di amicizia, non di amore, ma – di compagnia. Di notte Addie e Louis condividono uno spazio in cui si raccontano all’altro, si abbandonano a un sonno sereno, si regalano la gioia della condivisione. Ma in una piccola realtà provinciale come Holt, due anziani che si incontrano di notte mettono in giro pettegolezzi meschini e chiamano in gioco pareri esterni e inappropriati.   Con questo incredibile romanzo intriso di profonde nostalgie, Kent Haruf costruisce una dimensione domestica in cui il lettore può rifugiarsi di notte per ascoltare storie.     «Che altro vuoi sapere?Da dove vieni. Dove sei cresciuta. Com’eri da ragazza. Com’erano i tuoi genitori. Se hai fratelli e sorelle. Come hai conosciuto Carl. Che rapporti hai con tuo figlio. Come mai ti sei trasferita a Holt. Chi sono i tuoi amici. In cosa credi. Che partito voti.Ci divertiremo un sacco a parlare, eh? disse lei. Anch’io voglio sapere tutto di te.Non abbiamo fretta, disse lui.No, prendiamoci il tempo che ci serve»       Il film omonimo di Ritesh Batra tratto dal libro è su Netflix.         link immagini: http://www.bookciakmagazine.it/wp-content/uploads/2017/01/our-souls-at-night-1024x683.jpg  https://cdn-images-1.medium.com/max/1920/1*s-sHeaxdNuK_A1gCOog7bQ.png https://img.ibs.it/images/9788899253509_0_0_1587_75.jpg    
“Domani nella battaglia pensa a me”, l’afflato shakespeariano nella narrativa di Marías
Giugno 11
«Domani nella battaglia pensa a me, quando io ero mortale, e lascia cadere la tua lancia rugginosa. Che io pesi domani sopra la tua anima, che io sia piombo dentro al tuo petto e finiscano i tuoi giorni in sanguinosa battaglia. Domani nella battaglia pensa a me, dispera e muori»     Considerato uno dei maggiori scrittori viventi, lo spagnolo Javier Marías si è guadagnato il suo successo in Italia con un libro dal titolo enigmatico: Domani nella battaglia pensa a me (Einaudi 1998). La citazione, non così evidente, è shakespeariana: la frase è stata ripescata da Marìas nel Riccardo III (scena III, atto IV). L’afflato shakespeariano sembra un po’ un’abitudine per lo scrittore madrileno, che già nel suo precedente romanzo Corazòn tan blanco aveva preso in prestito una citazione del Macbeth.   L’aulico è una scelta consapevole e astuta, che la dice lunga sullo stile di Marías. Quella di Domani nella battaglia pensa a me è una prosa ricca e altamente ricercata, che rifugge dalla fluidità del discorso per intorpidirsi in un periodare complesso, talvolta criptico e pieno di ostacoli, che obbliga a una lettura vigile e lenta.   Il protagonista Victor Francés è uno sceneggiatore per cinema e televisione. La sua storia inizia una notte a casa di Marta Téllez. Tra i due è chiaramente in atto un incontro amoroso: sono in camera da letto e Marta è in gonna e reggiseno; in casa c’è un bambino, che la donna ha messo già a dormire; sul tavolo della cucina, i resti di una cena per due e una bottiglia di vino ormai vuota; poco prima, il marito di Marta, in viaggio di lavoro all’estero, ha telefonato per assicurarsi che tutto andasse bene.   Sembrerebbe un normalissimo tête à tête proibito, ma accade qualcosa di inatteso: Marta, colta da un malore, muore tra le braccia di Victor. Da quel momento il protagonista si lancia in un’indagine nella vita di questa donna che conosce appena e di cui di volta in volta scopre sorprendenti verità. Come una «lancia rugginosa» la morte Marta peserà sulla coscienza di Victor in una spasmodica ricerca della verità e della discolpa.   Una storia dal corso nodoso, abitata da figure misteriose e dotate di una potenza ultraterrena. Un romanzo complesso e intenso, che regala momenti di rara bellezza.     link immagini: https://tersiteblog.files.wordpress.com/2014/04/cover-e1398606757989.jpg?w=1200 http://www.biuso.eu/wp-content/uploads/2015/04/Domani-nella-battaglia.jpeg  
Intervista ai Dardari Brothers
Giugno 07
Il Retrogaming è un'argomento che affascina e di cui oggi se ne parla sulle riviste specializzate. Se vogliamo andare a ritoroso, per scoprire l'archeologia dell'informatica, dobbiamo rivolgerci a qualcuno che negli anni '80 e '90 ideava e programmava videogiochi. Chi meglio dei Dardari Brothers,  che hanno intrattenuto con i loro giochi milioni di ragazzi di tutto il mondo, può aiutarci in questa impresa?   Con loro non voglio rievocare un'epoca che sopravvive solo grazie agli emulatori, ma mostrare che quei Videogames datati hanno aperto la strada a quelli moderni.In una piccola stanza, non per un mero interesse economico, tre fratelli, affascinati dalle potenzialià dell'informatica, con un po' di fantasia e un po' di ingegno, riuscirono a dar vita, inizialmente solo per prendere in giro i loro amici, a videogiochi che sono ancora nel cuore di milioni di X-Millennials. Ma è tempo di lasciare la parola a loro:     Mi sembra di vivere in un sogno, finalmente riesco a intervistare, seppure a distanza, i mitici fratelli Dardari. Benvenuti su Mygenerationweb.it. Con una serie di articoli, la redazione sta tentando di introdurre i più giovani lettori alla storia dell'informatica e in particolar modo a quello dei Videogames. Ci potete dire, innanzitutto, come avete iniziato la vostra carriera di programmatori e su quale piattaforme giravano i vostri? Innanzitutto vi ringraziamo di averci contattato, è sempre un enorme piacere raccontare la nostra storia agli appassionati. La nostra passione è nata insieme ai primi computers. Ricordo ancora il nostro primo sistema che aveva un solo KB di memoria. Poi abbiamo avuto il mitico Apple II, dove mio fratello Davide era riuscito a creare un gioco a cui giocavamo solo noi, dove c'era una nave che affondava e un subacqueo che doveva salvarsi. Da lì in poi li abbiamo passati tutti, dal Vic20 al Commodore 16, all 64, al 128. Anche per il Commodore 64 avevamo creato un giochino stupido per prendere in giro il nostro vicino di casa che mangiava troppo, si chiamava "Paolo va in campagna". L'omino correva e saltava per catturare i prosciutti! Potete immaginare il divertimento. Ovviamente passavamo anche i pomeriggi a smanettare con il Joystick Albatros 7, l'unico sopravvissuto. Eravamo giovanissimi, non c'era Google per reperire informazioni. Nel 1986 nostro babbo Gilberto (che aveva un negozio di TV ed elettrodomestici) ci comprò l'Amiga 1000 appena uscito. Abbiamo acquistato anche i manuali di programmazione direttamente dall'America e occupavamo gran parte del nostro tempo libero a realizzare i nostri giochi. Ci alternavamo al computer: Davide scriveva il codice, io e l'altro mio fratello Marco disegnavamo la grafica con il Deluxe Paint. Ci si riposava mangiando la piadina di nostra mamma Marisa.   Avete iniziato a programmare un po' per passione, un po' per gioco. Ci dite quando invece è diventato un lavoro? Diciamo che alla fine degli anni '80 era tutto tranne che un lavoro. Andavamo tutti a scuola e si dedicava il tempo libero alle nostre invenzioni. Del primo gioco "Italy 90 Soccer" venne creata una demo e "gettata" nella mischia dell'università di Bologna, dove studiava Davide. È stata l'occasione per conoscere Francesco Carlà, che al tempo scriveva per MC-Microcomputer e che aveva fondato la Simulmondo. Raggiungemmo un accordo e il gioco venne pubblicato e distribuito. Fu un grande successo. Nel mio paese venimmo contattati da giornalisti e finimmo su tutti i giornali.   Da li poi iniziò la storia di Simulmondo e successivamente quella di Genias insieme a Riccardo Arioti. Gli altri giochi arrivarono su commissione: "World Cup '90", "Over the net" e "Warm up". Il Beach Volley è stato senza dubbio quello di maggior successo, penso che ce l'avessero tutti (piratato ovviamente!). Ma anche gli altri credo abbiano avuto tutti un discreto successo.   Di recente ho scritto un'articolo su Geoff Crammond dicendo che all'inizio della sua carriera programmava in Basic e in Fortan. Voi quale linguaggio di programmazione usavate e che tipo di evoluzione avete riscontrato con quelli attuali? Il codice era scritto principalmente in C, ma c'erano anche parti in Assembler che Davide realizzava per sfruttare al massimo le potenzialità dell'Amiga. Ora in confronto, programmare con i sistemi di sviluppo moderni è un gioco da ragazzi. Non c'è assolutamente paragone! Per fare un gioco con un pulsante ed uno "Sprite" che si muove con Amiga servivano tantissime conoscenze e "listati" lunghissimi. Con l'SDK di iOS ad esempio si fa con 10 righe di codice.   "World Cup '90", "Over the Net" e "Warm Up" sono i titoli che sono rimasti nel cuore degli appassionati. Chi aveva l'ispirazione nel progettarli? Lavoravate da soli o c'era un team a vostra disposizione? Facevamo assolutamente tutto da soli, soprattutto per i 2 titoli del calcio. Poi si portava il gioco in Genias e loro ci indicavano eventuali modifiche, ma non ci aiutava nessuno. Le uniche cose che non gestivamo erano le sigle e la musica iniziale. Siamo stati contattati anche da altre software house, siamo andati in gran segreto in giro per l'Italia a sentire le altre offerte. Ma siamo rimasti fedeli a Genias, proprio perché ci ha sempre consentito di mantenere la nostra indipendenza: noi ideavamo i giochi e li realizzavamo entro una certa scadenza stabilita insieme a loro.   Il Commodore 64, lo Spectrum e l'Atari erano computer destinati agli utenti consumer, poi è arrivata l'Amiga che sembrava esser rivolta solo ai professionisti, ma voi sviluppatori metteste le mani anche lì! Che ricordi avete delle vecchie case di produzioni, come la Simulmondo o la Genias? Era difficile per quelle piccole aziende italiane affermarsi poi in tutto il mondo? Assolutamente difficilissimo! La pirateria era del 99%, soprattutto in Italia. Penso che aver venduto così tante copie originali dei nostri giochi fu il vero successo, qualcosa di cui andiamo veramente fieri! Affermarsi in tutto il mondo era ancora più difficile, il mondo informatico non era quello di oggi, ma qualcosa sono riusciti a fare anche se non grandi numeri.     Parlare di retrogaming mi riporta ad un tempo lontano, quando per me i videogiochi avevano tutt'altro fascino. Trent'anni fa gli sviluppatori pensavano davvero ad intrattenere i ragazzi, mentre oggi le case di produzione puntano principalmente sulla grafica. Qual è il vostro parere? 30 anni fa non si poteva puntare sulla grafica, ma sul divertimento e l'idea. Non esisteva il Multiplayer Online, ma si giocava insieme con i Joystick fianco a fianco. Fra l'altro noi avevamo inventato l'interfaccia che consentiva di collegare 4 Joystick all'Amiga in modo da disputare mega partite tutti insieme.   I giochi di oggi sono molto coinvolgenti. É più difficile realizzarli rispetto a quelli del passato? Dipende dal tipo di gioco. Se parliamo dei moderni PES o FIFA o dei giochi di guerra, si parla di progetti pazzeschi, realizzati da team di centinaia di persone. Però grazie all'iPhone e Android è stata data l'opportunità a piccoli programmatori di guadagnare spazio nel mercato e creare piccoli/grandi progetti interessantissimi e remunerativi.   Di cosa si occupa oggi la vostra azienda, la Dardari Multimedia? Grazie a nostro babbo che nel 1968 fondò una delle primissime TV private italiane (Tele Rubicone), oltre all'informatica, abbiamo sempre avuto la passione per la TV. Dopo anni passati in emittenti locali, io (Francesco) e Marco abbiamo fondato Dardari Multimedia. Produciamo video, documentari, spot (se ne vedono anche su canali nazionali), ecc. Davide invece è docente e ricercatore presso l'Università di Bologna e Cesena, ha collaborato anche con l'Agenzia Spaziale Europea e numerosi altri progetti. Navigando sullo Store della Apple ho visto che sono disponibili "Over the Net" e "Beach Volley Pro".     Dite la verità: volete conquistare le nuove generazioni come avete fatto con quelle vecchie? Tutto è iniziato (ancora) per gioco. Con l'avvento dell'iPhone, facendo qualche prova con l'SDK, viste le richieste di qualche fan e l'opportunità che offre l'AppStore, niente supporti fisici, niente scatole e la possibilità di realizzare titolo anche senza avere team di 100 persone, mi sono attivato per realizzare "Over The Net" per iPhone, con l'aiuto iniziale di Davide visto che la parte dell'intelligenza del gioco scritta in C è ancora attualissima! Nel 2010 è uscito il primo titolo. In questi anni poi ne ho fatte diverse versioni da solo, cambiando anche nome. "Beach Volley Pro" è il più diffuso. Ho fatto anche un Beach Tennis (che nelle nostre spiagge è uno sport diffusissimo) e ultimamente una versione tutta in 3D del Beach Volley compatibile sempre per iPhone e iPad, ma anche per l'Apple TV. E anche qui ci siamo tolti parecchie soddisfazioni visto che abbiamo superato i 3 milioni di downloads.   State preparando qualche videogioco nuovo? Lo confesso... si, ho altro in cantiere ma... ci lavoro di notte e le energie non sono più quelle di una volta. Lo faccio ancora quasi a "tempo perso" e da solo. Ma entro l'anno qualcosa sicuramente uscirà. La voglia e la passione sono sempre al massimo!Grazie di cuore e un saluto a tutti gli appassionati, vecchi e giovani!   Ringraziamo i Fratelli Dardari per questa splendida intervista e per averci fornito le foto inserite nell'articolo
Mistero australiano: Picnic at Hanging Rock!
Giugno 05
Australia, 1900. È il giorno di San Valentino. Le ragazze che frequentano l’Appleyard College hanno in programma un picnic vicino Hanging Rock, una zona rocciosa dell’entroterra australiano a circa 50 chilometri da Melbourne. Quello che non sanno è che non tutte torneranno e chi lo farà non sarà più come prima. Ha debuttato ieri sera su SKY Atlantic (canale 110) la miniserie Picnic at Hanging Rock, tratta dall’omonimo romanzo di Joan Lindsey del ’67, da cui era già stato tratto un film nel ’75 (il regista era Peter Weir, lo stesso di L’attimo fuggente e The Truman Show). I 6 episodi della serie diretta da Michael Rymer promettono un’altissima dose di mistero: tutta la comunità della piccola Woodend si porrà sulle tracce delle ragazze scomparse, cercando di cavare quante più informazioni possibili alle poche che sono ritornate e che appaiono così sconvolte da far pensare a un evento realmente drammatico. Sarà quindi impossibile non cercare maggiori informazioni sulla misteriosa direttrice del College, la signora Appleyard, e sul suo fumoso passato. In un cast di semisconosciuti spiccano per talento Lily Sullivan, che interpreta Miranda Reid, studentessa ribelle cresciuta in campagna con quattro fratelli, e la magnetica e brillante Natalie Dormer (Margaery Tyrell del Trono di Spade), che interpreta l’imperscrutabile e severa direttrice in modo sublime. Ma sono il mistero e la suspense a fare da padroni in questa serie che prende davvero tanto. Tuttavia, prima di correre in Australia, vediamo di capire cosa è successo.Link alle foto: https://www.genremag.com/2018/05/genre-tv-grid-week-of-may-20-2018-natalie-dormer-stars-in-remake-of-picnic-at-hanging-rock/https://www.wired.it/play/televisione/2018/05/07/picnic-a-hanging-rock-serie-tv-anteprima-due-puntate/https://www.cinematographe.it/serie-tv/picnic-at-hanging-rock-programmazione/?doing_wp_cron=1528183941.5020999908447265625000
"13 Reasons Why" alla seconda
Maggio 31
La serie tv statunitense 13 Reason Why creata da Brian Yorkey e basata sul romanzo 13 di Jay Asher, è arrivata finalmente alla seconda stagione, ed è stata rilasciata sulla piattaforma streaming on demand di Netflix il 18 maggio scorso.   Un'attesa estenuante per i fan, che fin dall'uscita della prima stagione, il 31 Marzo del 2017, non hanno fatto altro che fantasticare su come si potesse snodare la seconda. Il successo è stato clamoroso e totalmente inaspettato. La serie, che tratta argomenti molto attuali come la violenza sessuale, il bullismo, l'omossessualità e il suicidio, è stata comunque terreno di controversie e accese discussioni che hanno portato alla luce il problema dell'estrema esplicitazione di tali temi. La storia difatti parla di una piccola cittadina americana che improvvisamente viene sconvolta dal suicidio di una ragazza, Hannah Baker (Katherine Langford). L'intera narrazione, da quel momento in poi si snoderà attorno ad un ragazzo, Clay Jensen (Dylan Minnette), che cercherà di scoprire grazie a sette nastri registrati da Hannah e lasciati sul suo davanzale di casa, le tredici ragioni che l'hanno spinta al suicidio.     Critiche fondate quelle rivolte alla serie? È quasi impossibile che tanto clamore non attiri di conseguenza anche tante critiche. Nonostante i numerosi elogi da parte della maggior parte degli utenti, non si è potuto fare a meno di rilevare anche una certa pesantezza dei temi (trattandosi comunque di una serie televisiva per ragazzi).   Si deve in ogni modo tener presente che purtroppo questa è la realtà che ci si presenta davanti agli occhi, e censurarla sicuramente non giova affatto. A questo punto bisognerà solo iniziare la "maratona" della seconda stagione e stare a vedere come si evolverà la storia di Hannah Baker. Di una cosa però chi ha già vissuto la prima stagione può essere certo: le cassette registrate e lasciate da Hannah sono state solo l'inizio di un incubo che si rivelerà ben più grande.                   Link alle immagini originali:  http://www.telefilm-central.org/13-reasons-why-tredici-domande-seconda-stagione/ http://moviemagazine.it/13-reasons-why-tredici-2-hannah-baker/ http://leganerd.com/2018/05/01/13-reason-why-ecco-quando-arrivera-la-seconda-stagione/
Il meglio del web sul royal wedding!
Maggio 29
Ebbene sì, miei cari e care fans del maschio ginger: sua altezza reale, il Principe Harry, è convolato a giuste nozze, ponendo fine al suo quindicennio di simpatici balordi. L’avvenente lentigginoso di casa Windsor ha finalmente scelto di mettere la testa a posto. E quale modo migliore, se non accasandosi con una giovane e conturbante attrice afroamericana? Meghan Markle sembra proprio aver conquistato il cuore di tutti i reali (tranne della cognata; ma Kate, sorella, abbiamo parlato del tuo matrimonio per dieci anni, basta, no?). Tuttavia, la neo duchessa di Sussex non è stata adorata solo da Buckingam Palace; il popolo del web ha deciso di esprimere il suo entusiasmo per le nozze nel modo più caloroso possibile. Ecco, quindi, una cascata di meme a rendere il matrimonio meno royal e tanto social!   Cominciamo con la foto che paragona l’abito indossato da Pippa Middleton, sorella della duchessa di Cambridge, al rivestimento della lattina dell’Arizona Iced tea.     Come dimenticare l’ex fidanzata di Harry, ritratta in ogni sua minima espressione e sottotitolata nei modi più svariati: dal classico “potevo esserci io”, fino al rimorso sulle performance a letto, forse non abbastanza fantasiose per garantirsi l’altare!     Non avrebbe potuto mancare un accurato focus sugli outfit da cerimonia; da Victoria Beckam, opportunamente accostata a Mercoledì Addams, ai commenti sui fantasiosi cappelli delle invitate, spesso paragonati a volatili in stato di coma.     Non possiamo che augurare ai neosposini una vita felicissima; oltre che molto social, per la gioia dei nostri click!       Link alle foto: https://pagesix.com/2018/05/19/pippa-middletons-royal-wedding-dress-draws-arizona-iced-tea-comparisons/   https://www.giornalettismo.com/archives/2662165/ex-fidanzata-principe-harry-lettera   http://time.com/5290264/victoria-beckham-gushes-royal-wedding/    

Napoli, ci risiamo!

Lunedì, 15 Settembre 2014 18:17 Pubblicato in Calcio

De Guzman show. Il Napoli riparte dal Campionato

Lunedì, 01 Settembre 2014 10:58 Pubblicato in Calcio

2-5 al Ferraris. Super goleada per gli azzurri

Lunedì, 12 Maggio 2014 14:59 Pubblicato in Calcio

Pari a San Siro. Gli azzurri blindano il terzo posto

Domenica, 27 Aprile 2014 08:59 Pubblicato in Calcio

Callejon fa, Reina disfa. E' 1-1 al "Friuli"

Martedì, 22 Aprile 2014 12:14 Pubblicato in Calcio

Flop Napoli. Parolo "rispegne" l'entusiasmo azzurro.

Lunedì, 07 Aprile 2014 17:05 Pubblicato in Calcio

Danno e beffa al San Paolo. Ora la viola fa più paura.

Lunedì, 24 Marzo 2014 19:25 Pubblicato in Calcio
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