Io, Leonardo sospeso tra scienza e astrattismo

  Un viaggio introspettivo, in cui Leonardo si confronta con se stesso, attraverso rendez-vo...

Tall Girl: sfatiamo il mito 'altezza mezza bellezza'

Le ragazze, si sa, spesso si concentrano solo ed esclusivamente sui propri difetti: qualche chilo di...

Leo Ortolani, Due figlie e altri animali feroci: la difficile vita di un neo genitore!

La strana avventura di Leo ortolani, “Due figlie e altri animali feroci”, in realtà non è un’opera i...

George R. R. Martin: buchi di trama nel Signore degli Anelli!

Un tempo il derby era tra i fan del Signore degli Anelli e quelli delle Cronache di Narnia. Ora se s...

Slum Dunk: Restyled edition, finalmente l'attesa è finita!

Era il 1990 quando l’NBA ha fatto conoscere al mondo giocatori di basket che hanno fatto la storia d...

Il 29 novembre esce Pink Floyd The Later Years

L'ultimo quadrimestre del 2019 sarà un periodo ricco di novità musicali, non solo perché usciranno...

Ultimi Articoli

Previous Next
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
Io, Leonardo sospeso tra scienza e astrattismo
Settembre 18
  Un viaggio introspettivo, in cui Leonardo si confronta con se stesso, attraverso rendez-vous mentali con artisti, politici e perfino con gli apprendisti della sua bottega. La comprensione dello sviluppo intellettuale, emozionale e spirituale del Genio del 400 è affidata alla voce profonda di Francesco Pannofino che da perfetto cicerone conduce lo spettatore ad analizzare il pensiero, la genesi delle opere ed eventi che hanno rivestito importanza fondamentale nella vita dell’ artista. La voce della mente e della coscienza diviene essa stessa protagonista in quanto dialoga, conversa soffre e gioisce insieme a Leoardo cercando di contestualizzare i pensieri e renderli comprensibili. Ma non si tratta solo di un film storico, infatti il sapiente uso di computer grafica, animazioni e proiezioni permette al pubblico di entrare a far parte delle visioni e delle epifanie, tant’è vero che alcune invenzioni scientifiche che nella realtà non hanno mai visto la luce, nella storia prendono magicamente forma si animano, e si mettono in funzione. I veri protagonisti di questo film sono appunto la mente e il genio di Leonardo, che fungono da ponte con il mondo esterno, i luoghi natali, paesaggi bucolici, la Valdarno,la città di Milano fino a giungere a Parigi, dove il pubblico può scoprire la nascita di opere quali  La Gioconda, L’Ultima Cena, L’Uomo Vitruviano  la Dama con Ermellino e molte altre. La pellicola discosta totalmente dai soliti schemi dei docufilm, La struttura narrativa e la fotografia rendono questo film innovativo e stravagante,in quanto è proprio la mente di Leonardo a condurre chi osserva nella storia, prendendo forma e vita e donando un ritratto di Leonardo che va al di là dell’inventore, del pittore e del genio, mostrandolo in vesti umane. Questa struttura narrativa particolare mostra e mette a confronto tre diverse tipologie di spazi mente –ricordo - natura. Il primo spazio inerente la mente viene rappresentato come uno spazio chiuso, un luogo in cui le pareti girano su loro stesse e il tetto si apre proiettandola verso l’universo, creando una connessione con lo spazio del ricordo e quello della natura. Lo spazio del ricordo muta e si evolve ogni qual volta una reminiscenza viene evocata, queste contestualizzazioni fanno si che in Leonardo prendano vita personaggi, si materializzino ambientazioni e opere distinte. Quando ciò avviene lo spettaore si ritrova al di fuori dello studio, vivendo la scena evocata dal ricordo insieme a Leonardo. Lo spazio della natura è strettamente connesso con i luoghi in cui è cresciuto e vissuto divenendo elemento essenziale per tutto ciò che ruota attorno le sue percezioni e i suoi studi al punto che la definisce ” Maestra dei maestri”. Anche i dialoghi sono significativi,considerando il fatto che esclusivamente ricavati da scritti autografi estrapolati per lo più dal “Trattato della Pittura” cosi come gli oggetti di scena, le ricostruzioni ambientali e i vari oggetti fedelmente riprodotti dai disegni di Leonardo. Leonardo è interpretato da Luca Argentero che lo ricorda nei tratti e nell’ aspetto. Nella pellicola viene rappresentato come un uomo 35enne capelli ondulati e delicato nei tratti, descritto dai biografi come affabile gentile ed elegante oltre che di straordinaria bellezza, un’ immagine molto lontana dal viso invecchiato e malinconico che di solito si attribuisce al suo autoritratto, il quale sembra essere in realtà uno studio datato tra il 1490 e il 1495 periodo del cenacolo. La bella Cecilia Gallerani musa della “Dama con ermellino” e giovante amante a soli 16 anni di Ludovico il moro è portata in scena da Angela Fontana che con il candore della sua pelle e i tratti delicati incarna a pieno la bellezza della nobile feudataria. La regia del film è affidata al regista Jesus Garces Lambert già noto al pubblico per il documentario “Caravaggio L’anima e il sangue”. Il fil Io, Leonardo sarà in programmazione al cinema il 2 ottobre. immagini di D.Foti
Tall Girl: sfatiamo il mito 'altezza mezza bellezza'
Settembre 18
Le ragazze, si sa, spesso si concentrano solo ed esclusivamente sui propri difetti: qualche chilo di troppo, quei brufoli persistenti, il naso pronunciato, il contorno labbra irregolare, le doppie punte e magari anche un’altezza limitata. E allora eccoci a soffrire su tacchi esagerati nella speranza di poter guardare negli occhi le persone che ci circondano perché si dice sempre che l’altezza costituisca già metà della bellezza. Ma siamo sicure che essere alte sia davvero così bello? Un radicale cambio di prospettiva ce lo dà proprio Tall Girl, una nuova commedia inserita sul catalogo Netflix lo scorso 13 settembre. Jodi (Ava Michelle), la protagonista, è una liceale alta ben 185 cm, che deve affrontare quotidianamente le conseguenze di ciò: essere perennemente la più alta tra le ragazze e spesso anche tra i ragazzi, ma soprattutto ascoltare ogni giorno battutine e frecciatine che, a lungo andare, minano la sua autostima. Le cose cambiano quando arriva a scuola Stig (Luke Eisner), ragazzo svedese alto quanto lei e soprattutto tremendamente affascinante. Ma le cose non andranno come Jodi immagina… Una commedia che si lascia guardare piacevolmente, ben strutturata e con un cast quasi esclusivamente young che però non ha nulla da invidiare agli adulti. Certo, le dinamiche liceali sono una storia già nota, ma l’originalità sta nel fatto che il tema dell’accettazione di se stessi nasce dall’altezza della protagonista (di solito in questi film c’è sempre una ragazza secchiona ma sotto sotto bellissima oppure un giovane che deve fare i conti con la propria omosessualità). Inoltre bisogna notare che non solo Jodi deve imparare ad accettare se stessa e divenire padrona del proprio destino, ma anche chi le sta intorno, in particolare l’amico di sempre Jack “Dunkleman” (Griffin Gluck) – che dovrà scrollarsi di dosso l’etichetta di spasimante timido e goffo – e il bel Stig – che deve ritornare in sé dopo essersi smarrito, accecato dalla popolarità acquisita nella nuova scuola. Link alla foto: https://www.playblog.it/il-film-netflix-tall-girl-quando-laltezza-e-un-problema/
Leo Ortolani, Due figlie e altri animali feroci: la difficile vita di un neo genitore!
Settembre 14
La strana avventura di Leo ortolani, “Due figlie e altri animali feroci”, in realtà non è un’opera inedita, come qualcuno poco esperto potrebbe pensare, ma bensì un racconto che è stato già pubblicato nel 2011 dalla  casa editrice Sperling & Kupfer. Il libro non è stato ristampato e pertanto è stato molto difficile trovarlo in commercio, finché la Bao Publishing, che già collabora con Ortolani, ha deciso di mandare in stampa il libro.   Ogni pagina è intrisa dell’umorismo pungente e del sarcasmo a cui Ortolani ci ha sempre abituati e che ormai sono il suo tratto distintivo per eccellenza. Non è il classico graphic novel, ma di un racconto intenso scandito da qualche disegno di tanto in tanto. Quest’avventura inizia nel 2010, quando l’autore e sua moglie hanno deciso di affrontare il calvario dell’adozione internazionale, volando per la prima volta a Calì dove hanno conosciute Lucy Maria e Johanna, due bambine di 3 e 4 anni. Due figlie e altri animali feroci è un’opera in cui l’autore si mette completamente a nudo raccontando, eviscerando, quest’esperienza che gli ha stravolto completamente la vita. Le pagine sono “impregnate” dalla sua ansia dovuta soprattutto alla sua incapacità iniziale di comunicare con le sue figlie, dato che non sapeva parlare spagnolo e dalla stanchezza fisica, perché Lucy Maria e Johanna sono due uragani!   In un’intervista Ortolani ha detto: “Mi secca, pensare che queste bimbe abbiano già fatto delle cose e io non c’ero. Sono geloso di questo loro passato che non conosco. Di chi le ha viste nascere, di chi ha guidato i loro primi passi, di chi ha sentito le loro prime parole… Non mi starò mica innamorando, eh?! Se mi innamoro…è finita.” Questa nuova versione dell’opera si è arricchita di 50 pagine a fumetti inedite rispetto alla precedente, che tuttavia non sono collegate alla trama principale, quasi come se abbia voluto riempire il volume e renderlo forse più appetibile per il pubblico.       Link alle immagini: https://anime.everyeye.it/articoli/first-look-due-figlie-e-altri-animali-feroci-15211.html  -  https://leortola.wordpress.com/2012/10/24/post-celere/  -   -  https://leortola.wordpress.com/category/due-figlie-e-altri-animali-feroci/
George R. R. Martin: buchi di trama nel Signore degli Anelli!
Settembre 13
Un tempo il derby era tra i fan del Signore degli Anelli e quelli delle Cronache di Narnia. Ora se si parla di fantasy non si può non fare i conti col Trono di Spade ed è giusto così. La notizia del giorno è che proprio l’autore di quest’ultima opera ha rivolto delle critiche al lavoro di Tolkien. George R. R. Martin ha infatti espresso la sua opinione secondo cui nella trilogia tolkeniana ci sarebbero molti buchi di trama. No, non si riferisce al noto dilemma delle aquile (ovvero: perché Gandalf non sfrutta subito le aquile risparmiando mesi di stenti e fatiche alla compagnia? Se fosse andata così, però, non avremmo avuto uno dei capolavori della letteratura del Novecento), ma pone la sua attenzione al finale dell’opera. In questo si dice che Aragorn diviene re e governa saggiamente per cento anni. Martin si chiede come possa essere possibile concludere in modo così sbrigativo l’opera. In particolare l’autore delle Cronache del ghiaccio e del fuoco è sicuro che l’ex ramingo abbia dovuto affrontare delle situazioni problematiche, se non spiacevoli: ad esempio, che fine fanno tutti gli orchi? Vengono inseguiti e trucidati dagli uomini di Aragorn? O vengono riabilitati? Senza dubbio si tratta di domande che non avranno mai una risposta, salvo la scoperta di nuovi scritti tolkeniani. Tuttavia, a modestissimo parere di chi vi parla, si tratta di domande relativamente di scarsa importanza. L’opera trattava delle vicende dell’anello del potere, che è stato distrutto quando Aragorn diviene re. Il finale mostra la conclusione della vicenda della compagnia dell’anello. Tutto ciò che viene dopo dovrebbe far parte di un’altra opera, non del Signore degli Anelli. Magari la preoccupazione di Martin è che la serie sull’opera tolkeniana attualmente in lavorazione venga fatta bene e questo è il suo modo di dare un suggerimento? Staremo a vedere! Link alla foto: https://www.lascimmiapensa.com/2019/09/13/george-martin-tolkien-signore-degli-anelli/
Slum Dunk: Restyled edition, finalmente l'attesa è finita!
Settembre 12
Era il 1990 quando l’NBA ha fatto conoscere al mondo giocatori di basket che hanno fatto la storia di questo sport, per citarne alcuni, Michael Jordan, Shaquille O’Neal, Larry Bird. Era sempre il 1990 quando in Giappone Takehiko Inoue  pubblica sulla rivista Weekly Shonen Jump le prime pagine di Slam Dunk, uno dei fumetti più apprezzati ancora oggi dopo 30 anni.     Oggi 12 settembre esce in tutte le fumetterie Slam Dunk: Restayled Edition , in una nuova versione rivista e corretta rispetto all’originale, conterà da 20 volumi e non 31 come la prima edizione ed avranno della copertine nuove di zecca e nuove traduzioni (come ogni nuova edizione che si rispetti). Slam Dunk è una pietra miliare nel mondo dei fumetti perché è stato tra i primi a mettere in risalto il problema del bullismo, ancora molto attuale, e l’isolamento adolescenziale che ne consegue. Ha portato alla ribalta un nuovo modo di raccontare uno sport, stravolgendo i registri a cui ci si era abituati fino ad allora e influenzando anche altri sensei a fare lo stesso, dando vita a veri capolavori come ad esempio Holly & Benji.     Non sono in molti a sapere che il sensei Inoue scelse di raccontare una storia incentrata sul basket andando in conflitto con il suo editore, che gli aveva sconsigliato in modo categorico di farlo. Lo fece tra l’altro per uno dei motivi più banali: al liceo usò il basket per conquistare le ragazze. Non è un caso se ci sono molte somiglianze con l’incipit del manga?       Link alle immagini: http://comics.panini.it/notizie/articolo/slam-dunk/  -  https://anime.everyeye.it/articoli/speciale-slam-dunk-basket-come-maestro-manga-takehiko-inoue-45298.html  -  https://en.wikipedia.org/wiki/Slam_Dunk_(manga)
Il 29 novembre esce Pink Floyd The Later Years
Settembre 08
L'ultimo quadrimestre del 2019 sarà un periodo ricco di novità musicali, non solo perché usciranno album totalmente inediti, come quello di Franco Battiato, "Torneremo ancora", previsto per la metà di ottobre, ma sugli scaffali troveremo cofanetti in edizione deluxe di dischi "già sfornati", come l'imminente Abbey Road e come il "Pink Floyd The Later Years" che racchiude l'attività degli ultimi 35 anni del gruppo capitanato da David Gilmour. Questo scrigno, è proprio il caso di dirlo, sarà disponibile il 29 novembre e conterrà 5 CD, 6 Blu-Ray e 5 DVD al cui interno ci saranno anche 13 ore di musica totalmente inedita. Tutto un lavoro supervisionato da David Gilmour ed Andy Jackson. I fans potranno riascoltare, in versione rimasterizzata, gli ultimi tre album registrati in studio - A Momentary Lapse of Reason, The Division Bell e The Endless River - , i live ufficiali usciti tra il 1988 e il 1995, Delicate Sound of Thunder e Pulse e due concerti eseguiti dal vivo a Venezia nel 1989 quello di Knebworth nel 1990.   Finalmente questi due concerti entreranno nel mercato ufficiale e non ci sarà più bisogno di ricorrere ai bootleg che per anni hanno invaso le bancarelle delle fiere del disco. Stranamente nel cofanetto non ci sarà nessuna traccia dell'ultima esibizione dei Floyd tenutasi sul palco del Live 8 nel 2005, ma invece video musicali inediti, tra cui il documentario di Endless River, tracce bonus e un libro che include immagini rare, artwork e testi.   La musica dei Pink Floyd fa respirare una serie di emozioni, come il desiderio di viaggiare con la mente e la voglia di riscattarsi da un sistema che ci vuole soli ed emarginati, perciò i puristi storcono il naso per il fatto che l' ultima fase di vita della band vede l'assenza di Roger Waters che per molti è stato il vero genio dietro al gruppo, l'unico in grado di dare forza e animo ai tappeti musicali ideati da Dave Gilmour e da Richard Wright. Invece non bisogna dimenticare che nel momento in cui la band passa tra le mani del chitarrista il successo planetario proseguirà. Gli album in studio sono successi commerciali e ogni concerto è sold out sopratutto perché i Pink Floyd non hanno mai avuto bisogno di un frontman che li facesse contraddistinguere perché ciò che ha sempre contraddistinto i Pink Floyd è loro musica     L'immagine è stata presa dal sito ufficiale dei Pink Floyd  
Tredici: la terza stagione - Ma perchè?
Agosto 27
Chi ha ucciso Bryce Walker? Non c’è pace alla Liberty High School, il liceo frequentato dai protagonisti della serie Tredici (13 reasons why, in originale). La serie aveva debuttato nel marzo 2017 su Netflix con la prima stagione, con cui abbiamo assistito agli eventi seguiti al suicidio di Hannah Baker (Katherine Langford), la quale ha però registrato delle cassette, prima di morire, in cui esprimeva tutta la sua sofferenza ed esponeva i suoi tredici motivi per morire. Ne era poi seguita nel maggio 2018 la seconda stagione in cui si era finalmente giunti al processo, alla resa dei conti e alla scoperta di molti retroscena. Siamo ora alla terza stagione, caricata su Netflix lo scorso 23 agosto. Come vi ho anticipato, Bryce Walker (Justin Prentice) muore e gli episodi ruotano intorno alle indagini della polizia e al modo in cui i nostri beniamini affrontano tutto ciò, sempre con un occhio di riguardo per Clay Jensen (Dylan Minnette). Gli ingredienti sono sempre gli stessi, il modus operandi c’è e quindi è fondamentalmente una buona stagione, che si fa guardare con notevole interesse: il cast è fenomenale, la trama è interessante, i colpi di scena dosati nel punto giusto, la fotografia è impeccabile, ecc. Ma c’è una nota stonata, qualcosa che non va. Il problema sta proprio alla base: perché questa stagione? La serie prendeva il nome dalle tredici cassette di Hannah e non basta conservare invariato il numero di episodi. A modestissimo parere di chi vi parla si è persa un po’ la vera ragion d’essere della serie. Tutto il caso di Hannah è stato concluso. Ora stiamo raccontando un’altra storia. Con gli stessi personaggi, ok, ma un’altra storia. Nonostante ciò la serie è stata rinnovata per una quarta stagione, che però sarà l’ultima. Ci aspettiamo un finale col botto! Link alla foto: http://www.ansa.it/sito/notizie/cultura/tv/2019/08/06/tredici-vira-sul-mystery-nuovo-omicidio_4ec16279-8d39-4c55-8fd9-f91af3accc66.html
Governo's Greatest Hits vol. II
Agosto 24
Alla fine del 2018 pubblicammo un articolo sull’operato del governo (fai clic qui per leggerlo), e speravamo di riuscire a fare lo stesso anche per il 2019, un anno che si prospettava davvero meraviglioso! Tuttavia il destino, cinico e baro, ha voluto che l’esperienza di questo esecutivo (che senz’altro passerà alla storia come uno dei migliori, se non IL migliore della Repubblica Italiana) si interrompesse bruscamente in un caldo pomeriggio di agosto.   Eppure, in questi mesi i nostri eroi sono riusciti a fare tanto per il Paese, quindi ci sembra giusto omaggiarli con un articoletto vergin di servo encomio, e che dice solo la verità, tutta la verità e nulla più che la verità (baciando la Bibbia).   Un piccolo suggerimento: mettete il tema principale del film Missing (scritto da Vangelis) come colonna sonora per massimizzare l’esperienza.   Ci siamo? Partiamo!   Accise: magari con un po’ di ritardo rispetto a quanto detto in campagna elettorale, ma il Ministro Salvini ha mantenuto la promessa e ora il prezzo del carburante è tornato a livelli accettabili. D’altronde questo era il primo passo per preparare l’Italia al   Boom economico di cui parlava il ministro Di Maio. E i fatti gli hanno dato ragione: ci sentiamo già molto anni ‘60, anzi, sapete che facciamo? Andiamo in spiaggia con la nostra bella FIAT 600 con autoradio, ma attenzione! Che la radio trasmetta almeno una   Canzone italiana ogni tre! D’altronde chi tra noi, dopo aver ascoltato, che so, Stairway to Heaven, Child in Time e Another Brick in the Wall non ha voglia di rilassarsi con Felicità? Grazie alla Lega per questa illuminata e per nulla anacronistica proposta. E chi se non i nostri amici in verde poteva avere un’idea simile? Beh, con un Ministro   DJ solo loro, ovvio. E basta con le critiche al nostro Matteo Nazionale (che mica è l’altro, eh!): non ha fatto altro che avvicinare i giovani al nostro inno e a ciò che esso rappresenta: il verde dei mojito, il bianco della sabbia e il rosso della pelle abbronzata delle cubiste del Papeete Beach! Ma se a voi piace la vecchia politica (un po’ da kasta!!!111!!!, diciamocelo), quella dei palazzi, delle scartoffie e delle riunioni al chiuso, pensate a come Matteo ha gestito le varie   Emergenze umanitarie: con coerenza, ma fermezza. Ha detto che non si scendeva? E infatti nessuno è sceso sull’italico suolo da quelle brutte navi negriere che prelevano le persone dai villaggi vacanze in Libia e le portano qui. Nemmeno uno. Ma cambiamo argomento e parliamo dei social, più precisamente di   Facebook, e del ban sulla pagina del Capitano per chi digitava le parole “quarantanove” e “milioni” nella stessa frase. Giustissimo, perché c’è altro a cui pensare che questi quattro spiccioli, e poi i social si usano per cose serie, come il selfie col   Gatto, definito come “nuovo amico” dal leader della Lega.     L’unico problema è che il micio non sembrava gradire, scatenando l’ilarità dei radical chic, dei sisnistroidi buonisti e dei rosiconi da centro sociale. In attesa di nuove e più rigide regole per chi manchi di rispetto al Capitano, auspichiamo l’intervento immediato della crocchet-polizia per ridurre le razioni giornaliere dell’impertinente felino, e magari fargli passare un paio di notti in gattabuia… ma una seria, non come gli   Hotel a mille stelle in cui vengono alloggiati i migranti, eh! Ma spostiamoci su uno dei protagonisti assoluti dell’articolo dell’anno scorso e cioè, l’unico, inimitabile, inarrivabile Danilo Toninelli che ha praticamente ammesso la sua   Ignoranza del Def durante un’intervista con Gianni Floris. Vistosi irrispettosamente incalzare dall’inopportuno inquisitore, il mitico Danilo ha stupito tutti con una mossa à la Castelli, ricorrendo al più classico dei «Questo lo dicono i tecnici». Poco importa che questi ultimi siano proprio quelli del governo! Sofismi. Mistificazioni. Ma restiamo sul nostro Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti preferito che si vanta di possedere una   Jeep Compass Diesel dopo aver coraggiosamente difeso la scelta del suo ministero di dotarsi di una flotta di auto blue elettriche. Chissene! Più monossido di carbonio per tutti! E poi, viaggiare col jeeppone è meglio: pensate di dover andare all’Oasi di   Kufra a Sabaudia e… ma… dove sono le folle esultanti? Le turbe adoranti? Questo è quello che deve essersi chiesto il povero Salvini lo scorso 7 agosto trovando la struttura praticamente vuota. Un’azione di disturbo ordita da Renzi e dalla Boschi, senza dubbio alcuno. Lapalissiano. Come la falsità dello sbarco sulla   Luna, chiedere a Carlo Sibilia, Sottosegretario di Stato del Ministero dell’Interno. Che dite? Terrapiattisti? No TAV? No vax? No TAP? Salite! C’è spazio per tutti! Anche per chi a Pasqua si fa fotografare con un   Mitra in mano. Non sapete di chi possa trattarsi? Fate uno sforzo… La stessa persona che risponde con un secco   No, anzi HET! A chi gli fa domande invadenti e un po’ maleducate su tale Savoini Gianluca o sulla Russia. E basta! Crescete! Se da soli non ci riuscite chiedetelo nelle vostre   Orazioni, dette naturalmente brandendo il Rosario come se foste Simon Belmont. Non sapete chi sia? Meritavate un posto nel governo, allora! Si scherza, si scherza! Non scherza invece uno dei nostri miti assoluti, Paola Taverna, che ha definito alcuni dissidenti del M5S come una   Piccola Pletora di miserabili. Signori, giù il cappello. Tralasciando il modo a dir poco sublime in cui le “l” e le “p” allitterano, è l’accostamento tra “piccola” e “pletora” a fondere in una meravigliosa armonia, quasi una “total and undivided philosophy” termini solo apparentemente lontani: α e ω, sacro e profano, 北斗 e 南斗, Milan e Inter… tutto finisce nel paiolo della mitica Paola. Grazie di esistere. Davvero. Ma facciamo un breve salto in Sardegna, giusto   Quarantotto ore per risolvere il problema del prezzo del latte. Fatto? Perfetto. Avanza tempo per un veloce   Ripensamento sulla festa del 2 giugno. Nemmeno troppo tempo fa non c’era un cappero da festeggiare e invece nel 2019 è diventata una festa per tutti. Che volete? Solo gli stolti, non cambiano mai idea! Chissà, magari anche Virginia Raffaele un giorno smetterà di invocare il Maligno e abbandonerà il   Satanismo, dopo l’increscioso espisodio dell’Ariston in occasione del Festival. Problemi seri, cavoli! Se i nostri ragazzi non ascoltassero tanto heavy metal straniero e ascoltassero più espressioni dell'italico sovranismo come Al Bano, Orietta Berti o Lorella Cuccarini, tanti problemi sparirebbero! Restando in tema Sanremo, come non lodare la proposta di Di Maio di far contare il solo   Televoto a partire dal 2020? Alla faccia dei radical chic buonisti da salotto e dei professoroni che inguaiano l’Italia! Un’altra trovata semplicemente geniale e un’altra spallata ai veri problemi del Paese! E come farlo senza avvicinarsi agli uomini e alle donne comuni? Partendo da tutti coloro che con orgoglio indossano un   Uniforme, ed è proprio per rendere loro il giusto omaggio che Salvini ne ha indossate tante (che Capitano va in giro senza divisa, scusate?) tra cui quella della Polizia, sfoggiata con orgoglio anche alla Camera. Il nostro mitico ministro è stato emulato anche dal collega Bonafede     che in un   Video girato per il ritorno in Italia di Cesare Battisti si è lanciato in una goffa imitazione del ben più esperto Matteo. Voto? 6+, per l’impegno. Così come per quanto riguarda la presunta confusione tra   Washington e Philadelphia e i loro monumenti da parte dell’onnipresente padano. Ammesso e non concesso che abbia scambiato la scalinata del Lincoln Memorial con quella assai meno famosa del Philadelphia Museum of Arts vista nel film Rocky (e se nottetempo Renzi, Boschi, Macron, Merkel e Obama le avessero invertite?), un errore lo commettono tutti! Professoroni arroganti che non siete altro! Incominciano le lettere difficili come la “X” di   Xylella, che da “bufala” è diventata una cosa talmente seria da richiedere contromisure nel Dl Semplificazioni dello scorso gennaio. Lo ripetiamo: solo gli stolti non cambiano mai idea! Ci avviciniamo alla fine perciò dedichiamo un’altra lettera al nostro Toninelli che ha – letteralmente – definito la Sea Watch uno   Yacht. Sì, una di quelle barche alla Abramovich, CR7, ecc. Signore e Signori, un bell’applauso al nostro boccoluto amico che esce di scena (?) alla grandissima. E anche noi, ci apprestiamo a fare l’inchino ai nostri lettori e a lasciarli con la “Z” del Mandato   Zero, una perla di rara bellezza. Una capriola degna del miglior e più spericolato luchador messicano quella con cui Di Maio ha rivoluzionato la matematica e il diritto, dopo aver pensato negli anni precedenti alla storia (Pinochet), alla geografia (Matera) e a chissà quali altre cose che non possono rientrare negli angusti limiti di questa sede.   Prima di chiudere, un pensiero a tutte quelle voci che non ce l’hanno fatta: in ordine rigorosamente alfabetico, una piccola rappresentanza:   la Agrigento-Caltanissetta, la Coca-Cola a scuola, il Decino di Zio Paperone, la Moto d’acqua, il Reggiseno di Carola Rackete, la Zingaraccia.   Viva MAIGENERESCION! Viva l’Italia!             Link alle immagini originali:   https://www.ligurianotizie.it/cronaca-di-una-crisi-di-governo-annunciata-conte-la-colpa-e-di-salvini/2019/08/21/345794/ https://notizie.virgilio.it/salvini-foto-gatto-virale-ironia-688117 http://www.today.it/politica/bonafede-divisa-polizia-penitenziaria-polemica.html
Torna Rino Gaetano con “Ahi Maria 40th”.
Agosto 13
Da quest'estate si ha l'occasione di ascoltare la compilation di Rino Gaetano "Ahi Maria 40th", una raccolta che, a differenza di quelle precedenti, ha il pregio di aver avuto il placet della famiglia del cantante e dei suoi discografici.Il cofanetto, disponibile in 4 CD o in 2 LP, accompagnato da un libro di 40 pagine, contiene oltre alle interpretazioni del cantante calabrese anche quelle di vari interpreti che hanno voluto omaggiarlo. Le canzoni di Rino Gaetano piacciono alle nuove generazioni, non solo perché a distanza di 40 anni risultano ancora fresche ed orecchiabili, ma perché lui ha saputo esprimere il disagio della società italiana degli anni '70, che, guarda caso, è lo stesso disagio della società odierna.Ha avuto la capacità di raccontare gli esclusi e gli emarginati e, senza cadere nel pietismo, la loro solitudine. È stato anche capace di cantare, con sarcasmo, un proletariato volto al consumismo, ma schiacciato dai dominanti e, senza mai scadere nel populismo, i vizi di un'Italia corrotta. Nelle sue canzoni non si è mai nascosto dietro un "si dice", ma si è sempre rivolto direttamente al politico di turno o ai vari personaggi che lui "non reggeva più".Oggi è un mito, ma i suoi contemporanei lo ritennero semplicemente un cantante non-sense, un guitto da palcoscenico che cantava canzonette contro tutti e tutto. La sua sincerità lo rese antipatico ad una certa critica che gli remò contro con un atteggiamento che invece non usò nei confronti di Gaber e di De Andrè, artisti che pure criticavano la società. In pochi lo capirono. Sono dovuti passare parecchi anni prima che si comprendesse il suo genio artistico. Paradossalmente lui stesso aveva profetizzato il fatto che le sue canzoni sarebbero state cantate dalle future generazioni.Aveva ragione! Qui la tracklist completa: CD 1 GiannaSfiorivano le violeSupponiamo un amoreSpendi spandi effendiBerta filavaE io ci stoResta vile maschio dove vaiE cantava le canzoniRare tracceMio fratello è figlio unicoAd esempio a me piace il sudA mano a mano CD 2 AidaNel letto di LuciaMetà Africa metà EuropaLa festa di MariaCogli la mia rosa d'amoreE la vecchia salta con l'astaAhi MariaNuntereggae piùEscluso il caneSu e giùA KhatmanduAida (Q Concert) CD 3 Ma il cielo è sempre più bluVisto che mi vuoi lasciareIo scriveròFontana chiaraRositaTu, forse non essenzialmente tuAnche questo è sudPing pongI tuoi occhi sono pieni di saleSolo con ioLe beatitudiniAida (Live) (Tour In Città Band) CD 4 Ma il cielo è sempre più blu (Giusy Ferreri)Sfiorivano le viole (Daniele Silvestri)Aida (Gianluca Grignani)Le beatitudini (Simone Cristicchi)Escluso il cane (Fabrizio Moro)E cantava le canzoni (P.F.M.)Mio fratello è figlio unico (live) (Rino Gaetano & I Crash)E Berta filava (Live)Spendi spandi effendi (live)Ma il cielo è sempre più blu (Live) (Rino Gaetano & I Crash)Aida (Live)Ahi Maria (demo)   La foto di copertina è stata presa dalla pagina FB di Rino Geatano
Una nuova voce sta “spaccando” sui social: Augusto Zarrillo.
Agosto 08
Tra le nuove e promettenti leve musicali campane teniamo d'occhio il giovane casertano Augusto Zarrilo, classe 1997, che sicuramente ha tutte le qualità per farsi conoscere dal grande pubblico. Su Youtube si può apprezzare il suo primo videoclip, autoprodotto, girato a Francolise, About Your Choice, (clicca sul nome del brano per visualizzarlo), che in pochi giorni ha raggiunto quasi le 2000 visualizzazioni. È un bell'inizio se si considera che alle sue spalle non ci sono né grosse etichette discografiche né talent show che riescono a spianare la strada ai propri artisti. Alle spalle di questo talento c'è solo la sua musica, una musica che ricorda certamente l'atmosfera Punk e Grunge, ma senza quella carica di rabbia autodistruttiva che contraddistingue questi due generi musicali. Il suo brano, musicalmente, ha uno stile personale ed elegante, ed è accompagnato da un testo che vuole essere un rifiuto ad accettare un destino predeterminato, un inno alla libertà di scelta contro qualunque condizionamento od ostacolo. Così bella è la scelta di affidare il ruolo di protagonista femminile ad una ragazza affetta da fibrosi cistica, che combatte quotidianamente le sue personali battaglie per "L'aria, la vita" ed è testimonial di varie campagne a favore della ricerca sulle malattie genetiche: Carmina Valentino. Abbiamo dialogato con Augusto perché ci interessava conoscerlo meglio per poterlo presentare ai nostri lettori a 360 gradi.   • Ciao Augusto, sei molto giovane, ma la tua musica sembra molto matura. Ci parli del tuo background musicale e delle tue influenze musicali?Ho ascoltato e ascolto di tutto; apprezzo vari generi, tra i quali il pop-punk e il grunge, le chiamerei "radici", piuttosto che "influenze", di in un mio sound originale, come si evince dal mio primo videoclip ufficiale, "About Your Choice".• Qual è la scintilla che ti ha indirizzato verso questo mestiere?La mia passione per la musica e il canto è praticamente innata; non so se questa passione si tramuterà in "mestiere".• Ho letto che ti esibisci con una tua band nei locali campani. Oltre ai tuoi brani originali che sicuramente suoni, cosa altro c'è in scaletta?Fino all'ultimo mio live, anteriore alla registrazione del mio album, ho rivisitato, anche fuori regione, soprattutto i brani punk e grunge più rappresentativi. • Come mai hai scelto di scrivere canzoni in inglese, lasciando da parte la tua lingua madre? Non credi che la barriera linguistica possa rappresentare un problema da parte di chi ti ascolta?Non "ho scelto"; mi è venuto spontaneo utilizzare l'inglese, per la sua "congenita musicalità", già nei primi "scarabocchi", all'epoca delle scuole medie. Non è una barriera. Quasi tutti ascoltano, da anni, brani in inglese, inglese-americano. Non ho abbandonato la mia lingua e non escludo di utilizzarla in futuro nei miei brani. • Per chi non mastica l'inglese ci dici quali sono i temi affrontati nelle tue canzoni, in particolare, in quelle dell'abum che presto uscirà? E' un disco autoprodotto o sei sotto contratto discografico? Sarà possibile ascoltarti sulle piattaforme di streaming?Affronto tematiche sociali: analizzo il menefreghismo diffuso (I'm Over) e la noia dei miei coetanei (Bored), invito alla libertà di scelta (About Your Choice) e a guardare i lati positivi delle cose (Balance), esorto a cambiare coi fatti un mondo che non va come dovrebbe (My Soul Is A Broken City). Sono "discograficamente indipendente", ma ascolterai, sì, sulle piattaforme più diffuse, quelli già accennati e gli altri brani dell'album.• Hai progetti per il futuro?  Come tutti, ho tanti progetti e "sogno" un mondo migliore, ma ognuno di noi deve far bene la sua parte.   La foto di copertina, inedita, ci è stata fornita da Augusto Zarrillo
Veronica Mars torna per una quarta stagione...col botto!
Agosto 03
“Non vado in cerca di guai. Di solito sono i guai che trovano me.” Lo diceva Harry Potter. Eppure potrebbe benissimo essere una frase di Veronica Mars. Vi ricordate della giovane liceale che nel tempo libero si dilettava a fare l’investigatrice privata? Beh, è tornata. Ancora una volta. La serie, infatti, constava di 3 stagioni andate in onda dal 2004 al 2007, anno in cui la casa di produzione The CW la cancellò e non si lasciò impietosire nemmeno dalle 10.000 barrette Mars ricevute dai fan. Tuttavia la storia di Veronica doveva ancora concludersi. Nel 2013 Rob Thomas (creatore della serie), Kristen Bell (alias Veronica) e i fan hanno ricorso alla piattaforma di crowdfunding Kickstarte e si ebbe un film. Ma ancora c’era qualcosa da dire. Ora, nel 2019, grazia ad Hulu abbiamo ottenuto una quarta stagione, che – a modesto parere di chi vi parla – conclude definitivamente la storia, e vedremo ora perché. Veronica è tornata a Neptune, sua città natale per la quale prova una sorta di amore-odio. Niente più liceo e università: lavora a tempo pieno insieme al padre Keith (Enrico Colantoni) nella Mars Investigations. Convive con Logan (Jason Dohring) – fan in visibilio –, che lavora nei Marines. Eppure, come abbiamo già detto, i guai tendono a non lasciare mai Veronica. E così la nostra eroina si trova a dover indagare su un caso molto complicato: diverse bombe esplodono a Neptune, causando morti e feriti e scuotendo tutta la città. Sono in tanti ad avere un valido movente, dati gli interessi economici sottesi, e i detective Mars faticano a giungere ad una definitiva conclusione. In tutto ciò Keith sembra avere dei gravi problemi di salute e con Logan ci sono delle tensioni. I nuovi otto episodi ci riportano alle origini: non solo troviamo tutto il cast originale, ma anche il clima è esattamente lo stesso, col mix di giallo e black humour che ci avevano conquistato anni fa. Il caso, forse, risulta un po’ troppo complesso e confuso: ad un certo punto sembra che tutti a Neptune siano sospettati, come se Veronica e Keith non sapessero in che direzione andare. È la vita privata di Veronica a suscitare maggior interesse ed emozioni. In vari modi, diretti ed indiretti, ci sono riferimenti alle stagioni precedenti, ma senza esagerare e questo è bene. Le preoccupazioni per la salute di Keith e le tensioni nella relazione con Logan sono il vero punto di attrattiva della serie e fungono da nutrimento per la fanciullina che è nella spettatrice (eh si, immagino che il pubblico sia quasi totalmente femminile, ma chi può dirlo?!). Ed è per questo che il finale risulta assolutamente scioccante. [SPOILER ALERT] Abbiamo aspettato più di dieci anni per vedere il lieto fine tra Veronica e Logan. Si sposano, finalmente. E poi? Bum. Logan è vittima dell’attentatore e salta in aria. Sembra quasi di essere tornati al Trono di Spade di una volta. Eppure il motivo c’è: il creatore Rob Thomas ha infatti rivelato che questo finale sconvolgente serve in realtà a salvaguardare la vera Veronica. A ben pensarci, infatti, Veronica dà il meglio di sé solo in situazioni di enorme pressione e difficoltà. È il conflitto che la motiva e la spinge. Una perfetta vita coniugale con l’amore della sua vita l’avrebbe snaturata in quanto personaggio. Lo so. È difficile da accettare, ma in fondo è la verità. Link alla foto: https://www.hallofseries.com/recensioni/veronica-mars-recensione-quarta-stagione/
Abbey Road una copertina tutta da spulciare
Luglio 17
Rientrato da poco da Liverpool, dove ho visitato i luoghi cult dei Beatles, mi viene naturale, approfittando che a settembre si celebrerà il cinquantennale di un'iconico album del quartetto di Liverpool, scrivere qualcosa su Abbey Road. Non voglio dilungarmi sul fatto che sia stato l'ultimo lavoro registrato dalla band, né sulla bellezza del Medley del lato B, né che secondo il produttore George Martin Abbey Road sia stato il 33 giri più tecnico dei Fab Four, ma voglio essere leggero e spulciare le curiosità legate alla copertina di questo storico vinile, di una cover famosa soprattutto per le dicerie scatenate attorno al caso del Paul is dead. Infatti fu per uno scherzo telefonico che migliaia di persone cominciarono a cercare indizi subliminali, presenti sulle varie copertine dei dischi dei Beatles e in alcune loro canzoni, le prove che avvalorassero la morte e la sostituzione di Paul McCartney.L'affare Paul is Dead incuriosì i tanti ingenui, caduti nella trappola di un buon tempone che, forse, non si aspettava nemmeno lui di suscitare un enorme clamore mediatico, né si aspettava di fare un enorme favore ai baronetti di Liverpool poiché Abbey Road risulta l'LP più venduto della loro carriera. La leggenda vuole Paul sostituito da un sosia dopo un incidente stradale tenuto segreto. Il tutto sarebbe svelato, secondo questa tesi, dallo scatto del fotografo MacMilland dove si vede il gruppo attraversare la strada sulle strisce pedonali di Abbey Road, a mo' di processione funebre. Ad aprire la processione il sacerdote John Lennon con un abito bianco, a seguire il portatore della bara Ringo Starr, ed eccoci dunque al morto Paul McCartney, scalzo e con gli occhi chiusi, con una sigaretta nella mano destra pur essendo mancino, e infine a chiudere la fila il becchino George Harrison in abiti da lavoro. E se questo non bastasse i complottisti hanno creduto di intravedere un acronimo sulla targa, "LMW28IF, del maggiolone bianco, in sosta lungo la strada: Linda McCartney piange il marito che avrebbe avuto 28 anni se non fosse morto. Ma c'è di più. Hanno trovato un altro indizio di morte su un furgone nero della polizia utilizzato per il rilevamento sui luoghi degli incidenti stradali. Lasciamo tutte queste supposizioni alla fantasia di chi vuole crederci, quello che è certo è che Paul, a 76 anni, ha pubblicato, raggiungendo il primo posto in classifica negli USA, il suo ultimo disco "Egypt Station" e continua ad esibirsi live.   La foto dell'articolo è stata presa dalla pagina ufficiale dei Beatles
"Il Re Leone": nelle sale dal 21 Agosto
Luglio 13
Nelle sale dal 21 Agosto, il classico 1994 targato Disney Il Re Leone torna in una veste completamente nuova, un film che ha fatto sussultare i cuori di milioni di persone, grandi e piccini. Ieri mattina, in occasione del Photocall e della Conferenza Stampa, nella location del The Space Cinema Moderno di Piazza della Repubblica a Roma, erano presenti due dei protagonisti che hanno dato la propria voce a questo meraviglioso lungometraggio: Marco Mengoni, recordman e star del pop Italiano, da pochissimo rientrato da Los Angeles, dove ha avuto la possibilità di partecipare alla premiere mondiale di The Lion King con l’intero cast americano e il regista Jon Favreau, e che nella versione italiana dà voce a Simba, il leone destinato ad essere un potete re; ed Elisa Toffoli che dà voce a Nala, amica coraggiosa di Simba fin da quanto era piccola. Una Elisa che già era riuscita ad incantare, non tanto tempo fa, il grande regista Tim Burton per la sua interpretazione nella versione italiana del film Dumbo. Ma nel cast italiano troveremo non soltanto Elisa e Marco Mengoni: avremo un fantastico Massimo Popolizio, che interpreterà la voce di Scar, ma anche Edoardo Leo e Stefano Fresi che si scateneranno ad interpretare le voci dei simpaticissimi Timon e Pumba. In conferenza stampa, abbiamo ascoltato un emozionatissimo Marco Mengoni, che, ancora incredulo dall’esperienza di Los Angeles (tanto che si è definito come un bambino alla vista della maestosità del parco giochi di Disneyland, confessandoci di non esserci mai stato prima), si dimostra pieno di gioia ed entusiasta del lavoro svolto e della gentilezza che la Disney ha rivolto nei suoi confronti. Elisa, invece, con la sua solita compostezza, risponde cordialmente e in modo impeccabile alle domande dei giornalisti in sala, riconoscendo però di essere anche lei visibilmente emozionata per la fantastica esperienza vissuta. Insomma, una rivisitazione in chiave tecnologia che noi tutti attendiamo con trepidazione nelle sale cinematografiche italiane e che speriamo ci lasci quella malinconia tipica delle meraviglie create dalla Disney.Foto di: Camilla Greco
The Last Czars: la storia russa invade la tv!
Luglio 10
Un tempo la storia si studiava sui libri. Ora numerosissime serie tv sono di argomento storico, al punto che tra non molto, forse, la materia si studierà a suon di episodi! Il che non sarebbe poi così male… Ad esempio, oggi potremmo andare tutti in Russia per capire come sia finita la dinastia dei Romanov, che ha governato pressoché indisturbata dal 1613 fino al 1917, quando furono deposti in seguito alla rivoluzione d’ottobre. La storia russa non gode di molta popolarità, ma a ben vedere si rivela di notevole interesse e sembra quasi possedere tutti i connotati giusti per alimentare film e serie tv davvero avvincenti. Apripista in questo senso è dunque la serie Gli ultimi zar (titolo originale: The Last Czars) distribuita da Netflix a partire dallo scorso 3 luglio. Assistiamo, dunque, agli ultimi anni della dinastia Romanov, ripercorrendo le vicende dell’ultimo zar Nicola II, della zarina Alessandra, dei loro figli – compresa la famosa Anastasia – e dell’immancabile e discutibile Rasputin. Rivelando la profonda commistione di pubblico e privato, Gli ultimi zar rivela le cause profonde della crisi ideologica e politica affrontata dalla Russia di inizio ‘900, riconducibili quasi esclusivamente alle azioni scellerate degli zar. Si tratta però di una docu-serie, in cui le scene di ricostruzione storica con attori si alternano con interviste a storici e studiosi. Una scelta alquanto singolare e che sembra dimostrare una sorta di paura da parte di Netflix, quasi a voler tentare con un prodotto di natura mista prima di cimentarsi in una vera e propria serie. Il risultato non può non risentire di queste esitazioni: i sei episodi sono sempre sul punto di catturare lo spettatore e divenire avvincenti, ma le continue interruzioni didascaliche – per quanto preparati e competenti siano gli storici interpellati – fungono da freno inibitore. La sensazione è quella di una serie tv mancata, ma si tratta comunque di un prodotto sostanzialmente piacevole da guardare. La speranza è che Netflix prenda coraggio e investa in questa direzione. Link alla foto: https://www.thereviewgeek.com/thelastczars-s1review/
Stranger Things 3: il ritorno di Dawson's Creek!
Luglio 10
Era attesissima e finalmente lo scorso 4 luglio la terza stagione di Stranger Things è sbarcata su Netflix. Ritornano, dunque, i ragazzini più furbi di Hawkins – Mike (Finn Wolfhard), Dustin (Gaten Matarazzo), Will (Noah Schnapp), Lucas (Caleb McLaughlin), Undici (Millie Bobby Brown) e Max(ine) (Sadie Sink) – insieme anche agli ormai immancabili Hopper (David Hoarbour), Joyce (Winona Ryder), Nancy (Natalia Dyer), Jonathan (Charlie Heaton) e Steve (Joe Keery). New entry la simpatica Robin, interpretata ottimamente da Maya Hawke, figli di Uma Thurman e Ethan Hawke. I nostri beniamini tornano a dover avere a che fare col sottosopra e con le orripilanti creature che da esso fuoriescono, in quanto uno degli accessi a questo mondo parallelo è stato riaperto da alcuni spregiudicati scienziati russi, segretamente stanziatisi proprio ad Hawkins. Che coincidenza! Detta così, la faccenda sembra interessante. Peccato che in realtà lo scontro con i mostri del sottosopra si caratterizzi quasi come una trama secondaria. A farla da padrone in questa terza stagione sono i sentimenti, le relazioni di amore, amicizia e parentela tra i vari personaggi, ma ad un livello che ricorda assolutamente troppo Dawson’s Creek. Lo dimostra perfettamente il povero Will, che non fa altro che sentirsi escluso dagli amici, ormai troppo impegnati a frequentare le ragazze, e – detto tra noi – imitare il caro vecchio Jon Snow del Trono di Spade ripetendo sempre le stesse due battute (“Giochiamo a D&D?” e “Lui è qui”). Il tutto, dunque, gira intorno alle relazioni degli adolescenti alla scoperta dell’amore, ma anche intorno al flirt tra Joyce e Hopper. Uccidere i mostri sembra quasi un’attività per riempire i momenti morti e le relative scene mancano di linfa vitale, apparendo come un qualcosa di già visto e soprattutto poco approfondito. Tutto ciò non vuol dire che la serie non possa piacere, anzi: il finale, ad esempio, è davvero toccante. Tuttavia si ha la sensazione di guardare una serie totalmente diversa e che la Stranger Things che conoscevamo si sia snaturata. Originale la presenza di una scena post-credit (perciò non saltate i titoli di coda!) che rende aperto il finale e prepara alla quarta stagione, che ci auguriamo possa ritrovare la propria identità. Link alla foto: https://www.wired.it/play/televisione/2019/07/09/stranger-things-3-cosa-cambiare/
Chernobyl: le serie capolavoro sul disastro nucleare
Luglio 09
26 aprile 1986. Una data che non deve essere dimenticata. Si tratta del giorno in cui il reattore Rbmk-1000 del blocco 4 della centrale elettronucleare Vladimir Il’ic Lenin di Chernobyl, in Ucraina, esplose. Il più grave incidente verificatosi in una centrale nucleare. L’esplosione del nocciolo portò alla diffusione di una nube di materiale radioattivo che raggiunge tutta l’Europa e addirittura toccò porzioni della costa orientale del Nord America. I danni furono enormi, con la contaminazione di acqua, aria, terreno e animali, la morte diretta di almeno 65 persone e un incremento esponenziale dei casi di tumori, soprattutto in bambini e minori di 18 anni. Tuttavia è probabilmente impossibile ottenere delle stime numeriche precise degli effetti negativi del disastro di Chernobyl, per la cattiva amministrazione dell’allora governo sovietico e per l’azione a lunga durata degli effetti. Numerosissime, infatti, le diagnosi di depressione, ansia e disturbo post-traumatico da stress nella popolazione locale. Ed è appunto sul lato emotivo che insiste notevolmente la miniserie Chernobyl, scritta e creata da Craig Mazin e Johan Renck. Andati in onda dal 10 giugno all’8 luglio 2019 su Sky Atlantic, i cinque episodi della serie hanno ricevuto il voto più alto di sempre sull’Internet Movie Database: con un punteggio di 9,6 la serie ha superato addirittura Breaking Bad (9.5) e Il Trono di Spade (9.4). In Russia ha ricevuto molti consensi, tra cui quello del Ministro della Cultura, Vladimir Medinsky, ma anche alcune critiche da alcuni media filo-governativi. Bisogna ammettere che la serie romanza ed esaspera alcuni aspetti: [SPOILER ALERT] ad esempio, l’esposizione alle radiazioni non provocò emorragie diffuse tali quali mostrate nella serie e non vi furono i tre volontari sacrificatisi per drenare l’acqua radioattiva nei corridoi della centrale. Dunque, più che di inesattezze storiche, si potrebbe parlare di una forzatura di alcuni elementi in chiave emotiva. La rievocazione degli eventi, infatti, non manca di precisione, non distorce la realtà dei fatti: l’esplosione è riproposta in tutta la sua veridicità e sono tanto precise quanto piacevoli e comprensibili le spiegazioni sul piano scientifico (affidate a personaggi quali il Legasov di Jared Harris e la Khomyuk di Emily Watson, che in realtà è un personaggio creato per omaggiare i tanti scienziati che collaborarono con Legasov). Ciò su cui si è calcato la mano è il post-disastro, con le misure adottate per far fronte alla tragedia. Qui, tramite il confronto tra la superficialità e negligenza dei più e la disperazione dei pochi consci del disastro appena avvenuto, si insiste molto sulle responsabilità che l’egoismo e la spregiudicatezza umana comportano. Tutto ciò risulta evidente sul piano tecnico soprattutto tramite una fotografia da premio Oscar, con l’insistenza sui volti delle persone spaventate e dei malati in ospedale, sulla desolazione della città di Pryp’jat evacuata, e così via, con una luce fredda e grigia in cui il calore non riesce a tornare. Ottima anche l’interpretazione di tutto il cast, dai già citati Harris e Watson, passando per il grande Stellan Skarsgard (nel ruolo del burocrate Shcherbina) fino ai ruoli minori. In conclusione si tratta di un prodotto televisivo stupefacente, con una missione importantissima. Dovrebbe essere guardato obbligatoriamente per legge. Link alle foto: https://www.individualistaferoce.it/2019/06/14/chernobyl-e-lincalcolabile-prezzo-delle-menzogne/ https://www.ilsole24ore.com/art/chernobyl-serie-tv-tutto-quello-che-e-vero-e-verificato-ACItNsW https://www.comingsoon.it/serietv/news/chernobyl-non-piace-alla-russia-che-prepara-una-sua-contro-serie/n91068/
AltaRoma Luglio 2019: passerelle alla ribalta
Luglio 08
Siamo arrivati al giro di boa finale di questa edizione estiva di Altaroma, celebrazione ormai nota della moda romana. Nelle ultime due giornate molti sono stati gli stilisti che hanno fatto sfilare le loro collezioni nella location di Pratibus District, partendo proprio dai finalisti di Who Is On Next?, progetto ormai arrivato alla sua quindicesima edizione, e che anche quest’anno afferma il suo ruolo di scouting project volto a promuovere nuovi talenti. AltaRoma, in collaborazione con Vogue Italia, ha decretato un vincitore per il premio FRANCA SOZZANI: a trionfare, il giovane Federico Cina, che grazie al suo istrionico contrasto di tessuti e stampe ha fatto votare in unanimità l’intera giuria presente. La giornata procede con la sfilata di Italo Marseglia, una collezione di una purezza quasi celestiale: abiti bianchi declinati in tutte le sfumature con contorni in pizzo, anch’esso bianco, che danno quel tocco di eleganza che non guasta mai. Insomma, un mix perfetto e in completa sintonia con il contesto. A seguire la sfilata della collezione di Paola Emilia Monachesi, che dopo aver lasciato AU197SM ha creato Pryvice Fashion, un brand tutto suo che con geometrie, decoupage e zip hi-tech ha fatto impazzire tutti gli ospiti. A quanto si dice la Monachesi non utilizza alcun cartamodello, tutto sarebbe realizzato a manichino e poi scannerizzato per ottenere modelli ancora più personalizzati. D’altronde l’arte del customize ormai ha preso piede anche qui in Italia e non si può certo dire che la riuscita non sia più che buona! Infine, la passerella di ROME IS MY RUNWAY #1, una nuova iniziativa promossa appositamente per questa edizione estiva della Settimana della Moda di Roma, che pone sotto i riflettori i brand locali con sfilate collettive di designer provenienti dalla regione Lazio. Beh, una ventata di aria fresca per le vecchie generazioni e uno sguardo al futuro per tutte quelle che verranno.     Le foto sono state scattate dall'autrice dell'articolo.
Roma Fashion Week: AltaRoma Luglio 2019
Luglio 06
Il 4 Luglio scorso si è dato il via alla Fashion Week Romana targata AltaRoma. Non solo una Fashion Week che mette in luce i migliori talenti italiani emergenti della città eterna, ma una vera e propria manifestazione che riempie di creatività il cuore pulsante della capitale. Anche per questa edizione, come per la precedente di Gennaio, è stata scelta come location per l’evento il Pratibus District di Viale Angelico. Il primo giorno di sfilate viene interamente dedicato alle Accademie di Belle Arti: da quella di Frosinone a quella di Napoli e del Lusso di Milano, per poi arrivare alla capitolina Accademia di Belle Arti di Roma. Una prima giornata PER i giovani e che ai giovani è completamente ispirata. Lunghi maglioni oversize ne fanno da padrone, azzardando molto su colori, patchwork e texture. Una passerella, in particolare, ha catturato però l’attenzione di tutti. Una copertina per questo articolo non lasciata puramente al caso: sto parlando della collezione dedicata alla “diversità” messa in scena da una delle Accademie in calendario e che ha portato a sfilare persone con problematiche fisiche di ogni genere: dal ragazzo senza una gamba, ad una coppia di bambine albine. Un messaggio molto forte e di impatto che non è riuscito a passare inosservato. Una diversità che ci vuole far intendere come tutti in realtà siamo così uguali di fronte alle sfide che la vita ci riserva. Passiamo ora alla seconda giornata di ieri, dove due ragazzi, Dassù e Pasquale Amoroso, talenti scoperti grazie alla scorsa edizione di Showcase, erano in programma con la loro collezione P/E 2020 “I Am Whast I Am”, completamente ispirata alla cultura punk con abiti in nylon fluo e vernice. Insomma, una scarica di adrenalina non indifferente. Non poteva poi di certo mancare l’Atelier Persechino, che con una sfilata di una raffinatezza più unica che rara, ha lasciato gli ospiti a bocca aperta. Abiti che vanno dal bianco, al viola, creano quel distacco che mai disturba e rendono, anzi, l’abito ancora più aggraziato. D’altronde non ci meravigliamo: il marchio firmato da Sabrina Persechino risulta sempre essere all’altezza di ogni passerella!
Il Satyricon del Pompeii Theatrum Mundi
Luglio 06
“E senti, che ti volevo dire?” C’è sempre qualcosa che bisogna dire. Qualcosa che bisogna fare. Qualcosa che bisogna dimostrare. Oggi non sappiamo più sopportare la noia, l’attesa. Siamo in un’epoca di sfrenata irrequietezza, in cui la maggior paura è l’immobilismo. Ed ecco allora il disperato bisogno di uscire tutte le sere, di andare alle feste migliori, alle serate più inn. Un male dei nostri giorni, potremmo dire. Eppure non siamo i primi. Anche Encolpio, Ascilto e Gitone, pur di non stare a casa senza far nulla, si costringono ad andare ad una festa. Stiamo parlando del Satyricon, l’opera dell’autore latino Petronio, che torna a vivere dal 4 al 6 luglio nello spettacolare Teatro Grande di Pompei nella terza rassegna drammaturgica nata dalla collaborazione del Teatro Stabile di Napoli Teatro Nazionale e del Parco Archeologico di Pompei. Il Satyricon, dicevamo, è portato in scena dal regista Andrea De Rosa per rappresentare quella decadenza che Petronio vedeva nella romanità della sua epoca e che possiamo noi vedere nella società attuale. Come afferma Francesco Piccolo, riscrittore dell’opera, “la cena di Trimalcione sarà come è o come dovrebbe essere la vita (mondana e non): stanca, ripetitiva, piena di luoghi comuni e di rapporti superficiali o ipocriti”. Tutto ciò si impone agli occhi ad una festa, ovvero “il rito collettivo che ci rende tutti uguali, il momento in cui siamo una vera comunità; e, contemporaneamente, il più grande spreco di tempo della nostra vita, seducente e superficiale, vuoto e irrinunciabile. Ciò che impesta e che ammorbidisce lo slancio vitale.” Ed ecco dunque che lo spettacolo è tutto ambientato durante una festa, in cui i vari personaggi/invitati esprimono la vuotezza dei loro pensieri in un fiume di parole stantie, trite e ritrite, ma che si sono imposte come stereotipo collettivo. E più si parla, più le parole perdono di significato e profondità, ma c’è un’irrequietezza di fondo che spinge a parlare ancora e ancora e ancora. Irrequietezza che si manifesta anche a sul piano fisico, con i personaggi che si muovono incessantemente sulla scena, ballano, camminano, si alzano e siedono e rialzano. Tra i vari ospiti spicca Fortunata, la moglie di Trimalcione. Lei non dialoga con gli altri personaggi, lei li racchiude tutti in se stessa. Per questo i suoi discorsi sono il non plus ultra del perbenismo, del vuoto e dello stereotipo: è ovviamente vegana, critica le multinazionali, si cruccia dei bambini malati, si duole dello spreco alimentare. Eppure non fa che starsene sdraiata ad una festa.A distinguersi è, invece, Trimalcione, l’ospite della festa, che, nella sua rozzezza, esprime pensieri sinceri al punto da risultare comici (critica i finti intellettuali, i finti comunisti, afferma onestamente che a lui interessano “li sordi”, nota le “fregnacce” che gli altri continuano a ripetere e ripetersi), ma che almeno dimostrano una certa consistenza. Uno spettacolo dunque notevolmente interessante, con una scenografia d’impatto (un pavimento e un muro d’oro su cui spicca un water su piedistallo come fosse un trono) e un’eccellente interpretazione di tutti gli attori. Unico neo è forse la durata che risulta eccessiva per una pura rappresentazione quasi fotografica della società odierna e che risente della mancanza di una vera e propria trama, con sviluppi ed evoluzioni di una vicenda. Anche il finale, con l’affermazione speranzosa “si può cambiare”, risulta forse un po’ troppo sbrigativo.Link all'immagine di copertina: https://www.napolitoday.it/cultura/pompeii-theatrum-mundi-giugno-2019.htmlFoto di: Annachiara Giordano
Shaft: la simpatica parodia di se stesso
Luglio 02
- Non puoi picchiare una donna! - Perché? - Ti direbbero che sei misogino. - Tu sei misogino, i miei calci sono uguali per tutti! Ecco Shaft, John Shaft, protagonista dell’omonimo e irriverente film disponibile su Netflix dallo scorso 28 giugno (e nei cinema americani dal 14 giugno). A ben vedere, si tratta di un reboot che segue i quattro precedenti film (rispettivamente del 1971, ’72, ’73 e 2000) e la serie tv (7 episodi andati in onda tra il 1973 e il ‘74) dedicati al detective afroamericano di Harlem. La storia, ovviamente e fortunatamente, è andata avanti e il nuovo film non ripercorre dal principio le vicende di Shaft, anzi. Questo film è vivificato e reso attuale dalla presenza del figlio di Shaft, John Shaft Junior (Jessie Usher), che deve indagare sulla misteriosa morte del suo migliore amico e ricorre alle indiscutibili abilità del bizzarro padre, riavvicinandosi a lui dopo un ventennio di lontananza. Lo Shaft attuale è interpretato, con prevedibile ma graditissima maestria, da Samuel L. Jackson così come quello del film del 2000. In precedenza il ruolo era di Richard Roundtree, che nella nuova versione interpreta la parte del padre di Shaft, nonostante nel 2000 fosse apparso come zio dello stesso. Non solo, i cambiamenti sono notevoli anche a livello di impostazione di trama: le pellicole degli anni ’70 si inscrivono nel filone dei film sulla blaxploitation (da black, nero, + exploitation, schiavitù) e, nonostante il notevole successo, furono aspramente criticati per gli stereotipi di cui erano intrisi (ambientati sempre nei ghetti o nelle piantagioni del sud, con gli afroamericani sempre invischiati in loschi affari). In questo clima, Shaft era impegnato a sgominare giri di droga, prostituzione, ecc., malvisto sia dalla polizia che dai criminali di Harlem. La serie tv vede invece Shaft quasi come collaboratore esterno della polizia. In questa nuova pellicola a farla da padrone è l’ironia, ma soprattutto l’autoironia: lo Shaft di Samuel L. Jackson appare infatti come una macchietta di se stesso; l’esasperazione – ben calibrata e studiata, ovviamente – di certi atteggiamenti un po’ “vecchia scuola” rivela la parodia in atto e conquista lo spettatore. Indispensabile appare dunque il talento di Samuel L. Jackson, che riesce anche a condurre come un maestro di ballo tutti gli altri interpreti in modo da ottenere un ottimo risultato. Link alla foto: https://nerdmovieproductions.it/2019/02/05/shaft-ecco-il-primo-poster-domani-il-trailer/
Secondary ticketing sotto accusa
Luglio 01
D'estate è diventato ormai una consuetudine ascoltare per radio, sulle spiagge, nei bar, nei campeggi, i fatidici tormentoni musicali, indistinguibili l'uno dal altro, e vecchi successi "evergreen".È un periodo carente per le novità musicali. Pensare che un tempo, almeno in Italia, le case discografiche puntavano molto sul mercato estivo per lanciare attraverso kermesse, come il "Cantagiro", il "Disco per l'estate" e il "Festivalbar", interpreti, che ancora oggi vanno per la maggiore, e canzoni che ancora oggi vengono cantate.Allora era possibile "gustare" gratuitamente le esibizioni, come avviene il primo maggio, dei molti cantanti che si alternavano sullo stesso palco, oggi si "gusta", a pagamento, il proprio beniamino, partecipando ad un suo concerto che spesso si svolge in una location mozzafiato. Avete mai provato ad acquistare un biglietto per uno spettacolo ambito da molti? Anche se siete stati veloci come Flash ad andare sull'unico portale autorizzato, probabilmente la vostra impresa non è andata a buon fine!Finora, quasi tutti i biglietti, si esaurivano entro qualche minuto, per poi riapparire magicamente a prezzo maggiorato, anche + 500%, su altri siti. Questo bagarinaggio, dietro cui ci sono sicuramente grossi interessi finanziari, dal primo luglio 2019 non sarà più possibile attuarlo poiché è stata approvata una legge che impone l'acquisto del biglietto nominativo, resta consentito il cambio del nome purché senza scopo di lucro.Ma questa legge faciliterà gli utenti? Vincenzo Spera, Presidente di Assomusica, ritiene che questa legge, oltre a non essere necessaria, poiché bastava applicare la vecchia legge n. 232 del 2016, comporterà danni agli operatori del settore e provocherà grande caos all'entrata dei concerti. Inoltre le procedure del cambio del nominativo potranno comportare ulteriori costi. Assomusica propone invece azioni alternative: chiudere tutti i siti di secondary ticketing e utilizzare delle app che consentano di tracciare il passaggio di mano dei biglietti già emessi.Non vedo l'ora di affacciarmi su Ticketone per scoprire se con il mio click riesco finalmente ad accaparrarmi un biglietto a prezzo equo!   la foto di copertina è stata presa dal seguente link: https://unsplash.com/photos/xJt6Gs20Uqc
Si spengono le luci sul Red Carpet
Giugno 30
"Mi son appisolato un attimo ma ci sono, SEMPRE."  (Foto di TripperPhotograph)   E’ ormai passato un mese da quando un grande uomo e fotografo è mancato ed è bene precisare che questo articolo è un pò diverso dagli altri, vuole essere si un omaggio, ma anche un ricordo sincero di un amico che silenziosamente e  a tradimento ci ha lasciati. Al di là delle solite chiacchiere che si sono viste sulle alcune testate, di gente che millantava di essere il grande amico di una vita o che cercava anche nel giorno dei funerali un pò di visibilità, questo corale redatto da chi lavorava spalla a spalla con lui ha il solo fine di ricordare chi veramente fosse Pietro Coccia,  l’ uomo di spessore, non il personaggio noto, il gigante mangiabiscotti, esempio concreto della parola affabile e proprio per questo motivo il NOSTRO saluto è stato alzare le macchinette e scattare al cielo per indicare la via dell’ultima trasferta e augurare buon viaggio al nostro compagno di avventure cosa che poi è stata riproposta ai nastri d’argento. Un sorriso accostevole, un’espressione di pacatezza, un uomo mai acrimonioso ma perennemente affabile e mansueto, buono e mite che ha seguito e “scortato” gli ultimi anni di attività fotogiornalistica di chiunque incrociasse il suo cammino sottoscritta compresa, si perchè il mondo della fotografia specie quello che ruota  attorno al cinema non sempre è luccicante e patinato, ma fatto di invidie, dissapori e ove possibile di sabotaggio, lui questo lo sapeva bene e ha sempre cercato di proteggere noi “piccoli” usando frasi che coglievano nel segno facendo passare di colpo tutte le brutture, ad esempio: “non preoccuparti sono solo gelosi, tu hai dalla tua la freschezza e la gioventù, hai talento e le malelingue sono solo moscerini, adesso andiamo a mangiare qualcosa”. Era raffinato Pietro, anche se a primo impatto non si sarebbe detto, sempre arruffato col pantalone un pò calante e la camicia fuori posto ma anche sinceramente istintivo, schietto, era magnanimo e nobile, il linguaggio che rivolgeva rinfrancava e spronava a fare al meglio il proprio lavoro mente insegnava quel che sapeva, mostrandoti senza filtri come svolgeva il suo. Troppo spesso dava delle dritte, cose che sapeva solo lui, una festa qua, un avvenimento là, un evento che non era stato pubblicizzato da nessuna parte. Aveva sempre la macchina fotografica in mano scattava e catturava qualunque cosa, dappertutto ( ci vedeva lungo diremmo oggi). Ricordo che per un premio di una foto con orizzonte spostato si congratulò almeno cinque volte nel corso della stessa mattinata o delle foto che mi scattava a tradimento durante i photocall e intasavano la mail. Ci trovavamo nel modo di scattare perchè prediligevamo tutti e due i momenti naturali, quelli con le smorfie piuttosto che quelli in posa. Quando all’ ultima edizione della Festa del Cinema Pietro, che era sempre stato sul lato opposto del palco fotografi, si sedette vicino a me disse: “da ora in poi starò sempre da questo lato, da qui ci si diverte e quando ci si diverte le foto vengono meglio.” A volte appariva assente, spaesato, distratto, ma subito dopo capivi che stava organizzando un viaggio a Berlino o in Cina o magari stava solo inviando gli scatti appena fatti agli artisti che erano sinceramente suoi amici, con quel telefono sempre a due cm dalla faccia e gli occhiali abbassati sul naso perchè perennemenete appannati. Quando riprendeva un discorso fatto poco prima di appisolarsi  proprio mentre ti stava rispondendo e ovviamente in quei momenti riceveva scatti su scatti senza rendersene conto. Non si arrabbiava mai Pietro, sapeva sempre dire la cosa giusta con la genuinità di un bambino e comprendere le situazioni con la delicatezza di un esperto consumato, per poi finire a darti banalmente il giusto consiglio. Consigli che forse molti di noi non sono mai riusciti a restituirgli quando raccontava che dopo la pizza aveva bevuto il latte al cioccolato: “ma Pietro cosi stai male” e lui ti rispondeva: “ si lo so, ma ero triste”, quando si sfogava sulla sua “vicenda campana” e di quanto poi fosse rasserenato per averla risolta, quando gli offrivi un biscotto e lui non capiva più nulla, finiva tutto il sacchetto, ed era  una gioia per gli occhi vederlo così, felice a trangugiare dolcetti, la sua insana passione. Mancheranno i suoi occhi sempre velati di nostalgia e malinconia anche nei momenti più allegri, che facevano intuire quanto grande fosse il suo cuore o come ci ha ricordato la sorella ai funerali,  la sua anima XXL. Mancherà Pietro. Andare ad un Photocall, una rassegna cinematografica o una semplice conferenza stampa e non sentir più la sua voce bassa e discreta chiamare dall’altro lato della sala, cosi come sarà triste veder vuota la sedia accanto, sul palco fotografi alla Festa del Cinema.                                                                                                                                                                                                                            Foti Domy - Fotografa   L’associazione Pietro/Cinema è una associazione che può a prima vista apparire scontata visto il suo lavoro, eppure di colpo non lo è se si pensa che gran parte della sua vita ha ruotato dentro questa componente:  talvolta sembrava aspettare il momento di scattare con occhio disinteressato, con la sua giacca nera stropicciata, le gambe accavallate, i suoi occhiali, la camicia che aveva perso da un po’ la sua freschezza. Pietro ricordava tanto Aldo Fabrizi, sornione, anche se con poche parole dette, così come pochi scatti durante il suo lavoro. Fotografo della vecchia guardia, quella che si è fatta le ossa con i rullini a 24 pose, massimo 36 per raccontare una storia intera, Scatti centellinati, parole pesate, buona la prima, ma senza fare commenti, al massimo una smorfia di compiacimento nel vedere l’immagine sulla sua macchinetta Si è vissuto qualche anno, 8 o 9, tra photocall e soprattutto alla Festa del Cinema di Roma , anzi all’epoca ancora Festival, dove la vicinanza si fa serrata tra i fotografi, dove si divide lo stesso banco per mangiare, quando Pietro chiedeva dove avevi comprato i biscotti al cioccolato o la pizza, oppure si condivideva la parte del palco con il posto contro sole per scattare. Ma Pietro la festa la viveva molto di più. Si assentarva dalle sedie del palco o dalla sala del Photocall, ma lo si ritrovava al Lazio Cinema Fest a parlare, sprofondato su una poltrona, raccontare aneddoti di New York o Los Angeles. Mai un tono di voce alto, mai una parola fuori posto. New York, Cannes, Venezia, David di Donatello, Nastri d’argento. Lui era presente sempre, lui osservava, lui scattava, mai invadente. Gli bastava un nome, e l’attore o attrice si girava sorridente riconoscendo la sua voce. Chiamavo io un attore, si girava il personaggio di turno con l’aria di dire ‘che palle’. Pietro, ma come ci riesci? E Lui: “lo conosco da anni, ci sentiamo spesso”. Ecco il modo di vivere il cinema di Pietro, diventava trasparente come fotografo ma era presente come persona anche per un giovane attore che non conosce gli aneddoti storici del suo  mondo. Pietro invece li conosceva tutti, tra un “ti ricordi quando…?” ed un “Quella volta a New York..”. Perennemente composto, con la sua presenza tranquilla, come Fabrizi, quasi rasserenante ed uno sguardo scrutante quasi perso nel vuoto, senza mai dire io conosco questo e quello, ma sempre in silenzioso rispetto. Lo stesso che lo ha accolto nell’ ultimo giro nel suo quartiere. Grazie Pietro per quanto hai trasmesso.                                                                                                                                                                                                                  Riccardo Piccioli - Fotografo   Salutare Pietro è stato come salutare un mondo che sta sparendo: quello della gentilezza; si perché, chiunque abbia incrociato il suo cammino, ricorda questo di lui. Il suo incedere lento e affaticato, la sua voce profonda, le sue battute sottili e la sua gentilezza. Tra fotografi, si sà, non sempre c'è stima e rispetto reciproco. Per Pietro invece, se eri un freelancer, uno che collabora (non retribuito) con una webzine, l’ importante professionista di una acclamata agenzia o un signor nessuno, ti trattava allo stesso modo. E lo faceva anche con i cosiddetti VIP, li trattava da suo pari. In questo stile di vita Pietro ricordava un po' Totò e la sua livella, perché veniamo al mondo e ce ne andiamo tutti allo stesso modo, ma se sei un gentiluomo come lo era lui il saluto che ti aspetta è pieno di affetto come quello del mese scorso a piazza Buenos Aires. Pietro Coccia era umile nel suo mestiere ed era sempre pronto ad un buon consiglio. Ha seminato gentilezza e allegria ed ha raccolto tanto amore.                                                                                                                                                                                                                   Giusy Chiumenti  - Fotografa   Se mi dovessero chiedere com’era Pietro? Un’anima pura. Perché è questo che era. Un ragazzone grande e grosso sempre pronto a darti una mano. Una persona così buona con il prossimo il quale molto spesso non si rendeva conto che, purtroppo, non tutti erano altrettanto. Non mi scorderò mai quella sera alla Festa del Cinema di Roma dello scorso anno quando, tra un Red Carpet e l’altro, ci portò un cartone di pizza perché: “Eh ma voi non avete mangiato niente”. E ci mettemmo li, seduti per terra sul palco fotografi a spizzicare insieme. Pietro era un uomo che amava il suo lavoro, una vita dedicata al cinema senza mai pretendere nulla in cambio. Un professionista di altri tempi che spesso si isolava dal mondo per immettersi completamente nel suo. Quante volte lo trovavamo addormentato dentro al Photocall con tutte quelle mille macchinette appese al collo che non lasciava neanche per un momento, e quante risate quando si svegliava e riprendeva un discorso che si stava discutendo almeno un’ora prima. Penso davvero che negli anni Pietro abbia insegnato qualcosa a tutti noi, un qualcosa che non si può comprare: la gentilezza d’animo. Tutte le persone che il 10 giugno erano li, in quella chiesa gremita, per dargli quel magico ultimo saluto sono state la dimostrazione di quanto bene lui abbia lasciato nelle persone che gliene volevano. Un bene che porteremo sempre nel cuore. Perché le persone buone come lo era Pietro difficilmente si trovano e mai si dimenticano.                                                                                                                                                                                                                               Camilla Greco - Fotografa     Probabilmente spiegare chi fosse Pietro a chi, purtroppo, non ha avuto la fortuna e il privilegio di conoscerlo non sarà facile. Pietro era un goffo gigante, con la camicia sempre tutta sgualcita fuori dai pantaloni, la barba, la macchinetta fotografica sempre al collo e un cuore d’oro taglia XXL. Pietro, in maniera del tutto inconsapevole, è stata la prima persona che mi ha spinta ad insistere nel credere in quella che è la mia passione da sempre, la fotografia. Ho passato 10 anni ad osservarlo, da esterna, durante i Red Carpet della Festa del Cinema, cercavo di carpire ogni singolo gesto e sguardo, se pur lontana da lui, perché lui era diverso, lui aveva quel modo di fare così garbato e d’altri tempi che era impossibile non notarlo, non aveva bisogno di urlare, di mancare di rispetto o sovrastare un collega per avere attenzione, lui aspettava il momento giusto e click faceva lo scatto perfetto! Quando l’anno scorso, dopo anni di attesa, son riuscita ad accreditarmi come fotografa alla Festa del Cinema non solo mi si è realizzato un sogno ma ho avuto la possibilità di conoscere meglio Pietrone. E’ stato l’unico che appena arrivata, essendo una faccia nuova del gruppo, mi si è avvicinato per sapere chi fossi, da dove venissi, il significato dei tatuaggi e senza voler sapere per quale testata scrivessi o da quanto tempo, mi ha trattata da COLLEGA con una naturalezza e garbatezza che non pensavo potessero esistere in quel “mondo”.  Con il passare del tempo ho imparato a parlarci con gli occhi, piccoli gesti, poche parole e tanti sorrisi. Avrei voluto avere solo più tempo per chiedergli almeno una volta COME STAI? “Pietrù ci hai fatto questo scherzetto, ancora una volta in silenzio, e ci ha spiazzati completamente…non si fa! Quel giorno hai visto quanti eravamo? Tutti li per te, ad augurarti buon viaggio tra una lacrima e un applauso perché le persone buone non vanno via, rimangono sempre nei nostri cuori. C’eravamo anche noi con le nostre macchiette fotografiche pronti a scattarti l’ultimo saluto. Comunque non pensare di cavartela così, ti aspetto al nostro consueto appuntamento al buffet dei dolci. Non mi dare buca!                                                                                                                                                                                                                                      Carlotta Colaleo - Fotografa       Ricordo quando ci incontravamo agli eventi e aveva sempre quel minuto e più da dedicare in chiacchiere e  per chiedere come stai o come andavano le cose. Ricordo che a quel minuto seguivano una valanga di complimenti in cui ci tenevi a dirmi che ero una persona solare e bella. Ricordo di te e della tua camicia sempre fuori dai pantaloni ma solo da un lato quasi a rappresentare il tuo segno distintivo. Ricordo di quando ci siamo incontrati al 4 fontane era una mattina un photocall con pochi fotografi  dove poi siamo andati a berci un caffè per chiacchierare perché non mi vedevi da mesi e ti volevi assicurare che fosse tutto ok. Ricordo dei tuoi messaggi post eventi con i nomi di qualcuno che io non ricordavo proprio. Ricordo di come ti prendevi cura di me e delle altre giovani leve con cui passavi il tempo a parlare quando ovviamente non ti addormentavi. Ebbene Pietro ricordo tante cose di te nonostante i pochi anni di conoscenza e credo di essere stata fortunata ad incrociare la tua strada perché ad oggi sono quei ricordi della persona speciale che eri che restano e resteranno vivi nella mia testa sempre. E come dicevi tu, lasciando il tuo insegnamento: "pensiamo solo alle cose belle!" Beh Pietro grazie perche é quello che intendo fare e che  sto facendo anche in questo momento.                                                                                                                                                                                                                         Flavia Lucidi – Fotografa   L’ultima parte di questo articolo non parla di Pietro ma a Pietro, ed è  quella del suo grande amico quello che ha realmente vissuto gomito a gomito, quello che tra noi lo seguiva anche all'estero, quello piu' lontano, ma colui che da sempre gli stava piu' vicino ...  (foto di Francesca Pradella, archivio personale Alcide Boaretto)   Caro Pietro, mi sembra strano scriverti. Di solito ci telefonavamo, eri tu più spesso a chiamarmi, anticipandomi. "Come stai? Prenotato per Roma sempre all'Astrid? a Cannes ti sei deciso a venire in albergo vicino al palazzo? al lido sempre al solito posto?".  Poi chiudevamo la telefonata con un immancabile "ciao amico mio". Tu amavi prenotare anno per anno godendo di sconti a me sconosciuti. A Cannes da qualche anno, come a Roma (devo a te la frequentazione di questa manifestazione), eravamo assegnati sempre "vicini di banco". Coincidenza?  Conoscevi tutti, tutti, ma proprio tutti.  Sul campo i tuoi commenti erano sottili e riprendevano con stile ironico molto inglese le mie affermazioni fatte in momenti anche molto diversi.   Ti piaceva parlarmi di tuo padre Michele mancato da pochi anni fa, latinista all'Università di Roma e dei suoi innumerevoli libri che non sapevi  come sistemare e che mi avevi più volte promesso di mostrare.  A Roma, la tua città, mi facevi da cicerone. Grandi passeggiate la sera, dal ristorante "Sora Lella" a luoghi storici che mi spiegavi con competenza. La tua cultura era notevole e non la ostentavi.  Poi i passaggi che mi davi la sera verso l'albergo con la tua Smart... perennemente in riserva... ("tranquillo ho ancora 10 km di autonomia",  e la sera dopo ancora in riserva... "Tranquillo, ho messo 5 euro"....).    Forse l'unica cosa che non conoscevo di te, che avevi il diabete... sapendolo ti avrei tirato le orecchie per tutti i dolcetti che non ti facevi  mai mancare estraendoli magicamente dalle tasche... Quello che ricorderò sempre di te la bontà, disponibilità e discrezione e poi la tua borsa fotografica sempre aperta, i cavi che sbordavano,  il portatile, sia nel monitor che nella tastiera, sempre sporco di ditate delle tue adorate patatine fritte e il rifiuto categorico tutte le volte quando ti provocavo chiedendoti di pulirlo... Ciao Pietro, mi mancherai.                                                                                                                                                                                                                                                                                                            Alcide Boaretto - Fotografo
I 50 anni di Stonewall, Make Italy Queer Again
Giugno 28
  Giugno è stato scelto come Pride Month in ricordo dei Moti di Stonewall, quando la mattina del 28 giugno   1969 la polizia fece irruzione come spesso accadeva nello Stonewall Inn un locale gay sito nel quartiere  Village a New York. Quel 28 giugno nacque ufficialmente il MLOC,  Movimento di Liberazione Omosessuale Contemporaneo, quando Sylvia Rivera un attivista transessuale reagì all’ irruzione lanciando una bottiglia contro gli agenti e dando il via a 6 giorni di attacchi, reazioni e contrasti. Migliaia gli individui coinvolti nelle rappresaglie che quella calda mattina di 50 anni fa sono inconsapevolemte diventate il simbolo della refrattarietà a discriminazioni sociali e di genere, simbolo di  politiche solidali e e sostegno tra gruppi della comunità LGBT+. Adesso che Giugno sta volgendo al termine, proprio a pochi giorni dal 50° anniversario epocale al Roma Pride in un turbinio di colori, musica, tamburi, carri e personaggi in via del tutto fortuita  ci siamo imbatuti in un gruppo molto particolare che porta avanti un progetto interessantissimo., dal nome più che originale Frocya! Make Italy Queer Again. Ma di cosa si tratta?   colori, musica, tamburi, turbinio, love is love,   Frocya nasce dall'idea di tre ragazzi, Emiliano, Claudia e Matteo, che riunitisi grazie alla passione per il Cinema in un momento di sconforto per la situazione lavorativa e sociale attuale hanno deciso di rimboccarsi le maniche e fondere la loro passione veicolandola nel creare contenuti audiovisivi e multimediali sui social, sensibilizzando e allo stesso tempo divertendo gli utenti che si interfacciano ai social.Il Target rientra nella fascia 18-30 anni. I ragazzi di Frocya si occupano di varie "rubriche" e come loro stessi ci dicono : “vorremmo portarne avanti una sul cinema (queer culture, black culture, feminist culture, film le cui maestranze sono donne, o sono persone che si identificano nella comunitá LGBT+, storie ai margini...) Una rubrica, poi, sulla sensibilizzazione nei confronti di artisti e non, che hanno fatto la differenza per l'affermazione dei propri diritti (es. Lina Wertmuller, Sibilla Leramo), e vorremmo poi condividere contenuti audiovisivi originali comici, irriverenti, di denuncia politica e sociale. Siamo ancora in fase di costruzione e piano piano stiamo definendo i margini in cui muoverci peró la nostra missione principale è quella di creare uno spazio multimediale divertente, che possa responsabilizzare il piú possibile i giovani che si interfacciano ai social partendo dalle tematiche lgbt+”.   Claudia Calcara (1994) dopo la laurea in comunicazione e scrittura creativa presso la John Cabot University di Roma, lavora come junior copyrighter e assistente alla regia per il cinema. Successivamente  frequenta il master in documentario presso ECIB- Scuola di Cinema di Barcellona (Spagna). Approfondisce la suaformazione in sceneggiatura, frequentando il "Corso di specializzazione per sceneggiatori- S'ILLUMINA" (Mibact - Siae). Attualmente lavora allo sviluppo di progett i indipendent i incollaborazione con Matteo Castellino e Emiliano Sisolfi. Matteo Castellino (1989)  si diploma come attore e aiuto- regista all’Accademia Internazionale di Teatro di Roma. Dal 2010 recita in vari spettacoli con registi quali Corrado Veneziano, Valentina martino Ghiglia, Andrea Baracco e Vincenzo Manna. Nel 2017 frequenta un corso da documentarista presso la Met Film School di Londra. Successivamente lavora come assistente alla produzione per 'La Silian produzione' . Approfondisce la sua formazione in sceneggiatura, frequentando il "Corso di specializza zione per sceneggiatori- S'ILLUMINA" (Mibact - Siae). Attualmente lavora allo sviluppo di progetti indipendenti incollaborazione con Claudia Calcar e Emiliano Sisolfi. Emiliano Sisolfi, (1994). Consegue una Laurea in Fotografia, Cinema e Televisione presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli con una tesi intitolata “Il Cinema di Xavier Dolan”. Segue il corso di specializzazione per sceneggiatori presso l'ITS Fondazione Rossellini. Scrive e dirige tre cortometraggi: “Entra”, “Red Velvet” (in concorso al Moviemmece Cinefestival) e “Sto bene” (in post-produzione). Matura esperienze come segretario d’edizione e aiuto regia.  Per 4 anni riveste il ruolo di giurato al Giffoni Film Festival, per un anno giurato al Linea D’Ombra Festival. E’ uno dei primi selezionati per l’esperienza 3 Days at Cannes per il 2018 . Ha da poco concluso terza presenza come accreditato alla Festa del Cinema di Roma. Per saperne di più questa associazione la si trova su Instagram all’ account : frocyagram o su Facebook alla pagina: Frocya., mentre per chi desiderasse mettersi in contatto conil direttivo l’indirizzo mail è : frocyavideo@gmail.com
Jessica Jones 3: il declino e poi l'addio...
Giugno 26
È ufficialmente finita un’era. L’era degli eroi Marvel su Netflix. Lo scorso 14 giugno il colosso dello streaming ha caricato nel proprio catalogo la terza stagione di Jessica Jones, che sarà l’ultima. Niente più Daredevil, Iron Fist, Luke Cage, Defenders o The Punisher. E anche niente più Jessica Jones. [SPOILER ALERT] L’amaro in bocca c’è, è innegabile, ma forse non così tanto. Sì, perché in realtà la terza stagione di Jessica Jones non convince proprio. Anzi…! I tredici episodi si rivelano in realtà lenti, statici, prevedibili e caratterizzati da un generale senso di già visto. Non si sente alcun brivido di vita. Jessica (Krysten Ritter) è alquanto sbiadita e passa il suo tempo a correre dietro agli altri, a “risolvere” i problemi causati dagli altri, ma senza prendere alcuna iniziativa, come trascinata dalla marea. La sua amica/sorella Trish (Rachael Taylor), nel suo tentativo di diventare un’eroina per aiutare gli altri, per restituire quanto ha avuto nella vita e, in fondo, per emulare/aiutare Jessica, non attira simpatie, ma anzi antipatie, apparendo sempre come una ex star bambina viziata. Neanche la sua degenerazione la eleva allo status di grande villain, con tutto il fascino che questa carica si porta dietro (sì, perché se un cattivo è fatto bene, noi lo amiamo, ammettiamolo). A proposito di villain, neanche questo Salinger (Jeremy Bobb) conquista perché non gli viene dedicato lo spazio necessario e rimane in realtà una minaccia che aleggia sulla serie ma che non si materializza veramente. Le uniche vicende che riducono un po’ l’apatia generale dello spettatore sono forse la malattia dell’avvocatessa Jeryn (Carrie-Ann Moss) e la morte di Dorothy (Rebecca De Mornay), mamma di Trish. Infine, non convince neanche l’ultima scena dell’ultimo episodio, in cui pochi secondi dopo la comparsa di una sorta di filtro viola si sente la voce di Kilgrave (David Tennant). Non convince perché innanzitutto la serie è finita, si sapeva che sarebbe finita, e per vincoli di contratto non c’è la possibilità di recuperare questa trama, queste vicende, questi attori, ecc in un improbabile reboot Disney+. Ancora, è il (disperato) recupero di un villain come si deve, ma passato e con la propria vicenda conclusa, a dover fornire materia prima per un colpo di scena che non si è visto in 13 episodi? Certo, non siamo ai livelli di delusione dell’ultima stagione di Game of Thrones, ma quasi. Addio Jessica. Link alla foto: https://lrmonline.com/news/jessica-jones-season-3-review-is-it-worth-watching-spoiler-free/

Shazam! Ma solo per bimbi...

Giovedì, 04 Aprile 2019 16:18 Pubblicato in Cinema

Baby: le baby squillo dei Parioli su Netflix

Sabato, 01 Dicembre 2018 10:57 Pubblicato in Serie Tv

Indovina indovinello, dove sta l'Alberello?

Venerdì, 05 Gennaio 2018 10:17 Pubblicato in Napoli

"The Place" VS "Perfetti sconosciuti"

Giovedì, 30 Novembre 2017 19:18 Pubblicato in Cinema

Après la pluie le beau temps - Contessa di Ségur

Sabato, 19 Luglio 2014 13:26 Pubblicato in Libri

Racconti dei saggi taoisti

Sabato, 07 Luglio 2012 00:06 Pubblicato in Libri

Nerd Zone

Progetti & Territorio

Agorà

Facebook Like

Accedi

Login to your account

Username *
Password *
Remember Me

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie.