Take That 29 maggio Reunion Live Streaming

    I Take That la famosissima boyband degli anni 90' annuncia a sorpresa una reunio...

L'anniversario della strage di Capaci: l'arte come forma di lotte alle mafie

Sono le 17.58 del 23 Maggio 1992. A Palermo è già estate, il sole brucia forte. Atterra a Pu...

One Piece:Novel A, sbarca in Italia il romanzo sulle avventure di Ace

Durante una diretta live #Staracasa Edizioni Star Comics ha annunciato l’uscita in Italia di uno dei...

Andrà tutto bene a meno che… - seconda parte

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Rumiko Takahashi, la principessa dei manga, debutta con la sua nuova opera: Mao.

L’inarrestabile sensei, nonostante i suoi sessant’anni, gli innumerevoli premi e riconoscimenti, anc...

Ripartono le attività della Fondazione Antoniano, «in piena sicurezza per utenti e operatori»

«Con oltre 500 contatti, attraverso il programma “Sosteniamoci in Rete”, in questi mesi abbiamo forn...

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Take That 29 maggio Reunion Live Streaming
Maggio 23
    I Take That la famosissima boyband degli anni 90' annuncia a sorpresa una reunion live sui canali Youtube e Facebook di Meerkat Music. Il 29 maggio 2020 alle ore 21.00 Gary Barlow, Mark Green, Howard donald,e udite udite, Robbie Williams ( Jason orange ha dato il definitivo addio al palco nel 2014, dopo la reunion, del " Progress Tour" ). I fab four si esibiranno in diretta streaming direttmente dalle loro caseper un live a favore della lotta contro il Covid-19.   Dopo che Robbie decise , o meglio fu invitato a farlo dagli altri componenti a causa dei suoi problemi di alcolismo e tossicodipendenza, ad intraprendere la fortunata carriera da solista nell'estate del 1995, giusto poco prima del tour NOBODY ELSE, si giunse alla drammatica separazione del restante gruppo il 13 febbraio del 1996 che all'alba di San Valentino aveva gettato nella disperazione milioni di fan in tutto il mondo.   L'annuncio di tre giorni fa ha reso ufficiale la notizia e la band con il concerto supporterà l’ente benefico di musicoterapia Nordoff Robbins e Crew Nation, il quale  sostiene i lavoratori dell’equipe del concerto tramite un fondo di emergenza.  Il settore artistico e in particolare musicale, è uno di quelli che ha avuto maggior freno a causa  del rischio di assembramenti e sarà tra gli ultimi a. tornare in attività, si calcola siano migliaia i lavoratori dello spettacolo che non potrà lavorare nel prossimo futuro ed è a loro che è rivolto il pensiero della band e della raccolta fondi benefica.   Robbie in merito alla vicenda ha dichiarato : "“Non vedo davvero l’ora di esibirmi di nuovo con i ragazzi – è sempre un piacere. Nordoff Robbins e Crew Nation sono entrambi enti di beneficenza così brillanti e sono entusiasta di supportarli in questo show. Se non possiamo andare allo stadio … lo porteremo da noi.”   Già il 14 aprile Gary Barlow e Robbie Williams avevano allietato i fan con una diretta a sorpresa su instagram, esibendosi in un duetto di " SHAME" pezzo scritto a 4 mani dai due artisti e inserito nella raccolta "In and Out of Consciousness: The Greatest Hits 1990-2010".       L'esibizione è inserita nell' ambito di #TheCroonerSession una serie di live in collegamento con vari artisti in diretta su Instagram, tra le varie dirette troviamo anche quella con Brian May, star dei Queen. Si possono vedere tutte le sessioni live sul canale instagram: @officialgarybarlow        Il lieto annuncio della reunion ha fatto il boom di visualizzazioni e like sui profili instagram degli artisti da parte di ammiratori entusiasti sparsi per il globo che il 29 maggio potranno fare un tuffo nella lontana e malinconica adolescenza, guidati dalla band che ha segnato il passo del pop negli anni 90. Copia e incolla il link in basso per vedere la performance di Gary e Robbie del 14 aprile
L'anniversario della strage di Capaci: l'arte come forma di lotte alle mafie
Maggio 23
Sono le 17.58 del 23 Maggio 1992. A Palermo è già estate, il sole brucia forte. Atterra a Punta Raisi il giudice Falcone, ad attenderlo vi sono Francesca Morvillo e la sua scorta. Le Fiat Croma e la Thema blindate imboccano l’autostrada A2 verso Palermo. Al volante di una delle due auto vi è Falcone, accanto a lui la moglie e dietro l’autista Giuseppe Costanza. Al giudice Falcone piace guidare, come gli piace la vita, tanto da aver lottato fino all’ultimo istante. Un attimo dopo 500 kili di tritolo uccidono barbaramente Giovanni Falcone, la moglie e la sua scorta. Uccidono una città, il paese intero. Lo macchiano di sangue, di quel sangue di cui ancora oggi portiamo la traccia. Minuti di silenzio, dove i detriti facevano da padroni sul manto stradale. Sirene, urla, fotografi, sangue, attese. Attese da far cedere le gambe e da far smettere di respirare. Fino alla fine, fino a quando la speranza non è stata soffocata dalla morte. Oggi, 28 anni dopo l’attentato mafioso di Capaci la rabbia è sempre la stessa. Il dolore è sempre lì, sulla pelle della famiglia di Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro, di Giovanni Falcone e Francesca Morvillo. Sulla pelle di tutti coloro che credono nella giustizia e, ancora oggi, aspettano una risposta che profumi di verità e legalità. Oggi alle 17.58 l’Italia si fermerà, data l’impossibilità di manifestare, l’iniziativa social “Palermo Chiama Italia al Balcone” ha lanciato l’appello di affacciarsi ai balconi con un lenzuolo bianco ed osservare un minuto di silenzio. Un silenzio che pretende giustizia, un silenzio non occasionale, ma che esige una risposta dallo Stato. Oggi, come ogni giorno. I giovani in tutti questi anni hanno cercato di rispondere ai silenzi dello Stato, al predominio della criminalità, professando i valori del coraggio, dell’impegno, dell’abnegazione. Ognuno a suo modo, studiando, creando, lottando, andando a fondo, non chiudendo gli occhi. Fiorella Testa, studentessa di architettura prossima alla laurea ci ha mostrato come i modi per combattere la mafia siano molteplici, lei ha scelto di farlo tramite l’arte. «In che modo il disegno grafico che hai creato pensi possa ricordare le vittime della strage di Capaci?» «Il disegno ha un intento più generale, ovvero non solo ricordare la strage di Capaci, ma tutto ciò che è avvenuto nel corso degli anni proprio a causa di questa contrapposizione tra armi e mezzi di comunicazione. C’è la bomba utilizzata per uccidere, che è uno dei mezzi attraverso i quali comunicano le associazioni mafiose, e dei giornali arrotolati, che insieme ad altri mezzi di comunicazione, rappresentano, invece, quelle che sono le armi per combattere il fenomeno mafioso. Dallo scontro tra la mafia e la conoscenza si forma una chiazza di sangue, che fa riferimento al sangue delle vittime. Ciò, dunque, mette in luce il vero strumento per contrastare le mafie: la conoscenza.» «Pensi che l'arte possa essere uno strumento utile nella lotta alle mafie?» «L’arte, come qualsiasi altra forma di comunicazione (il cinema, la fotografia, la scrittura), è un mezzo attraverso il quale diffondere conoscenza. Conoscere è fondamentale nella lotta contro questo fenomeno. Se conosco, ho dei riferimenti per poter agire. Se non conosco, non ho degli esempi da seguire e quindi posso essere sopraffatto. Insieme alla conoscenza, vi è il ricordo di ciò che è stato, che può generare in ognuno di noi un momento di riflessione. Conoscenza, ricordo e riflessione. Queste sono le tre parole chiave per capire il processo che avviene nel momento in cui si osserva un disegno o nel momento in cui si prova a farlo.» «La tua generazione è consapevole di quanto sia importante mantenere vivo il ricordo delle vittime innocenti?» «La mia generazione, rispetto a quelle precedenti, cerca di fuoriuscire da anni ed anni di omertà. Sicuramente ci sono stati numerosi cambiamenti, c’è più consapevolezza, più libertà di espressione, più sostegno sociale. Ma devo dire che, nonostante ciò, il pensiero critico e la conoscenza di determinati argomenti considerati ‘’scomodi’’ è ancora lasciata al singolo. Se uno vuole è messo nelle condizioni di poter conoscere, ma la volontà di farlo non è incentivata.» «Quale potrebbe essere un monito da lanciare ai giovani in occasione dell'anniversario dell'uccisione di Falcone, di sua moglie e della sua scorta?» «Informatevi su cosa è successo e su cosa succede. Parlatene, perché è dalla parola che parte tutto.» Immagine creata da Fiorella Testa.
One Piece:Novel A, sbarca in Italia il romanzo sulle avventure di Ace
Maggio 22
Durante una diretta live #Staracasa Edizioni Star Comics ha annunciato l’uscita in Italia di uno dei titoli più attesi dai fans della saga del sensei Oda, One Piece. One Pice: Novel A – Romanzo è il primo volume dello spinoff incentrato su uno dei personaggi più incredibili, Portuguese D. Ace.   Chi è Portuguese D. Ace? Molto amato nella comunità di One Piece, Ace è conosciuto principalmente come fratello del protagonista Rufy (Monkey D. Rufy), ma anche come figlio di sangue del re dei pirati Gol D. Roger ed uno dei luogotenenti di Barbabianca. Il suo valore è tale da aver innescato una delle guerre più spettacolari dell’opera, la “Battaglia di Marineford”.   Quanti saranno i volumi di questa serie? L’opera, che si incentrerà esclusivamente sulle avventure di Ace, inizierà dalla partenza del mare orientale. Sarà composta da due volumi. Il primo volume è stato scritto da Shou Hinata, autore di alcuni volumi del manga Naruto. I primi capitoli sono usciti nel 2017 e pubblicati sulla rivista One Piece Magazine, il romanzo completo, invece, uscì nel 2018. Il secondo volume è stato scritto da Tatsuya Hamazaki e pubblicato direttamente nel 2018 insieme al primo volume.  Ovviamente entrambi sono stati supervisionati da Eiichiro Oda, il quale ha disegnato le copertine che formano un disegno continuo.   Quando saranno pubblicati in Italia? L’editore non ha fornito notizie dettagliate a riguardo, sappiamo soltanto che approssimativamente in estate lo spinoff dovrebbe vedere la luce.         Link alle immagini: https://www.pinterest.it/pin/778911698027543709/  -  https://www.comixisland.it/2020-04-one-piece-novel-a-annunciato-il-manga/  -  https://www.reddit.com/r/OnePiece/comments/8stn57/portgas_d_ace_colored_manga_panel/
Andrà tutto bene a meno che… - seconda parte
Maggio 21
  L’ attività giornalistica, la propaganda politica, il senso di appartenenza a gruppi che andrebbero proibiti in una società civile, sono gli stessi che infondono goccia a goccia, disprezzo e livore, suscitando tutti i giorni sentimenti fortemente negativi e nutrendoli con tutti gli strumenti possibili, facendovi arrivare a desiderare la miserabilità di altri ci rendono peggiori giorno dopo giorno, anno dopo anno, altrimenti non si spiegherebbe come si possa solo arrivare ad augurare lo stupro di gruppo o peggio persino la morte.  Ci rendono peggiori e incapaci di provare sentimenti, perché la notizia della liberazione di Silvia dovrebbe rappresentare un momento di gioia e felicità per tutta la nazione che fino ad una settimana fa cucinava manicaretti e postava challenge su tik tok agognando la libertà. La realtà contro cui sbattiamo il muso purtroppo è ben diversa: Il 10 maggio 2020 su Fb da parte di un utente di nome Gino compare un post con la foto di silvia Romano in compagnia di  un ragazzo africano su una spiaggia di Mombasa. Il signor Gino espone la sua verità affermando che la foto in questione sia stata scattata nel 2019, foto che confermerebbe il fatto che non ci sia stato nessun rapimento. Pensavo di averle viste tutte. Ma mai dire mai. Conte, Di Maio, Bonafede, un disastro che non ha precedenti! L’ultima è fantastica, da film e fa impallidire persino Gentiloni. Per la giustizia italiana se sposi la rapita si estingue automaticamente il reato, non solo, ma lo Stato italiano ti accoglie con il Presidente del Consiglio e ministri, elargisce anche qualche mezza dozzina di milioni di euro, forse da dividere tra il marito della rapita e i suoi complici. Ecco, questi non saliranno mai sui barconi per venire clandestinamente in Italia, con i soldi elargiti per il presunto rapimento, non è che apriranno alberghi bar e ristoranti? Intanto la rapita a suon di “pesce” ricco di fosforo e a tutte le ore gli è apparso Maometto che gli ha consigliato di convertirsi all’Islam. Che magnificenza. Nella foto scattata a Mombasa, celebre località turistica, nel mese di  Giugno 2019 ,mentre lei ,si dice, sia stata rapita un anno prima. Pertanto la foto è stata scattata durante la dura prigionia, infatti si nota volto visibilmente provato e sofferente della povera Silvia dati: «Dal Nostro Inviato Speciale Massimo A. Alberizzi Nairobi, Mombasa e Malindi, giugno 2019». Ecco il collegamento con Mombasa e il giugno 2019 citati nel post Facebook.    Nondimeno in una chat Telegram "I Reattivi" è stata resa pubblica l ’immagine di una ragazza nuda che passeggiava per le vie di Bologna con la seguente didascalia: Silvia romano che manifesta a favore degli immigrati prima di partire per l Africa….. questa abbiamo pagato 4.000.000,00 / 40.000.000,00 di euro…???? No…. fatemi capire bene…!!! Il post è poi stato rimosso, ma non prima di aver fatto scoppiare la bomba. La fotografia del 27/07/2017 è di una ragazza di 26 anni – sconosciuta della Val D’ Aosta  – che portava avanti un esperimento sociale per le vie di Bologna indossando solo una shopper di tela, per il quale fermata dalla polizia ferroviaria è stata sanzionata per 3.300 euro, per atti contrari alla pubblica decenza. Ma non c’è da stupirsi che degli utenti qualunque postino tanta cattiveria se direttamente dal parlamento si arriva ad identificare una vittima di sequestro con dei terroristi. No non è una serie tv, sono le dichiarazioni, lette pubblicamente alla presenza di tutto l’ emiciclo da parte del deputato della Lega Alessandro Pagano che l’ha etichettata come una «neo-terrorista». In quel momento in Aula si portavano avanti le discussioni sul decreto Covid, ma cosi dal nulla, il deputato ha ben pensato che fosse un buon momento per attaccare l’operato del governo, colpevole non aver partecipato alle esequiedi un poliziotto morto per Coronavirus. Mentre: «Quando è tornata una neo-terrorista, perché questo è Al Shabaab, sono andati ad accoglierla», rivolgendo le critiche al premier Giuseppe Conte e al ministro degli Esteri Luigi Di Maio, presenti all’aeroporto di Ciampino al suo ritorno. L’intervento di Pagano ha generato le reazioni dei deputati presenti, la vicepresidente della Camera, Mara Carfagna, ha ripreso il leghista, mentre in Aula cominciavano a fioccare le proteste. Il presidente della Camera, Roberto Fico, ha definito le parole «inaccettabili». «Montecitorio è il luogo del dibattito e del confronto, anche acceso, non la sede per formulare insulti a una giovane che viene da diciotto mesi di inferno», Anche il deputato dem, Emanuele Fiano, ha indicato come «inaccettabili» le parole del leghista, intanto su Twitter l’ex portavoce di Renzi e Gentiloni, Filippo Sensi, ha espresso schiettamente il suo pensiero definendo l’ intervento di Pagano: «Il vomito». Come detto prima, l’odio c’è ed è tangibile, ma che la situazione abbia potuto prendere una piega sessista non se lo aspettava nessuno. Poiché l’italiano medio ha una memoria a breve termine a meno che non si tratti di genere femminile, è forse il caso di rinfrescarla un pò:  Dicembre 2018 Luca Tacchetto rapito nel Burkina Faso, in vacanza con la sua dolce metà canadese, sequestrato per 15 mesi da un gruppo di islamisti  chiamato Jnim ( cellula di Al Quaida )e dopo ( presumibilmente) il pagamento di un riscatto rilasciato. Sceso dall’ aereo portava la sciarpa e la barba secondo il canone salafita. ( salafiti  sono considerati modelli di virtù religiosa. Convertito all’ Islam. Nessuno ha detto niente.   Ottobre 2016 Alessandro Sandrini, sequestrato al confine tra Turchia e Siria, dove era latitante, poiché in Italia era stato condannato per truffa aggravata e rapina a mano armata. Liberato il 29 maggio 2019 tramite la negoziazione e il pagamento di un riscatto. Convertito all’ Islam. Nessuno ha detto niente. Aprile 2016 Sergio Zanotti, rapito in Siria dai miliziani di Al Qaida, anche lui liberato tramite pagamento di riscatto. Anche per lui  che non era recato in Siria per ragioni umanitarie ma solo per comprare delle monete da rivendere in Europa non una parola. Nessuno ha detto niente. Luca, Sergio, Alessandro, rapiti in vacanza o perché adempivano a questioni personali, su di loro non si dice nulla, nemmeno una piccola macchia sulle loro immacolate persone di genere Maschile. Settembre 2004 Simona Parri e Simona Torretta, sequestrate dentro  un ufficio e liberate dopo cinque mesi e mezzo tramite riscatto.  Al loro arrivo erano diventate per l’ Italia traditrici, spie, anche in questo caso incinte. Luglio 2014 Greta Ramelli e Vanessa Marzullo, volontarie rapite in Siria, rilasciate nel 2015 dopo un negoziato. A causa di una foto scattata ad Aleppo in cui sorridevano, prima del rapimento, per il popolo italiano di colpo si erano “divertite”, erano andate a letto con i carcerieri nessuno escluso, hippie viziate, figlie di papà in vacanza a spese degli italiani. E alla fine arriva Silvia, volontaria, prigioniera per 536 giorni, costretta a vivere sotto scorta nel suo stesso paese, perché colpevole di avere aiutato altri esseri umani al di fuori dei confini nazionali. Le due Simone, Greta, Vanessa, rapite mentre aiutavano altre persone su di loro si è detto e si continua a dire di tutto e vengono attaccate cosi violentemente perché in fondo per l’italiano medio che oltre ad avere una memoria a breve termine in fondo la donna è inferiore e per questo la si può attaccare senza troppi scrupoli, e tristemente questo concetto è radicato anche nella mente di molte donne che invece di arrabbiarsi e fare scudo per proteggere questa ragazza si lasciano andare a biechi commenti sessisti, sminuendo anche loro stesse e tutta l'altra metà del cielo.       
Rumiko Takahashi, la principessa dei manga, debutta con la sua nuova opera: Mao.
Maggio 21
L’inarrestabile sensei, nonostante i suoi sessant’anni, gli innumerevoli premi e riconoscimenti, ancora una volta si cimenta in una nuova opera, Mao. La sua ultima serie, Rinne, sembra non abbia registrato un gran successo come tutti i suoi predecessori, ma questo non ha fermato di certo la principessa dei manga, che per sua fortuna gode di un’ottima reputazione in Giappone e non solo. Il colosso italiano Star Comics ha già annunciato che ben presto sarà serializzato anche in Italia, senza specificare una data precisa.   Il dualismo portato all’estremo: vita-morte, umani-demoni Cocktail vincente che ha caratterizzato moltissime delle storie della Takahashi. Chi ama i suoi racconti sa quanto sia caratteristico trovare personaggi che “camminano sul filo del rasoio”, costantemente a metà tra i due mondi, così diversi e così complementari. I protagonisti della nuova serie manga sono Nanoka Kiba (una liceale umana), Mao (uno yokai=demone) e il piccolo Otoya.   Sembra sempre lo stesso copione? Forse. In realtà i personaggi hanno un background differente da quello dei protagonisti delle precedenti storie della Takahashi, è pur vero che la storia deve ancora svilupparsi del tutto. Quindi è ancora presto per farsi un’idea di quel che sarà. Quel che da subito contraddistingue Mao è l’atmosfera, non spassosa come quella che ritroviamo in Ranma ½, Inu Yasha e Rinne, ma bensì più cupa come quella nelle storie brevi di Rumic World o la Saga delle Sirene. Rumiko Takahashi resta sempre fedele al suo stile narrativo e al suo modo di disegnare, è presto per dire se questo manga seguirà le orme di Inu Yasha o meno, quindi cerchiamo di non giudicare un libro dalla sua copertina.       Link alle immagini: https://www.ebay.com/itm/Japanese-Manga-MAO-vol-1-3-set-Rumiko-Takahashi-Shonen-Sunday-Comics-Book-F-S-/184136836311 - - https://www.nerdpool.it/2019/05/15/mao-il-promo-del-nuovo-manga-di-rumiko-takahashi/  -  https://www.tumgir.com/tag/mao%20manga%20scans
Ripartono le attività della Fondazione Antoniano, «in piena sicurezza per utenti e operatori»
Maggio 21
«Con oltre 500 contatti, attraverso il programma “Sosteniamoci in Rete”, in questi mesi abbiamo fornito suggerimenti e consigli di tipo educativo e terapeutico, attività, video, tutorial per mantenere, seppur limitatamente, una continuità delle cure e la vicinanza alle famiglie e agli utenti sia dell’ambulatorio che del centro diurno». A dirlo è Goffredo Scuccimarra, direttore sanitario dell’Istituto Fondazione Antoniano di Ercolano, che ha commentato anche le nuove misure adottate dalla struttura per fare fronte all’emergenza Covid 19. «Nelle ultime settimane gli utenti bisognosi di cure urgenti hanno ripreso le loro terapie presso il Centro. Abbiamo stabilito un rigido protocollo affinché sia garantita la sicurezza di ospiti e operatori, e abbiamo sviluppato alcuni tutorial esplicativi sulle procedure attivate, sulla sensibilizzazione all’uso della mascherina, sulla preparazione dei più piccoli all’impatto con un contesto terapeutico in parte mutato a causa dell’adozione dei DPI da parte dei terapisti e delle misure di distanziamento fisico. Infine, la Fondazione, grazie a un’esperienza consolidata negli anni, ha potuto mettere a punto alcuni progetti di teleriabilitazione per erogare terapie a distanza ed evitare di congestionare il centro, riducendo così i rischi per la salute pubblica».    Dal 1 giugno i Centri di Riabilitazione riprenderanno la loro piena operatività. Tutte le attività ambulatoriali, domiciliari e semiresidenziali, dopo lo stop di marzo, inizieranno regolarmente per le migliaia di persone con disabilità, anziani non autosufficienti e affetti da demenza. La Regione, agli inizi di aprile, con il programma “La Campania riparte”, ha definito misure igienico-sanitarie rigorose per la progressiva ripresa dei trattamenti alle quali i centri di riabilitazione si sono scrupolosamente attenuti. «Dopo una fase così lunga e difficile per tutta la popolazione e, ancor di più, per le persone più fragili e vulnerabili, finalmente si prospetta una ripartenza verso la “normalità”», ha concluso Scuccimarra.    Da più di 60 anni la Fondazione Istituto Antoniano rappresenta sul territorio una presenza significativa, sia da un punto di vista socio-educativo che socio-sanitario, proponendosi come presidio di riferimento per la tutela del benessere delle persone in difficoltà.
De Luca Run: fase due, gioco due
Maggio 20
Siamo ormai in una fase due inoltrata, diciamo: hanno riaperto i negozi, hanno riaperto parrucchieri, barbieri e centri estetici, hanno riaperto i bar e i ristoranti (in Campania da oggi). Le strade si sono fatte più rumorose, i marciapiedi si sono riempiti di gente (forse un po’ troppo), la vita riesplode dopo due mesi di quarantena. Eppure ciò non significa che il pericolo sia passato e che ci si possa buttare alle spalle la prudenza. In fondo, stare a casa non è così male, soprattutto ora che giunge ad allietarci un nuovo gioco con protagonista il governatore più teatrale del 2020. Sì, già avevano realizzato un videogame con protagonista Vincenzo De Luca, governatore della Campania (ne parlammo qui), ma la sua popolarità, che non tende minimamente a calare, anzi (!), ha ispirato un secondo gioco online. Si tratta di De Luca Run, che sta spopolando nelle ultime ore. Scopo del gioco è quello di far procedere il nostro governatore preferito, il cui avatar ricorda un po’ quello di SuperMario, in avanti raccogliendo il maggior numero di mascherine possibili. Alcune sono al suo livello, altre sono posizionate in alto e ci si arriva saltando su delle appetitosissime pizze. La difficoltà? Beh, molti ostacoli si frappongono tra Vincenzone e le preziose mascherine: dai “cinghialoni” che corrono sul lungomare a viso scoperto a Feltri, passando per Conte e Sgarbi che appaiono tra un annuncio e una critica. Sfiorare uno di questi personaggi comporta il game over e il dover ricominciare dall’inizio. Ad accompagnare l’esperienza di gioco c’è un mandolino che fa da sottofondo alle voci autentiche dei nostri beniamini coi loro cavalli di battaglia. Divertentissimo! E voi che aspettate? Provatelo cliccando qui!Foto di: Annachiara Giordano
Andrà tutto bene a meno che… - prima parte
Maggio 20
Finalmente Silvia Romano è tornata a casa. La giovane volontaria milanese aveva lasciato i propri affetti e la propria terra per offrire sostegno e aiuto tangibile ai bambini del continente più sofferente del mondo l’Africa. Rapita, venduta, scambiata al pari di merce di contrabbando, tra gang criminali e jihadisti, ha riconquistato dopo un anno e mezzo la libertà. Passati due mesi di bollettini giornalieri su contagi, ricoverati e decessi, lockdown, ansie per il futuro e riaperture, quella della liberazione di una ragazza di 25 anni dovrebbe rappresentare una bellissima notizia per il Bel Paese che di bello oggi ha quasi niente. Già perché dopo 67 giorni di “ Fratelli d’ Italia”, di “ Ma il cielo è sempre più blu”, di ricette casalinghe, tutorial su tutorial partoriti da quasi tutte le abitazioni italiane, da frasi fatte tipo : “ ce la faremo” “andrà tutto bene” “torneremo ad abbracciarci” e messaggi d’amore filiale fraterno, amicale, trasmessi in milioni e milioni di videochiamate giornaliere, non si riesce a gioire del fatto che una figlia, nel giorno di una festività per la figura materna abbia avuto la possibilità di riabbracciare la sua, dopo che per 18 mesi ha avuto negato il diritto di farsi consolare dalle braccia della sua mamma. La si è criticata perché indossava abiti non occidentali, ( che io possa immaginare, Zara non si trovava nelle immediate vicinanze del luogo di detenzione), perché è scesa sorridente dall’ aereo ( ma perché? Chiunque tornasse da una detenzione di un anno mezzo e rincontrasse la propria famiglia lo farebbe col muso?) Solo Silvia sa cosa ha significato, fare il viaggio di ritorno in patria, guardando per ore fuori dal finestrino e immaginando il preciso momento in cui sarebbe tornata ad essere solo ed esclusivamente una figlia, ma che probabilmente nel momento in cui ha toccato il suolo natìo, sopraffatta dalle emozioni, altro non ha potuto fare che sorridere ed emozionarsi. Ma la gente non è riuscita ad emozionarsi alla stessa maniera e il dubbio che l’ha assalita è stato solo: “quanto ci è costata?” Fa rabbrividire leggere di mamme ( che dovrebbero capire più di tutti il valore di un sorriso e di un abbraccio tra mamma e figlia), che aprono bocca per offendere una ragazza che pur conscia dei pericoli, si è armata di tutto il coraggio possibile ed è partita solo per aiutare, mentre scapigliate si affannano a riempire un’autocertificazione per far visita ai congiunti. Nonne che riversano bile e rancore scaturiti da 2 mesi di quarantena domiciliare, su una giovane donna che potrebbe benissimo essere la loro nipotina, ma che si disperano per non aver potuto assistere al compleanno dei piccoli rampolli. Italiani, cosa ci è successo? Settimane e settimane a ripeterci di come ne saremmo usciti migliori, di come durante l’isolamento si è riscoperto il valore degli affetti, di come trarre un insegnamento dalla questione Covid-19, e la prima cosa che riusciamo a fare in vista delle riaperture, della tanto attesa fase 2, è instillare odio, sputare veleno, razzismo e soprattutto sessismo. Forse  si tratta della convinzione che dare il peggio di sé, nei commenti, negli auguri, nelle valutazioni e nei giudizi ci renda migliori dei nostri “ bersagli di turno”? E’ forse un modo per sentirsi migliori? Superiori? Certo una spiegazione potrebbe essere che l’odio inoculato da anni nella mente della gente, l’astio e il rancore rivolto verso i nostri simili, ha dirottato sentimenti di benevolenza verso un sentiero cupo di isolamento motivo, di paura e pregiudizio nei confronti di chi ci troviamo di fronte, in una sorta di incapacità di intendere e volere ma sarebbe troppo semplicistico. La realtà dei fatti è che il paese di santi poeti e navigatori si è lentamente incamminato in un percorso di declino che lo ha trasformato in un paese di anaffettivi, leoni da tastiera e odiatori seriali.  
Madonna: Who’s that girl?
Maggio 17
Nel 1983 New York era ancora considerata il luogo in cui si poteva realizzare l'American Dream, un luogo dove si incontravano e si mescolavano arte e musica, un luogo dove tanti artisti come Andy Warhol e Elio Fiorucci avevano deciso di abitare e di produrre lì la loro arte. Ma c'era anche una giovanissima, proveniente dalla provincia, che, portando in dote solo il suo talento, avrebbe fatto molta strada: Louise Veronica Ciccone. Proprio a New York la futura Madonna avrebbe incontrato la stilista Maripol Fauque che, intuendo la singolarità di quella ragazza, per lei inventò un look un po' ribelle caratterizzato da calze a rete strappate, crocefissi e orecchini di gomma. Sarà proprio un look particolare che accompagnerà la lunga carriera della regina del pop americano.Questo suo modo di esibirsi sarà il suo asso nella manica poiché negli anni '80, con l'avvento dei videoclip e di MTV, riuscì a farsi notare non solo per la sua musica dance-pop, ma anche per i continui cambiamenti della sua immagine. Lei è stata ed è l'emblema del trasformismo, un'artista capace di andare oltre il limite che riesce a sperimentare tutto e il contrario di tutto.Il suo successo è dovuto anche alla lunga militanza underground nei parties della comunità gay, la presa di coscienza del pericolo AIDS, l'aver frequentato la comunità nera negli anni '70 e la sua presenza nell'underground artistico. È ritenuta la cantante donna di maggior successo, dietro solo ai Beatles, Elvis Presley e a Michael Jackson.Entra nel Guiness dei Primati come l'artista donna con oltre 95 milioni di album venduti negli Stati Uniti e con oltre 300 milioni nel resto del mondo. Sono molte le canzoni che hanno reso celebre la cantante di Bay City come Like a Virgin, Like a Prayer, e La Isla Bonita. Oggi i suoi dischi non eguagliano il successo commerciale ottenuto nel passato, ma comunque ci fa ballare da più di trent'anni e poiché il suo talento principale è stato sempe quello di intuire, prima degli altri, cosa diventa cool e trendy e quindi ci aspettiamo ancora che lei faccia uscire dal cilindro magico qualcosa di diverso del solito coniglio bianco.   L'immagine dell'articolo è stata prelevata da quelle pubblicate dell'artista su Facebook.
The Rain: la pioggia cade in Danimarca e lo fa benissimo. La serie perfetta per la Fase2
Maggio 04
Maggio è qui. Il Presidente del Consiglio ha già annunciato l’ingresso del paese nella “fase 2” in cui le misure restrittive si allentano –sperando che l’incoscienza non porti ad una nuova ondata, ma non è questo il momento in cui parlarne. Per ora, ancora in un tuo stato embrionale, come un bruco che ne hai ancora per divenire farfalla, passi il tempo. Hai fatto tutto ciò che potevi fare: seguito i tuoi corsi online, pulito casa, stesi i panni, vagato tra i social ed ora? Per tua fortuna, grazie alle magie del web, puoi cercare su Netflix, ormai tuo migliore amico, qualcosa d’interessante ed è lì che ti capita quella serie: ne avevi letto una volta, te ne aveva parlato qualche amico, ma che per vari motivi non ti era mai capitato di riuscire a vederla. Clicchi su riproduci e vai.  Dopo un prologo di pochi minuti, The Rain parte senza fermarsi. E lo fa benissimo. La trama narra di due fratelli che si ritrovano a vivere per sei anni in un bunker, abbandonati lì dal padre per proteggerli da un virus che sta sterminando la popolazione scandinava attraverso la pioggia. Dopo questo periodo i due saranno costretti ad uscire dal loro rifugio e ad affrontare una serie di pericoli lungo il loro percorso, assieme a dei nuovi compagni. Un format che richiama dal più recente The Walking Dead – morto durante il tragitto – al più vecchio – ma solo per età – fumetto argentino L’eternauta scritto da Héctor Oesterheld negli anni cinquanta, per poi passare a grandi pellicole come Contagion o quelle del grande Romero, ma soprattutto perfetto per questo momento storico. Insomma il genere dell’horror fantascientifico trova sempre alto riscontro e i danesi se la sono cavati perfettamente in questa prova – ovviamente è necessario affermare che si tratta di una serie di produzione locale che di certo non può competere con serie di produzioni maggiori, come Stranger Things, nate già con l’idea di essere dedicate ad un pubblico inevitabilmente più ampio. La serie, tuttavia, coniuga perfettamente diversi generi. Dallo splatter al teen drama miscelati dolcemente in un ambiente sci-fi, ma tutto a piccole dosi, senza mai strafare; anche quando sembra che potrebbe scadere sul banale, non cede e prosegue senza problemi. E poi ci sono quei momenti di “normalità” – su cui forse la serie vuole un po’ puntare – ricercati o meno tra i personaggi che te li rendono veri. Inoltre, altro punto a suo favore, le puntate non sono infinite: la prima stagione è di otto episodi, mentre la seconda di sei ed ora è in arrivo, ancora però non si sa esattamente quando, la terza ed ultima stagione. Ebbene si, l’ultima, sperando che tale rimanga. Il fatto che sia una serie con un inizio ed una fine ci rimanda ai vecchi amori, come Breaking Bad o Sons of Anarchy – anche se quest’ultima davvero infinita – e che permettono di fare davvero un cinema a portata di tutti, senza rischiare che un’opera possa morire o scadere. Perché siamo sinceri, per quanto un lavoro possa essere valido, non sempre proseguire finché la fama ci assiste è la cosa migliore da fare. Si pensi alla rivalità tra i Beatles ed i Rolling Stones: è stata vinta senza discussioni dai primi nel momento hanno deciso di sciogliersi evitando di scrivere opere che potevano rischiare di essere scadenti rispetto i loro standard, divenendo leggenda. Link alla foto: https://questnews.it/the-rain-trailer-e-locandina-per-la-nuova-serie-post-apocalittica-di-netflix/
Hollywood: tutti i volti della città del cinema!
Maggio 03
Tra le novità più attese di maggio nel catalogo Netflix c’è senza dubbio Hollywood, miniserie da 7 episodi sulla città del cinema per antonomasia. È proprio la città la protagonista principale dello show: Hollywood, la città dei sogni, un mondo che sembra fantastico, ma che dietro la patina dorata in realtà nasconde un lato tremendamente oscuro. La serie avrebbe potuto chiamarsi “Dreamland”: è una parola che ricorre spesso (almeno nella versione in lingua originale), che descrive bene le aspettative che la gente ha su Hollywood ma soprattutto rivela la forza motrice di ognuno dei personaggi, tutti – o quasi – intenti a lottare per veder realizzato il proprio sogno. Tuttavia, questo filtro fantastico, da miraggio, non riesce e non deve riuscire a “sconfiggere” le perversioni che per molto tempo hanno caratterizzato – e talvolta caratterizzano ancora oggi – il mondo della produzione cinematografica: i primi episodi, in particolar modo, mostrano una Hollywood asservita ai ricatti sessuali, all’amoralità, alla mercificazione e a pregiudizi razzisti. Sarà l’abilità del gruppo di protagonisti (alcuni attori, uno sceneggiatore, un regista, un agente, due produttori e la moglie del proprietario della casa produttrice) nel far squadra e cogliere alcune determinanti occasioni a far sì che si possa ottenere un lieto fine notevole, forse un po’ melodrammaticamente lieto. Alcuni elementi delle vicende narrate sono presi dalla realtà, ma in un certo senso la storia viene modificata per “riscriverla” e vedere come sarebbe potuta andare: si pensi alla scelta di inserire un personaggio ispirato all’attore realmente esistito Rock Hudson, nome fornitogli realmente dall’agente Henry Willson (di fatto dispotico verso i suoi clienti), ma di renderlo gay nello show (nella vita Hudson ebbe relazioni omosessuali ma non fece mai coming out); alle “comparsate” delle attrici Anna May Wong (realmente costretta a ruoli stereotipati, nello show vede un riscatto), Vivian Leigh e Hattie McDaniel (rispettivamente Rossella e Mami di Via col Vento); e, infine, al personaggio di Ernie West, liberamente ispirato a Scotty Bowers, ambiguo personaggio di Hollywood. Lo show funziona alla grande e tiene incollati allo schermo: inquadrature e scenografie perfette, un cast eccezionale (sia i volti noti come Darren Criss e Jim Parsons, che gli altri), la rivelazione del “dietro le quinte” di un mondo sognato dai più sono solo alcuni degli elementi di successo della serie. Se poi si riflette sul fatto che l’obiettivo era quello di mostrare tutte le facce di Hollywood, certe stucchevolezze si possono perdonare. Link alla foto: https://www.drcommodore.it/2020/04/23/il-trailer-di-hollywood-la-nuova-serie-netflix-di-ryan-murphy/
Archangel: la musica è un collante universale.
Maggio 03
La maggior parte delle persone, dopo quasi due mesi di Lockdown, è ancora chiusa in casa. Questo duro periodo è stato costellato da paure, da divieti, ma soprattutto dalla consapevolezza di dover rispettare determinate imposizioni utili al benessere collettivo. L'imperativo categorico imposto è stato quello di restare a casa. Ma non a tutti è stato concesso questo lusso poiché in prima linea sono restati soprattutto medici e infermieri.Corrado Spada è uno degli infermieri dell'ospedale "Generale" di Parma che ha cercato di combattere senza armi contro un nemico invisibile, provando rabbia per mancanza di medicinali atti a salvare vite umane e sconforto per il dolore che vedeva negli occhi dei malati. Tutto questo suo malessere l'ha portato ad imbracciare la chitarra e, forse con l'aiuto di Euterpe, ha composto una musica in cui ha espresso tutto il suo tormento.In questi momenti non è facile descrivere i propri sentimenti e forse la musica è l'unico mezzo per farli emergere, per questa ragione ha composto un tema musicale che ha poi affidato ad un suo "compagno di plettro", Pino Passante, che, ascoltandolo, di getto ha dato voce al vissuto di Corrado. Questi due amici, anche se da lontano, grazie alla loro passione comune, hanno dato vita ad Archangel, una canzone che, una volta messa su Youtube, ha riscontrato il favore del popolo del Web. Anche noi di MYGENERATION abbiamo ascoltato ed apprezzato questo pezzo dedicato a tutto il personale sanitario d'Italia e ciò ci ha spinti a parlare direttamente con uno dei due autori: Pino Passante.   • Ciao Pino, Su Youtube molti artisti, sui loro canali, hanno caricato un pezzo ispirato a questo momento particolare e Archangel, il vostro brano, è fra questi. Ce ne parli?È una canzone scritta di getto poiché il coautore, Corrado Spada, è uno degli infermieri della terapia intensiva dell'ospedale "Generale" di Parma che mi raccontava la fatica immane a cui erano sottoposti e il dolore continuo che si respirava in corsia, così quando mi ha fatto ascoltare la musica che aveva appena inciso, ho cominciato a scrivere le parole che ricalcavano i suoi pensieri. Non potevo scrivere altro.Lui, da professionista laico, mi aveva detto che non avevano medicinali collaudati per quel tipo di malattia e nel momento in cui intubavano i pazienti dovevano solo pregare che tutto si risolvesse per il meglio. Questa parola, pregare, detta da lui, dimostrava che c'era un coinvolgimento profondo con il paziente, al di là del credo religioso. Ho voluto mettere in luce questo suo senso di frustrazione, questo dolore che lo invadeva.   • Perché allora usare l'inglese?Perché sentendo la base, suonata interamente da Corrado, ho sentito gli echi del rock americano, quel rock che ascoltavo da ragazzo sul canale modern rock di Radio Virgin, quindi ho iniziato a scrivere in un finto inglese e, visto che melodicamente andava bene, ho sostituito il tutto con parole di senso compiuto. Corrado ha voluto fare un video spartano dove, anche se la canzone è in inglese, nei sottotitoli c'è la traduzione in italiano.   • Tu hai scritto il testo, Corrado la musica, ma la voce di chi è?Archangel è stata cantata da Antonio Spinosa.   • Cosa vuol dire suonare oggi al tempo del coronavirus?Diciamo che il musicista ha sempre a che fare con l'inespresso e proprio in questo momento ci sono sensazioni difficili da esprimere. La collaborazione con Corrado è unica. Noi suoniamo da anni insieme, lui non è un chitarrista, ma ha suonato come avrei fatto io. Io ho scritto il testo, ma non era un mio vissuto, era il suo. Questo dimostra che quando c'è interplay i musicisti si contaminano e si fondono.   • Ci sono progetti musicali per un futuro, speriamo, non troppo lontano?Appena sarà possibile, la prima cosa che faremo sarà quella di suonare questa canzone, che ha già avuto un buon riscontro sul Web e da parte di Cristina Scabbia, dei Lacuna Coil, guardandoci negli occhi e non attraverso uno schermo.   La canzone può essere ascoltata su Youtube:https://www.youtube.com/watch?v=c3W6vOWhB-E     La foto dell'articolo è stata scaricata da Pixaby  
Retrospettive in quarantena: Gianni Berengo Gardin. Una narrazione tutta italiana.
Aprile 28
  Avete presente quel momento in cui sembra che tutto si fermi, ma il mondo intorno a voi continua a correre veloce? Immaginate di rivedere quel momento su una foto e di percepirne a pieno la sensazione: questo è ciò che accade quando si ha davanti agli occhi una foto di Gianni Berengo Gardin. Nato a Santa Maria Ligure nel 1930, Gardin definirà sempre Venezia come sua città natale: sua madre partorì in Liguria solo perché a quel tempo i suoi genitori si trovavano lì in vacanza. E sarà proprio Venezia uno degli elementi fondamentali della sua carriera fotografica, che, in tal caso, diventa spesso anche denuncia: Gardin aderisce, infatti, ad un progetto che si schiera a sfavore dell’entrata nel canale delle navi da crociera. In un’intervista rilasciata al Corriere della sera, il fotografo afferma di aver fotografato quelle navi principalmente a causa dell’inquinamento visivo che “causavano questi bestioni enormi” Ma i problemi legati a questa situazione sono ben altri, come il fatto che il loro ingresso nella laguna provocano degli spostamenti dei fondali su cui poggiano le palafitte che reggono la città stessa.   Ovviamente non solo Venezia, ma anche i “baci rubati” in una Parigi che si contrapponeva     all’Italia dei baci vietati dei tempi di un giovane Gianni, ma anche gli scatti che mostrano il tema straziante dei manicomi negli anni ’70 - un reportage, Morire di classe, con l’aggiunta dei testi di Franco Basaglia, che apriva gli occhi dello spettatore su situazioni nostrane che fino ad allora non erano mai state mostrate - fanno parte dell’incredibile portfolio del fotografo.     Così Berengo Gardin, con un archivio di circa un milione ed ottocento scatti, diviene uno dei più grandi fotoreporter italiani, acclamato a livello nazionale ed internazionale, spesso paragonato ad Henri Cartier-Bresson, ferma gli istanti, riesce a rievocare nelle sue foto il movimento, la gioia, la tristezza: i suoi scatti sono veri e propri contenitori di ciò che mostrano. Si potrebbero scrivere pagine e pagine, ma è sempre un po’ difficile, se non futile, quando si ha a che fare con personalità che, come lui, di sé hanno già scritto attraverso le loro opere. Per capire Gardin ed apprezzarlo, bisogna entrare nei suoi racconti e osservare!   Immagini di Foti D.
Diavoli (Devils): i retroscena della finanza con un cast stellare
Aprile 17
Fibrillazione. Questa è la parola che viene in mente e che si sente sulla propria pelle dopo aver visto i primi due episodi della nuova serie Diavoli (Devils), andati in onda ieri sera sul canale Sky Atlantic (canale 110 di Sky). Una serie attesissima e di cui si parlava già da parecchio tempo, tratta dall’omonimo romanzo di Guido Maria Brera (anche sceneggiatore) e interpretata da un cast estremamente talentuoso, tra cui spiccano Alessandro Borghi (che ha recitato in inglese e ha scelto di non doppiarsi, sostenendo sia la necessità di guardare film e serie in lingua originale, sia la notevole competenza dei doppiatori italiani), Patrick Dempsey e Kasia Smutniak. Il tema è attualissimo e di una crudezza che si rivela però sempre affascinante: il mondo della finanza e i suoi retroscena più duri. La serie, infatti, ruota attorno ai complicati e non sempre univoci rapporti in quello che potremmo definire il “mondo dietro i soldi”. Protagonisti sono due fondamentali attori di una banca anglo-americana, l’Head of Trading Massimo Ruggero (Borghi) e il CEO Dominic Morgan (Dempsey), che, con estrema scaltrezza, riescono a fatturare milioni durante la crisi finanziaria del 2011. Tuttavia, il successo ha un prezzo molto alto e non solo a livello economico. Segreti, rapporti clientelari, scandali: tutto ciò può riguardare chiunque. Un argomento, come già detto, sempre attuale e avvincente: nella società attuale la finanza muove e regola ogni cosa, pur essendo invisibile agli occhi di moltissimi. E si tratta di un mondo brutale, dove pochi hanno un potere enorme su ingenti somme di denaro e sulle vite di molti. È presumibile che la serie, oltre a rivelare ai tanti “esterni” cosa accade negli uffici in cui spesso si decidono le sorti del mondo, intenda lanciare una critica alla ferocia spregiudicatezza di individui che ad una velocità inimmaginabile costruiscono (e distruggono) imperi pur essendo incredibilmente lontani dal mondo “reale”. Un mondo frenetico, quello della finanza, che si trova riflesso in aspetti tecnici che rendono unica questa serie: stacchi di inquadrature rapidissimi e incessanti, attori quasi perennemente in movimento, spasmodica alternanza di numerose location. Ed ecco spiegata la fibrillazione che si prova sulla pelle alla visione di Diavoli: ciò può inizialmente spiazzare, ma finisce col catturare lo spettatore. Link alla serie: https://www.tvsoap.it/2020/04/diavoli-sky-atlantic-cast-trama-anticipazioni-fiction/
Eric Clapton: una vita in 12 Bars
Aprile 11
La nostra rubrica mensile dedicata ad artisti famosi, cogliendo l’occasione della ricorrenza del 75° compleanno di Eric Clapton, avvenuto il 30 marzo scorso, sarà dedicata a lui. L’artista, famoso per una carriera incentrata sul blues e per le incursioni nel mondo rock, a cominciare dalla sua partecipazione agli Yardbirds, ha avuto una vita costellata da successi, ma anche da tragedie ed eccessi che lo hanno trascinato spesso nella spirale del gossip, approfondimento che volentieri lasciamo ad altre penne.   A noi interessa celebrarlo esclusivamente dal punto di vista musicale, e ricordarlo come lo lo slowhand che ha incantato i suoi fans e gli appassionati di chitarra.  Già, “slowhand” è stato ed è ancora il suo nickname, datogli per la lentezza nel cambiare le corde della chitarra, anche se molti credono che il soprannome sia dovuto al suo modo particolare di suonare. Un soprannome che divenne anche un titolo di un suo album pubblicato nel 1977 che conteneva due brani di maggior successo del cantante: "Cocaine" e "Wonderful Tonight".   La sua musica richiama alla mentre quella di altri bluesmen leggendari, caduti nell’oblio, come Buddy Guy e Bill Big Broonzy, ma grazie all’uso di scale minori e alla tecnica di un bending particolare, “mano lenta” è riuscito a creare un suo stile personale e riconoscibilissimo. Clapton non è mai stato il classico chitarrista che stupisce il pubblico con assoli superveloci, ma lo stupisce perché sa dare voce, con la sei corde, ai suoi demoni, alle sue emozioni e alla sua insofferenza esistenziale. Sono questi turbamenti, questo suo modo di essere che lo hanno fatto trasmigrare da un gruppo ad un altro, da una collaborazione ad un’altra.   Infatti nella The Rock and Roll Hall of Fame è l’unico artista ad essere stato introdotto tre volte. Nel 1992 come membro degli Yardbirds, nel 1993 con i Cream e nel 2000 come solista.  Proprio come solista ha collaborato con artisti del calibro di George Harrison, Roger Waters e Aretha Franklin.   La sua storia è stato oggetto di un documentario – Eric Clapton: Life in 12 bars - diretto dal premio Oscar Lili Fini Zanuck, in cui si spulciano gli alti e bassi della vita dell’artista sia dal punto di vista musicale che privato. Chi è interessato a scoprire tutto del chitarrista di Riplay può acquistare il DVD del lungometraggio citato su Amazon.   la foto di copertina è stata presa da un fotogramma di Youtube
"Fake Doctors, Real Friends": è arrivato il podcast su "Scrubs"
Aprile 03
Quanto ci manca Scrubs?   No, sul serio. Quanto?   Creata da Bill Lawrence nel 2001, e andata in onda per 8 stagioni (9 a dire la verità, se consideriamo anche Scrubs: Med School), la serie è stata un successo strepitoso grazie al suo sapiente mix di comicità e momenti più riflessivi, ad un cast straordinario e ad uno storytelling brillante ed innvoativo.   Il vuoto lasciato nel cuore dei fans è oggi – parzialmente – riempito da Fake Docotors, Real Friends, il podcast di Zach Braff e Donald Faison (cioè gli attori che interpretavano J.D. e Turk) il cui primo episodio è disponibile online dallo scorso 31 marzo.   Ok, non è la stessa cosa di una serie TV, ma ascoltare Braff e Faison fa uno strano effetto, e sospendendo giusto un poco l'incredulità, il confine tra gli attori e i personaggi può diventare più sottile di ciò che si pensi, anche in virtù della profonda amicizia tra i due. Nel corso del primo episodio i due si sono soffermati sulla realizzazione dell'episodio pilota, non lesinando gustosi aneddoti sull'inizio delle loro carriere o sulla personalità degli altri membri del cast: dalla bravura di Ken Jenkins (Kelso) e Judy Reyes (Carla) nell'affrontare i ruoli più ostici della serie, fino all'umanità di John McGinley (Cox) e le capacità di improvvisazione di Neil Flynn (l'Inserviente), passando per... le natiche di Sarah Chalke!   Naturalmente, è possibile partecipare ponendo domande al dinamico duo, o scrivendogli una mail. Certo, tutto in inglese, ma in questi tempi di quarantena potrebbe anche essere una buona scusa per imparare/migliorare la lingua!       Link all'immagine originale: https://nationeditions.com/fake-doctors-real-friends-heres-what-fans-should-know-about-podcast/
Laureati Invaders: gioca con De Luca e brucia i laureati!
Aprile 01
Certo, alla terza settimana e oltre il dover stare sempre a casa inizia a farsi un po’ pesante (ma è importante, continuiamo a farlo, per noi e per coloro a cui vogliamo bene!), ma il mondo di internet sa sempre come ricompensarci. Quotidianamente, infatti, si riversano sugli schermi dei nostri smartphone e pc una valanga di meme e immagini divertenti per allietare un po’ le nostre giornate. E ce n’è per tutti i gusti: da Mattarella che ricorda giustamente all’irrequieto Giovanni che manco lui va dal barbiere alle Bimbe Di Conte, nuovo sex symbol italiano, passando per De Luca che parla di “portaseccia” e di teste fatte solo per separare le orecchie. Ed è proprio al governatore della Campania che si ispira quella che siamo sicuri diverrà la vostra attività preferita durante la quarantena, oltre a mangiare. Stiamo parlando di “Laureati Invaders”, nuovo videogame online gratuito (clicca qui) che ha per protagonista proprio il nostro guerrafondaio preferito. Impersonando De Luca, l’obiettivo del gioco è proprio quello di impedire ai laureati di festeggiare il loro traguardo accademico, invadendo la Campania. Come? Poiché il governatore aveva minacciato di inviare i carabinieri coi lanciafiamme a qualsiasi festa, sarà proprio De Luca ad imbracciare l’arma e difendere la sua terra. Il gioco è ispirato ad un classico d’altri tempi, Space Invaders, ed è introdotto (e concluso, nel caso del game over) dalla voce del governatore. Una simpaticissima e pazzesca idea, ma – si sa – genio e follia sono sempre andati a braccetto! Link alla foto: https://www.drcommodore.it/2020/03/30/laureati-invaders-il-gioco-del-governatore-de-luca-per-fermare-i-neo-laureati/
Forza Bergamo: Rinascerò, rinascerai
Aprile 01
In Italia i contagi causati dal Covid 19 continuano. Ormai il bollettino quotidiano che ci aggiorna sul numero dei morti assomiglia sempre più ad un comunicato proveniente dai campi di guerra e, purtroppo, la situazione, per il momento, non è destinata a migliorare.   La città più colpita è stata quella di Bergamo con una media di 500 morti al giorno e i tagli al sistema sanitario, voluto dagli ultimi governi, hanno fatto sì che gli ospedali siano stati al collasso. Così percossa, attonita, la terra al nunzio sta muta e pensa ad un passato non troppo lontano durante il quale non si intravedevano minimamente le necessarie restrizioni a cui oggi siamo sottoposti, né sappiamo come e quando tutto tornerà alla normalità.   Nel frattempo la macchina della solidarietà, affiancando le iniziative statali, è scesa in campo coinvolgendo persone ed enti privati. A questa chiamata non si sono sottratti i cantanti nazionali e internazionali. Nella città bergamasca vive proprio uno dei cantanti più apprezzati della musica leggera, Roby Facchinetti, che ha confessato di sentirsi impotente di fronte a tutto quello che sta succedendo e di chiedersi dove sia Dio in questo momento.   Nel dolore ha deciso di rivolgersi alla musica e di reagire facendo quello che sa fare. In cinque minuti compone, al pianoforte, la musica di Rinascerò, rinascerai, ed affida il testo all’amico di sempre Stefano D’Orazio. Il suo è un omaggio ad una città ferita che certamente troverà, dopo tanto dolore, la forza di rinascere.   Il brano è stato arrangiato da Danilo Ballo e mixato da Marco Barusso e ai cori hanno partecipato gli amici bergamaschi del cantante e le chitarre suonate da Diego Arrigoni, chitarrista dei Modà, anche lui di Bergamo.   La canzone è stata registrata e pubblicata in tempi rapidi ed è possibile ascoltarla sulle maggiori piattaforme di streaming e i proventi interamente devoluti all’ospedale della città, Papa Giovanni XXIII, per l’acquisto di attrezzature mediche.   la foto di copertina è stata presa dalla pagina Facebook del cantante
"The Walking Dead" tra ricordi e futuro
Marzo 31
Nachträglichkeit. Nel pensiero freudiano si riferisce al modo in cui "rileggiamo" gli eventi della nostra vita. Jessica Seymour nota come "our memories define us because they make the story of us—the story we tell ourselves and others to explain why we are the way we are. Our self is a continuous construction, and learning new information about our past can change the way we see and define ourselves".   L'ultimo episodio di The Walking Dead si gioca tutto sulla memoria, a cominciare dal titolo stesso,"Look at the flowers", che ci riporta ad uno dei momenti più drammatici (e riusciti!) della quarta stagione, quando Carol uccise Lizzie a sangue freddo. Nei primissimi minuti scopriamo inoltre che la stessa Carol ha stretto un accordo con Negan: liberarlo dalla prigionia in cambio della testa di Alpha. L'ex leader dei Saviors parla esattaemente di "memory" (termine ripreso verso la fine dell'episodio nella chiacchierata con Daryl): attraverso un atto di eroismo, egli vuole riscrivere il ricordo che gli altri membri della comunità hanno di lui. Lo spettatore smaliziato ha compreso che il suo "turn face" è praticamente completo (a meno di grossissimi colpi di scena), e attende il momento in cui anche Michonne e compagni lo capiranno.   Il tema del ricordo ritorna con la rivelazione di parte del passato di Beta, ma anche e soprattutto nel modo in cui egli scende a patti con la morte di Alpha; tornando a Freud, i ricordi che interessavano maggiormente il padre della psicanalisi, erano proprio quelli relativi ai traumi. Perciò, guardando indietro al periodo di Half Moon (nome che spiega anche la sua nuova maschera), Beta opera una rilettura del suo sé, e, alla luce della (seconda?) morte di Alpha è in grado di scrivere una nuova narrazione della sua persona: quella che lo vede, infine, come nuovo Alpha.   Prima della fine della puntata c'è spazio per un altro ricordo: lo skyline di Atlanta visto da una prospettiva simile a quella della celebre immagine di Rick a cavallo nella prima stagione, e che suggerisce che il cerchio sta per chiudersi (finalmente?).   È il momento di tirare le somme: abbiamo assistito a un bell'episodio?   Sicuramente il migliore da molto tempo a questa parte, ma comunque non esente da pecche. Le godibilissime parti con Negan non sono ben bilanciate da quelle molto più lente di Carol e dei suoi fantasmi, o da quelle di Eugene & co. Risultato? Il ritmo ne risente terribilmente. Allo stesso modo alcune sequenze non convincono del tutto, come quella in cui Carol si libera con una certa disinvoltura dei detriti che l'avevano bloccata per una notte intera.   Infine, chiunque abbia letto il fumetto sa cosa sta per accadere, e, al netto delle inevitabili differenze sarà rimasto felice di sapere che, almeno, Princess (Paola Lazaro) ci sarà.           Link all'immagine originale: https://serial.everyeye.it/notizie/zombie-tornano-citta-nuovo-episodio-the-walking-dead-10-436511.html
Coronavirus: la scuola “De Amicis” lancia l’hashtag #IBAMBINICONASCIERTO
Marzo 30
Partecipare al grave momento che sta attraversando l'Italia promuovendo gesti concreti di condivisione: è questo l'obiettivo della campagna del 3° Circolo Didattico "De Amicis" di Napoli che, per primo, ha lanciato l'hashtag #IBAMBINICONASCIERTO per sostenere iniziative di beneficenza a favore della Fondazione Pascale. L'istituto, che si occupa da sempre prevalentemente della ricerca sui tumori, è oggi in prima linea in Campania nella lotta al Covid-19 grazie al professore Paolo Ascierto, l'oncologo che, insieme alla sua équipe, sta sperimentando una terapia per i pazienti affetti da Coronavirus. È proprio lui il destinatario della raccolta fondi che i genitori della scuola stanno portando avanti in questi giorni: in sole 48 ore sono stati raggiunti quasi 2mila euro, provenienti dalla somme che le famiglie avevano stanziato a inizio anno per le attività extracurriculari (visite guidate, didattica , ecc.). Numero destinato ancora a crescere.   "Ho appoggiato in pieno l'iniziativa e ringrazio i genitori per la loro sensibilità" – spiega la dirigente scolastica, Adelia Pelosi -. "In un momento di così grande disorientamento la scuola, non solo la nostra, riscopre la sua fondamentale funzione sociale, il suo ruolo di istituzione che sta dentro un sistema. Dimostra di saper essere non solo un luogo di aggregazione e di incontro formativo per i bambini ma anche un motore di 'energia solidale'". Soddisfatte anche le mamme, ideatrici del progetto: "Auspichiamo che la nostra piccola donazione funzioni da traino, affinché si possa trasformare il senso d' impotenza e di paura che proviamo in questo periodo in qualcosa di costruttivo. Perciò abbiamo creato l'hashtag e speriamo che tanti altri istituti campani ci seguano".   La "De Amicis" è già nota per le numerose iniziative del passato, a sostegno – tra l'altro - dell'uguaglianza, dell'ambiente e della lotta alla criminalità.           Link all'immagine origivale: https://www.teleclubitalia.it/189024/padova-30-pazienti-guariti-con-la-cura-del-dottore-ascierto-hanno-evitato-la-rianimazione/
Dantedì: il Sommo nella cultura pop/nerd
Marzo 25
Il dilemma del giorno: quale verso può al meglio omaggiare Dante Alighieri, il Sommo Poeta, padre della lingua italiana (pur tuttavia non l’unico)? Oggi, infatti, si celebra per la prima volta il Dantedì, la giornata nazionale dedicata all’autore italiano più famoso al mondo. L’iniziativa anticipa le commemorazioni che avverranno l’anno prossimo, il 2021, in cui ricorreerà il settecentesimo anniversario della morte di Dante. Perché proprio oggi? Secondo alcuni studiosi il viaggio intrapreso dal poeta nella sua opera più nota, la Commedia [sapevate che l’aggettivo ‘divina’ si deve a Boccaccio, grandissimo fan dell’Alighieri?], sarebbe iniziato proprio il 25 marzo 1300. Nell’impossibilità di scegliere un verso della vastissima produzione dantesca, scegliamo oggi di omaggiare il Sommo con le sue “apparizioni” nella cultura pop/nerd. L’Alighieri è un po’ ovunque nel mondo: è nelle nostre mani tutti i giorni, inciso sulla moneta da due euro; è a New York, con una statua nel Dante Park; è nel cuore di Buenos Aires, in un monumento scultoreo con Giotto e San Francesco; con una statua dal 2011 è anche a Ningbo (Cina). È nelle librerie, non solo con le versioni classiche, ma anche con quelle illustrate (da Gustave Doré e da molti altri) e con tantissimi testi e romanzi ispirati alle sue opere: uno su tutti, Dante’s Inferno, scritto da Dan Brown, pubblicato nel 2013 e trasporto nell’omonimo film diretto da Ron Howard con Tom Hanks del 2016. Anche molti altri film risentono dell’influenza dantesca: in Seven (1995, David Fincher) il serial killer compie i suoi omicidi seguendo i sette peccati capitali delineati da Dante, mentre in Hannibal (2001) vi è l’interpretazione del suicidio di Pier della Vigna. È negli scaffali dedicati ai fumetti: come quelli realizzati da Marcello Toninelli o dal nipponico Go Nagai o nelle versioni Disney quali L’Inferno di Topolino (5 numeri usciti tra l’ottobre 1949 e il marzo 1950) e L’Inferno di Paperino (1987). È nelle nostre console, in due videogiochi: liberamente ispirato, in Dante’s Inferno (2010) vediamo un Dante crociato che percorre il regno ultraterreno facendo strage di eretici, condannando se stesso all’Inferno, ma riuscendo infine a sconfiggere la morte e a salvare Beatrice da Lucifero; vi è poi Devil May Cry (2001), un videogioco d’azione in cui Dante, un ibrido uomo-demone, ha per compagna Trish (diminutivo di Beatrish), per fratello Vergil (Virgilio) e per nemico Mundus (Satana). Insomma, ce n’è per tutti i gusti! Link alla foto: https://www.sangiovannirotondonet.it/dantedi-la-giornata-dedicata-al-sommo-poeta-si-celebra-sui-social/
QUAL È LA PRIMA COSA CHE FARAI QUANDO TUTTO SARÀ FINITO?
Marzo 23
Voci da Napoli, 23 Marzo 2020. All’inizio, parlando del virus i giovani erano scettici, discutendo dei futuri impegni e della quotidianità, c’era chi non si prefigurava nemmeno lontanamente la situazione attuale. Abbiamo continuato a fare progetti, a programmare per convincerci che non poteva accadere, che era una suggestione collettiva. Non poteva accadere qui, in Italia. Invece, abbiamo visto e continuiamo a vedere il nostro paese svuotarsi, la nostra città diventare spettrale: le strade silenziose, i negozi sbarrati, semafori diventati arredo urbanistico, incroci caotici ormai deserti, le domeniche senza mare, senza il vento sul viso. Abbiamo cambiato la nostra vita in un attimo, anche se sembrava una missione impossibile: impegni rimandati, viaggi saltati, matrimonio annullati, lauree telematiche, concorsi prorogati. L’intero paese fermo, ingessato. E poi, i contagiati, i morti, quelli che pensavamo fossero pochi ed invece, giorno dopo giorno, sono aumentati. Ci bussano alla porta, ma non li possiamo vedere, toccare ed è questa la consapevolezza più atroce che attornia i nostri giorni. Ed ecco che ci siamo ritrovati con ciò che forse ci spaventa di più: noi stessi. Non sapendo fino a quando durerà, siamo stati costretti a guardarci dentro, tra un senso di iperattività smodata ed una inerzia totale. Impieghiamo il nostro tempo per fare tutto quello che abbiamo sempre celato dietro quell’“oggi non posso”, “non ho mai tempo”, “preferisco uscire”, “lo faccio domani”. Abbiamo incominciato a sentire rumori che non conoscevamo, abbiamo osservato oggetti che mai sino ad ora avevamo guardato davvero. Ci siamo trovati di fronte a noi e niente altro, noi ed il mondo fuori. Quello che da piccoli ci sembrava un docile amico ed ora ci sembra un mostro indomabile. Lo osserviamo come se avessimo un telescopio perché ci sembra lontano da noi, come se si fosse reciso quel cordone ombelicale che ci legava inesorabilmente. Non riusciamo a toccarlo perché è invisibile, non possiamo classificarlo, additarlo, condannarlo. Ora scorrono fluidi i pensieri e le tensioni. Il mondo è lì e non va dimenticato, non possiamo staccare la spina, ora no. Ora dobbiamo dedicarci a tutto quello che abbiamo sempre accantonato, senza dimenticarci che il tempo passa ed i conflitti non si fermano. Noi siamo fermi, ma il resto scorre e noi dobbiamo esserne consapevoli. Ed allora ci siamo chiesti il perché di tutto questo, e ancora oggi lo facciamo, soffermandoci soprattutto in che cosa ci sentiamo violati, in poche parole cosa ci manca. Alla domanda qual è la prima cosa che faresti quando tutto sarà finito, non tutti hanno saputo rispondere. Alcuni perché, anche se può sembrare un paradosso, stanno avvertendo un cambiamento, ma lo vivono positivamente lasciando spazio a quello che è e che sarà. Altri, perché stanno ancora metabolizzando ciò che sta accadendo o fingono che non stia accadendo proprio nulla. La maggior parte di coloro che hanno risposto hanno espresso il desiderio di abbracciare le persone a loro care, questo non perché fosse nelle loro abitudini, anzi, ma perché è ciò a cui non hanno mai dato importanza. Altri, invece, essendo abituati al forte contatto con le persone, ne avvertono una mancanza fisiologica nella loro vita. Ancora, desiderio comune è quello di vedere il mare, camminare, una semplice giornata di sole, la palestra, gli amici, vedere il proprio fidanzato, riabbracciare i propri nonni, la propria madre, tagliarsi i capelli, fare un viaggio, lavorare, mangiare la pizza o il sushi. Tutte cose che se chiudiamo gli occhi e pensiamo di non poter avere più, ci fanno sentire vuoti perché è la privazione della nostra libertà che ci fa sentire tali. E allora la superficialità non ha più terreno fertile perché siamo di fronte a tutte le nostre certezze crollate, come un castello di carta. Quel castello era la normalità della nostra città, del nostro paese, della nostra Europa, del nostro mondo, ma forse le fondamenta erano sbagliate. Quella normalità era sbagliata, quel senso di apparire dei più era la vera malattia, non questo virus. E allora prendiamo una penna, tracciamo le fila di quello che è stato, delle nostre priorità ed infine mettiamo un punto. Alla fine di tutto questo scriveremo la prima cosa che faremo, come in quei romanzi con il lieto fine, ma saremo noi a scegliere se continuare il capoverso o andare a capo.
Il buco: distopia claustrofobica in tempo di quarantena?
Marzo 21
In questo periodo in cui bisogna stare a casa (è importante, molto importante, ricordiamolo sempre) una delle migliori attività è quella di guardare un bel film. Quello di cui parliamo oggi, però, forse non è proprio indicato in tempo di quarantena… Stiamo parlando de Il buco (titolo originale: El Hoyo), un film del 2019 diretto dallo spagnolo Galder Gaztelu-Urrutia e inserito sul catalogo Netflix lo scorso 20 marzo. La pellicola è ambientata in un penitenziario alquanto singolare: si tratta di un imponente grattacielo in cui ad ogni piano sono assegnate (solo) due persone; al centro di ogni livello vi è un “buco”, tramite il quale è possibile saggiare l’imponente altezza della struttura (che non viene mai mostrata dall’esterno) e in cui scende dall’alto una piattaforma (il titolo in inglese è The Platform) col cibo per i detenuti. Non adatto in tempo di quarantena un po’ per l’argomento, come avrete capito, ma anche per la connotazione di questo edificio, che è totalmente sprovvisto di finestre o aperture per la luce naturale: non adatto ai claustrofobici, insomma. Come potrete facilmente intuire, la convivenza di questi individui in una tale struttura – nelle “celle” vi sono giusto due letti e un lavandino e non è possibile portare che un unico oggetto dall’esterno – assume ben presto dei lati grotteschi ed inquietanti: tale reclusione, infatti, stimola comportamenti ossessivo-compulsivi, allucinazioni ed egoismi di varia natura. Basti pensare che il cibo non viene razionato: i detenuti dei livelli più alti si ingozzano, lasciando i “condomini”* dei piani inferiori praticamente a digiuno, con conseguenze gravissime.*Leggendo la trama, prima della visione, fa pensare un po' al meraviglioso libro Il condominio di Ballard (trasposto nel film High-Rise), ma Il buco si presenta come più spinto e ... sanguinolento.  Tuttavia il film lancia dei messaggi importanti: la fondamentale necessità di collaborazione nella società, di razionalizzazione dei beni (nel film il cibo, ma ciò vale per qualsiasi bene: dall’acqua alla natura, dall’istruzione al denaro, ecc) e di assunzione di responsabilità da parte di ciascun individuo. Vi sono poi ottimi aspetti tecnici: dalle inquadrature alle luci, passando per i sottofondi musicali, tutto è perfettamente studiato e il risultato è un’ottima distopia da manuale. Unico neo sono forse i dialoghi, talvolta troppo lunghi e ripetitivi. Link alla foto: www.netflix.it
Ultras: Francesco Lettieri su Netflix con "coerenza e mentalità"
Marzo 20
È uscito stamattina, alle 8.00, su Netflix il primo lungometraggio di Francesco Lettieri: Ultras. Possiamo dire, in tutta sincerità che il ragazzo se l’è cavata piuttosto bene. Nato nel 1985 a Napoli, Lettieri fa conoscere il suo nome soprattutto per aver realizzato i videoclip delle personalità più importanti sulla nuova scena indie italiana, come Calcutta o Carl Brave x Franco 126, e realizzato i video dell’ultimo fenomeno musicale napoletano, Liberato – le cui musiche sono presenti anche all’interno del film. In questo lavoro, Francesco mantiene il legame con i suoi videoclip con scene brevi e molto poetiche – gli attori sempre nella parte bassa dello sfondo e i luoghi che li inghiottono –, senza però far disperdere l’attenzione che si mantiene attiva per quasi due ore, senza mai uscire fuori traccia. Il suo sguardo non si disperde in inutili dettagli, limitandosi a mostrare lo sfondo del mare – o dello stadio – sulle azioni degli Ultras: racconta la storia, senza fronzoli, senza banalità, mischiando un pizzico di malinconia con rabbia, amore e rassegnazione e lo fa senza schierarsi. Quello del regista non è uno sguardo sul calcio – anche se i più tifosi ci rivedono il campionato del 2018, quando il Napoli avrebbe potuto vincere lo scudetto con Sarri allenatore – ma sulle persone che lo vivono e ne fanno il punto centrale della loro vita. Sandro, interpretato da Aniello Arena, che rappresenta una figura paterna per il piccolo Angioletto (Ciro Nacca), entra nei cuori degli spettatori, così come in quelli dei protagonisti. Una recitazione semplice quella di tutti gli interpreti, non troppo costruita, che risulta reale soprattutto per chi, almeno in parte, conosce quei luoghi. Si può dire quindi che come opera prima è andata piuttosto bene e che si spera che Lettieri possa solo crescere e affiancare le numerose leve – come Gabriele Mainetti – che stanno permettendo al cinema italiano di tornare competitivo ad un livello internazionale, ovviamente il tutto condito da produzioni sempre più ampie. Insomma: grazie Netflix. Link alla foto: https://www.mondofox.it/2020/01/31/ultras-il-trailer-e-la-trama-del-primo-film-di-francesco-lettieri/

Altaroma GiugnoLuglio 2018

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