Paolo Cognetti e la sua “Sofia”, un ritratto dei nostri giorni

Considerato tra i libri migliori del 2012 e candidato al Premio Strega 2013, “Sofia si veste sempre ...

"Wayward Pines": una inutile seconda stagione?

Già due volte la Nerdzone ha parlato di Wayward Pines (https://www.mygenerationweb.it/201505152431/a...

Heroes. David Bowie e Masayoshi Sukita in mostra ad Alba

1977. Bowie. Heroes. Queste tre semplici parole richiamano alla mente un grande artista; l’artista d...

Old but gold: Il quartetto d'archi e Nazzareno Carusi brillano al San Carlo

Venerdì 6 Maggio il Teatro San Carlo ha proprosto, in data unica, l'ormai tradizionale concerto del ...

Out of Time: i R.E.M. festeggiano il 25esimo anniversario

Il 12 marzo 2017 ricorre il 25esimo anniversario di Out of Time, settimo album in studio dei R.E.M.;...

Shakespeare senza tempo a San Domenico Maggiore

Se i personaggi shakespeariani fossero vissuti oggi, come avrebbero affrontato il presente? A quest...

Ultimi Articoli

Previous Next
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
Paolo Cognetti e la sua “Sofia”, un ritratto dei nostri giorni
Agosto 31
Considerato tra i libri migliori del 2012 e candidato al Premio Strega 2013, “Sofia si veste sempre di nero” è un vero e proprio MYGENERATION book. Il suo giovanissimo autore, Paolo Cognetti, classe ’78,  è un interprete attento ed elegante della nostra generazione, in particolar modo, di quegli elementi unici e sopra le righe, esattamente come Sofia.     Più che un romanzo, quella di Cognetti è una raccolta di racconti sulla vita di una giovane e bellissima donna, che - a quanto pare - ama vestirsi di nero! La storia di Sofia è raccontata per eventi significativi che le hanno in qualche modo cambiato la vita: l’infanzia travagliata dai litigi dei genitori, il tentativo di suicidio durante l’adolescenza, la morte del padre. Sofia è aggressiva, volgare, spesso taciturna e incline al digiuno (di cibo e di emozioni); il suo mondo è un luogo molto particolare, in cui nessuno riesce veramente a entrare, neanche l’autore stesso. Ma, a proposito di ciò, chi è che racconta la storia? Una voce narrante accompagna il ricordo della vita passata di Sofia, ma non si sa bene da chi provenga o, perlomeno, non lo si scopre subito.   La prosa di Cognetti richiama in qualche modo un linguaggio da sceneggiatura cinematografica: talvolta si ha come l’impressione di leggere un copione. Ciò è senza dubbio attribuibile alla formazione universitaria, e non solo, dello scrittore. Paolo Cognetti è diplomato alla Civica Scuola di Cinema di Milano e appassionato di letteratura americana, di cui è studioso autodidatta; un mix che assicura al suo stile una verve molto contemporanea e accattivante.   “Sofia si veste sempre di nero” è la sua terza e miglior opera narrativa, che vi consigliamo sinceramente di non perdere.     Con questo articolo si conclude la nostra rubrica estiva, speriamo vi sia piaciuta e vi sia stata d’ispirazione per le vostre letture estive! Mi raccomando, non dimenticate di inviarci la vostra recensione del libro che avete letto in vacanza!      MYGENERATION SULLA SPIAGGIA Mare, sole, una bibita fresca, un ombrellone sulla testa … manca solo il tocco finale e per quello ti aiutiamo noi con MY GENERATION sulla spiaggia: una rubrica estiva che ti suggerisce il libro giusto da portare con te in vacanza! Ogni settimana sarà pubblicata sulla nostra rivista MYGENERATIONWEB una breve recensione del libro “da ombrellone” che ti consigliamo di leggere. Segui la nostra rubrica, condividila inserendo l’hashtag con il titolo del libro che porterai con te quest’estate seguito da #MYGENERATIONsullaspiaggia e partecipa al nostro concorso. MYGENERATIONWEB apre le porte ai giovani talenti e ti invita a condividere la TUA recensione del libro che hai letto durante l’estate. Scrivici all’indirizzo mygenerationstaff@gmail.com, le recensioni migliori saranno pubblicate sulla nostra rivista!
"Wayward Pines": una inutile seconda stagione?
Agosto 30
Già due volte la Nerdzone ha parlato di Wayward Pines (https://www.mygenerationweb.it/201505152431/articoli/nerdzone/serie-tv/2431-wayward-pines-tesoro-siamo-gia-stati-qui e https://www.mygenerationweb.it/201507242551/articoli/nerdzone/serie-tv/2551-wayward-pines-ovvero-come-buttare-via-una-buona-idea ) e in entrambi i casi il giudizio non è stato dei migliori. Riassumendo brevissimamente: un prodotto sicuramente non eccelso che viene paragonato a Twin Peaks (non certo ad una serie qualunque) e dopo cinque puntate perde tutto ciò che di buono ha, terminando con uno dei finali di stagione più brutti in assoluto.Ma vediamo un po' cosa è successo ieri sera: la Wayward Pines pacifica (e un po' "unheimlich") che avevamo visto nella prima stagione è diventata una cittadina semimilitarizzata, in cui le pubbliche esecuzioni e gli slogan urlati da uomini in uniforme (molto meno simpatici del compianto sceriffo Pope) sono la regola e non l'eccezione. Non mancano le vecchie conoscenze, come l'insegnante Megan Fisher (brava come sempre Hope Davis) o Ben Burke che nel frattempo è diventato il leader, o almeno uno dei leader, di una fantomatica resistenza (contro cui si battono gli uomini in uniforme). Sullo sfondo la minaccia degli Abbies, che pare stiano seguendo strani patterns evolutivi, trasformandosi - azzardiamo - in una sorta di intelligenza collettiva, un po' come le api, o i Borg, visto che siamo comunque in Nerdzone.Sì, ma WP com'è?Alcune sequenze, come quelle in ospedale o quella del patibolo, sono interessanti e ben girate, le atmosfere sono "creepy" al punto giusto e qualche spunto potenzialmente interessante c'è. Ma poi?Poi basta. A cominciare dal protagonista, Theodore Yedlin (Jason Patric) che non regge assolutamente il confronto con l'Ethan Burke di Matt Dillon. Lo stesso dicasi per Jason, l'imberbe leader delle milizie in khaki, decisamente poco credibile come antagonista principale, soprattutto se paragonato al Dottor Pilcher (Toby Jones).Ma andiamo oltre: un regime totalitario in una cittadina di poche anime dell'Idaho di (per quanto essa sia l'ultima roccaforte dell'umanità) è un'idea quantomai difficile da mandar giù; se aggiungiamo che assieme alla patina di città felice e di utopia è scomparso anche l'alone di mistero che la avvolgeva... Beh, ditemi voi stessi cos'è una serie di fantascienza senza quel je-ne-sais-quoi di ignoto?Nulla di indimenticabile nemmeno alle voci "colonna sonora" e "fotografia"... Esistono motivi per continuare a guardare lo show? A conti fatti, per quello che abbiamo visto nei primi due episodi, le possibili linee narrative sono tre:1. Lo scontro tra Jason e Theo/Ben: già visto.2. Le vicissitudini coniugali e il passato di Theo e la moglie: a chi interessa? 3. Gli Abbies: mmmmmhhh, un gruppetto di umani divisi fra loro che lottano contro un nemico infinitamente superiore dal punto di vista numerico... Dove l'avrò già sentito?Alla luce di queste considerazioni, due domande sorgono spontanee:Davvero solo il nome del vil danaro Jericho viene tagliata brutalmente e WP viene confermato per un'altra stagione?E soprattutto:Dove cappero è finita Nurse Pam?
Heroes. David Bowie e Masayoshi Sukita in mostra ad Alba
Agosto 30
1977. Bowie. Heroes. Queste tre semplici parole richiamano alla mente un grande artista; l’artista dalle numerose vite che ha attraversato cinque decenni di musica.   1972. Sukita. Londra. Queste tre semplici parole richiamano alla mente un grande fotografo; colui che ha “fermato nel tempo” il grande artista.   Scatti, quelli di Sukita, che raccontano Bowie nei suoi mille trasferimenti, che raccontano Bowie attraverso scatti iconici come quello che ritroviamo nella copertina dell’album Heroes, scatti che raccontano l’amicizia tra i due artisti, scatti intimi, scatti quotidiani. Immagini queste che troviamo in mostra Wall of Sound Gallery di Alba, Cuneo, dal 4 settembre al 9 ottobre 2016. Quarant’anni di collaborazione che hanno visto Bowie e Sukita attraversare insieme tutti cambi d’identità e di look che hanno segnato più di un’epoca, da Ziggy Stardust al Duca Bianco. Il loro legame nasce nel 1972, quando il fotografo giapponese si trova a Londra per immortalare Marc Bolan e i T-Rex. Attratto semplicemente dall’immagine che sponsorizzava il concerto di Bowie, The Man Who Sold the World, decide di doverlo ascoltare, nonostante non sapeva chi fosse.      Sukita resta colpito dallo stile dell’artista inglese, uno stile innovativo per certi versi legato alle sue influenze cinematografiche. Decise quindi di presentare il suo portfolio al manager di Bowie di allora. Da lì, una prima sessione di ritratto che scaturì, poi, in un’amicizia e collaborazione durata oltre 40 anni. “Vedendo David Bowie sul palco, i miei occhi si sono aperti al suo genio creativo. Ho guardato Bowie esibirsi con Lou Reed ed era così potente, Bowie era diverso dagli altri rock and rolles, lui aveva qualcosa di speciale che ho saputo che ho dovuto fotografare”.           Nato nel 1938, a Nogata, una piccola città minerario a nord di Kyushu, in Giappone, Masayoshi Sukita eredita la passione per la fotografia dal padre, ucciso in Cina durante la seconda guerra mondiale. Grazie al lavoro dello zio è cresciuto insieme alla musica e al cinema che lo hanno fortemente influenzato la sua espressione fotografica. Dopo essersi diplomato al Japan Institute of Photography studia con un affermato fotografo giapponese, Shishui Tanahashi. Inizia, poi, a lavorare in un’agenzia pubblicitaria a Osaka e nel 1965 si trasferisce a Tokyo, dedicandosi alla fotografia di moda e girando pubblicità per la televisione. Tra il 1970 e il 1971 ha visitato spesso New York, attratto dalla sue subculture e dall’energia della città che ruota intorno alla Factory di Andy Warhol, tra arte, cinema e musica. A New York fotografa anche Jimi Hendrix. Dopo New York, è la volta di Londra. Dopo l’incontro con Bowie, Sukita diventa fotografato punk a Londra e fotografo di molti musicisti tra cui David Sylvian, la Yellow Magic Orchestra e T-Rex continuando a lavorare nella pubblicità e nella fotografia di moda.           “Mi è davvero difficile accettare l’idea che Sukita – commenta Bowie - mi abbia fotografato per tutti questi anni fin dal 1972, ma è proprio così. Sospetto che sia perché, ogni volta che mi ha chiesto di posare per lui, con gli occhi della mente ho sempre visto quest’uomo dolce, creativo e dal cuore grande, capace di trasformare dei servizi fotografici potenzialmente noiosi in piccoli eventi così rilassati e indolori. Possa egli scattare in eterno.”        La mostra è realizzata in collaborazione con ONO Arte Contemporanea di Bologna e sarà inaugurata il 4 settembre alle ore 15.00. Trent’otto immagini, quelle di Sukita: scatti ufficiali e non, fotografie per le copertine dei dischi, cartoline di viaggi, ritratti, immagini di vita. Immagini di David Bowie.       Una curiosità: Sukita si è fatto costruire un manichino a grandezza naturale Sukita per poter realizzare fotografie sempre nuove senza disturbare il soggetto “originale”.    
Old but gold: Il quartetto d'archi e Nazzareno Carusi brillano al San Carlo
Agosto 30
Venerdì 6 Maggio il Teatro San Carlo ha proprosto, in data unica, l'ormai tradizionale concerto del quartetto d'archi del teatro, composto dai violini di Cecilia Laca e Luigi Buonomo, dalla viola di Antonio Bossone, il violoncello di Luca Signorini ed il contrabbasso di Ermanno Calzolari. Al Pianoforte il debuttante Maestro Nazzareno Carusi, di brillante carriera internazionale oltre che nazionale: dalla sala della Fenice a quella della Scala, passando per New York e Buenos Aires, tutti passaggi trionfali alla corte di critici e testate stellari, che ne fanno, a ben intendere, un divo (ad ascoltarlo... “sdivizzato”) del suo meraviglioso strumento. Gli improvvisi 3 e 4 di Franz Schubert aprono la serata in una sala non gremita, ma sufficientemente accogliente e benevola nei riguardi del pianista. Di Schubert, gli improvvisi rappresentano una parte significativa di quella musica scritta di flusso, di cui esiste estetica e non traduzione, data la sua finalità puramente evocativa, lontana da un qualsiasi tipo di cronologia di eventi o di influenza letteraria. Non esiste quindi dogma o gusto che tenga, si vedano Horowitz e Rubinstein, tanto diversi eppure incitati in particolare negli ultimi due improvvisi dall'aspetto immanente della partitura, intrisa di passioni umane nitide e tangibili. Il Maestro Carusi abbandona quella versatilità esecutiva e l'impeto tutto umano caratteristico di entrambi i Maestri per affidare agli improvvisi un interessante tono contemplativo e trascendente, delicato, fatto di tempi ampi e lenti, di tocchi vigorosi e poco trascinanti, del tutto razionali e schematici. Del quartetto in re minore La Morte e la fanciulla di grande impeto è l'allegro iniziale, dai tempi febbrili e affaticati e dagli accenti affilati resi sinuosi dal colore brunito e rotondo del policromatico violino di Cecilia Laca, in grado di condurre il discorso musicale alternando dolce lirismo e sfumature taglienti, ricche di rassicurante fascino. Il violoncello del Maestro Signorini trascina il fraseggio inquieto del quartetto in una condizione cromatica cupa e lancinante, portavoce del senso tragico della composizione. Il quintetto in la maggiore la trota di Schubert chiude la serata sancarliana: il discorso musicale tra gli strumenti si arricchisce di toni luminosi e brillanti, ampliati e sostenuti dal pianoforte del Maestro Carusi. Il fraseggio stesso si estende a toni e ritmi più concitati, nella battaglia amorosa tra pianoforte e violino dello Scherzo (riproposto nel bis di fine serata), alternato ad un dialogo tra le parti dai toni limpidi, chiari, dolcissimi, caratterizzanti dell' andamento limpido e luminoso di tutta la composizione. applausi per tutti a fine serata, con particolare attenzione alla signora Laca, di cui il pubblico ha ammirato, oltre che le lodevoli e risapute qualità musicali, l'elegante outfit Lucia di Lammermoor style, che alla signora, è d'obbligo precisare, stava meravigliosamente.
Out of Time: i R.E.M. festeggiano il 25esimo anniversario
Agosto 29
Il 12 marzo 2017 ricorre il 25esimo anniversario di Out of Time, settimo album in studio dei R.E.M.; di sicuro non il migliore in assoluto, ma quello che ha favorito, nel 1991, il loro successo mondiale attraverso singoli come Losing my religion e Shiny happy people. In vista di tale occasione, Michael Stipe e compagni annunciano l'uscita di una speciale ristampa del disco, con l'aggiunta di materiale 'extra'. La pubblicazione è prevista per il prossimo 18 novembre, con l'etichetta Concord Bycicle, e sarà disponibile in tre formati: doppio CD, triplo LP e cofanetto in Deluxe edition; quest'ultimo sarà composto da quattro dischi con l'aggiunta di un live recording della performance a Mountain Stage del 1991, e un blu-ray in alta risoluzione; ancora, ci sarà la versione di Out Of Time 5.1 Surround Sound, più tutti i video tratti dal disco e una collezione di filmati live e in studio. All'interno della rimasterizzazione, invece, oltre alla nuova versione dei pezzi già inclusi nella raccolta originale, sono previste una serie di brani inediti e b-sides dei singoli. Ultima chicca, nel booklet saranno presenti le note curate da Annie Zaleski, con interviste a tutti i componenti del gruppo e ai produttori del disco, Scott Litt e John Keane. La leggendaria band che ha rivoluzionato il mondo dell'alternative rock negli anni '80 e '90, influenzando altri artisti che hanno fatto la storia della musica, tra i quali Nirvana e Radiohead, tanto per citarne un paio, continua a far parlare di sé nonostante l'uscita di scena avvenuta dal 2011. Ciò non basta assolutamente a colmare il vuoto lasciato nel cuore dei fan, ma almeno ci fa sapere che loro sono presenti e continuano a ricambiare il nostro affetto.
Shakespeare senza tempo a San Domenico Maggiore
Agosto 28
Se i personaggi shakespeariani fossero vissuti oggi, come avrebbero affrontato il presente? A questa domanda, più che giustificata dall'anniversario dei 400 anni dalla morte del Bardo, sembrano rispondere gli otto autori di altrettanti monologhi che compongono Time machine Shakespeare, spettacolo andato in scena ieri e in replica stasera, 28 agosto, alle ore 21.30 nel Chiostro del Convento di San Domenico Maggiore, nell'ambito della rassegna Classico Contemporaneo, diretta da Gianmarco Cesario e Mirko Di Martino, tra le iniziative di Estate a Napoli 2016. Un viaggio nel tempo, dicevamo, diretto da Mirko Di Martino che parte dal Chiostro con un'introduzione musicale a cura del fisarmonicista Davide Chimenti che, a mo' di menestrello ante litteram, presenta gli otto personaggi. E qui viene il bello: una campana, che suona per gli spettatori ogni 20 minuti, indica che è l'ora, e qui torna il concetto di tempo, di scegliere il monologo da seguire, raggiungendo rapidamente la stanza in cui si trova il personaggio. Ad ogni personaggio è infatti affidata una stanza della struttura del Convento di San Domenico ed è proprio questo uno degli aspetti che diverte maggiormente il pubblico: viviamo il tempo di chi di tempo ne ha poco ma, se corriamo per gioco, la musica cambia. Il nostro percorso inizia nel Chiostro, non ci spostiamo dunque, è Amleto / Orazio Cerino a venire da noi. Illuminato da due smartphone, sembra avere inizio il celebre monologo del Principe di Danimarca che tutti conosciamo, riscritto per l'occasione dal giovane drammaturgo Cristian Izzo: "S3 o non S3" e il resto non è silenzio, anzi. Un Amleto molto contemporaneo racconta il moderno rapporto dei personaggi del suo dramma con la tecnologia: da un'Ofelia dalla bacheca 'chiusa' a un Polonio intento a taggarla e troppo stupido per comprendere quanto i suoi sforzi siano vani. Esilarante l'idea di un Claudio fashion blogger/ web influencer e delle guardie alle prese con le puntate di Game of Thrones (con tanto di fantasma rivelatore di spoiler al seguito): le trovate sono tante, ma svelarle tutte sarebbe un peccato... Basti sottolienare la capacità di Cristian Izzo di analizzare e sintetizzare la modernità con tanto acume da rendere il monologo adatto a tutti, aperto ad ogni livello di lettura e perfetto per il suo interprete, Orazio Cerino. Ne vorremmo ancora, ma è proprio questo il bello! Saliamo le scale e troviamo un Bottom/ Luigi Credendino dal volto coperto con una busta del pane adibita a copricapo per nascondere le orecchie da asino, sì, proprio quelle che lo stesso personaggio si ritrova sulla testa in Sogno di una notte di mezza estate per uno scherzo di Puck. Questa, però è un'altra storia: Luigi Credendino dialoga direttamente con il pubblico, raccontando delle sue antiestetiche propaggini uditive comparse in seguito alle notti brave, trasformate nella rilettura di Mirko Di Martino in un moderno andare a zonzo con gli amici e nell'hobby di attore 'della domenica', non certo per professione, ché qui si parla di persone serie, e cito la sottile autoironia di cui il gioco è parte. Diverte il dialogo di Bottom, rispettivamente, con la moglie e con il medico, quasi più preoccupati di fornire consigli su come fronteggiare l'età che avanza che di ascoltare le sue lamentele in merito al 'Problema'. Suona ancora la campana e scegliamo di assistere al monologo di Frate Lorenzo/ Pino L'Abbate da Romeo e Giulietta. Qui l'autore, Fabio Pisano, non riscrive la tragedia, decide piuttosto di seguire uno dei personaggi dopo il finale, per la resa dei conti con il suo 'diretto superiore'. A chi, se non a Dio, è demandato il giudizio dell'operato di Frate Lorenzo? Che fosse nel giusto o meno ai tempi della vicenda è dato solo alla potenza divina stabilirlo, d'altronde l'abito talare così vuole. Da questa premessa nasce un dialogo concitato tra Frate Lorenzo, interpretato da Pino L'Abbate, e Dio, in cui l'imputato tenta di difendersi dalle sue colpe parlando e straparlando quasi con se stesso. Si evidenzia la natura molto umana di uno dei personaggi più interessanti di Romeo e Giulietta, simbolo della fondamentale importanza dei comprimari nell'opera shakespeariana, e dell'amore che, sul finale, ci viene ricordato che troppo spesso concide con dolore e morte, oggi come ieri. Ultimo, per noi, il monologo di Caterina, secondo Diego Sommaripa novella donna napoletana borghese vegana e intrattabile, alle prese con le canoniche pene d'amore da Bisbetica domata ai tempi di Facebook. Troverà l'amore o preferirà lamentarsi del suo servitore e della macchia sulla nuova camicia troppo costosa per esser rovinata da una volgare parmigiana? La interpreta Titti Nuzzolese che diverte e coinvolge il pubblico in un deja vù moderno di scene a cui assistiamo quotidianamente sui nostri 'schermi'. Questi i nostri quattro monologhi, restano ancora il Mercuzio (Marco Palumbo) rivisitato da Luisa Guarro, la Desdemona (Roberta Misticone) vittima di femminicidio secondo Maurizio D. Capuano, Lady Macbeth (Ivana D'Alisa) riscritta da Viola Pereira e lo Shylock (Peppe Romano) di Francesco Rivieccio. La scelta è ardua ma, come sempre, l'importante è che persista, anche nella serata di Napoli - Milan, perché questo esperimento è quantomai interessante nel suo essere corale, interattivo e contemporaneo all'interno di un luogo da scoprire e riscoprire, come il Convento di San Domenico Maggiore.    
Kuroko's basket: l'ultima disperata frontiera nel mondo del basket
Agosto 27
Emergere come fumetto incentrato sul basket dopo la pubblicazione di due mostri sacri quali Slam Dunk e Real può essere un’impresa ardua, quasi impossibile ma, a discapito di quanto si potesse pensare, il mangaka Tadatoshi Fujimaki ci è riuscito, scrivendo e disegnando un manga che ha sbaragliato tutti. Edito in Italia da Star Comics, questo fumetto tratta delle regole del basket in una chiave diversa, cambiandone le prospettive. Il protagonista della storia è Tetsuya Kuroko, giovane promessa del basket alle medie, tanto da far parte della Generazione dei Miracoli. Protagonista strano e fuori da ogni schema, non ha la fisionomia del classico giocatore, non è molto alto, non ha un fisico prestante e non ha doti particolari: non sa fare canestro né con i tiri liberi né con le schiacciate, non è in grado nemmeno di marcare un avversario. Allora com’è possibile che sia stato il sesto uomo di quella leggendaria squadra? La sua metamorfosi ha inizio con l’arrivo di un nuovo studente, Taiga Kagami, un ragazzo rientrato in Giappone dopo aver vissuto molti anni in America, la patria del basket. Esaltato dallo scoprire che il basket giapponese non è così ridicolo come credeva, si prefigge un unico obiettivo: battere tutti i membri della Generazione dei Miracoli. Taiga resta sconcertato dall'incapacità di Kuroko, non ritenendo possibile che possa aver fatto parte di quel team. È allora che fa una promessa a Kagami: lui sarà l’ombra della luce di Taiga per renderlo il giocatore n.1 di tutta la nazione. Kagami sfodera in campo l’unica arma di cui dispone, il passare inosservato, applicandola al suo gioco. Il suo “compito” è di osservare il gioco degli avversari, ne studia le mosse, prevedendole, in modo da poter essere utile alla squadra e servire meglio i compagni. Kuroko's Basket è il classico shonen i cui cardini sono l’ironia, l’umorismo e l’azione. Anche se il paragone con i suoi predecessori riesce facile, si deve tener conto che Kuroko’s basket non ha l’ardire di cercare di imitarli. Il gioco espresso non è individuale, ma collettivo, dedicato al prossimo, al motto “l’unione fa la forza”!
A settembre, Pompei in musica con l'Extra Moenia Festival
Agosto 26
 Lo splendido setting di Pompei (patrimonio nazionale) continua il suo percorso di rivalsa artistico-culturale ponendo nuovamente la musica al centro delle sue serate. Abbiamo buttato tutti un occhio sul grande palcoscenico che ha accolto da poco David Gilmour ed Elton John, giusto per nominarne, coniugando musica e storia e attirando le telecamere di quasi tutto il mondo nel sito archeologico degli scavi di Pompei. L’associazione Le Sfuriate, con il pieno supporto del Consiglio Comunale, ha indetto quest’anno la prima edizione dell'Extra Moenia Festival. Una due giorni ad ingresso gratuito in cui gli appassionati di musica ed arte potranno seguire visite guidate organizzate ad hoc tra le rovine della vecchia Pompei e godersi, nella città nuova, live suggestivi con una line up d’eccezione. Le performance si terranno al centro della città, in Piazza Esedra, dove alle 22.00 di sabato 3 settembre i Sula Ventrebianco apriranno il festival seguiti dagli Appaloosa. A chiudere questa prima giornata nel migliore dei modi, i Marlene Kuntz. La musica riprenderà il giorno dopo, domenica 4 settembre, fondendo elettronica e alternative rock. Ad aprire questa seconda giornata ci saranno i Polina che lasceranno poi il posto a Perdurabo con Jörg Wahner degli Apparat. A calcare per ultimi il palco dell’Extra Moenia Festival saranno gli Almamegretta che, con il loro sound unico, renderanno ancora più suggestiva l’atmosfera degli scavi. L’intero evento sarà ulteriormente arricchito da workshop, stand espositivi e dibattiti che, oltre a rendere più confortevole l’ambiente e a dare un’impronta unica all’evento, daranno la possibilità di conoscere la città ed i motivi della sua fama.
Anteprime Estive: Torno da mia madre
Agosto 25
La crisi economica ha creato enormi disagi a livello sociale, politico e, soprattutto, gravi lutti e tragedie nelle famiglie di chi perso il posto di lavoro. La crisi ha però dato il via a un altro curioso e, nello stesso tempo, drammatico fenomeno, l’inizio della "generazione boomerang”, composta di uomini e donne di quarant’anni che, trovandosi improvvisamente senza lavoro e casa, si trova costretta a ritornare dai genitori. Si tratta di un fenomeno tristemente diffuso in Europa e, solo in Francia, sono 410mila gli elementi che si stima compongano questa generazione. Un numero di per sé tanto enorme e degno di riflessione porta il regista e autore Eric Lavaine a farne lo spunto narrativo del suo nuovo film. Stephaine (Lamy) è un architetto, disoccupata e divorziata si ritrova a dover tornare a vivere con la vitale e arzilla madre Jacqueline (Balasko). È l’inizio di una convivenza forzata in cui le due donne sono costrette a rinunciare ai rispettivi spazi vitali e, soprattutto, per Jacqueline alla sua movimentata e inaspettata vita sentimentale. Stephaine cerca di trovare inutilmente un nuovo lavoro, da una parte, e dall’altra si ritrova a confrontarsi e soprattutto a litigare con i due fratelli Nicolas e Carole sull’eredità morale ed economica del defunto padre. Torno da mia madre è un film a trazione familiare in cui lo spettatore assiste a dinamiche e conflitti di una tipica e tradizionale famiglia d'Oltralpe, che invero potrebbe essere anche italiana o spagnola. È una commedia fresca, leggera, godibile, gustosa che scivola via con facilità e con il sorriso, grazie a una sceneggiatura magari non originale e nella seconda parte abbastanza prevedibile, ma brillante e divertente per lo spettatore. I dialoghi sono briosi, garbati, vivaci e ben interpretati. In un cast di ottimo livello e di talento spicca per personalità, carisma ed esperienza Josianwe Balasko che dà vita al riuscito e credibile ruolo di mamma Jacqueline, per niente rassegnata alla pensione. La regia di Eric Lavaine è di buona fattura, pulita, semplice, di taglio televisivo, ma capace di costruire un impianto narrativo agile, ironico e dotato di un apprezzabile e costante ritmo. La famiglia resta, nonostante tutto, il porto sicuro e naturale di ogni individuo e la mamma è il faro in mezzo alla tempesta. In fondo, pensa lo spettatore alla fine della proiezione, essere un po’ mammoni non è una cosa da disprezzare.   Torno da Mia Madre è un film del 2016 diretto da Eric Lavaine, scritto da Erc Lavaine e Hector Cabello Reyes, con Alexandra Lamy, Josiane Balasko, Mathilde Seigner, Philippe Lefebvre, Jerome Commander, Cecile Rebboah, Dider Flamand.   Il biglietto d’acquistare per “Torno da Mia Madre” è : 1) Neanche regalato 2) Omaggio 3) Di pomeriggio 4) Ridotto 5) Sempre   Torno da mia madre esce oggi, 25 agosto.
La Gaiola: Un angolo di mare sul Golfo delle Sirene
Agosto 24
Ormai…che vi piaccia o no…le vacanze sono prossime alla fine! Ora, che voi abbiate avuto un mese di relax a mare o in montagna o vi siate accontentati di pochi giorni, la possibilità di andare a fare un tuffo non è del tutto preclusa, dopotutto Napoli è città di mare. Non occorre allontanarsi molto per fare un bagno, in un mare aperto e limpido, ed avere l'occasione di conoscere un po' del nostro patrimonio marino. Esiste una zona marina protetta, un triangolo tra Marechiaro e Punta Cavallo, incontaminata: Il Parco Sommerso di Gaiola. Si tratta di un angolo di paradiso raggiungibile sia dalla terraferma che dal mare, tassativamente senza l'ausilio di motori nella zona intorno ai due isolotti, per alcune decine di metri. Di questi, l'isola della Gaiola, per alcune vicende che hanno fatto della villetta ivi costruita teatro di morti misteriose nel '900, è denominata "l'isola maledetta" . Attualmente gestito dalla Sovrintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Napoli e Pompei, il parco compreinde Il Parco Sommerso di Gaiola, con resti di ville marittime e cave, ormai sotto il livello del mare, dove la natura ha ridisegnato il paesaggio marino rendendolo unico, nonché la parte terrestre con il promontorio racchiuso all'interno del Parco Archeologico Ambientale del Pausilypon.  A quest'ultimo si accede attraverso la Grotta di Seiano, uno spettacolare traforo di epoca romana lungo più di 700 m che unisce la piana di Bagnoli con la Gaiola. Vi rimangono resti della villa del Pausilypon, del I Sec a.C. ed è inoltre è possibile ammirare i resti dell'Odeion, uno splendido anfiteatro affacciante proprio sul piccolo golfo sottostante. Si tratta di due belle passeggiate che conviene fare in momenti separati e per le quali è necessario munirsi di buona volontà e acqua a sufficienza. Se poi la vostra intenzione è semplicemente fare un bagno ci sono diverse possibilità: -dal Vomero è possibile arrivare percorrendo Via Cilea, Corso Europa e via Manzoni; alla terza rotatoria si deve quindi girare a destra per Viale Virgilio. Arrivati all’ingresso principale del Parco Virgiliano si svolta a sinistra in via Tito Lucrezio Caro, stando attenti alle indicazioni per la discesa a mare. -dal centro è possibile raggiungere la Gaiola da Mergellina, risalendo via Posillipo, lungo via Santo Strato e svoltando a sinistra in Via Tito Lucrezio Caro. In entrambi i casi  conviene parcheggiare proprio su via T. Lucrezio Caro, sebbene ci sia poi un poco di strada da fare a piedi, non essendoci possibilità più giù. Gli autobus che arrivano alla Discesa Coroglio, poco distante da via T. Lucrezio Caro, sono il 140 dal centro, il C31 da via Scarlatti, il C21  da Mergellina e il C1 da Piazzale Tecchio. Giunti a mare c'è la possibilità di fare un tuffo appoggiandosi alla piccola spiaggetta interna, o in alternativa si può accedere allo scoglione di tufo su cui troverete il centro di supervisione per le attività svolte nell'area. Per rimanere aggiornati sulle varie attività che vengono svolte in quest'area vi consiglio un giro sul loro sito http://www.areamarinaprotettagaiola.it/ I posti sono limitati ed occorre lasciare un documento all'entrata ma superata la piccola fila c'è la possibilità di godersi il mare da un "palco" degno delle sirene.
“Chi tiene polvere spara”: quarta edizione dello Sponz Fest, diretto da Vinicio Capossela
Agosto 24
Anche quest’anno è approdato in alta Irpinia, a Calitri in provincia di Avellino, lo Sponz Fest, rassegna che vede come direttore artistico lo scrittore e musicista Vinicio Capossela e che alla fine dell’estate (nel 2016 dal 22 al 28 agosto) viene ospitata in un luogo che rappresenta le radici dello stesso Capossela. Nato come festa sui riti dello sposalizio, lo Sponz Fest, si è allargato ai temi dell’unione, del rapporto con la terra, dell’incontro con altre culture, un’occasione per fare comunità. Idea pienamente vissuta dai partecipanti al Fest, che hanno voluto ricambiare il forte legame del cantautore con le terre dell’Irpinia conferendogli la cittadinanza onoraria presso il comune di Caposele il 18 giugno di quest'anno. Giunta alla sua quarta edizione, la rassegna si propone di lasciare qualcosa in più ai partecipanti di quest’anno. Partendo già dal grottesco titolo di quest’edizione Chi tiene polvere spara, chiarissimo riferimento ad uno dei più famosi detti calitrani che letteralmente significa “chi può fare qualcosa la faccia”. << È un invito al fuoco d’artificio, a tirare fuori quello che abbiamo dentro. Un invito a non subire le cose, ma a farle. Un invito all’azione e alla speranza.>> dice lo stesso Capossela. Inoltre, per la prima volta, il 26 agosto si esibiranno al Fest gli Extraliscio, gruppo che ha fatto sentire molto la sua presenza in questa stagione musicale sulla scena Folk romagnola. Il progetto musicale di Mirco Mariani e Moreno Conficconi parteciperà alla maratona danzante Ballando ballando con i pezzi che li hanno portati alla notorietà tratti dal primo lavoro, Canzoni da Ballo, ed il nuovo singolo Bella notte di Riviera, sigla ufficiale della Notte del Liscio che anticipa il prossimo album Extraliscio vol. 2, prodotto in collaborazione con alcuni dei nomi più imponenti nel panorama cantautoriale italiano.
La New York del giovane, intramontabile Holden
Agosto 24
Il libro di questa settimana è dedicato a chi le vacanze estive preferisce passarle in città, a chi subisce il fascino delle grandi metropoli, a chi non saprebbe resistere ad una storia ambientata nella city più accattivante del continente americano: New York. La vicenda è quella de Il giovane Holden, così come la racconta l’indelebile penna di J. D. Salinger.       The catcher in the Rye (titolo originale dell’opera) è un romanzo del 1951, che, nonostante i suoi sessantacinque anni, risulta ancora uno dei libri più consigliati da leggere durante l’adolescenza. Il motivo è semplice: quei sentimenti che turbano Holden, che lo portano a vivere le strade di New York come un senzatetto, che rimpolpano il suo amaro cinismo, che lo spingono a progettare la fuga, sono gli stessi che agitano tutti gli adolescenti che, in questa età così delicata, sentono le prime vibrazioni di una vocazione artistica o, più comunemente, un senso di estraniamento.   Un’inquietudine, quella di Holden, che è facilmente estendibile a tutte le categorie di persone – adolescenti e non - che avvertono un forte disagio nel mondo in cui vivono, che collezionano sconfitte e delusioni intimamente legate alla difficoltà di aderire alle regole di una società rigidamente civilizzata.     Un libro, dunque, da leggere da giovani e non solo, da apprezzare in maniera diversa nelle differenti fasi della vita; un grande, intramontabile e imperdibile classico della letteratura americana.     MYGENERATION SULLA SPIAGGIA Mare, sole, una bibita fresca, un ombrellone sulla testa … manca solo il tocco finale e per quello ti aiutiamo noi con MY GENERATION sulla spiaggia: una rubrica estiva che ti suggerisce il libro giusto da portare con te in vacanza! Ogni settimana sarà pubblicata sulla nostra rivista MYGENERATIONWEB una breve recensione del libro “da ombrellone” che ti consigliamo di leggere. Segui la nostra rubrica, condividila inserendo l’hashtag con il titolo del libro che porterai con te quest’estate seguito da #MYGENERATIONsullaspiaggia e partecipa al nostro concorso.MYGENERATIONWEB apre le porte ai giovani talenti e ti invita a condividere la TUA recensione del libro che hai letto durante l’estate. Scrivici all’indirizzo mygenerationstaff@gmail.com, le recensioni migliori saranno pubblicate sulla nostra rivista!
Old but gold: La Forza del Destino a Salerno, nella speranza che qualcosa cambi
Agosto 23
La scintillante realtà teatrale salernitana ha offerto al suo pubblico una stagione operistica di tutto rispetto, anzi, anche di più. Ad inaugurare è stata La Forza del destino, con cui il Maestro Oren ha battezzato il suo teatro oltre che un pubblico generosamente accorso. Un titolo ormai d'élite, come la Forza, fa riflettere su quanto il mondo operistico si sia evoluto forse in maniera piuttosto accidentale, dato che appena qualche decennio fa quest'opera circolava regolarmente nei maggiori teatri. L'elemento in questo caso distruttivo è la sostanziale difficoltà del canto, in cui risulta necessaria una solidità antecedente ad una probabile forza interpretativa... pena, sterile gigioneria. Tutto questo al Verdi è stato più o meno servito con riverenza da Daniel Oren, Maestro star del bel teatro salernitano che porta in buca una straordinaria vena espressiva, tradotta dalle splendide forme della palpitante e vorticosa sinfonia. La direzione di Oren sostiene un'orchestra non in splendida forma timbrica, abbastanza scolorita nella parte degli archi, conferendole tuttavia una necessaria quanto straordinaria coerenza comunicativa, funzionale nell'esplicazione della parola cantata, nella valorizzazione del senso drammaturgico sempre ricercato nei suoi dettagli più intimi e minuziosi. Respirare con gli inetrpreti, seguire finanche la linea del fraseggio (e con parole, e con mani, e con cenni...) non significa purtroppo essere nelle corde dei cantanti, pur considerando un opportuno modellaggio vocale uno dei ruoli fondamentali di un Direttore d'orchestra. Se la voce è poca o poco adatta c'è, purtoppo per noi, ben poco da fare. È dunque il caso di citare il Don Alvaro di Walter Fraccari, poco parsimonioso nella gestione del fiato e nella misura dei suoni. Il registro centrale è particolarmente aperto, il suono arriva rotondo e nitido, immagine in potenza di un registro acuto ancor più squillante, in atto di un registro acuto asciutto e fischiante. La difficoltà nella gestione del fiato condiziona la correttezza del legato, sostituito da un canto frammentato e tremante. A chiudere, una strategica ingolatura nel primo atto, assolutamente evitabile. Se la scelta espressiva di Fraccari ha seguito per giunta una direzione abbastanza poco contenuta, la Leonora di Maria Pia Piscitelli, corretta nel canto sceglie un fraseggio bellicoso, estremo nelle forme sproporzionate e talvolta inopportune, oltre che manchevoli di quella rigida tenuta grave caratteristica del soprano lirico spinto, a cui Verdi si appella. Entrambi i ruoli sono condizionati dalla tendenza a voler riempire la sala di quel suono piuttosto sterile caratteristico dei nostri cantanti verdiani, che vedono nel registro centrale e nel canto urlato in genere una meta d'approdo alla conquista del pubblico pagante. La forza del destino segue per fortuna altri canoni, scamuffando i conquistadores verdiani già dalle prime note. Simone Piazzola riesce a conciliare un buon canto ad una recitazione coerente, non particolarmente ambiziosa o condita di slanci estremisti e fanatici. Rientra nell'austerità calzante che avvolge il personaggio di Don Carlos di Calatrava, carente forse proprio in quest'ultima componente, specie nella parte timbrica, mascherata da una continua e purtroppo ricercata ombrosità, non sufficientemente realistica e contraria alla bella vocalità chiara, punto di forza del cantante. Il mezzosoprano Ekaterina Semenchuk affronta con grande proprietà tecnica il ruolo di Preziosilla, apprezzabile per la meravigliosa sonorità ed il bel colore caldo, oltre che per duttilità espressiva e bella presenza scenica. Simon Lim è Padre Guardiano, nella lettura registica meglio definito come un monumento a Padre Guardiano, alla maniera gotica, assolutamente impassibile, severissimo negli accenti e nei movimenti e per altro spiacevole nel timbro crepuscolare. Tutto questo complesso ed incompleto impianto vocale, mancante dei suoi pezzi verdiani, quelli autentici, non può non rientrare in uno stile d'esecuzione standard, reso unico e perfettamente imitabile da tutti i teatri che volessero cimentarsi nella partitura composta, verrebbe da pensare, da una copiosa parte di nozioni trascendenti che non riescono a trovare espressione contingente in scena. L'orchestra e la direzione di Oren non bastano, e non bastano nemmeno le scene ed i costumi di Alfredo Troisi, particolarmente oleografiche e “velate”... di una misteriosa componente mistica, presente sin dall'ouverture, sovrastata da una serie di immagini nello stile Ozpetek proiettate sul proscenio. Ed infine la regia del Maestro Pier Francesco Maestrini rimane costretta da una visione forzata di fedeltà e rigore...a cosa? La rincorsa di un tradizionalismo misto ad una contraddittoria ed incompleta ricerca introspettiva battezzata in proscenio non possono non confondere il pubblico almeno durante primo e secondo atto, in cui ci si dispera cercando di dare un senso a quella devastante e lancinante visione introduttiva, ma che, in assenza di ingegno ed industria, finisce per risultare vana e priva di valore drammaturgico, a differenza di molte altre scene straordinariamente rese, come la locanda del secondo atto, in cui la meravigliosa compagine corale preparata da Tiziana Carlini, sfoggia una dinamicità ed un brio condito di danza, alla maniera semplice e funzionale, descrittiva della sempre scintillante Pina Testa. Una serata ricca di paradossi e controversie, condita di slanci espressivi e cadute di stile, in cui Verdi era a dir la verità solo nell'orchestra. Quale sarà il finale? Fiori ed applausi per tutti, nella speranza che quacosa cambi in meglio. Ad Maiora.
I cinque momenti delle Olimpiadi più discussi sul web
Agosto 22
Le abbiamo attese con gran fervore, anelando quel 5 Agosto che non sembrava mai arrivare. E, finalmente, eccole: le Olimpiadi di Rio. Come al solito, però, di sport, rispetto al trash gossip, se n’è parlato ben poco sul web! Fino alla cerimonia di chiusura dei giochi, tenutasi nel pieno di una tempesta, sulle piattaforme virtuali si sono alternati i più svariati tormentoni, accompagnati dall’immancabile hashtag #Rio2016. Di cosa il popolo del web ha preferito discutere, rispetto ad un salto carpiato o alla potenza di una schiacciata di pallavolo? Ecco i cinque momenti più social delle Olimpiadi 2016!    1) Le tre cicciottelle. Si tratta di Claudia Mandia, Lucilla Boari e Guendalina Sartori, le tre semifinaliste made in Italy nel tiro con l’arco, che hanno perso l’opportunità di andare in finale. Le stesse che, oltre alla delusione per la sconfitta, si sono viste deridere per la loro forma fisica, con un titolo che le ha definite “le tre cicciottelle”. Subito è stata polemica sul web: messaggi di solidarietà per il gesto tipico di una creatura monocellulare e roventi invettive contro l’autore dell’articolo. Il giornalista è stato licenziato in tronco; chi si occupa, invece, di cancellare l’account Facebook di coloro i quali hanno difeso in modo accorato le atlete, e che non perdono occasione per scrivere status contro la cellulite altrui?   2) La reazione dell’atleta alla vittoria del bronzo. L’atleta cinese Fu Yuanhui ha esultato non poco per la vittoria della medaglia di bronzo nel nuoto femminile! Ebbene, le sue espressioni ricche di gioia sono state prese di mira da più di una tastiera; c’è chi ne ha fatto dei meme, c’è chi ha addirittura ipotizzato che l’atleta fosse posseduta da Satana (video -> qui). C’è da chiedersi quale sia l’entità demoniaca che possiede chi tempesta di “Andiamo a comandare” la homepage del prossimo.   3) Il tuffo sulla linea del traguardo. Shaunae Miller voleva la vittoria a tutti i costi, persino lanciandosi fisicamente sulla linea di arrivo. C’è chi ha celebrato il gesto dell’atleta con un’apologia su Facebook, chi ha gridato all’ingiustizia con dei tweet al veleno. Non sappiamo se il suo sia stato o meno un comportamento eticamente corretto: sta di fatto che ci ha impartito un’ottima dimostrazione pratica su come assaltare il buffet delle cerimonie.   4) La danza del sollevatore di pesi. Come far esplodere il web in due semplici mosse? Basta farle nel bel mezzo di una gara olimpica, dopo aver sollevato 105 kilogrammi! In seguito alla sua prova, l’atleta Katoatau si è esibito in un simpatico siparietto, fatto di goffi passi di danza. L’intento dello sportivo era quello di farsi pubblicità per porre l’accento sulle problematiche ambientali che interessano il suo paese d’origine (Kiribati, piccolo stato insulare nell'Oceano Pacifico), ma quello che ha attirato l’attenzione sono state le sue mosse, prontamente imitate su ogni piattaforma social! Se solo qualcuno pubblicasse le riprese dei nostri tentativi di ballo ai matrimoni (potete vedere il video cliccando -> qui).   5) Le proposte di matrimonio e dichiarazioni amorose varie. Prima la tuffatrice He Zi, che ha detto il fatidico “sì” in mondovisione (video -> qui), poi la brasiliana Marjorie Enya, che ha chiesto alla giocatrice della Selecao Isadora Cerullo di sposarla, infine il tenero bacio tra Niccolò Campriani e la moglie dopo la conquista della medaglia: queste Olimpiadi hanno innalzato alle stelle il nostro tasso glicemico. Come se non bastassero le foto su Instagram delle coppiette in vacanza a Parigi. Tra commozione, risate, adrenalina e invidia per i fisici scolpiti degli atleti, si sono concluse anche le Olimpiadi di quest’anno. Tutto ci aspettavamo, meno che questo surplus di emozioni; per fortuna, il prossimo capiterà tra quattro anni.
Arrivederci piccole donne
Agosto 22
Partiamo da questo: io amo Piccole Donne. Tanto. È uno di quei romanzi che hanno segnato il periodo della mia infanzia al confine con l'adolescenza; mi ha fatto ridere, piangere, ragionare, conoscere. Il ricordo più intenso che ho è la rabbia profonda che provavo contro Jo per aver rifiutato l'amore di Laurie: quel giorno d'estate, stesa sul mio letto, singhiozzavo di rabbia come se non ci fosse un domani, bagnando le pagine del mio Le piccole donne crescono tascabile. Vi sembrerà comprensibile, allora, che quando ho trovato a distanza di tanti anni questo libro di Maecela Serrano che si rifaceva al grande classico lo abbia comprato senza esitazione. Non me ne sono pentita, è stata una lettura interessante, però devo ammettere che il paragone voluto dal titolo è stato arduo per me. E sapete perché? Perché la presunta Jo di questa versione – Ada – non mi piace per niente. Anzi, mi sta davvero antipatica! E non posso concepire un Piccole Donne in cui Jo non sia il mio personaggio preferito. Ma andiamo con ordine.   Nieves, Ada, Luz e Lola sono quattro cugine che nascono in Cile negli anni cinquanta e sessanta. Passano ogni estate al Pueblo dal nonno, in compagnia del cugino Oliverio e della zia Casilda, godendo dei semplici piaceri della vita di campagna. Ognuna di loro rispecchia una delle sorelle March, e Oliverio, neanche a dirlo, corrisponde a Laurie. La loro storia sarà sconvolta dal golpe di Pinochet, unito a tragedie familiari che porteranno alla partenza di alcune delle protagoniste per terre lontane. L'amore, ovviamente, insieme all'odio, guida le scelte delle cugine. E l'amore narrato in questo libro è più che altro una ossessione, quella di Ada per Oliverio, che non ha niente a che vedere con il sentimento che univa Jo e Laurie. Non c'è pace, è tutto più cupo, forse più reale direte voi, più contemporaneo, tra voli internazionali e sesso libero, divorzi e spinelli. Manca quella freschezza trasmessa dalle pagine di Piccole Donne, che permaneva anche quando si affrontavano argomenti seri. E soprattutto, per la prima volta in assoluto, posso affermare con certezza di preferire questa Amy a questa Jo: sì, qui Amy merita di vincere Laurie alla fine, eccome se lo merita! Perché Lola è una donna che ha lottato per ottenere quello che ha, per invalidare lo stereotipo della bionda bella e stupida, per superare i dolori giovanili spesso provocati proprio dal comportamento di Ada. E Ada cos'è? È una donna in fuga perenne, terribilmente egocentrica ma convinta che la letteratura basti a mascherare e a giustificare tutto, ossessionata dalla passione giovanile per Oliverio, insoddisfatta della sua vita e crudele verso quelle degli altri. Non trovo niente di Jo in questo ritratto, se non l'amore per i libri. Jo è un personaggio facilmente amabile, Ada il contrario.   Poi mi rendo conto che questo è un altro romanzo, piacevole e appassionante a modo suo, che si ispira al classico ma non è il classico vero e proprio. Meno male. Allora me lo posso godere, sviluppando anche un certo interesse per la storia del Cile, e sono in pace. Come quella che mi auguro abbiano trovato, alla fine, le protagoniste, anche se non ne sono poi troppo sicura.
MC Ivanò racconta se stesso e La Pankina Krew (LPK)
Agosto 21
La Pankina Krew è un gruppo musicale composto da Ivanò (pseudonimo di Ivan Gallone), MasterProd (alias Nicola Romano) e Donix (Donatella Scarpato). I tre ragazzi, durante il loro percorso, sono riusciti a sviluppare un sound unico e un concetto di rap coniugato alla black music che li ha distinti sulla scena underground della Napoli Est. Partiti dalla piccola realtà di Volla (città natale del gruppo) e raggiungendo poco a poco la notorietà, i tre ragazzi hanno collaborato con molti dei BIG del rap. Abbiamo intervistato Ivanò per capire cosa sia per lui La Pankina Krew e cosa potrà riservarci in futuro. L'incontro è avvenuto a casa sua e, dopo due chiacchiere sulla legalizzazione della marijuana e gli onori di casa, da buoni meridionali, abbiamo iniziato con le domande.     A.V: Innanzitutto, cosa pensi della scena e dell’ambiente hip-hop odierno? MC Ivanò: Beh... Come sempre è suddiviso in più fasce. C’è chi segue i nuovi fenomeni musicali del momento, che sono quelli della trap, che per me sarà sempre un derivato del rap. Poi c’e la fascia underground, come la chiami tu, che segue il rap di nicchia. Infine, l’ascoltatore generale, che passa da un Guè, che è mainstream, ad un disco della Famiglia, icona del rap partenopeo. Inoltre vedo che adesso, nella scena musicale, il dialetto napoletano è molto più diffuso. Artisti come Clementino sono riusciti ad abbattere una barriera ed emergere nell’ambito musicale nazionale.   A. V.: Nell’ambiente hip-hop contemporaneo, tu e La Pankina Krew dove vi collocate? MC Ivanò: Non saprei dirti, anche perché noi facciamo una musica diversa. La prima LPK era molto più hardcore, anche nelle tematiche. Con l’introduzione di Donix (cantante del gruppo) è cambiato tutto. Ma comunque non ci siamo mai etichettati, facciamo quello che ci piace per la voglia di farlo e mostrarlo alla gente.   A. V.: Qual è stato il tuo approccio alla musica? MC Ivanò: In realtà non ho cominciato facendo rap. Nel '98 mi piacevano i graffiti, e da lì ho iniziato a comprare Alleanza Latina, una rivista che parlava del mondo dell’ Hip-Hop a 360 gradi. Interviste, graffiti di tutto il mondo e le classifiche dei dischi del momento, era La Bibbia dell’ Hip-Hop. Da lì è stato un susseguirsi di cose. Ho iniziato ad ascoltare i primi dischi rap, mi sono appassionato sentendo nel 2003 Tical 2000: Judgement Day di MethodMan, un album del 1998 e da lì è partito tutto. Così nel 2004 ho scritto la mia prima cosa.       A. V.: La Pankina Krew, dal 2005 fino ad oggi. Non avete mai parlato di tutto il percorso fatto, raccontami la tua versione dei fatti. MC Ivanò: Il percorso è lungo... Inizialmente io e Nicola non stavamo nello stesso gruppo. Poi, in seguito allo scioglimento delle due compagnie, io, Nicola e Marco Verso abbiamo fondato la prima LPK. In seguito Marco ha preso una strada diversa dalla nostra. Ricordo che era sera ed eravamo seduti su una panchina all'esterno di una fermata della Vesuviana e lui mi disse: - me lo sentivo che prima o poi io e te avremmo fatto delle cose assieme... - . Nicola aveva già qualche pezzo pronto e anche io: è così che è nato Ancorhardcore Vol. I. Il primo pezzo che abbiamo fatto insieme è Scriv e Viv, quando ancora postavamo i pezzi su My Space. Quando poi uscì il libro di Saviano, Gomorra, noi scrivemmo l’ultimo brano con Marco: Sodoma e Gomorra. Di lì a poco ci sono stati Ancorhardcore Vol II e III, il terzo è stato quello che ci ha fatto avere un po' più di peso nella scena musicale, ci ha fatto conoscere, e la qualità audio non era il top, registravamo tutto in casa.Poi, con l’avvento di YouTube e dei Social, è stato tutto più facile, abbiamo creato tanti pezzi tra cui anche quello con RoccoHunt. Nel 2011 è entrata Donix nella Krew e abbiamo iniziato a sperimentare tra hardcore e soul-blues. Da lì poi il live con AntonioImparato, il trombettista jazz, il NanthemLab e l’apertura dei concerti di KaosOne, IceOne, SangueMostro, 'Ntò, Lucariello e 'OZulù dei 99Posse. Nel 2014, infine, è arrivata l’era di OneLove.   A. V.: Siamo arrivati al 2016, dopo tutto questo cosa rappresenta per te La Pankina Krew? MCIvanò: Penso sia una delle cose più importanti della mia vita, la mia famiglia, il mio gruppo, persone con cui ho condiviso tutto. Penso che il rap sia un modo di vivere e che io sia MC nella vita.   A. V.: Tante collaborazioni con molti dei nomi più famosi sulla scena Hip-Hop, qual è il tuo preferito? MCIvanò: Tutte, ma posso dire che, nel prossimo album, ci sarà una collaborazione molto importante per noi, con uno dei nostri idoli. Anzi, con alcuni dei nostri idoli, partenopei e non.   A. V.: Quindi c’è un nuovo album, quando uscirà? MC Ivanò: Purtroppo non posso dirlo, sia per scaramanzia e anche perché non siamo ancora pronti... Ci stiamo lavorando e, per questo, non ci concentriamo troppo a prendere serate per questo motivo. Ci dedichiamo anima e corpo...     
Diario di una Ragazza Nerd: Giorno 619 - "Suicide Squad": le 10 cose che bisogna sapere
Agosto 20
Il 13 agosto è arrivato anche nelle sale italiane Suicide Squad, il film sul team di supercattivi che combattono a fianco del governo... altri supercattivi. La pellicola non ha riscosso il successo che ci si aspettava, almeno secondo l'opinione dei critici che lo hannno indicato come un parziale flop, anche se i numeri (500 milioni di dollari al botteghino) fanno pensare il contrario. Probabilmente la data d’uscita nelle sale è stata infelice, poichè la maggior parte del pubblico è ancora in vacanza. Bisognerà attendere settembre e vedere come si evolve la situazione, ma passiamo alle curiosità sul film...   1. Jared Leto, che sembra essersi calato fin troppo nel suo personaggio, creando non pochi problemi sul set, ha trascorso oltre sei mesi a vivere esclusivamente come Joker: non si presentava sul set o, le poche volte che ci andava, non rispondeva se non chiamato con lo pseudonimo di Smiley o di Mister J, che alcuni ipotizzano corrispondesse a Mister Joker e non a Mister Jared. Ma tutto ciò è poca cosa rispetto all’ ansia che ha suscitato negli altri attori i quali, intimoriti da atteggiamenti raccapriccianti (proiettili inviati a Will Smith, un ratto vivo recapitato a Margot Robbie o un maiale morto, preservativi usati agli altri membri del cast) hanno cercato di evitarlo in tutti i modi.   2. Al di là di quello che si possa pensare il vero personaggio del film non è Joker, che compare sì e no per 15 minuti, ma Harley Quinn, per la quale la Dc ha annunciato un film interamente dedicato alla bella psichiatra psicopatica. Harley non è un personaggio classico dei fumetti DC, ma comparve per la prima volta nel cartone animato per la tv Batman the animated series (già... proprio quello che guardavamo da ragazzini il pomeriggio su Italia 1. L’idea piacque cosi tanto alla DC che la inserì nei fumetti .   3. L'Easter Eggs di Flash all’interno del film, che compare nel Flashback di Captain Boomerang, suo acerrimo nemico. La curiosità è che la sequenza di Flash non è stata girata da David Ayer, che era impegnato nella post produzione del film, ma da Zack Snyder durante la produzione di Justice League.   4. Moltissime scene viste nei diversi trailer non sono presenti nel film: intere sequenze sono state tagliate O eliminate, suscistando ovviamente il risentimento del Joker che risulta essere forse il più penalizzato da queste scelte. La decisione della Warner di apportare queste modifiche è dovuta probabilmente al timore di un disatro cinematografico al pari di Batman vs Superman: Dawn of Justice. Fatto sta che sono state proiettate diverse versioni- test del montaggio. Con le ore di girato eliminate ci si può tranquillamente girare un altro film.   5. Ancora in cella Harley è intenta a leggere un libro dal titolo Between the Sheets, che racconta la storia di una ragazza che dipende dall’amore per uno psicopatico che riesce, infine, a deviare mentalmente e legalmente anche la protagonista, trascinandola in un mondo fatto di crimini e fuorilegge.   6. Durante il film il team di villain si reca presso un palazzo il cui nome è John Ostrander Federal Building. Per chi non lo sapesse, John Ostrander è per la Dc quello che Stan Lee è per la Marvel.   7. Nella scena nascosta tra i titoli di coda si vede una minacciosa Amanda che inveisce contro Batman, mettendolo al corrente del fatto che conosce chi si nasconde dietro la maschera. Che la vera identità di Bruce Wayne sia in pericolo?     8. Tutte le armi di Deadshot recano un’ incisione ovvero I am the light. The way, in poche parole Io sono la luce. Io sono la via. A parte questo particolare religioso, tutte le armi utilizzate sul set sono vere e Will Smith ha trascorso tre mesi ad allenarsi nella mira con un gruppo di paramilitari per poter sparare al meglio.   9. Uno dei tirapiedi di Joker indossa una tuta mimetica, osservandola più attentamente si può notare che in realtà la trama dell’indumento è costituita interamente da piccolissimi elefanti azzurri.   10. Tutti gli attori di Suicide Squad hanno accettato di partecipare al film attratti esclusivamente dalla trama, infatti alla firma del contratto il copione non era nemmeno ancora stato scritto.   
La Sala Palizzi dell'Accademia di Belle Arti di Napoli – Francesco Paolo Palizzi
Agosto 20
L’ultimo dei fratelli Palizzi, Francesco Paolo, si dedicò prevalentemente alla natura morta, studiando inizialmente la pittura napoletana del Seicento e del Settecento e rinnovando gradualmente il proprio linguaggio, fino ad acquisire uno stile assolutamente personale e fortemente innovativo. Tema caratteristico della tradizione pittorica napoletana sei-settecentesca, la natura morta trova in Francesco Paolo Palizzi un interprete dalla sensibilità moderna e rivoluzionaria, che pur accogliendo la lezione dei grandi naturisti, quali Giuseppe e Giovanni Battista Recco, Paolo Porpora e Giovan Battista Ruoppolo, è attento alle esperienze contemporanee, che sa rielaborare in un linguaggio assolutamente personale. Contribuiscono in maniera rilevante all’approfondimento di questo linguaggio le ricerche luministiche francesi, in particolare la pittura tonale di Chardin, conosciute a Parigi, dove soggiornò dal 1857 al 1870 presso il fratello Giuseppe. Tradizione napoletana, ricerca verista ed una nuova sensibilità della luce sono gli elementi presenti nei suoi dipinti, in cui il pittore sa rendere la diversa consistenza degli oggetti e dei cibi raffigurati attraverso un uso sapiente della materia pittorica e un efficace gioco dei riflessi luministici. Nella Galleria dell’Accademia sono presenti vari dipinti di nature morte, per la maggior parte di dimensioni contenute, vediamone insieme qualcuno.   Ostriche in un piatto e bicchiere di marsala     Ostriche in un piatto e bicchiere di marsala Il dipinto in esame rappresenta una tavola di legno su cui sono poggiati un panno bianco, un coltello posto in diagonale, un piatto con delle ostriche e due bicchieri di cristallo dei quali spicca quello ripieno di marsala rosso. La luce rende brillanti i colori, li carica di vibrazioni che esaltano la plasticità degli oggetti e nello stesso tempo ne è l’elemento unificatore. Il pittore sa rendere la diversa consistenza degli oggetti e dei cibi raffigurati attraverso un uso sapiente della materia pittorica e un efficace gioco dei riflessi luministici in cui le  trasparenze dei cristalli e del vino esprimono la piena comprensione delle ricerche che si svolgevano in Francia e dalle quali Francesco Paolo era riuscito a trarre risultati altissimi.   Monete (biglietti e monete di rame)     Monete (biglietti e monete di rame) Il talento dell’artista si nota in maniera particolarmente evidente in questo dipinto dal soggetto inusuale e dalla composizione essenziale: non lo soccorrono crostacei, fiori, cacciagione con i loro colori brillanti e le varietà materiche, qui su un tavolo di legno grezzo ci sono soltanto banconote e monete di rame. Tuttavia il dipinto è di grandissima efficacia. La composizione di apparente semplicità è in realtà sapientemente articolata con un gioco di ombre e luci che crea riflessi metallici sulle monete e ne definisce il contorno tondeggiante, la luce s’insinua tra le banconote dando un senso di spazialità e distingue le diverse sfumature di colore.   È sicuramente un esempio degli alti risultati raggiunti da Francesco Paolo che Raffaello Causa nel 1964 definì il maggiore artista che possa vantare l’arte napoletana dell’800 nel campo della natura morta e più di un critico ritiene che la morte prematura gli abbia impedito di imporsi nel panorama artistico europeo con ancora maggiore autorità
Anteprime estive: Paradise Beach - dentro l'incubo
Agosto 19
Esistono due tipologie di bellezze. La prima è di una donna: effimera, breve, illusoria quanto avvolgente e suadente. La seconda è di Madre Natura: potente, forte, eterna, magica e nello stesso feroce e devastante. È possibile mettere a confronto le due tipologie e magari osservarle sfidarsi a duello? Sulla carta la prima non avrebbe chance di vittoria con la seconda. L’uomo però ha il dono dell’intelligenza e un innato senso di sopravvivenza e, mischiando questi due elementi, forse il risultato potrebbe non essere scontato. Paradise Beach è dunque il duello tra la bellezza angelica e ipnotica di Blake Lively, nel ruolo di Nancy, giovane studentessa di medicina che, dopo aver perso la madre per un brutto male, decide di mollare tutto e volare in Messico a fare surf in una spiaggia da sogno, e Madre Natura, che in apparenza sembra magnifica, pacifica e accogliente e invece si scopre sanguinaria, quando nel limpido e calmo mare appare un affamato e pericoloso squalo. Aggredita e ferita quasi mortalmente dallo squalo, Nancy riesce a rifugiarsi su un piccolo scoglio in mezzo al mare e a organizzarsi per la strenua lotta. Lo so, i puristi e soprattutto i fan della saga de Lo squalo saranno già pronti a protestare contro questa versione 3.0 del loro mostro acquatico preferito. Paradise Beach è, dal punto di vista drammaturgico, una brutta e sbiadita copia de Lo Squalo e segue una strada già scritta e conosciuta dai cultori del genere. Eppure il film ha un suo perché da un punto di vista visivo, soprattutto per i fan che possono ammirare e gustarsi Blake Lively in tutto il suo splendore e fascino. Blake ha il dono di tenere la scena e di bucare lo schermo, trattenendo lo spettatore fino alla fine della proiezione. In un ruolo sulla carta banale e scontato, l’attrice americana dimostra grinta e personalità, fornendo una perfomance nel complesso dignitosa e abbastanza credibile come personaggio di un Survivor acquatico. Chi, dopo venti minuti, è stanco o magari annoiato di vedere di Blake Lively in bikini può invece rifarsi gli occhi con il magnifico e unico paesaggio naturale che lascia davvero senza fiato. Essendo un film di fine agosto, lo spettatore, tornato magari triste dalle vacanze, potrà sognare di tuffarsi nel bel mare e toccare la lucente sabbia della spiaggia misteriosa. La regia di Jaume Collet-Serra è certamente meritevole di una menzione per uno stile creativo, dinamico, brioso e soprattutto capace di dare spazio alle due bellezze in campo ed esaltarne i rispettivi pregi. Lo spettatore assiste a un O.K. Corral sui generis eppure capace di tenere un discreto pathos e ritmo narrativo. La saga de Lo squalo resta ovviamente un genere unico e inarrivabile, ma per gli amanti del surf, Paradise Beach è sicuramente il film adatto.   Paradise Beach – Dentro l’Incubo è un film diretto da Jaume Collet-Serra, scritto da Anthony Jaswinski, con : Blake Lively.   Il biglietto d’acquistare per “Paradise Beach –Dentro L’incubo” è : 1) Neanche Regalato 2) Omaggio (Con Riserva) 3) Di pomeriggio 4) Ridotto 5) Sempre.   Data di uscita: 25 agosto 2016.  
J-Pop presenta:"Una Gru Infreddolita - Storia di una Geisha"
Agosto 18
Una Gru Infreddolita – Storia di una Geisha non è un manga adolescenziale come quelli moderni, ma tratta di una storia più matura facendo la sua prima comparsa nel lontano 1974. Scritto e disegnato da Kazuo Kamimura, è ambientato agli inizi dell'epoca Shōwa (tra il 1926 ed il 1989) ed è una delle opere che hanno ispirato il celebre regista Quentin Tarantino nella creazione del film Kill Bill.   A trent'anni dalla scomparsa dell'autore, è chiaramente un omaggio al suo genio. Il tema principale di quest'opera senza tempo è l'universo femminile, e come esso veniva concepito all'epoca, in maniera del tutto diversa dal concetto postmoderno. Tsuru è la giovane protagonista, venduta dalla sua famiglia molto povera per un misero sacchetto di riso ad una okiya, cioè una casa delle geishe.   Era un destino molto comune ai quei tempi per molte ragazzine tra gli 11 ed i 13 anni. Tsuru (che in giapponese significa gru) viene ribattezzata così perché la sua caratteristica è quella di riuscire a stare in equilibrio su una sola gamba, come le gru, per trovare sollievo e calore ai piedi e alle gambe infreddolite. Inizia la sua nuova vita come apprendista geisha, una shikomikko, assistente delle sue nuove sorelle.   Le sue mansioni sono importanti: preparare ricambi d'abito quando le sue sorelle trascorrono le notti fuori con i propri clienti, badare alla casa e mantenerla sempre pulita, fare la spesa, preparare i pasti. Senza dimenticare le lezioni di danza per diventare una brava geisha. Un "addestramento" che durava tre anni prima di fare il suo debutto nel mondo dei fiori e dei salici. Una vita troppo difficile per una ragazzina così piccola: badare a sé stessa e agli altri in una vita fatta di solitudine, completamente priva degli affetti, sia da parte dei propri cari sia da parte della nuova "famiglia" acquisita. Circondata da donne bellissime, alcune sfacciate, altre ribelli, alcune più riservate, altre fredde e calcolatrici, si tempra in un ambiente troppo "adulto". Ma come un fiore che sboccia, diventa una delle geishe più famose e raffinate di tutta Tokyo per la sua bellezza senza eguali. Forgiata in un mondo in cui l'eleganza diventa un tutt'uno con la tristezza per quella condizione che la rende una prigioniera fino a quando il suo debito non verrà estinto (ogni geisha accumula un debito con la padrona dell'okiya per cibo e vestiti, che può estinguere in due modi: con i soldi datele dai clienti o se un uomo si offre di pagare l'intera somma, comprando di fatto la donna). Quest'opera ci trascina attraverso gli occhi di Tsuru in un epoca ammaliante e ci apre le porte di un mondo fatto di passione, amore e perversione.  
SOS Baia Verde: Pineta e strade invase dai rifiuti
Agosto 17
Il silenzio uccide più delle parole. Il silenzio è ciò che impregna i viali di Baia verde, a Castel Volturno, in provincia di Caserta. Silenzio, abbandono, degrado, sconforto e amarezza. Non ci sono note positive, stavolta no. Scruto tra i cancelli delle villette trascurate, mi guardo intorno e tutto ciò che mi circonda sembra aver perso vita. In giro con la mia bici decido di passare per il lungomare, costruito recentemente, ma la situazione non migliora. Panchine distrutte, strade sporche, rifiuti abbandonati e la spiaggia libera ridotta un porcile. Mi dirigo verso la pineta, area ex Nato. La strada è totalmente dissestata a causa delle radici dei pini secolari; sacchetti di spazzatura agli angoli delle strade e sotto agli alberi; ciotole di cibo per animali lasciate per terra insieme ad oggetti di vario genere che si confondono tra gli aghi di pino. Se ci si dirige verso Castel Volturno paese, svoltando a sinistra si arriva alla “Riserva Naturale Foce del Volturno”. Il benvenuto non è dei migliori: cani randagi, escrementi, sacchetti e piatti di plastica lasciati sullo sterrato. Il posto in cui molti anni fa si andava insieme alla famiglia per godersi un tramonto estivo si è trasformato in un luogo lugubre. Ti piange il cuore quando assisti ad uno scempio del genere in una località che dovrebbe essere di villeggiatura, ma che non lo è più. Un luogo che ha potenzialità turistiche, pinete, spiagge sabbiose e boschi, che si potrebbe sfruttare al meglio. Pub, aree all'aperto, attrazioni per i più piccoli e cinema all'aperto. Di sera se non si possiede un mezzo per spostarsi, le alternative per trascorrere una serata in amicizia o di sentire musica si riducono agli spettacoli sui lidi balneari, ormai anch' essi dimezzati. Cattiva la gestione del Comune, che si preoccupa principalmente del paese di Castel Volturno e ingombrante la presenza di clan camorristici che si insediano in tutte le attività del territorio. Il sistema della raccolta differenziata porta a porta per i residenti non funziona per i pendolari. La dimostrazione palese sono i sacchetti abbandonati sui marciapiedi e i viali sporchi. Negozi chiusi e arrugginiti e l'ex campetto da calcio che ormai è diventato una selva. L'assenza di forze dell'ordine e di telecamere permette a chiunque di scaricare rifiuti per strada, anche ingombranti. Numerosi sono anche i casi di furto nelle case di vacanza: dai beni di prima necessità alle biciclette e agli utensili da giardino. Tutto questo ha costretto, nel vero senso della parola, molte famiglie a svendere ville di famiglia a prezzi bassissimi, dopo aver pagato tasse profumate in cambio di quasi nessun servizio. A questo punto l'unica speranza è l'aiuto della Regione e dei Fondi Europei, affinché il mare e le strade vengano ripulite e Baia Verde torni ad essere un posto pulito, sicuro, ma soprattutto vivibile!
“La versione di Barney” di Mordecai Richler, diario di un uomo innocente
Agosto 17
 “La versione di Barney” è il resoconto delirante della vita di Barney Panofsky, ebreo canadese poco avvezzo ai sentimentalismi e incline al bere. I ricordi di Barney iniziano nella Parigi degli anni cinquanta - bohémienne e traboccante di ispirazione artistica - e atterrano oltreoceano, a Montreal, in un Québec in pieno fermento indipendentista. I ricordi di Barney raccontano di una vita dissoluta, fuori misura, in cui i tempi sono scanditi da tre matrimoni fallimentari; ogni capitolo del romanzo, infatti, prende il nome da una delle tre mogli di Barney: Clara (1950-1952), La Seconda Signora Panofsky (1958-1960), Miriam (1960-).     La memoria dell’ormai anziano Barney, però, inizia a scricchiolare e dalle piccole crepe lasciate dai vuoti di memoria, trapelano i veri sentimenti di questo singolare personaggio, le sue debolezze, i suoi rimpianti.   Un libro esilarante, ricco di momenti di sfacciato umorismo, capace di regalare grandi risate, ma anche intensi momenti di riflessione. Ora che Barney racconta a qualcuno la sua vita, si accorge di quanto tutto sia passato troppo in fretta: non c’è stato abbastanza tempo né per imparare ad essere un marito come si deve, né per diventare un bravo padre, né per coltivare una sana amicizia.     Il motivo per cui Barney inizia la sua “Versione” dei fatti è direttamente collegata alla misteriosa scomparsa del suo vecchio amico Boggie. Le indagini sul caso, infatti, darebbero a Barney la colpa dell’accaduto, se solo ci fossero prove a sufficienza. “La versione di Barney” è l’apologia di un uomo che si dichiara innocente, non solo del presunto assassinio di un suo caro amico, ma anche di tutti gli altri errori che si affollano nel suo passato.   Il diario del marito, del padre, dell’amico, dell’assassino innocente, o forse no… Avete circa cinquecento pagine per scoprire la verità!        MYGENERATION SULLA SPIAGGIA Mare, sole, una bibita fresca, un ombrellone sulla testa … manca solo il tocco finale e per quello ti aiutiamo noi con MY GENERATION sulla spiaggia: una rubrica estiva che ti suggerisce il libro giusto da portare con te in vacanza!Ogni settimana sarà pubblicata sulla nostra rivista MYGENERATIONWEB una breve recensione del libro “da ombrellone” che ti consigliamo di leggere. Segui la nostra rubrica, condividila inserendo l’hashtag con il titolo del libro che porterai con te quest’estate seguito da #MYGENERATIONsullaspiaggia e partecipa al nostro concorso.MYGENERATIONWEB apre le porte ai giovani talenti e ti invita a condividere la TUA recensione del libro che hai letto durante l’estate. Scrivici all’indirizzo mygenerationstaff@gmail.com, le recensioni migliori saranno pubblicate sulla nostra rivista!
MyTopTweet142
Agosto 16
La classifica di questa settimana è dedicata alla bellezza e quale modo migliore per celebrarla che dedicare la rubrica ad un uomo che da anni occupa i sogni di noi donne e ci fa ancora sperare nel genere maschile. Un uomo che ha il pacchetto completo: bello, simpatico e intelligente... no, non sto parlando di Berlusconi ma della cultura fatta persona: Alberto Angela! L'uomo che potrebbe spiegarci anche le origini delle stronzate di Gasparri e noi lo staremmo comunque a sentire! Ditemi voi poi quale altro presentatore di programmi culturali arriva addirittura ad avere un fandom solo per lui: “Le Angelers”!!                                                                                                                           Insomma, visto che già fa così caldo, ho pensato di alzare ancora di più la temperatura con i tweet dedicati all'uomo più desiderato d'Italia!   #AlbertoAngela: Wannabeamilf: Avete riconosciuto il giacchetto da archeologo nell'anteprima? #AlbertoAngela#angelers#Superquark Astrid D'Eredità: Genti che tenete Alberto Angela in TT da ieri, aderite al favoloso gruppo #Angelers! Laura: tutta la vita Alberto Angela! Khal Emilio Clarke: Il gruppo mi dà certe soddisfazioni con queste immagini... AHAHAHAHAHAH! #Angelers Le chicche di Chicca: Non era lui!? #SuperQuark#Angelers Daniel Cuello: Alberto Angela a #SuperQuark Lunalita: Ma quanto è ampio il petto di Alberto Angela? Cinepathic: Ditemi IL NOME. IL NOME del genio che ha ideato ciò. #AlbertoAngela#BruceSpringsteen Wannabeamilf: Alberto Angela dice le parolacce e le telespettatrici così #Superquark#angelers#AlbertoAngela Michele: quello che pensiamo tutti di #AlbertoAngela Alla prossima!!!
Ai confini della realtà. I pericoli derivanti dalla manipolazione dell'informazione
Agosto 16
Il senso comune spesso non va oltre la superficie del visibile, perché può capitare che, per un  rifiuto inconscio o per mancanza di capacità critica, non si riesca a distinguere il vero dal falso. Se oggi, nella complessità del mondo attuale, sono migliaia le informazioni corrette, tuttavia contemporaneamente sono migliaia le opportunità di informazioni manipolate. Ma allora come difenderci? Ebbene, la risposta sta nel dotarsi di una giusta dose di anticorpi che ci aiuti a non essere ingannati e a non cadere nella trappola di una realtà artefatta. La rappresentazione mediatica corrisponde sempre allo svolgersi degli avvenimenti? I mezzi di comunicazione sono sempre liberi da influssi di terzi? Purtroppo costatiamo che, nei giochi di potere, la realtà manipolata serve ad intimidire e a controllare e che una comunicazione alterata può essere usata come mezzo di coercizione sociale mediante linguaggi ingannevoli. Infatti, parafrasando Orwell, la menzogna diventa verità e passa alla storia, perché chi controlla il presente controlla anche il passato distorcendo realtà comprovate. Operazioni avvenute, per esempio, con la negazione di stragi di intere etnie, di rapporti tra Stato e mafia e di possibili coinvolgimenti stranieri nelle vicende italiane. L'alterazione degli eventi giova al consolidamento del pensiero unico dominante e chi vi si oppone viene emarginato, bollato come antisistemico o addirittura viene ucciso (redutio ad Hitlerum) perché rifiuta di conformarsi ad nuova realtà, una realtà che diventa il più freddo dei mostri per coloro che non trovano valori al di fuori del proprio Io. Un esempio recente si riscontra negli accadimenti turchi, dove bisognava presentare una realtà confezionata ad uso e consumo di chi voleva cancellare l'opposizione ed accentrare maggiormente il potere nelle proprie mani: un teatrino ben preparato, poiché Erdogan sapeva, informato da fedelissimi, quello che sarebbe successo. Anche la guerra in Iraq si basò unicamente su manipolazioni mediatiche mirate a giustificare l'invasione. Si usarono tecniche subdole atte a suscitare nell'opinione pubblica il convincimento che l'intervento militare fosse un male necessario, ma utile per scongiurare il peggio. La verità è che Saddam Hussein era un tiranno, ma ciò non può bastare per un attacco, poiché la brutalità del regime venne trascurata quando c'erano interessi di mezzo, e messa in risalto nell'operazione Iraq Freedom che portò gli USA ad avere una forte presenza in un punto strategico del Medio Oriente. Se tempi addietro un venticello leggero, soffiando da paese a paese, trasportava l'eco di voci false e lontane che prendevano corpo e mettevano radici nelle menti di persone predisposte al lavaggio del cervello, oggi fare questa operazione è addirittura più semplice poiché i mass media hanno la forza e la possibilità di plagiare le menti “con un semplice click”.  Già nel 2011 sul “the guardian” veniva pubblicato un articolo in cui si affermava che una società californiana utilizzava un software, per conto del Governo degli Stati Uniti, che permetteva, con uso di falsi profili, di manipolare le notizie sui social, creando falsi consensi nelle conversazioni online e tagliando fuori opinioni sgradite che non corrispondevano ai propri obiettivi. Si influenza così la massa a proprio favore, si consolida il proprio potere demonizzando gli avversari, servendosi anche di demagogia e di populismo;  altre volte, sfruttando l’onda del malcontento popolare, si riesce ad ingannare la popolazione con un linguaggio che non informa, ma che suscita emozioni e convinzioni preconcette per giustificare decisioni future. In questo modo, ad esempio, in Italia sono stati operati tagli graduali alla spesa pubblica e all'istruzione, sono stati smantellati i diritti sociali e si sta svendendo il patrimonio pubblico. Dopotutto questa è la strada intrapresa dalle grandi élite di potere:per far accettare una misura inaccettabile basta applicarla gradualmente, al contagocce, per anni consecutivi!

Nerd Zone

Progetti & Territorio

Agorà

Palcoscenico

Biblioteca

Facebook Like

Accedi Registrati

Login to your account

Username *
Password *
Remember Me

Create an account

Fields marked with an asterisk (*) are required.
Name *
Username *
Password *
Verify password *
Email *
Verify email *

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie.