"Sulla mia pelle": un film necessario!

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Kit Harington contro la Marvel!

Kit Harington, meglio noto al grande pubblico come Jon Snow, ha scatenato una polemica. No, nessuno ...

Non si devono soffocare le passioni.

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Iron Fist 2: bella stagione, ma non per Danny...

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L'animazione: lavoro estivo per i giovani.

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"Sulla mia pelle": un film necessario!
Settembre 17
Alle volte ci sono quei silenzi che ti pervadono, sono così assordanti che ti mettono a nudo di fronte alla vita. Così accade dopo aver visto Sulla mia pelle, film diretto da Alessio Cremonini. Le parole te le senti appiccicate dentro il tuo corpo, restano lì e nessuno le può sentire. Non riescono ad uscire, ma gridano dentro ognuno di noi. La rabbia che non fa scaturire sdegno, ma indignazione. Non un sentimento sterile e tossico, ma il rifiuto attivo delle ingiustizie. La voglia di spaccare il mondo per non tornare mai più in una sala a vivere una storia come quella di Stefano Cucchi. La cronologia dell’ultima settimana di vita di Stefano, ora per ora, morto mentre si trovava in custodia cautelare a Regina Coeli. Tagliente in ogni singola espressione, grazie alla magnifica interpretazione di Alessandro Borghi. Ogni singolo istante e ogni parola trasudano sofferenza ed ingiustizia. A quasi 10 anni di distanza la storia di Stefano è più viva che mai, la sua come quella di tutte le persone maltrattate e morte nelle carceri italiane. Una storia che fa luce su un argomento attualissimo e spesso dimenticato dalle istituzioni. Un argomento che spinge a riflettere sui pregiudizi che vigono ancora nella nostra società, sull’emblema del ragazzo drogato che deve essere picchiato senza un perché, senza una ragione. Sulla normalità di certi comportamenti che vanno contro ogni principio di uno stato di diritto. Un film che va vissuto in sala, va condiviso. Condiviso con gli occhi delle altre persone e con le labbra bagnate da quella lacrima che scende inevitabilmente sul volto. Un film essenziale, non pomposo. Tutto ciò che viene rappresentato è la fedele riproduzione di quello che risulta dei verbali, niente di più. Una riproduzione che non idolatra Stefano, ma lo rappresenta per come è. Una trasformazione non solo del corpo ma anche della sua voce. Alessandro Borghi ha saputo, nonostante i dialoghi brevi, far trasparire ogni minuto in più di dolore anche solo respirando. Ha saputo far capire cosa si prova ad essere circondati da persone che ti voltano la faccia e che fanno finta di non vedere. Quante volte si mette al primo posto il proprio interesse personale e si fa finta che tutto ciò che non dovrebbe mai succedere sia normale? Sulla mia pelle è tutto ciò che non dovrebbe mai accadere, ma che è accaduto nella noncuranza generale. Oggi questa storia vuole servire da monito affinché nessuno più chini il capo e  affinché il nostro Stato si impegni davvero nella tutela dei diritti della persona. Questa storia doveva essere raccontata per Stefano e per tutte le persone vittime di ingiustizie.Link alla foto: https://www.firstonline.info/sulla-mia-pelle-la-storia-di-cucchi-su-netflix-e-al-cinema/
Kit Harington contro la Marvel!
Settembre 16
Kit Harington, meglio noto al grande pubblico come Jon Snow, ha scatenato una polemica. No, nessuno vuole censurare la sua scena di nudo nell’ultimo episodio della settima stagione di Game of Thrones, tranquille mie care lettrici. L’attore inglese si è scagliato contro la Marvel ed in particolare contro i Marvel Studios, che producono i film dei supereroi come gli Avengers e i Guardiani della Galassia. La questione riguarderebbe l'identità sessuale dei protagonisti dei film. Harington si è lamentato dell’assenza di personaggi LGBTQ (sigla usata per riferirsi collettivamente a persone Lesbiche, Gay, Bisessuali, Tansgender e Queer) tra i nostri beniamini coi superpoteri. Il tutto è nato dal fatto che in Thor Ragnarock (2017), terzo capitolo della saga del Dio del Tuono, i personaggi di Valchiria e Korg non sono stati ben delineati dal punto dell’identità sessuale. I due, infatti, nei fumetti, sono bisessuali, ma nel film non se ne fa menzione. Caro Kit, forse ti sono molto piaciuta molto la coppia lesbo Testata Mutante Negasonica-Yukio di Deadpool 2 (che però non è frutto dei Marvel Studios, ma della 20th Century Fox), ma vacci piano. Innanzitutto, a modestissimo parere della sottoscritta, in Thor Ragnarok specificare l’identità sessuale di due personaggi secondari – soprattutto Korg – non so quanto avrebbe avuto senso ai fini della trama. In più, il bell’inglese dimentica che il personaggio di Magneto degli X-Men è stato più volte interpretato da Ian McKellen, che sì ha fatto Gandalf, ma soprattutto è gay. Certo è che mancano i supereroi LGBTQ, che nei fumetti Marvel invece ci sono, soprattutto negli ultimi tempi. Per citarne solo alcuni, abbiamo Wiccan dei Giovani Vendicatori, Psylocke e Ice Man degli X-MEN. Tuttavia, mesi fa – e non l’altro ieri – James Gunn, ex regista dei Guardiani della Galassia, aveva annunciato che ci sarebbero state novità a riguardo. Caro Kit, vedi che la Marvel ancora deve finire la famigerata fase 3. Magari la 4 è quella buona. Piuttosto polemizza sul fatto che dobbiamo aspettare troppo tempo per l’ottava stagione della tua serie!Link alle foto: http://www.film.it/news/televisione/dettaglio/art/stasera-in-tv-6-marzo-jon-snow-sopravvissuto-a-pompei-52259/https://steemkr.com/spanish/@ikar59/resena-or-avengers-infinity-war
Non si devono soffocare le passioni.
Settembre 16
La vita è fatta di passioni, alcune possono durare un momento, altre possono durare una vita, e sono proprio quest'ultime capaci di dominare una persona, di travolgerla, facendo passare tutto il resto in secondo ordine. Purtroppo non è sempre facile assecondarle o perché vi sono responsabilità a cui non ci si può sottrarre o perché c'è qualcuno che lo impedisce.   Può capitare che a mettersi di traverso siano quei genitori che credono di sapere quale sia la strada che devono percorrere i loro figli e forse, in buona fede, si pongono come barriera ai sogni altrui. Ma la verità è che ognuno deve camminare con le proprie gambe, deve essere artefice del proprio destino che può manifestarsi anche nei modi più strani.   Proprio ciò è capitato a Laura che, combattendo contro tutto e tutti, è riuscita a fare esplodere quel fuoco che da sempre le covava sotto la cenere.     Dopo molti tentennamenti, ha capito che la strada da percorrere era quella della musica e su quella via ha incentrato la sua vita. Laura Ammendola (in arte Laureen) oggi è una cantante, songwriter e vocal coach, molto apprezzata.     Ha collaborato con diversi dj/producer tra cui Mario Bianco, Lino Di Meglio, Federico D’Alessio, Miguel Santiago, Don Rafaelo. Il suo primo singolo "Everything (lift you up)" è stato pubblicato dall'etichetta Abicah SoulRecords di Chicago nel 2015 ed è ascoltabile sulle principali piattaforme digitali. Dal vivo è invece possibile ascoltarla in molti locali campani e in estate nei vari villaggi turistici italiani. In un villaggio turistico l'abbiamo incontrata e, affascinati dalla sua voce, con lei ci siamo soffermati a parlare.     - Ciao Laura, ti va di presentati per MYGENERATION? Mi chiamo Laura Ammendola, e mi esibisco con il nick “Laureen”. Sono nata a Napoli e lì vivo e lavoro. Canto in pubblico da circa 12 anni ed è un lavoro che faccio con passione. - Se si sceglie la musica come professione, lo si fa per passione. Ci vuole coraggio per intraprendere questa strada? Vi sono ostacoli da affrontare? Ci sono stati parecchi ostacoli. Fino a 24 anni frequentavo l'università, studiavo canto e ogni tanto mi esibivo nei locali. Non ero soddisfatta e quella situazione mi andava stretta, questa mia insoddisfazione mi portò a non fare niente per un anno, anno in cui mi rifiutavo di cantare, ma ciò mi faceva star molto male e quando finalmente capii che il mio malessere derivava dal fatto che non cantavo diedi pieno sfogo alla mia vera passione: la musica. La mia famiglia inizialmente non fu felice che io abbandonassi gli studi in favore di un qualcosa che loro ritenevano un semplice hobby. Così se per gli studi mi avevano sempre sovvenzionato accadde che non vollero essere economicamente coinvolti in questa mia scelta. Pensavano con il loro atteggiamento di farmi demordere. Ma inconsapevolmente mi hanno aiutato in un altro modo perché hanno permesso che mi responsabilizzassi. Ho lavorato, ho studiato musica e quando sono arrivati i primi risultati hanno capito che non stavo sbagliando e che la musica era la mia strada. - Condizione ideale sarebbe quella di cantare accompagnata da almeno uno strumento, ma in queste serate estive utilizzi basi musicali. Non ritieni che ciò impedisca ad un cantante di imparare ad interagire con altri musicisti? Fuori da questo contesto mi esibisco nei locali accompagnata da musicisti. Lavoro tutti i giorni per feste, matrimoni, compleanni…, ma il mio progetto musicale va in un'altra direzione. Scrivo brani che sono stati pubblicati, grazie alla collaborazione con ottimi produttori-dj, all'estero. Il mio genere è disco-house e, anche se non sono molto conosciuta, sono riuscita ad avere tante soddisfazioni. Pensa che il mio ultimo singolo è stato prodotto a New York.     Ringraziamo Laura per aver risposto a queste semplici domande e le auguriamo di percorre la sua strada non perdendo mai di vista la sua passione.   l'immagine è stata presa dal profilo FB di Laura Ammendola         
Iron Fist 2: bella stagione, ma non per Danny...
Settembre 11
Le vacanze sono finite, le ferie sono andate, si ritorna a lavoro e a scuola. Anche Danny Rand (Finn Jones) timbra il cartellino e inizia a ripetere che lui è l’immortale Iron Fist a chiunque gli capiti a tiro. Tuttavia, in questo settembre, non è più solo. Ad ossessionarci con sta storia dell’immortale Iron Fist c’è anche il suo amico Davos, deciso a sfidare Danny per chi ripete meglio la battuta. No, seriamente. La seconda stagione di Iron Fist è sbarcata su Netflix lo scorso 7 settembre, mentre la SPOILER ALERT inizia … ora! Nel complesso è stata una seconda stagione molto buona, ma non perfetta. Gli episodi si lasciavano guardare con piacere, soprattutto gli ultimi due. Al di là del protagonista, tutti i personaggi sono stati studiati molto bene e si presentavano in tutta la loro complessità e con diverse sfaccettature. Degni di nota, a modesto parere di chi vi scrive, sono i fratelli Ward e Joy (rispettivamente Tom Pelphrey e Jessica Stroup), il cui complicato rapporto è reso in modo realistico, nonostante si parli di una serie abbastanza fantasiosa, e che anche singolarmente sono ben delineati. Nonostante l’iniziale alone di mistero intorno alle sue vere intenzioni, i comportamenti e le azioni di Joy sono sempre impeccabili e logici. La sua vita è stata sconvolta e si è rivelata piena di segreti. La vita ordinaria le è stata strappata e per questo cerca inizialmente vendetta. Plausibile, ma non è così semplice. Ward lo sa. Ward … beh non si può non trovarlo simpatico, è la voce di noi comuni mortali di fronte alle stranezze di Danny e company, è un uomo che cerca di sopravvivere in un mondo strano e folle e lo fa nonostante tutte le sue debolezze, che lo rendono umano, e con sense of humour. La new entry della stagione è Mary Walker (Alice Eve), un personaggio presente nei fumetti di Daredevil e Deadpool, leggermente modificato per farlo partecipare alla storia di Danny. Mantenute le sue due personalità, Mary e Walker, diametralmente opposte. Per la terza … staremo a vedere! Tuttavia un personaggio davvero interessante, capace di smuovere moltissimo le cose nella serie. Impossibile non parlare dei due alter ego di Danny, Colleen (Jessica Henwick) e Davos (Sacha Dhawan). Colleen è la voce della ragione, è la roccia a cui si appiglia Danny e, a modestissimo parere della sottoscritta, è indispensabile per Danny. Forte e dolce, impulsiva ma anche paziente a seconda delle situazioni, Colleen nasconde una saggezza davvero straordinaria, di cui Danny non può fare a meno. Davos, invece, è il lato oscuro. Anche lui, come Danny, non fa che ripetere sempre le stesse cose, ma c’è di più in lui. C’è un desiderio di vendetta, inculcatogli dalla madre – e lo si vede in una stupenda scena flashback, davvero molto poetica e toccante – e che lo ha portato a credersi derubato da Danny di un diritto di nascita. E infine lui, il protagonista, Danny. Un protagonista che però, come nella prima stagione, causa molti più danni di quanti ne risolve, che appare un po’ piatto nonostante la buona interpretazione di Finn Jones – è un problema di sceneggiatura proprio – e che da solo non reggerebbe, pur facendo molta tenerezza. Sono infatti gli altri personaggi a innescare tutta una serie di legami, intrighi, colpi di scena e a rimboccarsi le maniche per risolvere – chi per il bene, chi per il male – la situazione. Ogni puntata è piena di pianificazioni, rapimenti, scene di combattimento e forti emozioni, perciò la serie è decisamente piacevole da guardare, ma bisogna ammettere a Danny si deve poco. Ci sono fortissime rivelazioni – l’esistenza di più di un Iron Fist, il passato di Colleen, ecc. – e il giovane Rand ha ragione nel dire che non è – e noi con lui – a conoscenza del quadro generale. Il cammino è ancora lungo. Il finale aperto, però, ci mostra un Danny diverso. Sarà la volta buona? Staremo a vedere! P.S. Come tutti i prodotti Marvel che si rispettino, anche Iron Fist 2 ha la sua scena post credit! Una scena in realtà dove non succede niente, non vi è alcun colpo di scena che quello di annunciare il ritorno di Matt Murdock (Charlie Cox) alias Daredevil alias l’eroe che ci è mancato tantissimo! Non vi è ancora una data ufficiale, ma pare proprio che riusciremmo a vederlo entro la fine del 2018. Magari mamma Marvel decide di farci un bel regalo di Natale, chissà...Link alle foto:https://series.talkymedia.it/post/51485/iron-fist-2-primo-trailer-e-rivelata-la-data-di-uscita-video/https://www.geekgirlauthority.com/marvels-iron-fist-recap-s01e08-the-blessing-of-many-fractures/https://www.universalmovies.it/i-primi-due-characters-poster-di-iron-fist-2/
L'animazione: lavoro estivo per i giovani.
Settembre 08
Un simpatico ex ministro, rimasto nel “cuore” degli italiani, invitava i giovani a non essere troppo choosy (schizzinosi) e ad accettare qualunque lavoro venisse loro offerto. Ma il ministro, dall'alto del suo posto in paradiso, non si rendeva conto che non sono i giovani ad essere choosy, ma sono i canali di accesso all'impiego ad essere “chiusi”. Canali chiusi perché l'Italia non ha mai voluto affrontare un piano pubblico serio mirato al raggiungimento della piena occupazione.   Lasciare tutto alla deregulation dei mercati non ha prodotto gli esiti immaginati dagli ultimi governi. Gli ultimi dati riguardo l'occupazione sono sconcertanti poiché per i giovani e per le donne ci sono ancora troppe difficoltà e precarietà lavorative. Con il nuovo decreto dignità la tendenza si invertirà? Staremo a vedere!   Nel frattempo i giovani italiani non demordono e specialmente in estate li vediamo impegnati in qualunque tipo di lavoro. Il periodo estivo è tradizionalmente un momento prezioso per tutti quelli che vogliono approfittare di opportunità lavorative, che si presentano specialmente nelle località di vacanza. Abbiamo incontrato a Cirò Marina (KR), un team di animatori, guidati da Rosario e "Albertone", per capire se la loro scelta lavorativa fosse soddisfacente o se fosse solo un ripiego in attesa di tempi migliori. A turno hanno voluto rispondere alle nostre domande.     - Come si diventa animatori? Rosario: «Un po' per gioco, un po' per voler fare un'esperienza nuova. Poi capita che se il primo anno va bene, la passione ti prende.» - Questa professione può diventare un impiego al lungo termine o lo si fa perché non ci sono alternative? Albertone: «Se si vuol fare questo mestiere, bisogna credere nel progetto animazione, che da molte persone è visto come una vacanza o un lavoro irrisorio. Ciò non toglie che molti giovani lo fanno perché in questo periodo storico-economico è difficile trovare inserimento lavorativo.» - Il vostro palinsesto giornaliero è certamente frutto di uno studio a tavolino, ma vi sono responsabilità intrinseche? Marika: «Lavoriamo con adulti e bambini, quindi le responsabilità sono all'ordine del giorno.» - Il vostro è un lavoro che gratifica solamente o bisogna pure ingoiare dei rospi? Laura: «Come per un qualsiasi lavoro ci sono aspetti negativi e positivi, ma credo che chi si approcci all'animazione lo faccia con passione e abbia più facilità nel superare piccole défaillance. Quando si lavora con passione è tutto più semplice.» - Qual è il momento della giornata più faticoso e quello in cui ci si sente ripagati dalle fatiche? Rosario: «Tutta la giornata è faticosa. Di notte la stanchezza è maggiore perché proviamo per la giornata successiva, ma paradossalmente le prove ci danno l'adrenalina perché cominciamo a vedere lo spettacolo che cresce pian piano.» - Il vostro lavoro dà occupazione anche in inverno? Marika: «Saltuariamente c'è chi anima le feste di compleanno, chi partecipa ad eventi. Si prende quello che capita.» - Vi sentite penalizzati nel non fare quello per cui avete studiato? Rosario: «Io personalmente no. Sono laureato in psicologia, ma ho scelto la via dell'animazione per passione. I miei studi li applico nella gestione dell'equipe e nel risolvere i vari problemi che si presentano quotidianamente. Nei team di animazione c'è chi ha studiato ballo, canto, chi è fonico; quindi tutte attività inerenti al nostro lavoro. Ma ciò non toglie che vi sia anche la presenza di chi ha studiato, per esempio, matematica e poiché lo studio apre la mente riesce a lavorare con facilità.» - La vostra paga è proporzionata al vostro lavoro o dovete soccombere alle leggi di mercato? Voci generali: «Si inizia da una paga base, poi l'esperienza e il ruolo che si riesce a ricoprire la fanno aumentare in maniera medio-alta.» - Dietro le vostre facce allegre quanta fatica c'è? Voci generali: «Certo anche noi abbiamo giornate no, riceviamo telefonate scomode, spesso siamo stanchi, ma mettiamo tutto il nostro impegno nel mostrarci allegri. Le nostre facce tuttavia non sono mai finte perché c'è amore per tutto quello che facciamo.»   Ringraziamo questo team di animazione per il tempo a noi dedicato, che tuttavia gli ha concesso un po' di relax.   La foto ci è stata data dallo Staff di animazione che abbiamo incontrato.
Lincoln nel Bardo, il viaggio di G.Saunders tra aldiquà e aldilà
Settembre 04
Quella copertina blu con il cavalluccio a dondolo e la barbetta rassicurante di Lincoln mi avevano già convinta; ma poi ho scoperto che era vincitore del Man Booker Prize 2017 e allora non ho potuto fare a meno di inserirlo nella mia wishlist di Natale scorso. Sì, siamo a settembre, è passato un po’ di tempo da quando l’ho ricevuto in regalo da nonna Rosa, ma meglio tardi che mai, si dice.     Il romanzo di George Saunders, Lincoln nel bardo (Feltrinelli 2017), è una delle più interessanti scoperte di quest’anno. Ha uno stile unico, innovativo, oscillante tra il romanzo storico e il fantasy, possiede alcuni passaggi di una dolcezza disarmante. La storia trae spunto da un episodio reale: negli anni della Guerra Civile americana, il Presidente Abraham Lincoln vide spezzarsi davanti ai propri occhi la vita del giovane Willie, il figlio prediletto di soli undici anni. La stampa dell’epoca si strinse attorno al dolore di Lincoln e fu attratta in particolare da un episodio che solleticò non poco la morbosità dei lettori: si scrisse, infatti, che dopo la morte del ragazzino, il Presidente si recò di notte al cimitero per aprire la bara e abbracciare il corpo del figlio morto.   Da questa incredibile verità storica prende le mosse il romanzo di Saunders, un viaggio fantastico nel Bardo, un luogo sospeso tra aldiquà e aldilà; tra un mondo in cui si succedono guerre, si soffre e si sopravvive e uno in cui non si è ben consapevoli di quello che accade. Le anime che abitano il Bardo sono bloccate, ignare della loro sorte; si muovono secondo un rituale preciso, che risuona come una sorta di contrappasso dantesco. Saunders tesse con estrema disinvoltura le storie di tutti questi personaggi, le cui tragiche sorti riescono, contemporaneamente e per una strana magia, a commuovere e a far sorridere il lettore.   Un libro dotato di una forza straordinaria e di una potenza visiva quasi cinematografica. Il lettore non potrà smettere di chidersi per tutto il tempo: «Che ne sarà del piccolo Willie?».         link immagini: https://i1.wp.com/www.lindiependente.it/wp-content/uploads/2016/08/George-Saunders2.jpg?resize=1170%2C779  https://www.google.it/url?sa=i&rct=j&q=&esrc=s&source=images&cd=&cad=rja&uact=8&ved=2ahUKEwiWoJag4qHdAhUPbVAKHd2TBREQjRx6BAgBEAU&url=http%3A%2F%2Fwww.feltrinellieditore.it%2Fopera%2Fopera%2Flincoln-nel-bardo%2F&psig=AOvVaw1NTxqIlqaKbOx-YylMV-W8&ust=1536164875867045 
Stabiae Nocte: gli scavi di Castellammare illuminano la sera!
Settembre 02
"La fortuna aiuta i prodi; dirigiti sulla dimora di Pomponiano" (Epistolarum libri, Plinio il Giovane). Pomponiano viveva a Stabiae, l’attuale Castellammare di Stabia. Stava per ricevere Plinio il Vecchio. Era il 24 agosto del 79 d.C., il Vesuvio eruttava. Lo scrittore romano si recava sul posto per assistere al drammatico evento e per prestare soccorso alle popolazioni dell’area vesuviana, essendo al comando della flotta romana, stanziata a Miseno. Perché parlare oggi di ciò? Perché ieri, 1 settembre, si è concluso il ciclo di aperture serali degli scavi archeologici di Castellammare di Stabia (le precedenti si sono tenute il 28 luglio, il 4 e l’11 agosto). Un ciclo di aperture straordinarie per un luogo straordinario, riunite nell’evento denominato Stabiae Nocte, organizzato dal Parco Archeologico di Pompei e dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Parliamo in particolare di Villa San Marco, una villa d’otium, cioè residenziale, di undicimila metri quadrati, di cui seimila riportati alla luce, che può perciò vantare il primato di più grande villa d’otium della Campania. La villa fu costruita in età augustea, ma ampliata sotto il regno di Claudio. Sepolta in seguito all’eruzione del Vesuvio sopracitata, venne riscoperta tra il 1749 e il 1789, periodo in cui i Borbone commissionarono numerosi scavi archeologici. È tutt’ora in fase di scoperta e restauro, a causa di danni subiti durante il terremoto del 1980. La struttura della domus è quella caratteristica delle case della nobiltà romana. Si incontra subito l’atrium dotato di impluvium (dimostratosi funzionante grazie alla pioggia che ha accompagnato la visita), seguito poi da numerose stanze termali (calidarium, frigidarium, la palestra) che danno sul portico che affaccia e circonda il giardino e la piscina. Una vera oasi. Il visitatore rimane piacevolmente sorpreso dal vedere una domus in condizioni quasi perfette. I pavimenti originali mostrano decorazioni in mosaico di una bellezza unica, che rivelano anche un’altissima abilità artistica: nel passaggio da una stanza all’altra e dal cortile al giardino, vi sono decorazioni in bianco e nero, ma dalle fantasie più diverse e bellissime. Pareti e soffitti presentano ancora, quasi in tutto il perimetro, dipinti dai colori ancora intensi dopo tanti secoli, primo su tutti il diffusissimo rosso pompeiano, al cui interno si alternano quadretti con scene di vita bucolica o ritratti di divinità, eroi e amorini. Tali quadretti, purtroppo, in numerosi casi sono stati asportati dai borbonici. Gli originali possono essere ammirati al Museo Archeologico Nazionale a Napoli, mentre in loco vi sono delle fedelissime riproduzioni. Alcuni di questi quadretti, però, sono stati lasciati nella villa, come il seguente. La visita è stata resa estremamente piacevole dalle guide competenti e stimolanti, da un’illuminazione oltremodo suggestiva e da una musica di sottofondo adattissima all’ambiente. Pompei rende l’idea di una città romana, ma Villa San Marco (così chiamata perché nel XVII secolo sorgeva nei pressi della villa una cappella dedicata proprio a San Marco) rapisce il visitatore e lo riporta nella quotidianità e nella riservatezza di un’abitazione privata, meravigliosa e suggestiva.Foto di Annachiara Giordano
DAZN: si dice spoiler!
Agosto 27
Non bastavano le serie tv, da oggi, da una settimana per le precisione, e si spera ancora per poco, anche le partite di campionato saranno oggetto di spoiler.Ci si riferisce alle tre partite di serie A su dieci, l’anticipo del sabato, l’anticipo delle 12.30 della domenica e una fra quelle delle 15.00, i cui diritti sono stati acquistati dalla piattaforma di streaming  DAZN, nell’occhio del ciclone a causa dei problemi di connessione che hanno interessato gli utenti abbonati.  Sono stati registrati gravi e diffusi disagi nella fruizione dei primi due Big match del campionato, Napoli - Milan del 25 agosto e Lazio-Napoli di una settimana prima, in occasione delle quali molti tifosi hanno visto i goal delle partite in largo anticipo rispetto ad altri, rovinando il gusto dell’evento live. Questo dipende dal fatto che, a differenza dei decoder, che decodificano i dati via hardware, il sito di DAZN li sintetizza via software, facendo sì che la qualità del prodotto dipenda dal tipo di connessione  di cui dispone il singolo utente. In Italia, si sa, la diffusione della rete è a macchia di leopardo e il 4G a San Marco di Castellabate non è come il 4G a Milano. La banda ultra larga è poi una sorta di leggenda, una chimera che qualcuno sostiene di aver intravisto nelle notti di luna piena. Viene quindi a mancare una connessione efficace distribuita in modo omogeneo a livello nazionale, premessa necessaria al successo che DAZN ha riscosso in altri paesi. Intanto le proteste crescenti degli utenti sono state raccolte dall’Unione dei Consumatori il cui presidente, Manlio Arnone, ha dichiarato che se il problema dovesse sussistere si prenderà in considerazione “un’azione di tutela collettiva”. La piattaforma di PERFORM infatti non è un'alternativa a Sky o Premium, ma un'integrazione necessaria e non sufficiente che costringe l’utente ad aggiungere l’abbonamento di Dazn a quello delle Pay Tv, se si vuole vedere tutta la Serie A. È perfettamente comprensibile quindi il malcontento degli appassionati di calcio, che si trovano a dover pagare di più per un prodotto complessivamente peggiore, ma è ovvio che Dazn, sebbene abbia sottovalutato il problema ed è chiamata a trovare presto una soluzione, non è responsabile della scarsa qualità complessiva della connessione internet in Italia.
Luoghi comuni nelle canzoni latino-americane!
Agosto 20
Ricky Martin, Luis Fonsi, Alvaro Soler. Le loro canzoni dominano le radio durante l’estate. Le sentiamo e risentiamo al punto che, nonostante il ritmo travolgente, non ne possiamo più. Tuttavia non bisogna essere così cattivi. Bisogna pur ricordar che questi cantanti, con i loro tormentoni estivi devono guadagnare abbastanza per poter pagare l’ibernazione invernale, così come Michael Bublè si fa congelare d’estate ed esce solo d’inverno. Però … sappiamo cosa dicono queste inevitabili canzoni estive? Qualcuno di voi ha mai letto il testo di una di queste ballate? Tranquilli, non è un esame. La risposta ve la diamo noi. Un’occhiata ad alcuni di questi testi spagnoleggianti ha fatto notare alla sottoscritta alcuni elementi comuni in tutte le canzoni latino-americane. Innanzitutto tema dominante è l’amore. C’è sempre una bella ragazza che fa spasimare il cuore del cantante. Ma non è così semplice: il padre di lei non approva questa relazione! C’è sempre un padre ostile al giovane innamorato, chissà come mai. Sarà perché questo cristiano passa le notti sotto la finestra della bella, cantando da solo o con gli amici e non facendo dormire tutto il vicinato. Sarà per i piercing, i tatuaggi, la motocicletta senza casco. Lo scopriremo. La notte. Altro luogo comune. Tutte queste canzoni e i relativi video sono ambientati dal tramonto all’alba e mai viceversa. La vida loca, evidentemente, porta uno sfasamento temporale, prevede un diverso fuso orario. Oppure sono vampiri. Se siete in paesi latino-americani o progettate di andarci, fate prima un salto da Buffy l’ammazza vampiri e chiedetele se vi presta un paletto, non si sa mai. L’orario l’abbiamo, ma il luogo? Se non ci troviamo sotto casa della pulzella, siamo al mare o sulla spiaggia. Vamos a la playa! Esistono montagne in questi paesi? Colline? Un entroterra qualsiasi? Solo e unicamente spiagge, mai che si veda una baita, uno chalet. Ovviamente, poi, è sempre estate. Il latino-americano soffre la neve che manco Superman e la kryptonite. Questi individui, però, hanno anche un’altra caratteristica, che li rende forse un po’ supereroi. Sono sempre, costantemente, pervasi da un fuego incontrollabile! La loro anima brucia, il loro cuore arde, la loro pelle scotta. Qualcuno chiami i pompieri!! Infine, hanno anche un altro tarlo: la cintura. Il basso ventre, la pancia e i fianchi sono proprio un pensiero fisso per i latino-americani. Zone del corpo tutte comprese nel termine ‘cintura’. La cintura sale, scende, si muove, ondeggia, ha una vita propria. Una vita propria, quella che manca a noi quando d’estate siamo invasi da queste canzoni. Però che estate sarebbe senza? Link alla foto: https://www.sorrisi.com/musica/playlist/balli-di-gruppo-canzoni-video-migliori-festa-estate/
Ma perchè?! - Cose strane nei film americani
Agosto 07
Cosa c’è di più bello, dopo una giornata di studio/lavoro, palestra/sport e seccature varie, di mettersi il pigiama, stravaccarsi sul letto o sul divano con la grazia di un ippopotamo e guardare un bel film? Forse solo vincere la lotteria. Tuttavia, se sapessi come si vince la lotteria non sarei qui, ma avrei già acquistato un atollo sperduto, perciò parliamo dei film. Parliamo un po’ di tutti i film americani, in cui se ci avete fatto caso accadono cose un po’ strane, che nella vita vera ci sogneremmo di fare e che, quando le vedo sullo schermo, mi fanno innervosire. Avete notato che quando due tizi, nei film, devono concludere una telefonata, non si salutano mai? Come fanno a capire entrambi che la conversazione è finita? E se l’altro aveva altre cose da dire? Deve ritelefonare? Strano. Affine a questa stranezza ce n’è un’altra. Quando due personaggi devono darsi un appuntamento (che sia di lavoro, per amicizia, romantico non importa) non specificano mai l’ora, il luogo, il giorno. Mai! Eppure magicamente sono entrambi lì, lo stesso giorno, alla stessa ora, nello stesso luogo. Senza che uno dei due si sia accampato per giorno ad aspettare l’altro. “Ok, ci vediamo lì.” DOVE? QUANDO? Perché fate così? Abbiamo parlato di appuntamenti, perciò passiamo alla sfera romantica. Nei film gli incontri romantici sono sempre dei più fantasiosi, da sogno, ma anche assurdi. Innanzitutto l’amore della propria vita si incontra sempre magicamente andandogli a sbattere contro mentre si gira un angolo. Lì, mentre si raccolgono i documenti d’ufficio di lui e i trucchi e i pasticcini glitterati caduti dalla borsa di lei (mai che uscissero assorbenti, fazzoletti sporchi o simili vergogne), scatta il colpo di fulmine. È quindi ovvio e scontato che i due trascorrano circa 72 ore insieme in una romantica fuga, senza avvisare famiglie, amici e datori di lavoro della propria continuata esistenza e senza perdere il posto. Ovvio. Appuntamenti, lui e lei. Parliamo di lei. Le donne nei film sono sempre magicamente pronte e bellissime per questi appuntamenti improvvisati e miracolosi. Mai che avessero i peli o il ciclo. Com’è possibile? C’è una qualche droga che dona questi benefici o hanno venduto l’anima al diavolo? Dopo il matrimonio da sogno tra questi due, nasceranno dei figli. Parliamo ora dei figli e dei ragazzi. Nei film americani gli adolescenti fanno di tutto: risolvono crimini, hanno a loro volta figli, girano per il mondo, svolgono missioni segrete, hanno più di un lavoro e spesso si tratta di cose impegnative (Joey Potter di Dawson’s Creek gestiva ristoranti e bed and breakfasts come se niente fosse) e in più sono sempre pronti per risolvere profondi problemi familiari che Freud levate proprio. Mai che aprissero un libro per studiare. Eppure, per pura stregoneria, alla fine dell’anno, nel giorno della consegna del diploma, sono sempre i migliori dell’istituto, hanno i voti più alti e hanno l’onore di tenere il discorso davanti a tutti gli altri studenti. Un'altra stranissima abitudine la rivelano quando i ragazzi si riuniscono per la serata film. Ordinano la pizza. Una pizza per dieci persone. La aprono, danno un morso e poi succede sempre qualcosa che non fa finire la cena. Sempre? E la pizza si butta?!? Spreconi! Sarà quel latte bevuto dalla bottiglia di detersivo che rende così strani questi americani? Chissà.
Hiroshima: si potrebbe imparare dal passato ma...
Agosto 06
La storia, come affermava Braudel, non è un semplice racconto di eventi, ma una materia su cui riflettere per capire il presente e il futuro. Non a caso, Orwell nel suo 1984, scrive: “Chi controlla il passato controlla il futuro: chi controlla il presente controlla il passato”. La storia è usata proprio dall'élite dominante per legittimare il proprio operato e per convincerci che qualunque provvedimento preso nel passato o nel presente è scaturito da decisioni necessarie affinché si evitassero mali peggiori.    Il 6 Agosto del 1945, nella tranquilla Hiroroshima, era una mattina come tante, il sole splendeva e il cielo era terso; gli adulti erano già al lavoro e i bambini si stavano recando a scuola. Tutto procedeva normalmente nonostante il Giappone stesse subendo pesanti bombardamenti a seguito dell'attacco di Pearl Harbor. Nessuno si aspettava la visita di Little Boy, una bomba così devastante che rase al suolo la città provocando più di centomila morti. Quelli che sopravvissero al bombardamento furono soprannominati Hibakusha, persone che oltre al danno subirono anche discriminazioni di ogni genere.   E se Little Boy fu lanciata, come affermavano le alte cariche statunitensi, per porre fine alla guerra, crimine ancora più nefando fu quello attuato a Nagasaki, poiché l'isola di Kyūshū fu scelta per sperimentare la bomba al plutonio e per dimostrare alle altre potenze, sopratutto all'Unione Sovietica, la supremazia tecnologico-militare degli USA.   Le due bombe furono le ultime della II guerra mondiale, ma possiamo considerarle le prime della guerra fredda, periodo in cui due blocchi continentali controllavano le sorti del mondo utilizzando “lo spauracchio” delle armi atomiche come deterrente, ed anche se è vero che dal '45 non si è più ricorso a bombe atomiche, l'equilibrio del terrore non ha impedito la proliferazione di arsenali atomici sempre più potenti, in varie parti del mondo.   Addirittura dopo il disfacimento dell'URSS e sopratutto dopo l'11 Settembre gli arsenali nucleari si sono arricchiti di bombe di nuova generazione, più maneggevoli e più facili da utilizzare. La storia potrebbe insegnare a non ricadere negli stessi errori, a non credere che il fine giustifichi i mezzi, ma purtroppo non è così. L'odierno scenario mondiale è infatti più caotico ed instabile: la minaccia nucleare grava sull'umanità oggi più che mai perché gli interessi economico-politici degli Stati prevalgono sugli interessi dell'umanità.   la foto dell'articolo è stata presa da qui
Sting & Shaggy incantano Napoli
Agosto 01
All'ETES-Arena Flegrea si è conclusa la seconda edizione di Noisy Naples Fest con la presenza di uno dei più amati artisti internazionali.  Compositore, autore, attore, filantropo e attivista: Sting. Nato artisticamente con i Police, band da lui formata insieme a Stewart Copeland e Andy Summers, ha poi continuato la carriera solista vincendo ben 10 Grammy Awards, 2 Brit Awards, 1 Golden Globe, 1 Emmy Awards e 4 nomination agli Oscar. Ad Aprile, assieme al rapper Shaggy, ha pubblicato 44/876 (i prefissi telefonici delle loro nazioni), un disco "sorprendente" scandito da ritmi giamaicani, che ha accompagnato i due artisti anglofoni nel loro tour europeo.Si sono esibiti anche nella nostra penisola, da Nord a Sud, toccando prima di Napoli Cagliari, Roma e Verona. Sting non si esibiva live a Napoli da 12 anni, da quella sera a piazza Pebliscito in cui il pubblico partenopeo lo accolse calorosamente in una piazza gremita, ed anche in questo concerto Sting ha dominato la serata. Gli applausi per lui non finivano mai e le 6000 persone presenti non sono rimasti delusi dalla performance del cantante inglese, anzi, pieni di entusiasmo hanno intonato all'unisono le sue canzoni. Sting & Shaggy si sono esibiti sul palco in coppia e singolarmente, proponendo ai fans sia brani del nuovo album sia alcune delle loro popolari Hits come Every Breath You Take, introdotta dal bassista con O'sole mio. Né sono mancati siparietti simpatici in cui Sting si è vestito da imputato e Shaggy da giudice.Il duo è stato accompagnato dalla band di Sting formata da Dominc Miller e Rufus Miller (chitarre), Josh Freese (batteria), e dai musicisti di Shaggy Monique Musique e Gene Noble (coriste) e Kevon Webster (tastiera).   La scaletta del tour: Englishman in New York44/876Morning is comingEvery little thing she does is magicOh Carolina / We'll be togetherIf you can't find loveLove is the seventh waveMessage in a bottleFields of GoldWaiting for the break of dayGotta get back my babyIf you love somebody set them freeDon't make me waitAngelDreaming in the U.S.A.Crooked treeShape of my heartWalking on the moonSo lonelyStrength of a womanHey sexy ladyRoxanne / Boombastic(bis)Desert roseIt wasn't meEvery breath you takeFragile     foto presa dalla Pagina Ufficiale Facebook di Sting  e da : https://it.wikipedia.org/wiki/Sting#/media/File:Sting_ThePolice_2007.jpg  
Jorit the Facestar
Luglio 30
    E’ tornato in libertà Jorit Agoch. La facestar olandese-partenopea era stata arrestata  mentre lavorava  insieme ad altri due ragazzi, un italiano Salvatore Tukios e un palestinese al ritratto di  Ahmed Tamimi, l’attivista palestinese di appena 17 anni che 8 mesi fa ha  schiaffeggiato un soldato dell’ FDI (forze di difesa israeliana), per essersi introdotto illecitamente e con la forza in casa sua . Gli street artist si trovavano a Betlemme nella zona della Barriera di difesa quando sono stati tratti in arresto con l’accusa era di aver “danneggiato e imbrattato” la parete, chiamata dai locali “il muro della vergogna”, divide la Cisgiordania dai territori occupati dalle forze israeliane. Sembra strano pensare che sia stata imbrattata  dal momento in cui la parete in questione è ricoperta da murales, lo stesso Banksy due anni fa raffigurò una sua opera e per di più aprì un albergo proprio all’ombra di quella parete, cos’ha lo sguardo di un’adolescente che ha solo difeso la propria casa e la propria famiglia di cosi offensivo o pericoloso? Israele forse un giorno lo spieghera al mondo. Intanto Jorit e gli altri due ragazzi hanno riottenuto la libertà, dopo che l’ambasciata italiana e la Farnesina si sono messi all’opera ma anche il comune di Quarto si è mobilitato con un corteo per richiederne il rilascio e Napoli organizzando un sit-in di solidarietà in piazza municipio, dove ha partecipato anche il papà dell’ artista, che ha dichiarato : “Arrestato come un criminale, aiutatemi a farlo tornare in libertà”.   La notizia della liberazione è stata diffusa e confermata proprio dalla Farnesina che ha rassicurato anche circa le sorti della ragazza liberata ieri e che ormai è divenuta il simbolo della lotta palestinese. Ahmed reclusa insieme alla madre e alle altre donne che hanno portato avanti le proteste, ha rilasciato una dichiarazione proprio di fronte alla casa di una vittima dell FDI «Le altre prigioniere sono forti, ringrazio chi mi ha sostenuto mentre io stessa ero incarcerata. La resistenza continuerà finché l’occupazione non sarà stata rimossa».     La notizia dell’arresto di Jorit e gli altri due ragazzi era stata diffusa proprio dall’artista che con un appello su facebook ha fatto subito circolare l’informazione, il post che ritrae di spalle un soldato recita : “We are in arrest in betlemme from israeli army Who can help us please do it” ( siamo in arresto a Betlemme da parte delle forze armate israeliane, chi può aiutarci, per favore lo faccia). Sul profilo instagram invece è comparsa un’ immagine ben più rassicurante, uno sfondo nero dove campeggia la scritta “Free thank all of you”. (Liberi, grazie a tutti voi) nella descrizione un ringraziamento speciale al legale che li ha seguiti “Special thank Azmi Masalha advocate!” e un hastag a favore di un popolo oppresso #freepalestine   La prima dichiarazione dopo la scarcerazione è stata: «Sto bene, un po’ di paura c’è stata ma in fondo non è stata questa esperienza così segnante. Lo rifarei, perché va denunciato quanto accade quotidianamente nei territori occupati da Israele che sta spezzettando la Cisgiordania per impedire la nascita dello Stato di Palestina. Il mio era un modo per far conoscere il più possibile la realtà delle cose. Mentre noi occidentali siamo stati sì arrestati ma poi liberati, ogni giorno in Palestina continuano a morire persone e quanto accade agli arabi di quei posti è qualcosa di indicibile».
Qualcuno ci osserva mentre scriviamo: la Madre, il Maestro, Shakespeare e Dio
Luglio 29
«A volte crediamo di sapere cosa ci serve ma non è così. Ascoltami, Nabel: non devi cedere alle lusinghe della tua età e della tua insicurezza. Solo tu puoi farti sentire bella o brutta, insignificante o importante. L’amore non serve a questo, anzi, viene dopo di questo, è tutto ciò che avanza del tuo amore per te.»       Per Nabel la scoperta dell’amore per se stessa inizia il giorno in cui conosce Hector, un fratello di cui non era mai stata messa al corrente e con cui condivide un padre distante da entrambi, fisicamente ed emotivamente: il professore Lucrezio Minenti. Luminare della fisica, sempre in giro per il mondo tra convegni e nuove ricerche, Minenti è artefice di una serie di esperimenti tra cui, si sospetta, quelli che riguardano l’invenzione di una prodigiosa Macchina del Tempo.   A partire dal loro primo incontro, le vite di Nabel e Hector sono destinate a intrecciarsi: i due fratelli decidono di non perdersi mai di vista e si rincorrono tra l’Italia e l’Inghilterra. Nel primo paese Nabel trascorre la sua vita con mezzo padre, una madre algida e una sorella con le idee più chiare di lei. Ha l’ambizione della scrittura, ma finisce sempre per cancellare tutto. A Londra, invece, Hector espone la sua opera d’arte alla Tate e si prepara a una collaborazione con Tim Burton.   Una storia di intrecci spaziali e temporali, attraverso l’Europa e attraverso il tempo, alla ricerca di una verità che la famiglia Minenti tiene ben nascosta sotto il tappeto. Il romanzo di Giulia Bracco, La Madre, il Maestro, Shakespeare e Dio (Caffèorchidea Editore, 2018), entra a pieno titolo nella classifica delle nuove uscite tutte da scoprire.             link immagini:  https://www.sololibri.net/local/cache-vignettes/L252xH360/arton149193-2f1b0.jpg?1527506159 http://www.caffeorchidea.it/wp-content/uploads/2017/03/caffe_lamadre_header.png      
F8: Gli obbiettivi di Zuckerberg dopo Cambridge Analytica
Luglio 28
L'aria di primavera porta con se la stagione degli amori è e anche all'F8, la kermesse aziendale di Facebook che si è tenuta a San José i primi due giorni di maggio, se ne sono accorti. In occasione dell'apertura dell'evento dedicato all'innovazione del social network più famoso, Mark Zuckerberg , fra le altre cose, ha presentato Dating. Nello specifico si tratta di una piattaforma che ha la funzione di creare "relazioni durature".   Il CEO del colosso californiano ha spiegato che per accedere al servizio bisognerà creare un profilo ad hoc e che i match avverranno fra profili che non sono già amici su Facebook. Le conversazioni avverranno su una chat esclusiva e parallela a quella di Messanger. È in questo modo che Mark Zuckerberg, forte dei suoi 2.2 miliardi di utenti attivi, si propone come primo competitor nel settore di Match Group, l'azienda che detiene Tinder e Ok Cupid.   Resta da capire in che misura la piattaforma ideata dai cervelloni di San José possa differenziarsi da quelle preesistenti, o se finisca per rivelarsi perfettamente sovrapponibile ad esse. L'intervento del CEO di Facebook non si è limitato di certo alle storie d'amore. Al centro dell'agenda non poteva non esserci il tema della privacy e dell'uso improprio da parte degli utenti dei dati altrui. In tal senso Zuckerberg aveva già fatto mea culpa in occasione delle audizioni dinnanzi al Congresso, in ordine allo scandalo relativo a Cambridge Analytica, una società di consulenza politica che ha raccolto milioni di dati personali per somministrare messaggi propagandistici mirati ai singoli utenti.   La mancanza di controllo relativa al "microtargeting" è stato l'obbiettivo primario che Zuckerberg si è proposto di raggiungere. A tal proposito è stato presentata "Clear history" una funzione in fase di progettazione che permetterà agli utenti di purificare il profilo. Il CEO di Facebook ha presentato questo progetto attraverso un post che spiega come «sarete in grado di vedere le informazioni riguardo alle app e ai siti web con cui avete interagito attraverso il vostro account e di cancellarle. Inoltre, potrete anche scegliere di disabilitare la collezione di questi dati attraverso il vostro profilo. Per essere chiari, la decisione di cancellare i cookie dal browser, può peggiorare parti dell'esperienza che avete online. Lo stesso accadrà in questo caso. Ma avrete la possibilità di scegliere». Si tratterebbe di una innovazione di provvidenziale importanza in un momento in cui l'equilibrio fra condivisione e privacy sembra essere la vera sfida dell' era social. Informare gli utenti in modo adeguato circa i pro e i contro, dando loro la possibilità di scegliere con consapevolezza potrebbe essere la soluzione.         Foto presa dal sito www.flickr.com
ESPERIENZA UNICA: ECLISSI LUNARE DEL SECOLO IN BARCA A MARECHIARO
Luglio 28
Nella vita ci sono serate importanti, quelle che ricorderai per sempre per il loro valore, ma ci sono anche serate speciali, quelle che ricorderai perché ti hanno toccato il cuore. Ieri, venerdì 27 luglio, l'associazione culturale “Sii turista della tua città” ha organizzato un tour di un'ora e mezza in barca attraverso i gioielli del golfo di Napoli, in collaborazione con i famosi barcaioli di Marechiaro, per ammirare l'eclissi lunare più lunga del secolo. Il costo dell'escursione è stato di 12 euro a persona, aggiungendo 5 euro (facoltativo) per un'impepata di cozze e un bicchiere di vino. Erano previsti 5 turni: 20, 20.30, 21, 21.30, 23.30. L'evento ha riscosso notevole successo, date le 600 prenotazioni e la suggestiva organizzazione. Una volta arrivati all'appuntamento al ristorante “Cicciotto”, dopo aver atteso il nostro turno con pazienza, dato il ritardo, siamo saliti sulla barca e lì è iniziata la magia. Immersi nel mare, ammirando la luna e le sue sfumature. Immersi nell'anima di questa città, passando per Villa Imperiale, Villa Fattorusso (complesso Rocce Verdi), Villa Rosebery, Villa Volpicelli (sede delle riprese della fiction “Un posto al sole “), per arrivare alla spiaggetta di Villa Lauro. Una volta arrivati abbiamo potuto ammirare un capolavoro, sconosciuto ai più, tra bellezza e storia. Villa Rocca Matilde, meglio nota come Villa Lauro perché l'ultimo proprietario fu l'armatore Achille Lauro, sorge sui resti del palazzo seicentesco di Orazio D'Acunto. La prima proprietaria fu l'inglese Luisa Dillon che acquisì la proprietà del terreno nel 1842 e diede alla villa il nome della sua prima figlia, Matilde. Furono eseguiti successivamente dei lavori che hanno dato l'aspetto attuale alla villa, che ospitò nel marzo del 1882 Giuseppe Garibaldi. Dopo il fallimento della gestione Lauro, la villa è stata sede degli studi di Canale 21, delle prime riprese di “Un posto al sole” e per anni location di cerimonie ed eventi fino a restare completamente abbandonata. Incamminandosi per gli scogli, passando sotto degli archi si arriva dall'altra parte della villa da cui si intravede la terrazza. Il panorama é mozzafiato e la luna sembra sempre più vicina. Per concludere in bellezza, cozze e vino distribuiti sulla spiaggia. I più coraggiosi hanno fatto il bagno per godersi al massimo l'atmosfera al chiaro di luna. Un'esperienza unica, grazie all'ingegno e la passione dei ragazzi di “Sii turista della tua città” e grazie alla nostra città che non finisce mai di stupirci e che merita di essere rispettata per lo spettacolo che riesce a regalarci ogni volta. Una serata che tutti porteranno nel cuore e che ci fa dire ancora una volta “ essere napoletano è meraviglioso!”.    
Riapre l’Edenlandia ed è subito profumo di graffa!
Luglio 26
Che cos'è l'Edenlandia? Se lo chiedete a chi è cresciuto fuori dalla Campania vi dirà: "Ne ho sentito parlare". Se lo chiedete a un napoletano vi risponderà: "È profumo di graffa"! È con quello stesso profumo che il parco attrazioni partenopeo ha riaperto le sue porte nella serata di ieri, 25 luglio. Più di cinquemila napoletani accorsi per ritrovare quel luogo magico dell'infanzia. Una serata carica di emozioni, ricordi e novità. Una nuova gestione, nuove attrazioni e nuove graffe: stavolta affidate a Casa Infante, un altro marchio di garanzia per i napoletani. Delle ventotto giostre totali, una buona parte sono già utilizzabili, mentre le più vecchie richiederanno tempi più lunghi per la riapertura. Uno staff di eccellenza accompagnerà in questa grande avventura Gianluca Vorzillo, amministratore unico, a cui va riconosciuto il merito di essere riuscito do ve in tanti, da anni, hanno sempre fallito. Al nuovo Edenlandia si accede con l'acquisto di una tessera, la Edencard, disponibile nelle biglietterie al costo di tre euro (di cui uno è il costo effettivo della tessera e due si ricaricano di volta in volta). Si tratta di una cifra simbolica, di cui il 10% andrà alla Fondazione Santobono-Pausillipon e un altro 5% ad Unicef. Per accedere alle attrazioni occorrerà di volta in volta ricaricare la carta in base al costo della singola giostra (da 2 a 4 €). Si potrà usufruire del nuovo parco dalle ore 9 alle 22 dal lunedì al venerdì, mentre il sabato e la domenica resterà aperto fino a mezzanotte.
Nascita e sviluppo dei campionamenti musicali
Luglio 21
Ascoltando canzoni, per radio o attraverso qualsiasi altro supporto, può capitare di sentire rumori strani, suoni particolari o spezzoni di melodie note. Sappiamo bene che tutto ciò è opera della tecnologia moderna che permette, in corso d'opera, “diavolerie” impensabili fino a pochi anni fa.   All'inizio del secolo scorso, chi voleva riprodurre riff o strumenti caratteristici doveva riprodurli dal vivo. Ma l'invenzione dei registratori multitraccia ha facilitato la vita ai musicisti e agli ingegneri del suono, perché finalmente si sono resi disponibili librerie con suoni e rumori  sovrapponibili a qualunque brano. Nacquero così i campionamenti musicali a cui dai rumori di strada, versi di uccelli, suoni di campane e così via si aggiunsero cori, marce e melodie standard di orchestre o di singoli strumenti.   Tutto divenne riproducibile dal vivo con supporti come il Chamberlin e il Mellotron, veri e propri congegni elettro-meccanici, i quali permettevano di richiamare i campionamenti incisi su nastro, pigiando anche un solo dito sulle loro tastiere (demo).   Negli anni '60, davanti a questi nuovi giocattoli (così venivano chiamati), i puristi storcevano il naso perché si rendeva superfluo l'ingaggio di musicisti esterni. Ma ben presto si aprirono le porte ai sintetizzatori. Nascevano le tastiere monofoniche. La prima a scendere in campo fu il Moog che, grazie ad oscillatori e moduli, permetteva di creare suoni nuovi alternando anche la loro frequenza girando  semplici manovelle.   Con lo sviluppo tecnologico si è arrivati non solo a polifonie complete, ma a strumenti meno ingombranti e sopratutto meno costosi, come le tastiere attuali che, grazie a rom esterne, possono aumentare la gamma di suoni offerti. Con internet i campionamenti sono alla portata di tutti. Senza tastiere, ma con un semplice computer chiunque può registrare una traccia, senza bisogno di andare in sala di incisione, richiamando intere librerie o di loops. Foto principale presa da: https://www.pexels.com/photo/audio-business-computer-connection-265672/  Foto Moog presa da:  http://www.hakenaudio.com/Continuum/examplesmsmoogmo.html  
Dasvidanyia, Mondiali!
Luglio 16
  E anche questo Mondiale è finito. Sembrava ieri che la Svezia ci ha buttati fuori e invece già siamo al 16 luglio! Come tradizione, cerchiamo di parlarne in maniera sistematica e precisa, cominciando dalla "A" dell'   Argentina, non tanto per quanto fatto vedere in campo (?), ma per il bellissimo spot con Ruggeri protagonista. L'avete visto? No? Beh, eccolo qui:       Peccato che forse, il contratto non sia stato onorato in questa occasione e l'albiceleste "ammirata" in Russia sia stata tra le più scarse di sempre. Ma non è stata comunque la cosa peggiore del Mondiale, soprattutto se consideriamo il finto   buonismo della FIFA, che ha ordinato di non riprendere le tifose belle in tribuna per la Finale. Sul serio? Ci sarebbe tanto da dire, ma limitiamoci a linkare l'ottimo articolo di "AC" Annachiara Giordano (fate clic qui) e a dire che questa cosa, parafrasando Fantozzi è "una boiata pazzesca"!   Torniamo a parlare ci calcio e più precisamente del   catenaccio dell'Iran. Critica? Assolutamente no. Quando sei nel girone con una delle squadre più forti del mondo e con quella di un alieno non hai scelta. Se attacchi ne prendi 5, se ti chiudi – con una difesa organizzatissima, non a cazzo di cane – magari riesci anche a portare a casa il risultato. Fatto sta che i ragazzi iraniani hanno davvero dato il massimo e più o meno tutto il mondo (tranne gli USA, forse) ha sperato che si qualificassero nell'ultima partita. Così come tutti abbiamo sperato che passassero i senegalesi che con le loro   danze hanno conquistato sicuramente le simpatie di tutti. Eppure, questo sarà un Mondiale da dimenticare per tutte le nazionali del Continente Nero, nessuna delle quali è riuscita a passare alla fase a eliminazione diretta. Russia 2018 sarà inoltre ricordato per i vari   errori imbarazzanti da parte dei portieri, non ultimo quello di Lloris ieri pomeriggio, se non fosse avvenuto sul 4-1 avrebbe potuto cambiare il risultato del match e chissà se la   Francia si sarebbe comunque laureata Campione del Mondo di nuovo a distanza di 20 anni? Chissà... Fatto sta che ben pochi ieri avranno fatto il tifo per i Transalpini, e, a proposito di schadenfreude...   «Gott in Himmel!» avranno esclamato in Germania dopo l'incredibile eliminazione alla fase a gironi. La maledizione continua: chi vince, poi non arriva agli ottavi. Successe a noi e anche alla Spagna allenato quest'anno da   Hierro, trovatosi lì quasi per caso dopo l'esonero di Lopetegui e buttato fuori dalla Russia neanche troppo a sorpresa. Peccato che al buon Fernando non abbiano dato fiducia e abbiano deciso di puntare su Luis Enrique, ma si sa che i flop si pagano cari. E Restando in tema, per fortuna anche l'   ISIS che aveva promesso di portare il terrore a un livello successivo, non ha fatto nulla, per merito delle imponenti misure di sicurezza dispiegate da Mosca. Bel lavoro, compagni! Questo complimento non si può proprio fare a   Jorge Sampaoli, il pittoresco CT dell'Argentina che ricorderemo per il look non propriamente sobrio e per l'aver chiesto a Messi il "permesso" di far entrare Aguero! Anche la "Pulce" però ha poco da stare allegro, avendo chiuso la rassegna con una sola marcatura, a differenza di   Kane che, coi suoi 6 gol, si è laureato capocannoniere. Certo, l'Inghilterra ha un po' deluso alla fine, ma le basi sono state gettate per fare bene già ai prossimi Europei, così come per il Belgio che con   Lukaku e gli altri ha centrato uno storico terzo posto e ha fatto intravedere il più bel gioco del torneo. Sono 4 le segnature (più un assist) del venticinquenne attaccante, che magari potrebbe trovarsi coinvolto nel grandissimo giro delle punte al quale assisteremo quest'anno. Già, il   mercato: al di là dei propositi di metà giugno di lasciarlo fuori dal presente articolo, come fare quando un certo Cristiano Ronaldo non solo lascia il Real Madrid ma ma, addirittura, viene in Italia? Non solo il suo avvento rende virtualmente inutili le prossime due Serie A, ma crea anche un caos di dimensioni planetarie a livello di punte? Dove va Higuaìn? Al Chelsea? Al Milan? Chi prende il Real Madrid? Icardi? Mbappé? E Griezmann? Cavani torna a Napoli? Una cosa è certa: sarà un mercato appassionante, così come lo sarà la storia del portiere dell'Islanda Halldorsson – di professione regista – che racconterà ai suoi   nipoti di quella volta in cui parò un rigore a Leo Messi! Cosa che non potrà fare Buffon che ha però scoperto che (come insegna Lisa Simpson) "crisi" in cinese si scrive con lo stesso carattere di   "opportunità": non ti sei qualificato per i Mondiali? Pazienza! Puoi comunque girare una fracca di pubblicità! Dite la verità: in quanti spot lo avete visto? Ma torniamo alla nostra amata Argentina con la   pantomima messa in scena da Maradona in tribuna: gestacci, malori e chi più ne ha più ne metta! Ma come si fa ad avercela con Dieguito? Impossibile! Chi invece non risulta per nulla simpatico con le sue sceneggiate è Neymar. Fortissimo, per carità, ma il modo in cui si contorceva come nemmeno Shawn Michaels contro Hulk Hogan a Summerslam 2005 è stato la cosa più irritante del Mondiale. Speriamo che in   Qatar tra 4 anni impari ad essere meno melodrammatico. Rimaniamo comunque sul futuro: la rassegna del 2022 sarà l'ultima a 32 squadre e la prima a tenersi a novembre-dicembre. Poi, dal 2026, in Canada, Messico e Stati Uniti, arriveranno le novità. Speriamo che almeno gli shootouts non sostituiscano i   rigori che rimangono una dei momenti più emozionanti di sempre, come nel match tra Croazia e Danimarca in cui Schmeichel e Subasic hanno davvero fatto la parte del leone, in un contesto altamente drammatico, come l'immagine del volto rigato di   sangue di Mascherano, che ha dato davvero tutto ma non è riuscito ad evitare l'eliminazione della sua squadra. E a proposito di emozioni, come dimenticare le lacrime del panamense   Torres durante l'inno nazionale? Da brividi. Ma iniziamo le lettere difficili parlando di   Umtiti e del suo gol di testa che ha fatto fuori il Belgio. Magari se non l'avesse presa, ora racconteremmo un'altra storia. E come non parlare del   VAR che ha fatto il suo debutto e che ha contribuito a dirimere non poche controversie. Pollice in su quindi! Passiamo ora ad un'altra protagonista assoluta e cioè   Wanda, non Nara     ma 万达, ovvero uno dei cartelloni più presenti ai Mondiali.     Si tratta di un colosso cinese con interessi virtualmente ovunque, dal cinema al mercato immobiliare, perciò se volete comprare un terreno per costruirci un multisala, sapete a chi rivolgervi. Parleremo ancora di Cina, ma adesso concentriamoci su   Xhaka, il numero 10 della Svizzera che chiude il Mondiale con 360 minuti giocati e un gol. Non c'è molto altro da dire, ma la "X" è difficile, quindi torniamo sulla Cina, anzi sui cinesi con   Yonghong Li e le sue storie col Fondo Elliot che hanno attirato l'attenzione (quasi) più di ciò che accadeva in campo. Noi ci scherziamo su, ma chissà davvero quale sarà il futuro del Milan? Che dire? Ci avviciniamo alla fine della nostra cavalcata, ricca di Argentina e finiamo col nostro Walter   Zenga il cui record di imbattibilità di 517 minuti ai Mondiali, interrotto da un gol dell'argentino Caniggia, continua a resistere! E speriamo che ciò sia di buon augurio quando, tra 4 anni, ci rivedremo (forse) in Qatar!     Link alle foto: https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/07/15/finale-mondiali-2018-francia-croazia-4-2-gol-di-pogba-e-mbappe-per-la-seconda-coppa-nella-storia-dei-bleus-foto/4494347/ http://www.tuttosport.com/foto/calcio/mondiali-2018/live/2018/06/14-44153850/mondiali_2018_le_tifose_russe_danno_subito_spettacolo/ http://www.itasportpress.it/calcio/sampaoli-la-spagna-ci-ha-schiaffeggiato/ http://milano.repubblica.it/cronaca/2017/10/27/news/vanda_nara_a_processo_facebook_maxi_lopez-179473518/ https://www.endurancebusiness.com/2018/industry-news/wanda-group-reported-to-be-considering-ipo-of-sports-assets/ Il link al video è stato preso dal sito www.gazzetta.it
5 costanti nelle canzoni latino-americane!
Luglio 16
Ricky Martin, Luis Fonsi, Alvaro Soler. Le loro canzoni dominano le radio durante l’estate. Le sentiamo e risentiamo al punto che, nonostante il ritmo travolgente, non ne possiamo più. Tuttavia non bisogna essere così cattivi. Bisogna pur ricordar che questi cantanti, con i loro tormentoni estivi devono guadagnare abbastanza per poter pagare l’ibernazione invernale, così come Michael Bublè si fa congelare d’estate ed esce solo d’inverno. Però … sappiamo cosa dicono queste inevitabili canzoni estive? Qualcuno di voi ha mai letto il testo di una di queste ballate? Tranquilli, non è un esame. La risposta ve la diamo noi. Un’occhiata ad alcuni di questi testi spagnoleggianti ha fatto notare alla sottoscritta alcuni elementi comuni in tutte le canzoni latino-americane. Innanzitutto tema dominante è l’amore. C’è sempre una bella ragazza che fa spasimare il cuore del cantante. Ma non è così semplice: il padre di lei non approva questa relazione! C’è sempre un padre ostile al giovane innamorato, chissà come mai. Sarà perché questo cristiano passa le notti sotto la finestra della bella, cantando da solo o con gli amici e non facendo dormire tutto il vicinato. Sarà per i piercing, i tatuaggi, la motocicletta senza casco. Lo scopriremo. La notte. Altro luogo comune. Tutte queste canzoni e i relativi video sono ambientati dal tramonto all’alba e mai viceversa. La vida loca, evidentemente, porta uno sfasamento temporale, prevede un diverso fuso orario. Oppure sono vampiri. Se siete in paesi latino-americani o progettate di andarci, fate prima un salto da Buffy l’ammazza vampiri e chiedetele se vi presta un paletto, non si sa mai. L’orario l’abbiamo, ma il luogo? Se non ci troviamo sotto casa della pulzella, siamo al mare o sulla spiaggia. Vamos a la playa! Esistono montagne in questi paesi? Colline? Un entroterra qualsiasi? Solo e unicamente spiagge, mai che si veda una baita, uno chalet. Ovviamente, poi, è sempre estate. Il latino-americano soffre la neve che manco Superman e la kryptonite. Questi individui, però, hanno anche un’altra caratteristica, che li rende forse un po’ supereroi. Sono sempre, costantemente, pervasi da un fuego incontrollabile! La loro anima brucia, il loro cuore arde, la loro pelle scotta. Qualcuno chiami i pompieri!! Infine, hanno anche un’altra fissa: la cintura. Il basso ventre, la pancia e i fianchi sono proprio un pensiero fisso per i latino-americani. Zone del corpo tutte comprese nel termine ‘cintura’. La cintura sale, scende, si muove, ondeggia, ha una vita propria. Una vita propria, quella che manca a noi quando d’estate siamo invasi da queste canzoni. Però che estate sarebbe senza? Link alla foto: https://www.sorrisi.com/musica/playlist/balli-di-gruppo-canzoni-video-migliori-festa-estate/
Calcio: addio alle belle tifose in tv!
Luglio 12
L’ipercorrettismo – dice l’Enciclopedia Treccani – consiste nella sostituzione di una forma linguistica che sarebbe esatta, ma che viene erroneamente ritenuta scorretta per somiglianza con una forma effettivamente sbagliata. Che c’entra questo col calcio? Beh, la notizia sconvolgente di ieri è che la Fifa è caduto in un caso di ipercorrettismo, a modestissimo parere di chi vi parla. La Fifa, infatti, ha chiesto ieri alle emittenti televisive di ridurre le riprese di tifose belle e attraenti durante le partite, in quanto sarebbe una cosa sessista. In effetti, durante questi mondiali i casi di sessismo hanno superato quelli di razzismo e, in particolare, diverse croniste sono state vittima di atti di sessismo. La risposta della Fifa agli atti di sessismo è, quindi, ridurre le riprese di tifose belle. Ora che abbiamo avuto tutti il tempo di ridere, parliamone. Per difendere le croniste da atti di sessismo, non sarebbe forse il caso di aumentare la sicurezza? No, meglio non far vedere le tifose e lasciare che gli stadi siano un luogo di violenza, un luogo dove ci si abbandona ai più bassi istinti. Però i bambini sì, quelli si possono vedere. I bambini che, minorenni, non dovrebbero essere mostrati in tv, senza consenso dei genitori, quelli li possiamo vedere. E che ne sarà degli uomini? Anche gli uomini belli verranno oscurati dagli schermi? In più, c’è un modo di misurare la bellezza? Chi decide se una tifosa è abbastanza bella da essere oscurata? O, al contrario, abbastanza brutta da essere ripresa? Eppure ai bambini si dice che lo sport è una scuola di altruismo, rispetto e solidarietà, che lo sport è aperto a tutti, a prescindere dall’età, dal colore della pelle, dal sesso, dalla religione. Eccetto le belle ragazze, a quanto pare. Link alla foto: http://www.tuttosport.com/foto/calcio/mondiali-2018/live/2018/06/14-44153850/mondiali_2018_le_tifose_russe_danno_subito_spettacolo/
La storia di Francesco Paolillo: Ponticelli decide di non dimenticare
Luglio 11
Era il 28 ottobre 2005, Ponticelli. Periferia est di Napoli, simbolo di degrado e di vite spezzate. Vite, proprio come quella di Francesco Paolillo. Francesco aveva 14 anni quando un pomeriggio, come tanti altri, andò a giocare con i suoi amici in un cantiere abbandonato in via Carlo Miranda. Trascorrevano il loro tempo, non avendo un vero parco giochi a disposizione, tra i cantieri pericolosi non recintati. La corsa per le scale, arrampicarsi dovunque, fare l'altalena usufruendo dei ferri abbandonati ,cose da bambini. Qualcosa andò storto quel giorno, Francesco andò ad aiutare un suo amico in difficoltà, ma precipitò da un pilone in costruzione. Rimase steso al suolo per 30 minuti, all'arrivo dei soccorsi non ci fu nulla da fare. Una tragedia avvenuta per la mancanza di attenzione nei confronti di un'area da mettere in sicurezza, pericolosa, piena di rifiuti e di veri e propri crateri, lasciati da un cantiere che avrebbe dovuto invece fruttare oltre 300 alloggi. L'area fu messa sotto sequestro, poiché furono intercettati dei camion che scaricavano rifiuti illegalmente facendo diventare la zona una vera e propria discarica a cielo aperto (amianto, ruderi edili, scheletri di auto bruciate, etc). Terreno che nel gennaio scorso è stato soggetto ad un incendio di vaste dimensioni, uno tra i tanti che flagellano costantemente questa zona. La famiglia di Francesco, in particolare il fratello Alessandro, ha sollecitato le istituzioni affinché il luogo fosse messo in sicurezza, ma sono passati 13 anni e la situazione è sempre la stessa. L'unico raggio di sole è la riapertura del parco giochi, che da 8 anni versava in uno stato di totale abbandono. A ridare vita al parco giochi è stata l'iniziativa del comandante dell'Unità Operativa della Polizia Municipale di Barra, Ponticelli, San Giovanni, Enrico Fiorillo che ha messo in campo un progetto di autofinanziamento e coinvolto sponsor del territorio per restituire spensieratezza e spazi ai bambini di via Miranda. Gli sponsor non hanno avuto ritorno monetario ,ma sono stati ingaggiati per una gara di solidarietà contribuendo ciascuno per una specifica esigenza del parco giochi a cominciare dalle porte da calcio fino alla verniciatura. Le aziende coinvolte e vicine ai bimbi di Ponticelli sono state: la Ditta Football Green, Citellum Impianti elettrici ,Velotti verniciature, Reale Gennaro, Garden piante, Termit impianti, Zappalà, Ital impianti.Una altra buona notizia arriva dall'Istituto di Istruzione Superiore Sannino-De Cillis che ha intitolato il laboratorio multimediale a Francesco con la targa di commemorazione: «Esempio di solidarietà sociale».Con l'augurio che questo piccolo passo avanti non resti nell'ombra e che il futuro dei bambini di Ponticelli non sia una esigenza di serie B, ma sia all'ordine del giorno.
Salvini non ha trovato la maglia rossa, Napoli ne trova una grande quanto una piazza
Luglio 08
Indossare una maglia rossa non salverà il mondo dall’emorragia, ma aiuta a bilanciare i pesi in una società fatta di fotografie e tweet. Se a invadere la rete e le piazze sono solo gli appelli xenofobi dell’estrema destra, è giusto contrattaccare con un simbolo di opposizione e umanità.   L’iniziativa promossa da Libera e Gruppo Abele, Arci, Legambiente, Anpi e dal giornalista Francesco Viviano trova libera diffusione attraverso i social e non solo. Ecco il messaggio diffuso tramite Whatsapp: «Sabato 7 luglio indossiamo tutti una maglietta rossa per un'accoglienza capace di coniugare sicurezza e solidarietà. Una maglietta rossa per fermare "l'emorragia di umanità". Il rosso è  il colore di molti bambini annegati e che a volte il mare riversa sulle nostre coste. "Muoiono molti bambini mentre l'Europa gioca allo scaricabarile con il problema dell'immigrazione...". I bambini sono patrimonio di tutta l'umanità. È l'appello di don Luigi Ciotti (Premio Nazionale Nonviolenza nel 2012 ndr) e io lo faccio mio. Fallo anche tu. Manda questo invito a tutte le persone di grande umanità».   All’invito rispondono in tanti: scendendo in piazza, pubblicando fotografie sui social. Il 7 luglio si colora di rosso in un gesto di pacifica solidarietà a cui il nostro Ministro degli Interni risponde con l’agghiacciante e pericolosa ironia dell’odio: “Peccato, non ho trovato una maglia rossa”.   Finché il popolo risponde e si colora resta vivo. E con lui la speranza che le cose non stiano precipitando del tutto. Così, quasi in risposta alla spregiudicata e aberrante linea di pensiero di Salvini, Napoli risponde e trova una maglia rossa grande quanto un’intera piazza: il colonnato del Plebiscito e il Maschio Angioino si illuminano di rosso per manifestare la partecipazione della città all’iniziativa.   Una società chiusa è una società limitata, ottusa. Aprire i porti, aprirsi a politiche sociali più inclusive, imporre la necessità di una convivenza pacifica in Europa, restare umani, questi sono i messaggi delle magliette rosse e, si spera, di un’Italia più sana che prende il sopravvento.           Link alle foto: https://www.repstatic.it/content/localirep/img/rep-napoli/2018/07/07/221359295-014a23cc-ce45-4855-afd1-ee174beda90c.jpg
Ladies and Gentelmen...ecco a voi i Pennelli di Veermer
Luglio 07
I pennelli di Vermeer sono una band partenopea dell'area Vesuviana, composta da: Pasquale Sorrentino (voce, autore, compositore, chitarra acustica), Stefania Aprea (voce), Marco Sorrentino (batteria/backing vocals) , Giuseppe Dardano (chitarre) e da Michele Matto (basso elettrico), attiva nel panorama musicale da più di dieci anni. Il loro sound è un mix molto vario e molto originale che richiama le atmosfere grunge, rock, blues e la musica celtica: una miscellanea che da origine ad un genere musicale pieno di contaminazioni, ma originale. Molti dei loro testi sono brillanti, ironici e a volte descrivono delle realtà inverosimili a volte prendono spunto dalla realtà.   MYGENERATION ha deciso di presentarli ai suoi lettori perché ci sembra che la loro musica si distacca dal solito pop italiano e se ne può avere una prova ascoltandoli su Spotify o su Deezer. Il gruppo sta infatti puntando tutto sul nuovo modo di distribuzione digitale, anche a costo di far storcere il naso agli audiofili, ma il mercato è il mercato e solo i consumatori possono convincere le etichette discografiche a tornare al supporto fisico, magari al vinile che in grado di diffondere la musica senza perdite di qualità. Abbiamo avuto l'opportunità di interloquire direttamente con i membri del gruppo a cui abbiamo rivolto alcune domande:   - Vorremmo che vi presentaste ai lettori di MYGENERATION. Come vi siete conosciuti, insomma qual è la vostra storia? La band nasce nel 2004, ma da allora la formazione è cambiata diverse volte. La prima è nata dopo un viaggio a Capo Nord, fatto dal sottoscritto insieme a Giovanni Santoro, bassista della band, fino al 2009. Fu lui a stimolarmi a mettere su un gruppo che suonasse i brani che gli avevo fatto ascoltare durante il viaggio. Tornammo a casa e formammo la band con altri tre: mio fratello Marco Sorrentino alla batteria e voci, tuttora nella band, Raffaele Polimeno alle tastiere, organi e moog e Pasquale Palomba alla chitarra elettrica, entrambi presenti in tutte le produzioni, anche se non fanno più parte del gruppo dal 2015).Dalla prima formazione ne è passata acqua sotto i ponti, abbiamo collaborato con tantissimi artisti, alcuni dei quali hanno fatto parte del gruppo in un determinato periodo e che collaborano abitualmente con noi. Tra questi è Stefania Aprea, voce femminile della band ormai dal 2009.   - Vermeer poneva grande cura nella preparazione dei calchi ad olio e nella ricerca dei migliori pigmenti rintracciabili all'epoca. Anche voi fare una ricerca particolare per esprimere al meglio il vostro sound? La nostra ricerca è fare canzoni che fermino un momento, un' idea, l'umore delle nostre generazioni. Non ci precludiamo niente e la nostra ricerca è dettata dalla curiosità di sperimentare e comunicare con la musica, con le parole.   - Ascoltando i vostri brani su Spotify mi sembra che il vostro stile segua diversi generi. Ci parlate del vostro background musicale?   Il nostro marchio di fabbrica è la contaminazione tra i generi. Come Vermeer mischiava i pigmenti, così noi mischiamo gli stili e negli anni siamo passati per diverse fasi: quella del progressive rock, quella del "teatro canzone", quella del rock più cantautorale.   -  La distribuzione tramite app della musica aiuta le band emergenti a farsi conoscere? Si ma sì è abbassato il livello qualitativo dell'audio. Ormai lavorare in analogico è anche costoso, pertanto si fa tutto col digitale, per ottenere formati audio compatibili con le app della musica che in un certo senso standardizzano i suoni e i tempi... Ma così vanno le cose e dobbiamo accettarle, altrimenti si rischia di essere obsoleti e vecchi prima del tempo.   - Il vostro ultimo album, Misantropi felici, nasce da una mancanza di fiducia verso il mondo o da un'arroganza culturale? Nessuna delle due, in verità. Io e Stefania Aprea, voce femminile della band, con la quale condivido anche la vita privata, abbiamo avuto da poco un bimbo e questo ci ha portati, proprio nel periodo in cui era in cantiere il disco, ad un isolamento un po' forzato, un po' voluto, dettato sia dai tempi della vita genitoriale che dalla riscoperta del valore delle piccole cose, dei piccoli sguardi, delle carezze...Infatti ci sentivamo come due "misantropi felici" e questo ha ispirato tante canzoni, molte delle quali finite sul CD, prodotto dalla Soter Label è uscito nel novembre del 2017.   - Secondo voi è più difficile fare un Concept Album o fare un album con canzoni che non seguono un filo logico? Se non sei ispirato naturalmente non ti riesce facile né l'uno né l'altro. Sono sicuramente due approcci molto diversi, con una loro logica interna in fase di stesura delle canzoni. Dopo due Concept Album abbiamo scelto la strada dell'album con brani che non avessero necessariamente un filo conduttore, se non nella volontà di evocare le atmosfere domestiche, il tran tran di tutti i giorni, i sentimenti scaturiti dall'esperienza della nostra genitorialità.   - Da quando apriste il concerto di Pino Daniele a piazza Plebiscito ne è passata acqua da sotto i ponti. Che ricordo avete di quella sera? Davvero una bella esperienza, in compagnia di tanta gente e grandi musicisti, giornalisti, e addetti al settore.Fu davvero un'impresa irrealizzabile stringere la mano a Pino Daniele... Ma in compenso riuscimmo a rubare qualche scatto e a scambiare due chiacchiere con altri grandissimi musicisti del calibro di James Senese e Tullio De Piscopo. Il concerto fu bello, la nostra esibizione fu accolta con il calore di un pubblico rispettoso e attento che ci mise davvero a nostro agio. E poi suonare in una piazza del Plebiscito gremita di gente è qualcosa che non dimentichi.   - Quali progetti vi aspettano dietro l'angolo? L'uscita, ormai imminente, del videoclip di un altro brano del CD Misantropi felici e il videoclip di una canzone che fa parte del nostro repertorio live e che non abbiamo mai registrato... Ma preferiamo non svelare nulla in proposito, se non che l'uscita è prevista dopo le vacanze estive. Sarà un'ulteriore prova di sperimentazione a marchio Pennelli di Vermeer e siamo sicuri che apprezzerete.               foto presa dalla Pagina Ufficiale FB dei Pennelli di Veermer 

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