Giuseppe Gambi: una vita dedicata al canto e alla solidarietà.

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"Il diario segreto del cuore", intervista all'autore Francesco Recami

  Francesco Recami, noto scrittore fiorentino, ha presentato alla Scugnizzeria di Melito/...

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Giuseppe Gambi: una vita dedicata al canto e alla solidarietà.
Dicembre 08
  Nel mese di novembre sono stato a Praga, città deliziosa e fiabesca nel cuore dell'Europa. Sono rimasto incantato da questo posto non solo per la sua bellezza, ma anche perché, da buon napoletano mi ha fatto piacere e mi ha inorgoglito il fatto che le nostre belle melodie siano amate ovunque. Infatti in uno dei teatri più importanti della città, il Rudolfimum, spiccava in bella mostra, sul cartellone, il simpatico volto di un giovane e lanciatissimo tenore napoletano, apprezzato anche all'estero: Giuseppe Gambi.     Giuseppe Gambi si è diplomato in canto presso il Conservatorio di Avellino. Il suo debutto operistico è avvenuto nel 2011, dove ha interpretato Pinkerton in Madama Butterfly, all'Atena Opera Festival in Basilicata. È stato finalista in molti concorsi internazionali e numerose sono state le sue partecipazioni a programmi in onda su reti nazionali e locali. Nel 2015 incide “Italia Patria mia”, che da molti è ritenuto essere l’Inno degli italiani nel mondo.   Da turista ho dovuto usare la formula “toccata e fuga” per la visita alla città, ma finalmente a teatro sono rimasto più di due ore e mi sono goduto lo spettacolo. Il teatro non era pieno di migranti italiani, ma pieno di praghesi e turisti provenienti da ogni parte del mondo che desideravano calarsi nella magica atmosfera partenopea, assaporando quelle musiche che sono il vanto del popolo napoletano.   I diversi patrocinanti dell'evento praghese, tra cui l'Istituto Italiano di Cultura, il Comune di Praga e il Comune di Napoli, hanno scelto per quel concerto, tra le tante, una voce non solo melodiosa, ma potente al momento giusto e con un'autentica inflessione dialettale che ha fatto emergere sentimenti ed emozioni talvolta nascosti. Infatti quante volte abbiamo sentito qualcuno cantare le nostre belle canzoni per poi esclamare: «Chisto ha inguaiato 'sta canzone»?!   Con Giuseppe Gambi questo non accade. Nel mese di dicembre l'ho rincontrato a Napoli, al teatro Mercadante, in occasione del Premio Medical Care Onlus,dove ha duettato con Carlo Mey Famularo. Durante la serata è stato proiettato il docufilm “Gli Angeli Silenziosi”, un'opera che tratta il tema dell'umanizzazione della medicina e che ha visto Giuseppe Gambi e Raffaella Calafato interpreti della sua colonna sonora. Il tenore ha affermato che, su questo filone, inizierà un percorso di Music therapy negli ospedali di Napoli. Speriamo di poter parlare di questa iniziativa e di tanto altro ancora incontrando direttamente il nostro illustre conterraneo.   Le foto sono state prese dalla pagina Facebook di Giuseppe Gambi
Il ciclone "Elite"
Dicembre 08
Un vero e proprio ciclone quello che ha investito la piattaforma di streaming Netflix a partire dal 5 Ottobre. Un successo senza precedenti quello incassato dalla serie tv spagnola Elite, ideata da Carlos Montero e Darìo Madrona, che in pochissime settimane dal lancio ufficiale già diviene un fenomeno di cui tutti parlano.   Otto puntate in perfetto stile “Gossip Girl” in cui davvero non manca assolutamente nulla: scontri fra classi, integrazione, omosessualità, omofobia, gravidanze inaspettate, bullismo, sesso e droga. Un mix di argomenti che fanno discutere ma che ormai siamo abituati a trattare.   Bugie, intrighi e soprattutto un misterioso omicidio, ruoteranno attorno alla città di San Esteban, nel college migliore e più esclusivo della Spagna, Las Encinas. A causa di una forte scossa di terremoto, che rade completamente al suolo la loro scuola, tre ragazzi di tutt’altra estrazione sociale rispetto agli alunni de Las Encinas, vengono catapultati in un mondo del tutto nuovo e per loro difficile da comprendere. Nadia, Cristian e Samuel si troveranno immediatamente in uno scontro tra differenze sociali che li porteranno a dover lottare per diventare come “quegli altri”.     Elite punta anche sulla presenza di tre attori, già volti noti della ben avviata serie spagnola di La Casa di Carta”(anch’essa di produzione Netflix), tra cui troviamo: Marìa Pedraza (che qui interpreta Marina, la figlia di un importante ambasciatore), Miguel Herran (che interpreta Cristian, il ribelle fuori dalle righe e un po' coatto) e infine Jaime Lorente (che interpreta Nano, il fratello di Samuel appena uscito di prigione e che alle attività criminali non sa proprio rinunciare).   La serie ha deciso di puntare su vicende che di certo non passano inosservate, tanto per la loro mole di scandali quanto per la stranezza degli incastri effettuati: strane coppie che tentano rapporti a tre per tenere viva la passione, segreti che porteranno i personaggi fino all’esasperazione e amori impossibili che si riveleranno non così improbabili.   Nessuno alla fine si rivelerà per ciò che sembra ed è un po' la logica della nostra realtà: è più importante far credere agli altri ciò che non siamo piuttosto che rivelarci per come davvero siamo o comunque vorremmo essere.     Beh, a questo punto auguro buona visione a chi ancora non si è immerso all’interno di questo cubo di Rubik e, per chi già fosse a conoscenza di tutto, in attesa della seconda stagione, già confermata per il 2019, auguro di cominciare un gran replay!         Link alle foto: https://www.netflix.com/it/title/80200942 https://www.bustle.com/p/is-elite-based-on-a-true-story-this-prep-school-drama-is-all-your-fave-shows-rolled-into-one-12107559 //flipboard.com/@ign/elite-season-1-review:-netflix's-high-school-drama-is-a-murder-mystery-worth-sol/f-c68fe36fe9/ign.com
Con la testa nella Nuvola: Più Libri Più Liberi 2018
Dicembre 05
Anche questo dicembre, a Roma, si rinnova l'appuntamento con il variegato universo dell'editoria indipendente italiana. Ad accogliere gli stand e gli incontri organizzati da piccoli e medi edori nostrani è l'ormai consolidata tradizione di Più LIbri Più Liberi, la fiera dell'editoria indipendente che fa concorrenza ai due colossi di Milano (Tempo di Libri) e Torino (Salone Internazionale del Libro).  Per il secondo anno di seguito, PLPL torna nella Nuvola di Fuksas e si prepara per una diciassettesima edizione piena di stand, eventi, incontri e attività.   Dal 5 al 9 dicembre, la fiera accoglierà 545 espositori e darà vita a 650 eventi con protagonisti del mondo non soltanto dell'editoria, ma anche del cinema, della musica, dello spettacolo, della politica. Una polifonia di voci armonizzate da un tema centrale, che quest'anno ha una grande valenza sociale, oltre che culturale: "Per un nuovo umanesimo. Una risposta agli egoismi del nostro tempo".   "Umanesimo" non nel senso accademico nel termine, ma in quello di un richiamo universale a "restare umani". Perché la promozione culturale non può essere solo un invito alla lettura, ma deve anche essere un modo per condividere e mescolare idee.   Ogni incontro svilupperà il tema scelto per questa edizione declinandolo in tutte le sue forme - migrazioni, conflitti, disuguaglianze - e sarà animato da ospiti di ogni sorta: scrittori del calibro di Abraham Yehoshua, Andrea Camilleri, Joe Lansdale; i filosofi Giorgio Agamben e Massimo Cacciari; ma anche la Senatrice Liliana Segre, Emma Bonino e il sindaco di Riace finito nel mirino della stampa, Mimmo Lucano.   Per il programma completo dell'evento clicca qui, e non dimenticare di seguire le nostre dirette Instagram dalla Fiera su @Instamyg_official.           Link immagine: https://www.illibraio.it/wp-content/uploads/2017/09/pi%C3%B9-libri-pi%C3%B9-liberi.jpg    
"Westside" - Il nuovo reality musicale targato Netflix
Dicembre 04
Westside, serie documentaria lanciata il 9 Novembre su Netflix (una delle piattaforme di media streaming più utilizzate al mondo) già incassa visualizzazioni da record. Non è una novità il tema del musical, si pensi ad altre pellicole di successo come: High School Musical, The Greatest Showman, Mamma Mia!, che di base hanno proprio la musica e il divertimento come arma vincente. Questa volta però tutto sembra essere visto con occhi diversi e soprattutto con una criticità diversa.   Westside è un mix tra The Hills (reality di Mtv ambientato nel mondo della moda) e La La Land (film musicale premio oscar con Emma Stone e Ryan Gosling). Più che di vera e propria pellicola si tratta di un reality musicale: musicisti e cantanti costretti a vivere insieme con l’intento di sfondare nello showbiz (un po' come un Grande Fratello versione music).     In un vasto panorama come quello dei reality musicali, però, il rischio di intraprendere una strada già vista è molto alto. Sarebbe veramente poco credibile se il tutto si trasformasse in una sorta di Jersey Shore con l’alternanza di qualche ballo o canzone qua e là. Ed è proprio qui che si cela l’azzardo più grande: nonostante i dubbi, Westside è pienamente consapevole della sfida e accetta volentieri di scommettere su sè stessa.   In ogni caso, questo nuovo modo di raccontare una storia sarà pionieristico per un gigante dello streaming come Netflix e sarà soprattutto un nuovo modo di approcciare per gli spettatori, soprattutto per i nostalgici di uno show di culto come poteva essere nel 2009 una serie tv del calibro di Glee.     La prima stagione di Westside prevede otto episodi. L’impegno e la dedizione dei protagonisti per il raggiungimento dell’obiettivo saranno le colonne portanti dell’intero show. Aspetti che molto spesso vengono dati per scontati in un mondo dove sembra che le persone nascano "imparate", che non abbiano bisogno del minimo sforzo per riuscire nell’intento prefissato. Si spera che Westside abbia centrato proprio questo tasto dolente: ovvero il reale racconto di ciò che si nasconde dietro alle telecamere e che spesso si tende ad ignorare con troppa facilità.Link alle foto:  https://www.deseretnews.com/article/900036623/netflix-goes-unscripted-with-raw-gritty-take-on-american-idol-concept.html https://variety.com/2018/music/news/netflix-unscripted-music-series-westside-american-idol-pia-toscano-1202977196/ https://www.bustle.com/p/will-westside-return-for-season-2-the-netflix-reality-show-could-be-groundbreaking-13097877
Planet Manga: Platinum End, nuova opera dei maestri Oba e Obata
Dicembre 03
Platinum End: Oba e Obata sono riusciti ad incassare un altro successo? Se Death Note ha rappresentato una novità assoluta, un'opera talmente originale, da diventare un successo indicibile oltre i confini nipponici, Bakuman ha, dal suo canto, rappresentato la maturità. Ci ha immersi con le sue tavole così comunicative nel mondo dorato e buio dei mangaka, i disegnatori di manga. Un fumetto inevitabilmente distante dalle sfaccettature dark e struggenti del suo importante predecessore. È intriso, bensì, di speranza, gioie, determinazione, amore, amicizia, sconforto e forza d'animo. Platinum End, l'ultima creatura dei Oba e Obata, fa una sorta di inversione di marcia.   Cosa distingue Platinum End da Death Note e Bakuman? Una delle risposte possibili è certamente la disinibizione. Sin dal primo volume, i disegni del maestro Obata sono esplici e forti, senza filtri. Le immagini sono potenti e catapultano il lettore nella storia, riuscendo a far rivivere gli stati d'animo dei personaggi. Ma se da un lato abbiamo disegni molto espressivi, dall'altro abbiamo la penna tagliente di Tsugumi Oba, che immerge in un turbinio di stati d'animo a tratti lugubri e deprimenti, quasi asfissianti.   Platinum End è un manga deciso e discordante, rientra in quella categoria di opere che non si può imparare ad amare, o lo si fa da subito o non lo si farà mai.   Link all'immagine: http://www.mangeeka.com/voirActu/350/manga/kaze-devoile-la-couverture-francaise-de-platinum-end-un-succes-d-ores-et-deja-annonce/
"Il diario segreto del cuore", intervista all'autore Francesco Recami
Dicembre 02
  Francesco Recami, noto scrittore fiorentino, ha presentato alla Scugnizzeria di Melito/Scampia, il suo ultimo libro: Il diario segreto del cuore (Sellerio, 2018). L'evento è stato organizzato dall'L'Associazione Culturale "L'Anguilla". È una storia da inserire nella fortunata seriede La casa di ringhiera, ubicata a Milano al civico num. 14 di via ***, dove gli atteggiamenti degli inquilini, la loro quotidianità fatta di momenti tragici, comici e di situazioni talvolta surreali, rispecchiano la vita di un qualunque condominio italiano.    Il titolo di quest'ultimo libro può trarre in inganno, può far pensare a qualcosa di sdolcinato, tenero, sentimentale, invece ci troviamo davanti ad un testo che, con una scrittura semplice e scorrevole, ci proietta in un mondo politicamente scorretto dove fanno da padrone: bullismo, insulti sui social e ragazzini che sul sesso sembrano saperne più degli adulti. Queste problematiche emergono grazie al diario della piccola Margherita, un diario che smette di essere segreto nel momento in cui viene trovato e letto da sua madre. Con lo scrittore abbiamo voluto approfondire gli argomenti trattati nel libro.   Come nasce l'idea di ambientare i suoi libri in una casa di ringhiera? Ho cominciato a scrivere un libro su un condominio di una città che non esisteva, dove tutti si facevano i fatti degli altri e nessuno voleva che si facessero i fatti propri. Poi, trovandomi a Milano, per caso ho visitato una casa di ringhiera, e mi sono reso conto che ognuno vedeva chi entrava e chi usciva. Ho capito che quello era il posto adatto per i miei racconti.     Quindi la casa di ringhiera rappresenta un microcosmo della società italiana? Io penso che quello che accade nella casa di ringhiera di Milano può accadere dappertutto.   In questo suo nuovo libro si punta la lente di ingrandimento sulla famiglia Giorgi che avevamo conosciuto in suo precedente racconto. I loro problemi sono riscontrabili in molti nuclei familiari. Lei presenta quest'aspetto in maniera ironica, con una lettura, come d'altronde ci ha abituato, scorrevole, divertente e pungente. Secondo lei la società si è trasformata o ci sono sempre stati muri tra una generazione e l'altra? Le case di ringhiera prima erano diverse da quelle attuali perché la cucina, il bagno e la lavanderia erano in comune. Quindi permettevano alla gente di relazionarsi. Oggi invece questi appartamenti sono diventati quattro mura in cui ci si fa tutto. Questo modo di vita, che per noi è normalissimo, alla fine è una segregazione. Così se nelle storie delle casa di ringhiera c'è un po' di malinconia è verso altri tipi di vita ai quali non pensiamo più. Manca la vita di condivisione.   Ho letto diverse sue interviste e ho capito che lei non si definisce un giallista, in quale categoria letteraria dovremmo inserire i suoi racconti? Nessuna. Spesso mi inseriscono nella categoria giallista perché utilizzo meccanismi di suspence. Però io un morto ammazzato non l'ho mai visto, non lo voglio neanche vedere. D'altronde nei miei gialli non c'è il morto, non c'è l'investigazione, non c'è l'investigatore, non c'è la soluzione, quindi è inutile parlare di gialli.     Gli adolescenti oggi sono nativi digitali, sono sempre connessi e la tecnologia se è usata bene porta a molteplici possibilità di apprendimento. Ma perché lei ha puntato il dito sui suoi aspetti negativi? Perché secondo me i problemi non vengono dagli adolescenti, ma dalla fascia di età che va oltre la cinquantina. Infatti è quella la categoria malamente esposta ai rischi del Web. I nativi digitali se la cavano bene, gli ultra cinquantenni no.   Altro aspetto presente nel suo libro è la figura di una madre iperprotettiva. Ce ne parla? Una madre così può davvero minare la sicurezza dei figli o è quella a cui rivolgersi quando si subiscono atti di bullismo? Non è proprio oppressiva; è una madre che trova il diario della figlia undicenne, anche se non dovrebbe farlo, lo legge. La madre si trova davanti a grandissime sorprese. Si trova davanti ad una situazione che non si aspettava. Non reagisce con calma. Non parla con la figlia o con le insegnanti, ma in lei scatta una difesa iperprotettiva nei confronti della figlia. Pensa solo a vendicarla e a punire chiunque le abbia fatto qualcosa di male. È la reazione tipica della madre mediterranea, diventa una leonessa e adopera tutti gli artigli nella difesa della prole.     Ci può dire in che modo ha affrontato il rapporto che i ragazzi hanno con il sesso? In questo libro si parla abbastanza crudelmente di una situazione che spesso i genitori non comprendono. Anzi è il tema ricorrente del libro. C'è differenza tra ciò che i ragazzini fanno, tra quello di cui parlano, tra ciò che vedono sul Web e come appaiono, e anche se sono undicenni e dodicenni sono molto più avanti di quello che pensano i genitori, che magari si scandalizzano se a scuola si parla di educazione sessuale, quando questi ragazzini passano il loro tempo a vedere film pornografici sul Web. Quindi alla base c'è una profonda incomprensione tra due mondi diversi. Uno è quello dei genitori che tratta i figli come deficienti, l'altro, sfrenato forse oltre il limite di quello che ci si potrebbe aspettare, quello adolescenziale.                 Link immagine: https://images-eu.ssl-images-amazon.com/images/I/4106C1D9-KL.jpg   
"Robin Hood - L'origine della leggenda" tra svago, anacronismi e sensi nascosti.
Dicembre 01
Rubava ai ricchi per dare ai poveri. Chi è? Facile! Ovviamente parliamo di Robin Hood, la cui leggenda intramontabile torna sul grande schermo col film di Otto Bathurst Robin Hood – L’origine della leggenda. Fin da subito, però, allo spettatore viene chiesto di dimenticare tutto ciò che sa e quanto ha già visto riguardo il ladro eroe. Questa è una storia diversa. Robin (Taron Egerton) è un signorotto inglese che deve interrompere il suo idillio amoroso con Marian (Eve Hewson) per prendere parte alle crociate. Al suo ritorno, troverà un mondo completamente diverso, che lo crede morto e in cui la popolazione è spremuta fino all’ultimo centesimo dal crudele sceriffo di Nottingham. Ovviamente, Marian ha un nuovo fidanzato, l’aspirante rappresentante del popolo Will (Jamie Dornan). Privo di scopi e di beni, Robin sarà spinto a mettere in atto una rivolta sociale da un combattente arabo (Jamie Foxx), il cui nome si può tradurre con John e che vuole aiutare Robin in quanto l’inglese ha tentato – invano – di salvare suo figlio. Il film si propone come un action movie ricchissimo di effetti digitali che riempiono gli occhi dello spettatore e stimolano l’adrenalina. Il cast, ad eccezione di Foxx, non brilla per profondità ma per un film d’azione è più che sufficiente. Sono però gli innumerevoli anacronismi e le frequentissime incoerenze che colpiscono l’occhio di uno spettatore più attento. Anacronismi che risiedono in ogni campo, dall’edilizia, con palazzi fatti di vetro e dal sapore estremamente moderno, ai costumi che sembrano riciclati dal set del Grande Gatsby – per non parlare dei decolleté con tacco e degli stivaletti con suola in gomma che a modesto parere di chi vi parla non credo fossero comuni nel medioevo. Vi sono poi armi a dir poco futuristiche, come balestre semi-automatiche e bombe molotov. Seppur gli archi sono standard, le frecce però sono infinite – roba che Legolas può accompagnare solo – ma quando sono dirette ai cattivi riescono ad attraversare le più robuste armature, quando sono dirette verso i buoni diventano automaticamente inefficaci. I cattivi poi muoiono subito, i nostri paladini possono essere colpiti al cuore, ma non risentirne affatto. In più ci sono cavalli così coraggiosi – o stupidi – da gettarsi a tutta velocità contro muri e palizzate, uscendone del tutto illesi. In conclusione, ad una rivolta che assume presto una dimensione popolare delle migliori resistenze partigiane e rivoluzioni si contrappone un corteo degli uomini dello sceriffo che ricalca quasi fedelmente le avanzate naziste. Tutti questi elementi fanno sorridere e chiariscono la natura del film quale mero svago e intrattenimento. Tuttavia non si può non chiedersi se invece gli anacronismi e le incongruenze non siano un mezzo per rivelare quanto, in realtà, i temi di fondo della storia di Robin Hood siano eterni, senza tempo e notevolmente attuali. È probabile che la rivolta organizzata da Robin sia un “omaggio” alle grandi rivolte popolari della storia, dal ’68 a Che Guevara. È probabile che l’asprezza della repressione tentata dallo sceriffo sia un’eco dei metodi adottati dai regimi totalitaristi. Il film avrebbe quindi due chiavi di lettura. Non ci resta che scegliere. Link alla foto: https://redcapes.it/robin-hood-lorigine-della-leggenda-di-otto-bathurst-recensione/
Baby: le baby squillo dei Parioli su Netflix
Dicembre 01
“Viviamo in un acquario, ma sogniamo il mare. Per questo dobbiamo vivere una vita segreta.” Così si apre – e chiude – la nuova serie evento di Netflix, Baby, disponibile dal 30 novembre. Sei episodi ispirati allo scandalo delle baby squillo dei Parioli, a Roma, che sconvolse l’Italia nel 2013, ma incentrati soprattutto sulle difficoltà della crescita e dell’adolescenza. Si potrebbe, quindi, affermare che la serie tratta dei temi sostanzialmente universali e ancora oggi terribilmente attuali. Dalla serie, infatti, emerge un mondo che, al di là della patina dorata con cui si presenta, si rivela corrotto e intriso di degrado e assenza di valori. Lampante appare infatti il totale disinteresse dei genitori delle due protagoniste, Chiara e Ludovica (rispettivamente Benedetta Porcaroli e Alice Pagani), ma anche dei loro compagni di scuola all’istituto (fittizio) Collodi dei Parioli. Un mondo in cui conta l’apparenza e in cui non si dà importanza alla crisi che invece dilaga. È un po’ come voler nascondere la polvere sotto al tappeto. Ma i bozzi crescono e non tardano a farsi sentire. Così, tra genitori assenti, troppo presi dal lavoro o da tradimenti e divorzi, i ragazzi dei Parioli vagano irrequieti per il mondo alla ricerca di un’identità propria. Ciò li porterà a sperimentare in tutte le direzioni, finendo presto in brutte compagnie e in spiacevoli situazioni. Succede a Damiano (Riccardo Mandolini), figlio di un ambasciatore e incapace di elaborare il lutto per la morte della madre. Succede soprattutto a Chiara e Ludovica, che cedono di fronte al fascino di soldi facili e alle lusinghe di uomini più grandi, forse per compensare l’assenza di una salda figura adulta di riferimento nella loro vita. Finiranno per prostituirsi, ma lo faranno quasi inconsapevolmente, come negando l’evidenza. Ma è ovvio perché così si fa nel mondo in cui vivono. Si nega tutto ciò che è spiacevole. Così Fabio (Brando Pacitto), figlio del preside, nasconde la sua omosessualità. L’importante è apparire belli e perfetti. Come il bel Niccolò (Lorenzo Zurzolo), che ha una relazione ufficiale ma priva di sostanza, fatta di selfie, con la più bella della scuola, ma anche una segreta con Chiara. Ma il marcio è lì, pronto ad esplodere. Con Baby il colosso dello streaming realizza un vero capolavoro. I sei episodi della serie, della perfetta durata di una quarantina di minuti ciascuno, catturano e bloccano lo spettatore. Regia, fotografia e scelta delle colonne sonore davvero sensazionali. I colpi di scena sono sapientemente calibrati in una serie che rivela il proprio messaggio e il proprio fine tramite le azioni di personaggi che, data la giovane età della maggior parte di loro, non possono essere consapevoli. Le loro parole, però, sono in palese contraddizione con le loro azioni, che invece urlano e gridano il vero significato, colpendo dritto allo stomaco e al cuore dello spettatore. Ciliegina sulla torta è l’ottima interpretazione di pressoché tutto il cast, soprattutto degli attori più giovani, ma già padroni della scena e davvero talentuosi. Se continueranno a recitare, il cinema e la serie italiane del prossimo futuro saranno davvero fenomenali. Link alle foto: https://www.smartworld.it/streaming/baby-video-trailer-locandina.html https://www.rollingstone.it/tv/news-tv/baby-debuttera-su-netflix-il-30-novembre/430364/
J-POP Manga: La Stella della Senna - Il Tulipano Nero
Novembre 27
“Spade lucenti, cavalli al galoppo, carri stridenti, qua e là qualche schioppo. Lungo la Senna c'è ormai chi combatte, il re tentenna, ma la gente si batte...”   Era il 1984 quando per la prima volta in Italia fu trasmesso il primo episodio del cartone animato Il Tulipano Nero – La Stella della Senna. Serie animata nata dal soggetto di Mitsuru Kaneko, regia di Yoshiyuki Tomino e Masaki Osumi, il Character design di Akio Sugino, famoso per aver creato quelli di anime come Rocky Joe, Jenny la tennista, Occhi di Gatto e tanti altri che hanno segnato l'infanzia di molti millennials.   Come mai ha avuto così tanto successo? Il successo di questa serie animata deriva dal fatto che è stata creata appositamente per cavalcare l'onda del forte interesse che ha suscitato la rivoluzione francese in Giappone, grazie alla celebre opera di Ryoko Ikeda, Lady Oscar. Soltanto in un secondo momento Mitsuru Kaneko (testo) e Asuka Morimura (disegno) hanno deciso di farne una trasposizione in manga.   Curiosità sul manga La Stella della Senna. Creato nel 1975 e mai pubblicato al di fuori del Giappone, i fans italiani hanno dovuto attendere circa 43 anni prima di poterlo leggere e non finirlo, dato che l'opera è stata lasciata incompiuta dagli autori. Originariamente il fumetto contava tredici volumi, raggruppati nel 2013 in due albi. In Italia grazie alla casa editrice J-POP è arrivato sugli scaffali di tutte le fumetterie.   Link all'immagine:  https://muuseo.com/tama/items/24  
Narcos: Messico - Il meglio è passato?
Novembre 19
Se è vero che i film – e le serie tv, aggiungerei – possono portare lo spettatore in luoghi lontanissimi, allora Netflix lo scorso 16 novembre ci ha regalato un biglietto aereo per il Messico. È infatti sbarcata sul catalogo del colosso dello streaming la quarta stagione di Narcos, curiosamente caricata come una serie a sé, dal titolo Narcos: Messico. Come se si trattasse di uno spin-off. La scelta non sembra molto convincente. [SPOILER ALERT] E allora eccoci pronti per esplorare la terra dei mariachi partendo dalla città di Guadalajara, in cui si trasferisce l’agente della DEA Kiki Camarena (Michael Peña) per cercare di arrestare il cartello di narcotrafficanti messo su dallo sfuggente Miguel Angel Felix Gallardo (Diego Luna). Fin qui non sembrano esserci molte differenze tra la stagione messicana e le precedenti. In realtà, gli agenti della Dea sono qui praticamente senza alcun potere, impossibilitati a svolgere il loro lavoro per via dell’endemica corruzione delle istituzioni e delle forze dell’ordine messicane e delle stesse ritrosie degli yankee. Ne deriva quindi l’emersione, al di là dello sperpero dei trafficanti e della loro “bella vita”, del dramma fatto della frustrazione e dell’amarezza degli agenti, Kiki in primis, che scioglie un po’ il cuore, bisogna dirlo. In ciò risulta quindi fondamentale la magistrale interpretazione di Michael Peña, probabilmente conosciuto dai più solo per essere “l’amico messicano chiacchierone di Ant-Man”. Degna di nota anche l’interpretazione di Diego Luna, che non si dà allo sperpero come i suoi soci, ma incarna la figura del fondatore e manager – anche se malavitoso – di un impero tanto remunerativo quanto fragile e perennemente sull’orlo del fallimento, consapevole dei rischi causati dall’irruenza e dall’istintività dei colleghi. Più che l’operato degli agenti della Dea, infatti, sarà l’impulsività dei narcos, sempre pronti a spararsi a vicenda per difendere l’onore, che minerà la già precaria stabilità dell’organizzazione e faciliterà il compito ai “buoni”. Miguel Angel è perciò perennemente diviso tra l’intransigenza di un boss e la fragilità di un uomo che ha dovuto fare tante rinunce e sacrifici. Ciò è reso magnificamente dall’interprete, che ha sempre un atteggiamento rigido e inflessibile, ma anche uno sguardo languido e malinconico. Tuttavia, vi sono diverse note stonate in questa stagione/serie. Il ritmo è molto lento, ci sono dei buchi di sceneggiatura e la durata dei 10 episodi – circa un’ora, se non di più – risulta quindi eccessiva. A complicare la faccenda c’è l’eccessiva oscurità delle inquadrature, che impedisce una buona visibilità delle azioni, per lo più svolte in notturna. In più, lo spettatore ha difficoltà a capire i dialoghi, data la non chiara pronuncia del personaggi, spesso di spalle o con sigarette in bocca o bicchieri praticamente in faccia. Ci si riferisce qui alla versione in lingua originale della serie, la quale diventa quindi dipendente dai sottotitoli.Non è meglio ritirarsi all'apice del successo? [SUPER SPOILER ALERT] Quanto è stato bello rivedere Wagner Moura nei panni di Pablo?!? I suoi modi gentili e pacati ci erano mancati moltissimo! Link alle foto: https://www.cinematographe.it/serie-tv/narcos-messico-4-uscita-trama-cast-netflix/ https://www.guardaserie.watch/narcos-messico/
"Il diario segreto del cuore": due incontri con Francesco Recami
Novembre 17
In attesa della pubblicazione dell'intervista all'autore, la redazione di MYGENERATION vi annuncia due occasioni per conoscere il nuovo romanzo edito da Sellerio, Il diario segreto del cuore, e il suo autore, grazie a due incontri organizzati dall'Associazione Culturale "L'Anguilla". Riportiamo il comunicato stampa."Il diario segreto del cuore": Francesco Recami a NapoliTorna in libreria la fortunata serie de “La casa di ringhiera” edita da Sellerio. A Napoli un doppio incontro con l’autore fiorentino. NAPOLI, 19 novembre – Venerdì 23 e sabato 24 novembre, sarà presentato, in un doppio appuntamento nel capoluogo campano, “Il diario segreto del cuore”, l’ultimo libro di Francesco Recami, edito da Sellerio. Gli eventi, organizzati dall’Associazione Culturale “L’Anguilla”, si terranno venerdì presso l’Hotel Napoli Mia, alle ore 17:30, in via Toledo 323, con gli interventi di Flavia Fedele, presidente dell’associazione, Alessandro Campaiola, direttore della testata giornalistica Mar dei Sargassi, di Alessandra Clemente, Assessore alle Politiche Giovanili del Comune di Napoli, e di Serena Venditto, scrittrice; sabato, invece, alle 17:30, presso La Scugnizzeria, in via Circumvallazione Esterna 20/A a Melito. Interverranno Alessandro Campaiola e Rosario Esposito La Rossa, editore. “Il diario segreto del cuore”, in libreria dallo scorso ottobre, è l’ultimo episodio de “La casa di ringhiera”, la fortunata e atipica serie noir di Francesco Recami, dedicata alle vicende di un singolare condominio milanese ed edita dalla prestigiosa casa editrice siciliana Sellerio. Per la prima volta a Napoli, il libro, costruito sul modello del celebre “Cuore” di Edmondo De Amicis, si concentra sulla storia della famiglia Giorgi, nella cui quotidianità irrompe un diario segreto destinato a stravolgere le vite dei protagonisti e a scandagliare,  insieme al lettore, il periodo più difficile e misterioso della crescita: l’adolescenza. A venirne fuori è un cosmo giovanile deviato, mosso da narcisismo infantile e precoce sfrontatezza sessuale, diviso tra social, bullismo e pedopornografia. Temi attuali affrontati con una scrittura semplice e scorrevole, in una cornice estremamente classica. Il prezzo di copertina è di 14 euro. Francesco Recami, classe ’56, ha esordito nel 1996 in Mondadori come autore per ragazzi e dal 2006 collabora con la casa editrice siciliana Sellerio. Nominato nella cinquina finalista del Premio Campiello nel 2008 (“Il superstizioso”), vincitore del Premio Scrittore Toscano nel 2009 (“Il ragazzo che leggeva Maigret”), entrato nella dozzina prefinalista del Premio Strega (“Prenditi cura di me”, 2010), viene selezionato per il Premio Castiglioncello e per il Premio Capalbio. Dal 2011 racconta le storie de “La casa di ringhiera” e nel 2015 si aggiudica la vittoria del Premio Chiara con una raccolta di racconti.  L’Associazione Culturale “L’Anguilla” si propone come voce alternativa della cultura partenopea, promotrice di eventi come incontri con autori, concerti e tavole rotonde. È editore del quotidiano online Mar dei Sargassi  (www.mardeisargassi.it). L’Hotel Napoli Mia è un elegante albergo nel pieno centro di Napoli. Al secondo piano di un antico edificio di via Toledo, è un aristocratico appartamento dell’Ottocento che conserva, nella reception e nel salone, il mobilio originale. Organizza nella sua sala principale la rassegna letteraria “Napoli on the road” curata dalla giornalista Anna Copertino, direttrice di Road Tv Italia.  La Scugnizzeria è l’unica libreria del quartiere di Scampia. Nata nel settembre del 2017, accoglie nei suoi spazi iniziative di vario genere di carattere sociale e culturale. Fondata da Rosario Esposito La Rossa, editore, scrittore e Cavaliere della Repubblica Italiana per il suo impegno nel sociale. Foto di: Associazione Culturale L'Anguilla
BookCity 2018 inizia oggi: cosa bolle in pentola?
Novembre 13
La settima edizione del BookCity Milano è iniziata. Il festival di promozione culturale del capoluogo lombardo mette al centro il libro e tutte le esperienze a esso collegate: lettura ad alta voce, presentazioni di autori, laboratori, lavoro editoriale, patrimonio bibliotecario.   Dal 15 al 18 novembre, il programma itinerante del BookCity attraverserà tutta la città con eventi “tematici” nei luoghi della cultura (biblioteche, librerie, teatri, musei) e eventi “fuori luogo” in sedi inusuali, da scoprire spluciando il programma. Perno di questo vorticare di incontri sarà il Castello Sforzesco, che ospiterà gli eventi imperdibili e le celebrazioni: quest’anno si ricordano i vent’anni di Harry Potter (e per l’occasione sono stati organizzati numerosi eventi a tema); ma è anche il cinquecentenario di Leonardo da Vinci, cui è dedicata la Sala della Balla.   Nel mescolarsi di tematiche legate al mondo della cultura, trovano spazio anche eventi che riflettono sull’attualità: sull’incontro e l’accoglienza; sulla psicologia, con un intervento di Manfred Spitzer sull’impatto del digitale sui singoli individui e sull'intera società Tra i protagonisti del mondo della letteratura, una rosa di autori italiani - i Premi Strega Helena Janeczeck (2018) Paolo Cognetti (2017) e Edoardo Albinati (2015); Paolo di Paolo; Eraldo Affinati; Simonetta Agnello Horby; Marco Malvaldi; Bianca Pitzorno; Maurizio De Giovanni; Valeria Parrella; Pino Imperatore, per citarne alcuni – si accompagna ad autori internazionali: Jonathan Coe, Miriam Toews, Sara Baume.   Non mancano grandi ospiti dal mondo della teatro (Silvio Orlando,Luigi Lo Cascio, Ascanio Celestini, Giovanni Storti), della musica (Lo stato sociale, Malika Ayane), della fotografia (Steve McCurry), dello spettacolo (Caterina Balivo, Ambra Angiolini) e della politica (Liliana Segre).   Insomma, se siete a Milano, preparate l’agenda e un paio di scarpe comode: da oggi si va in giro a caccia di eventi!             link immagini: https://www.milanoevents.it/wp-content/uploads/2018/08/BOOKCITY-MILANO-2018.png   
Maddalena Stornaiuolo: dalle Vele con furore.
Novembre 10
La periferia di ogni città è un luogo difficile dove vivere, ma può essere uno sprono per quei giovani pieni di energia e di passione che hanno voglia di cambiare l'immagine di un territorio dove il disagio sociale la fa da padrone. Quasi sempre il termine “periferia” è associato ad aggettivi denigranti e specialmente quella di Scampia è raccontata come luogo senza futuro. Invece è proprio qui che il futuro si sta scrivendo ad opera di associazioni e persone che vogliono lasciare in eredità ai loro figli un posto migliore di quello che loro hanno trovato.   Una di queste persone è Maddalena Stornaiuolo, una giovane trentenne a cui le “famose” Vele, in cui è nata e cresciuta, non hanno tarpato le ali. Dopo essersi laureata in Psicologia si è dedicata alla sua passione: il teatro. Diplomata alla scuola di recitazione, diretta da Carlo Cerciello, ha prodotto in seguito spettacoli che l'hanno portata a calcare i palcoscenici dei più importanti teatri italiani. Ma il suo sogno era più grande: voleva ritornare a Scampia per creare opportunità lavorative nel quartiere.   Lo scorso anno nella Scugnizzeria ha aperto uno spazio per i bambini dell'area Nord di Napoli, dove dirige, a costi popolari, una scuola di recitazione e dove i ragazzi possono cimentarsi anche con il teatro delle guarattelle, il teatro delle ombre, con la radio e tanto altro. Per merito di Maddalena, alla Scugnizzeria quest'anno saranno ospitati attori del grande schermo, delle Fiction e della Rai per confrontarsi con i bambini. Si cancella finalmente quell'odioso paradigma secondo cui bisogna spostarsi dalla periferia al centro per studiare, per imparare un mestiere, per trovare nuove opportunità. Ma il maggior pregio di Maddalena è stato quello di coinvolgere nel suo progetto un'infanzia che altrimenti avrebbe potuto percorrere strade diverse.   Maddalena ha lo sguardo lungo. Non vuole gloriarsi dei suoi successi, ma intende, in futuro, creare a Scampia un vero e proprio teatro di quartiere e proporre spettacoli per grandi e piccini. Siamo certi che riuscirà anche in questa impresa.   Link alla foto: https://www.facebook.com/photo.php?fbid=1574468109515764&set=a.1379469989015578&type=3&theater       
Panini Comics: tutte le novità del 2019!
Novembre 08
urante la manifestazione del Lucca Comics and Games 2018 non si è fatto desiderare di certo il piano editoriale di uno dei colossi dell'editoria italiana della nona arte. Vediamo cosa proporrà la Panini Comics nel 2019:   -Ti amo ma fatti ammazzare (Konya Wa Tsuki Ga Kirei Desuga, Toriaezu, Shine!),di Kaname Majuro (storia) e Sousou Sakakikbara (disegni), 8 vol., in corso, bimestrale, da gennaio in edicola e fumetteria;   -Blue Flag (Ao No Flag), di Kaito, 5 vol., in corso, bimestrale, da aprile in edicola e fumetteria;   -Ossa (Hone Ga Kusaru Made), di Yae Utsumi, 7 vol., conclusa, mensile, in fumetteria e online;   -Game - Giochi di Seduzione (Game-Suits No Sukima), di Mai Nishikata, 4 vol., in corso, bimestrale, da marzo in fumetteria e online;   -Sono Solo Fantasie (Mosou Shoujo), di Yukino Seo, 3 vol., in corso, bimestrale, da aprile in fumetteria e online;   -Sister & Vampire (Sister To Vampire), di Akatsuki, 5 vol., in corso, bimestrale, da maggio in fumetteria e online;   -The Complete Art Of Fullmetal Alchemist, di Hiromu Arakawa, vol. unico, in fumetteria e online;   -Gantz/Osaka, di Hiroya Oku, 3 vol., cartonati con cofanetto, completo, in fumetteria e online;   -Rieraku, di Inio Asano, vol. unico, a giugno in fumetteria e online;   -Chi No Wadachi, di Shuzo Oshimi, 4 vol., in corso, bimestrale, da giugno in fumetteria e online;   -Jiro Taniguchi Deluxe Collection, cofanetto con 5 vol., da gennaio in fumetteria e online – vol. singoli, mensile, da gennaio in fumetteria e online;   -Ice Age Chronicle Of The Earth(Chikyu Hyokai Goto Osamu), di Jiro Taniguchi, 2 vol., conclusa, in fumetteria e online;   -In Questo Angolo Di Mondo (Kono Sekai No Katasumi Ni), di Fumiyo Kono, vol. unico, in fumetteria e online;   -Atelier Of Witch Hat (Tongari Boushi No Atelier), di Kamome Shirahama, 4 vol., in corso, in fumetteria e online;   -L'Attacco Dei Giganti – Colossal Edition, di Hajime Isayama, 8 vol., in corso, in fumetteria e online;   -Slam Dunk Restyled Edition (Slam Dunk Shinsou Seihenban), 20 vol., conclusa, in fumetteria e online;   Buona lettura!
Kidding, ma il ritorno di Jim Carrey non deve far ridere...
Novembre 08
Ieri, 7 novembre 2018, Sky Atlantic (canale 110 di Sky) ha trasmesso i primi due episodi di Kidding, la nuova serie con Jim Carrey, che mancava da un bel po’ sugli schermi. Al di là del titolo e del protagonista, l’obiettivo della serie però non è principalmente quello di far ridere. Si tratta anzi di una storia dolorosa, ma terribilmente umana. Jeff Piccirillo (Jim Carrey) è bloccato nel ruolo di Mr. Pickles, conduttore di un famosissimo e apprezzatissimo programma tv per bambini. Il suo viso familiare e conciliante e la sua indole estremamente buona sono le doti che accomunano uomo e personaggio, tra i quali il confine è molto labile. Tuttavia Jeff è una bomba pronta ad esplodere: la moglie lo ha lasciato, uno dei due figli è morto in un incidente d’auto. Come può un uomo in lutto, pieno di un dolore che non ha espresso e non sa gestire, condurre un programma rassicurante per bambini?   Questa la trama principale della serie, che da questo si rivela estremamente interessante. Una storia di dolore umano, in cui un padre perde il figlio, ma anche il resto della famiglia. Come affrontare tutto questo dolore? Se poi sei anche incastrato in un personaggio televisivo così positivo, la sfida si fa ancora più ardua. C'è possibilità di conciliazione tra le due cose? Sembrerebbe che per salvaguardare il brand televisivo (con tutto ciò che questo comporta), Jeff debba continuare a sopire le sue emozioni, a non affrontare la realtà e, di conseguenza, ad uccidersi lentamente a livello emozionale e psicologico. A tutto ciò va aggiunta la prevedibile magistrale interpretazione del protagonista, ma anche di Judy Greer (moglie di Jeff), Cole Allen (che interpreta entrambi i figli di Jeff) e di Frank Langella (padre di Jeff e produttore del programma). Particolare anche la scelta di concentrare il tutto in soli 10 episodi da meno di 30 minuti. A non convincere sono le trame secondarie, che mostrano un mondo dissacrante, privo di valori e aberrante, ma sono per lo più abbozzi che disturbano. Si potrebbe dire che l’unico loro lato positivo è quello di isolare ancora di più la dolente vicenda di Jeff, facendola emergere incontrastata su tutto il resto. E voi? Che ne pensate? Link alle foto: https://next-episode.net/kidding https://nerdist.com/jim-carrey-kidding-first-episode-online-free/
Lucca Comics & Games 2018, Star Comics: annunci manga
Novembre 07
Lucca Comics and Games 2018 è terminato e tutte le case editrici hanno indetto conferenze stampa per comunicare i loro piani editoriali del 2019. Vediamo nello specifico quello della Star Comics:   -I Dipinti Maledetti, di Hachi, farà parte della collana Target, 3 vol. in corso, da Marzo disponibile in tutte le fumetterie, librerie e Amazon;   -My Ancient Sister - Anenarumono, di Pochi Iida, collana Storie di Kappa, 3 vol. in corso, da Marzo disponibile in tutte le fumetterie, librerie ed Amazon;   -Dragon Ball – Vita da Yamcha, di Akira Toriyama, Dragon Garow Lee, collana Wonder, vol. unico, da Aprile disponibile in tutte le fumetterie, librerie ed Amazon;   -Dragon Ball Full Color – La Saga di Freezer, di Akira Toriyama, collana Dragon Ball Full Color, 5 vol. concluso, da Aprile disponibile in tutte le fumetterie, librerie e Amazon;   -Hungry Marie – Harapeko no Marie, di Ryuhei Tamura, collana Action, 4 vol. concluso, da Aprile disponibile nelle fumetterie, librerie e Amazon;   -Fairy Girls, di Hiro Mashima, Boku, collana Zero, 4 vol. concluso, da Aprile disponibile in fumetteria, libreria e Amazon; -Perfect World, di Rie Aruga, collana Amici, 8 vol. in corso, da Aprile disponibile in fumetteria, libreria e Amazon;   -Fairy Tail Side Stories – Fairy Tail Gaiden, di Hiro Mashima, Kyota Shibano, collana Zero, 3 vol. concluso, da Maggio disponibile in fumetteria, libreria e Amazon;   -La Dura Vita della Vice Presidente – Fukukaicho Ganbaru, di Akira Hiromoto, ReDrop, collana Storie di Kappa, vol. unico, da Maggio diponibile in tutte le fumetterie, librerie e Amazon;   -King of Eden, di Takashi Nagasaki, Sangcheol Lee, collana Manhwa, sei volumi concluso, da Maggio disponibile in fumetteria, libreria e Amazon;   - Raisekamika, di Hajime Segawa, collana Storie di Kappa, 3 volumi in corso, da Aprile disponibile in fumetteria, libreria e Amazon;   -Starving Anonymous – Shokuryo Jinrui Starving Anonymous, di Kengo Mizutani, Yu Kuraishi, Kazu Inabe, collana Point Break, 6 vol. in corso, da Maggio disponibile in tutte le fummeterie, librerie e Amazon;   -Tales of the Wedding Rings – Kekkon Yubiwa Monogatari, di Maybe, collana Wonder, 6 vol. in corso, da Maggio disponibile in fummetteria, libreria e Amazon;   -Lo Sfigatto – NekoNaughey, di Q-rais, collana non ancora decisa, volume unico, da Febbraio disponibile in fumetteria, libreria e Amazon;   -Blade of the Demon Slayer – Kimetsu no Yaiba, di Koyoharu Gotoge, collana Big, 12 volumi in corso, da Aprile disponibile in fumetteria, libreria, Amazon;   -To Your Eternity – Fumetsu no Anata He, di Yoshitoki Oima, collana Starlight, 8 volumi in corso, da Aprile disponibile in fumetteria, libreria, Amazon;   -Card Captor Sakura Clear Card, di Clamp, collana Dragon, 5 volumi in corso, da Maggio disponibile in fumetteria, libreria, Amazon;   -Edenszero, di Hiro Mashima, collana Young, 1 volume in corso, da Maggio disponibile in fumetteria, libreria, Amazon;   -Lamù – Nuova Edizione, di Rumiko Takahashi;   Link alla foto: https://www.mangaforever.net/552135/star-comics-presenta-novita-manga-2019        
A star is born: il tiepido debutto di Cooper, l’uragano Gaga
Novembre 05
Se c’è una star a essere nata, di sicuro non è un nuovo regista, ma… una nuova attrice! Bradley Cooper è un attore affascinante, versatile ma, al momento, lungi dall’essere capace di mettersi dietro la telecamera. Il suo debutto come regista non ha rivelato un grande talento, il film è a tratti deludente, privo di empatia, piatto, accademico.   Il suo punto di forza è una protagonista sopra le righe, un personaggio che, dopo parrucche biondo platino e lustrini, cerca di farsi conoscere come artista completo e pieno di talento: una Lady Gaga nuova, acqua e sapone, timida, commovente. Se dopo sei Grammy, tre BRIT, un Golden Globe e un’altra svariata quantità di altri premi musicali (oltre a ben dodici Guiness dei primati!) Lady Gaga ricevesse una candidatura all’Oscar, di certo non ci sarebbe da stupirsene.   La parte riservatale da Cooper è cucita su di lei, come in passato lo era stata per Barbra Streisand. A star is born, infatti, è il terzo remake di un film del ’37, È nata una stella, da cui Frank Pierson aveva tratto un altro film nel ‘76 con la Streisand come protagonista femminile.     Nella versione di Bradley Cooper, il regista e attore protagonista interpreta Jackson Maine, una rockstar incline all’alcolismo e all’abuso di droghe. La prima volta che Jack vede Ally (Lady Gaga), sono in un bar per drag queen, lei canta La vie en rose, lui ne è folgorato e le chiede di continuare la serata insieme. È l’inizio di una storia d’amore piena di momenti drammatici. Jack capisce che Ally è un grande talento e la trascina sul suo palco mostrandola alla folla. Il delirio immediato del pubblico catapulta Ally nel mondo dello show business, quello stesso mondo in cui Jack resiste solo con l’ausilio di alcool e steroidi e in cui insieme cercheranno faticosamente di tener fede ai loro progetti e al loro amore per la musica.   Dopo il boom di incassi dei primi giorni, l’entusiasmo nelle sale ha iniziato pian piano a scemare. Un film e un cast con un bel potenziale avevano seminato grandi aspettative, forse troppe. Tra le poche note positive del film, la colonna sonora scritta a quattro mani da Cooper e Lady Gaga. La cantante, inoltre, ha severamente vietato al suo partner di cantare in playback: tutto ciò che sentirete, quindi, è frutto solo di un anno di lavoro sodo!       link immagini https://mr.comingsoon.it/imgdb/locandine/big/54058.jpg  https://www.google.it/url?sa=i&source=images&cd=&cad=rja&uact=8&ved=2ahUKEwjZ5rrnn77eAhVCLBoKHfBiAKMQjRx6BAgBEAU&url=https%3A%2F%2Fwww.mymovies.it%2Ffilm%2F2018%2Fastarisborn%2F&psig=AOvVaw0yu2Fer4zWOn1851nd3UG8&ust=1541541264461286   
Uomo Tigre: il personaggio più famoso di Keiichiro Kimura
Novembre 01
Il 23 ottobre del 2018 ci ha lasciato Keiichiro Kimura.Una brutta notizia per tutti quelli della mia generazione che, grazie a questo character designer giapponese, possono dire orgogliosamente di essere stati i primi ad apprezzare l'animazione nipponica. Quindi una lacrimuccia da parte del sottoscritto è più che legittima.Gli Anime giapponesi furono trasmessi in Italia verso la fine degli anni settanta, ma diventarono i cartoni, per antonomasia, per tutti i nati negli anni '80. Kimura e Go Nagai sono stati forse i disegnatori più importanti del Sol Levante, ed è grazie alla loro bravura che milioni di ragazzi europei e americani hanno conosciuto e apprezzato la cultura giapponese.In queste illustrazioni non troviamo solo storie di robottoni, mostri, diavoli o extraterresti ma anche vicende di famiglie alle prese con la tipica quotidianità orientale.Infatti grazie a questi disegni possiamo entrare nelle minka o nelle machiya o mangiare assieme ai nostri personaggi preferiti il sukiyaki, l'umeboshi, l'onigiri e tanto altro ancora.   Ma i Manga e gli Anime giapponesi raccontano anche un altro aspetto culturale: la fierezza di un popolo che ricorda ancora Hiroshima, ma sa risollevarsi con sacrificio e forza d'animo.Non a caso questi valori li troviamo sopratutto nell'Uomo Tigre che, durante la vita, riesce a compiere su se stesso una metamorfosi. Originariamente era un puroresu wrestler scorretto e spietato, ma dopo l'incontro con i bambini dell'orfanotrofio, diretto dalla sua vecchia amica Ruriko, si redime e comincia a lottare contro quella stessa Tana delle Tigri che lo aveva fatto diventare un lottatore formidabile, ma senz'anima e senza valori. Grazie agli incassi degli incontri, riuscirà ad aiutare quell'orfanotrofio da cui era fuggito da bambino.Kimura usa l'escamotage degli incontri per insegnare ai ragazzi i veri valori della vita: l'onore, l'altruismo e il rispetto per gli avversari solo per citarne alcuni. Infatti l'Uomo Tigre si comporterà nei suoi match sempre con lealtà, nonostante debba combattere contro lottatori sempre pronti ad infliggergli ogni male possibile.Purtroppo, nell'ultimo incontro, la perdita della maschera di Tigre gli farà dimenticare i principi per cui da tanti anni lottava e farà sì che in lui emerga il vecchio Diavolo Giallo, un diavolo che lo farà lottare senza pietà.Un finale che lascia sconcertati. I valori predicati da Tiger Mask per tutta la serie vengono cancellati in pochi fotogrammi. Il wrestler vince e sconfigge Tana delle Tigri, ma l'uomo Naoto perde perché la rabbia oscura i valori che andava predicando. All'epoca, i bambini italiani certamente non colsero tutti gli aspetti sociali che il cartone intendeva trasmettere. Per loro, il tardo pomeriggio, rappresentava il momento in cui potevano assistere ad un cartone coinvolgente e cantare la sua bella sigla che ancora viene canticchiata.   link alla foto: https://www.cinezapping.com/uomo-tigre-dvd-24-agosto-gazzetta-dello-sport/
Ultima notte di Red Carpet
Ottobre 30
E siamo arrivati ai Red Carpet di chiusura di questa 13° edizione di Festa del Cinema di Roma 2018, tra gli ospiti abbiamo il giovane attore Giulio Berruti che sfila insieme ad altri suoi colleghi per l’anteprima del film di Paolo Virzì “Notti Magiche”. L’attore per l’occasione opta per un completo gessato grigio scuro, (scelta tra l’altro mai errata), che da quel tocco di classe in più. Barba incolta e capello arruffato donano particolarmente a Berruti, gli attribuiscono un’aria quasi da “bad boy”. Ritroviamo anche la meravigliosa attrice Miriam Galanti, che stavolta opta per un abito lungo e svolazzante firmato Kuea. Il sopra del vestito, ricoperto da texture floreale finisce con una una lunga gonna color indaco che perfettamente si abbina con il resto. La Galanti, sempre disponibile e gentile con i fotografi, si presta molto bene all’obiettivo oltre che per la sua innata bellezza anche per la sua carismatica attitude. Anche la showgirl italiana Alessia Fabiani, (che ormai è di casa qui alla Festa del Cinema di Roma), non si fa attendere. Con un abito nero ricco di pizzi e trasparenze qua e là firmato Babylon, tiene testa alla kermesse con quell’aria sempre sorridente ed entusiasta. In chiusura abbiamo una delle protagoniste del cast del film di Paolo Virzì, l’adorabile Irene Vetere, che con il suo abito coloratissimo firmato Fendi e una scarpa molto semplice ma coordinata con l’intero outfit firmata Samuele Failli incanta tutti gli spettatori. Un sorriso invidiabile quello della Vetere, tanto da far impazzire anche i fotografi che cercano in tutti i modi di catturare negli scatti il suo viso così adolescenziale ma che nasconde una maturità insita.         Si chiude così anche questa edizione della passerella cinematografica italiana e straniera. Non ci resta che attendere le star che calcheranno il tappeto rosso il prossimo anno e sperare che il buongusto (e perché no, anche le stranezze) siano sempre al top.  
“Penultimo giorno di Festa”
Ottobre 29
Apre questo nono giorno di Festa del Cinema una inaspettata apparizione: lo stilista e imprenditore italiano Giorgio Armani, che si presenta sul tappeto rosso con il suo solito impeccabile charme e una eleganza degna del re indiscusso della moda italiana. Concede un sorriso ad ogni singolo fotografo, lasciando trasparire un leggero imbarazzo iniziale. Completo nero con cravatta perfettamente abbinata non lasciano spazio a nessun altro pensiero: la signorilità non si compra. A seguire sul Red Carpet troviamo Aurelio De Laurentis (produttore cinematografico e fondatore della Filmauro insieme al padre Luigi) che per la presentazione del suo nuovo film “La grande guerra” decide di indossare per l’occasione un raffinato completo organizzato nel minimo dettaglio: scarpa classica lucida, cravatta nera e la disponibilità che mai deve mancare in situazioni del genere. Anche l’attrice Nathalie Rapti Gomez, si presenta con un look classico ma che mai sarà fuori luogo. Abito nero sopra al ginocchio con un vertiginoso spacco sul seno. Di certo la Gomez, anche grazie al suo viso un po' sbarazzino, ha incantato fotografi e non, mostrando che oltre alla bellezza c’è tanto altro. In conclusione di giornata un’affascinante Lucrezia Lante della Rovere, attrice molto acclamata in italia, che non opta per nessun abito vistoso. La scelta ricade su un pantalone nero a palazzo e una liscia maglia pesante in coordinato con l’intero outfit.                                                                                     Una penultima passerella di Roma Cinema Fest aggraziata, fashion e ricca di grandi ospiti.
Arrivederci Roma
Ottobre 29
  “Il vizio della speranza” film di Edoardo De Angelis, vince il premio del pubblico BNL. Ed è con questa premiazione che l’ edizione numero 13 della kermesse romana volge al termine. 266 proiezioni, 91 pellicole, 30 le nazioni che hanno visto ospitare i propri talenti, fattori che hanno portato la Festa del Cinema di Roma a campeggiare sulle prime pagine dei rotocalchi internazionali. Al di là dei film in concorso, che hanno visto sfilare sul red carpet talenti nostrani e stranieri, molti sono stati gli ospiti internazionali a partire dalle splendide Cailee Spaney e Cate Blanchett che hanno inaugurato le passerelle per passare ad un simpaticissimo e brioso Michael Moore e all’elegantissima Isabelle Huppert, che nel corso delle varie giornate di festa hanno ceduto il posto ad un Martin Scorsese très charmant , ad una favolosa Sigourney Weaver ad un sempre fascinosiissimo Viggo Mortensen. Hanno chiuso i red Carpet i due fantastici interpreti della pellicola su Stanlio e Ollio, gli immensi John C. Reilly e Steve Coogan che con una semplicità disarmante hanno interpretato a favor di macchina fotografica le macchiette delle due icone della storica Hollywood in bianco e nero.   I Oltre alle passeggiate sul red carpet però, questa Festa del Cinema è stata caratterizzata anche da altro, ad esempio Martin Scorsese ha fatto un dono a chi ha avuto la fortuna di esser presente all’ incontro ravvicinato, il noto regista infatti ha tenuto ben due lezioni di cinema della durata di un’ora e cosa si pò desiderare di più se non ricevere qualche dritta da un premio oscar della sua portata?     Sua maestà Sigourney Weaver, che precisiamo, non era alla Festa del Cinema per promuovere un film è stata invece la destinataria oltre che dell’affetto dei fans italiani accorsi per acclamarla, di un  omaggio inaspettato e graditissimo, tanto da essersi commossa. Al suo arrivo di fronte al palco dei fotografi si è ritrovata di fronte niente di meno che i Ghostbusters,i quali tra un baciamano e un inchino hanno passato qualche istante indimenticabile insieme alla loro paladina, la quale, con un’eleganza fuori dal comune si è fatta fare qualche scatto in loro compagnia. C’è stato anche il momento serio però, durante il quale la Weaver ha parlato della mercificazione sessuale così “nomale” che aleggia nell’industria cinematografica e ha plaudito e lodato il movimento #MeeToo, che è riuscito a sovvertire un ordine di cose purtroppo diventato una prassi nell’ambiente cinematografico.     Allegria  e vivacità, hanno caratterizzato la Festa, perchè diciamocelo, non è un festival nel senso più stretto del termine ma una vera e propria celebrazione della settima arte e degli interpreti che ci hanno fatto e ci fanno ancora sognare. Non a caso l’immagine simbolo di questa edizione è stata Peter Sellers che con la sua capacità camaleontica di interpretare qualsiasi ruolo ha rappresentato a pieno ciò che deve essere l’ attore, ovvero caratterizzare talmente tanto un soggetto da trasformarsi da uomo a personaggio. Per giocare in casa invece l’organizzazione della Festa del Cinema ha messo in campo un fuoriclasse. Giuseppe Tornatore, Premio Oscar italiano ha incontrato il pubblico e ha svelato uno dei suoi segreti ovvero: “ Per realizzare un buon film, bisogna conoscere a fondo l’argomento che si tratta. Altrimenti si rischia di avere un film che sulla carta è perfetto ma che poi non funziona…” quindi parola d’ordine è studiare a fondo prima di portare sulle scene un argomento incompleto, un ottimo consiglio dato da chi per portare un film al cinema ci impiega qualche anno di duro lavoro, ma che alla fine vince gli Oscar. Si conclude così la Festa del Cinema di Roma, che ha visto crescere l’interesse da parte del pubblico e della critica, che ha fatto appassionare i neofiti e ha fatto ricredere qualche scettico ma che soprattutto ha fatto rivivere la magia che solo la Capitale sa creare, coniugando il neorealismo pasoliniano e l’innovazione documentaristica, facendo coesistere il sogno Americano a quello Italico, il luogo in cui viene creato, celebrato e festeggiato il Cinema. La Festa rappresenta la devozione,la magnificazione e l’ossequio che questa città sa donare, esaltare ,porgere. Sarà forse per questo motivo che sempre più spesso i mostri sacri decidano di raccontare al mondo le loro storie preferendo girare tra i fasti o la modestia della Città Eterna? Per la galleria completa delle immagini segui la pagina Facebook o il nostro canale Instagram: www.facebook.com/mygenerationweb https://www.instagram.com/instamyg_official/   Immagini a cura di TripperPhotograph
Terrosismo e intrighi governativi: Bodyguard!
Ottobre 29
Bodyguard, guardia del corpo. No, non parleremo della magica love story tra Kevin Costner e Whitney Houston. Non imboccheremo il viale dei ricordi. Qui parliamo della nuova serie targata BBC con protagonista Richard Madden e sbarcata su Netflix lo scorso 24 ottobre. Smessi gli sfortunati panni del primogenito Stark e lasciata Grande Inverno, l’attore scozzese qui interpreta David Budd, veterano dell’esercito e sergente di polizia, incaricato di proteggere il Segretario di Stato inglese, Julia Montague (Keeley Hawes). Oltre al disturbo da stress post-traumatico e alla separazione dalla moglie Vicky (Sophie Rundle), David dovrà fare i conti con la minaccia del terrorismo islamico e gli intrighi governativi, scoprendo che la politica è un campo minato ancor più subdolo di quelli che si trovano in guerra. I temi della serie si dimostrano subito come eterne piaghe della società, di qualsiasi società. La Londra in cui è ambientata la serie potrebbe essere qualsiasi città del mondo. Perciò Bodyguard è un prodotto affascinante, col giusto dosaggio di colpi di scena e suspense, che tiene incollato allo schermo lo spettatore nel desiderio spasmodico di capire la misteriosa situazione, prevedere le mosse, magari anche risolvere il caso. Contribuiscono al successo della serie anche l’ottima interpretazione di tutto il cast e una sceneggiatura che con ottimo tempismo rimescola le carte in tavola, creando stupore e maggiore attrazione in chi guarda. Un thriller politico che deve molto anche alla scelta di concentrare l’azione in soli sei episodi, anche se della durata media di un’ora ciascuno. Il ritmo è serrato, ma non frenetico. Una maratona degli episodi è sicuramente un’ottima scelta. Link alle foto: https://www.ign.com/articles/2018/10/28/netflixs-bodyguard-season-1-review https://www.bbc.co.uk/programmes/b0bls8pr
L'emblema del postmoderno: l'uomo senza legami
Ottobre 28
Oggi c'è domani chissà. Questo è l'emblema della nostra società liquida. Bauman definisce l'uomo della era postmoderna « l'uomo senza legami». Ed è proprio così. Il legame, l'essere veri risulta qualcosa di anacronistico attualmente. Oggi viviamo nel pensiero costante di non voler costruire qualcosa di serio, ma solo relazioni occasionali che non richiedono impegno. Partiamo dal principio. Partire già dall'idea di non voler qualcosa di serio è sbagliato, dato che nella vita non si possono e non si debbano addurre definizioni. Tutti questi meccanismi sono imposti dalla società in cui viviamo, così abile da non farcene accorgere. Così astuta da farci credere che è questa la normalità. È normale non rischiare, non mettere in gioco le proprie emozioni. Mettersi in gioco fa male, quindi si evita di farlo. Come? Imponendosi rapporti “ usa e getta”, tutto e subito. La felicità, la condivisione non vanno ingabbiate in preconcetti standardizzati. Se si è felici con una persona allora è giusto stare con quella persona e quindi non è sano porre dei vincoli solo perché si ha paura di dare loro una qualsiasi forma. Non si da più valore a quello che si dice e che si fa perché è diventato una sorta di processo automatico dove di profondo e sincero c'è ben poco. Dare valore significa dare peso e dare peso oggigiorno non è consono, è sbagliato. Nei rapporti tra le persone manca l'umanità, il cuore , è tutto sfuggente. Si sostituisce una persona come una cosa vecchia dall'oggi al domani. Questo processo può essere ben rappresentato dalla metafora della città di Leonia nelle «Città invisibili» di Calvino. Questa immaginaria città è il simbolo del consumismo moderno in quanto si rinnova ogni giorno e preferisce buttar via piuttosto che riparare. Ecco uno stralcio: « La città di Leonia rifà se stessa tutti i giorni: ogni mattina la popolazione si risveglia tra lenzuola fresche, si lava con saponette appena sgusciate dall’involucro, indossa vestaglie nuove fiammanti, estrae dal più perfezionato frigorifero barattoli di latta ancora intonsi, ascoltando le ultime filastrocche che dall’ultimo modello d’apparecchio.Sui marciapiedi, avviluppati in tersi sacchi di plastica, i resti di Leonia d’ieri aspettano il carro dello spazzaturaio. Non solo i tubi di dentifricio schiacciati, lampadine fulminate, giornali, contenitori, materiali d’imballaggio, ma anche scaldabagni, enciclopedie, pianoforti, servizi di porcellana: più che dalle cose di ogni giorno vengono fabbricate vendute comprate, l’opulenza di Leonia si misura dalle cose che ogni giorno vengono buttate via per far posto alle nuove. Tanto che ci si chiede se la vera passione di Leonia sia davvero come dicono il godere delle cose nuove e diverse, o non piuttosto l’espellere, l’allontanare da sé, il mondarsi d’una ricorrente impurità. Certo è che gli spazzaturai sono accolti come angeli, e il loro compito di rimuovere i resti dell’esistenza di ieri è circondato d’un rispetto silenzioso, come un rito che ispira devozione, o forse solo perché una volta buttata via la roba nessuno vuole più averci da pensare.» Queste parole risultano attualissime ed è bene rifletterci su. Quante volte lasciamo andare via una persona, preferendo qualcosa di nuovo, proprio come un oggetto, più facile da ottenere? Quante volte per omologarci a ciò che passa in tv non mostriamo i nostri sentimenti e ci rinchiudiamo in stupidi meccanismi social? La nostra generazione vive quotidianamente questo tipo di rapporti e riprendendo Bauman: «La relazione è dunque il terreno contemporaneo della più grande ambivalenza: deve essere leggera e flessibile per potersi rompere facilmente e dare la possibilità all’individuo contemporaneo di ricostituirsi, ritessersi, mantenendo intatta tutta la potenzialità relazionale di ognuno. In questo modo, ognuno è molto più solo che in passato, ma libero molto più che in passato di tentare forme e sistemi per uscire da questa solitudine.»  
Il diavolo è tornato: Daredevil, terza stagione!
Ottobre 26
[SPOILER ALERT] Circa una settimana fa, Netflix rendeva disponibile la terza stagione di Daredevil. Il diavolo di Hell’s Kitchen torna con 13 puntate in cui deve fare i conti con se stesso e con la nemesi per eccellenza, Wilson Fisk. Fisk (Vincent D’Onofrio) esce di prigione, si guadagna la protezione dell’FBI e inizia la sua scalata per prendersi la città. Sottile, astuto e meschino, Fisk è sempre cinque passi avanti. Matt (Charlie Cox) – sopravvissuto al finale choc dei Defenders, come dimostrava la sola esistenza di una terza stagione della sua serie – dovrà lottare contro il tempo, contro il suo corpo ferito e stanco, contro la confusione circa la sua identità. L’impresa è delle più ardue. Il nemico è scaltro e pericoloso. Minaccia le persone più amate da Matt. Le istituzioni non sono esenti da corruzione. Di chi fidarsi? Quando Fisk sembra prevedere ogni mossa e sfruttarla a suo vantaggio, dove trovare la forza di non arrendersi e la giusta concentrazione per ritentare? Ma non ci sono solo Matt e Fisk, anzi. Lo scontro tra i due è destinato a farsi aspettare fino alle ultimisse puntate. Gli altri episodi ci permettono di conoscere meglio gli altri personaggi, Foggy (Elden Helson) e Karen (Deborah Ann Woll) in primis, ma anche le new entry come gli agenti Ray Nadeem (Jay Ali) e Ben Pointdexter (Wilson Bethel), tanto interessanti quanto diametralmente opposti. Un plauso va anche ai dialoghi, che, insieme alla fotografia, rendono alla perfezione ciò che provano i personaggi, dalla frustrazione alla paura, dalla rabbia all’amarezza. Tuttavia bisogna ammettere che forse gli episodi sono troppi. Vi sono infatti alcune scene molte lente, alcuni momenti morti. La serie, però, si fa perdonare con la strabiliante scena del quarto episodio, Blindsided, che costituisce un unico e solo piano sequenza della durata di ben 10 minuti e 43 secondi!! Anche nelle due precedenti stagioni vi erano state rispettivamente due scene girate come piano sequenza – 3 minuti per la prima stagione, 5 per la seconda – ma ora hanno voluto proprio strafare! È il risultato è un qualcosa di meraviglioso: si tratta di una scena in prigione e tutta di fila, senza alcun montaggio in postproduzione, come si può vedere anche dalla notevole luminosità – mentre di solito scene simili presentano molte ombre. Ci sono volute circa 12 ore per girare alla perfezione le scena, preparata a lungo grazie anche alla collaborazione degli stuntmen, i quali hanno fornito utilissimi suggerimenti per impedire che la sostituzione di Cox con la sua controfigura risultasse evidente. Il finale aperto della stagione, però, non impedisce di temere per la sorte della serie. L’ombra della cancellazione incombe. Lo stesso showrunner, Erik Oleson, viste le improvvise cancellazioni di Iron Fist e Luke Cage, non può che sperare che il grande successo ottenuto da questa terza stagione fermi la ghigliottina. Link alle foto: https://serial.everyeye.it/articoli/recensione-daredevil-della-terza-stagione-41304.html https://www.gqitalia.it/show/tv/2018/10/19/daredevil-3-netflix-intervista-charlie-cox/ https://www.nerdevil.it/2018/10/24/daredevil-stagione-3-recensione/ https://www.comingsoon.net/tv/features/999427-daredevil-season-3-episode-6-recap

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