Rufus, Anna e gli altri

Giovedì, 13 Novembre 2014 00:00
  

Selezione Naturale: i meglio attrezzati sopravvivono a discapito degli altri. In natura funziona così, ma è possibile applicare tale modello ad ambiti differenti, come i videogames?

 

Che alcune tipologie di giochi siano sparite quasi del tutto non è un mistero: nel mondo del 3D che senso avrebbe un platform 2D stile Anni '90? La stessa cosa si potrebbe dire dei Punta-e-Clicca: magari avevano una ragione di esistere eoni fa, prima che il mercato fosse inondato di titoli che fondevano la componente action/esplorativa col riddle solving tipico proprio dei PeC. La domanda ora è: parliamo dunque di un filone morto o moribondo che sopravvive solo nei vari Escape From?

 

La risposta è no.

 

Au contraire, il genere produce dei veri e propri capolavori, titoli di rara bellezza che tuttavia passano spesso inosservati, nell'era dei Call of Duty e dei FIFA Π/2. Questo articolo, che nasce in seguito ad una conversazione tra amici, si propone appunto di mostrare la verve di cui godono ancora i PeC, soprattutto nel meraviglioso universo degli Indie Games.

 

Parleremo di titoli talmente belli (e usciti dopo il 2009, giusto per dare un minimo di collocazione temporale) da rendere ancora più problematico il confine tra arte ed esperienza videoludica, come Dear Esther, che più che un gioco è una forma ibrida di narrazione. Muovendosi all'interno di un'isola deserta, il protagonista svelerà di volta in volta, attraverso una serie di frammenti – come nella migliore tradizione modernista – tutti i dettagli di un'intricata narrazione. Niente enigmi da risolvere, ma stupende ambientazioni e una ghost story tutta da scoprire.

 

 

 

Naturalmente la trama in questi giochi ha un'importanza fondamentale, ed è normale che vi si dedichi grande attenzione, cercando di tenere il fruitore incollato al monitor, come accade in Resonance, un thriller fantascientifico in cui la verità sulla morte di uno scienziato viene mostrata dai punti di vista dei quattro diversi personaggi giocabili (e liberamente interscambiabili), la cui interazione si rivelerà fondamentale per la risoluzione di molti dei puzzles. La stessa impostazione sci-fi si ritrova nel bellissimo Gemini Rue: in un XXIII secolo davvero noir le vicende di due individui diversissimi tra loro saranno fondamentali per il destino dell'intera galassia.

 

PEC Gemini Rue

 

Un gioco di matrice più classica è The Samaritan Paradox, dalla pregevole ambientazione retro (Svezia, Anni '80) e dalla storia interessante a metà strada tra il realistico e il fantastico. Su questo stile di gioco si inserisce anche Primordia, degno di nota per la profondità dei temi trattati e le implicazioni filosofiche, oltre che per il bellissimo stile grafico. Altrettanto curato dal punto di vista dei disegni è Broken Age, di Tim Schafer (Day of the Tentacle e Grim Fandango vi dicono niente?), prodotto tramite crowdfunding e dotato di una storia veramente intrigante e poetica.

 

PEC Broken Age

 

Lo spazio a disposizione si esaurisce velocemente, quindi prima dei Top 4, una veloce carrellata su alcuni titoli degni di nota: il cupo e difficile Amnesia: The Dark Descent, il particolarissimo Donna: Avenger of Blood il cui personaggio principale è... una donna nuda,

 

PEC Donna Avenger of Blood

 

e parlando di comeback, Jane Jensen (della serie Gabriel Knight) ritorna con l'intrigante Moebius: Empire Rising.

 

E veniamo ai preferiti del sottoscritto: al quarto posto The Sea Will Claim Everything, una vera e propria gioia per gli occhi, a metà tra un videogioco e un libro illustrato per bimbi.

 

PEC The Sea will claim everything

 

Al terzo, la delicata bellezza di Botanicula, in cui cinque minuscoli esserini si battono contro un'invasione di parassiti: il gioco è forse un po' facile, ma l'esperienza è indimenticabile.

 

PEC Botanicula

 

Il secondo gradino del podio è occupato da Anna, un prodotto ambivalente: da un lato l'impostazione piuttosto classica, dall'altro la completa irrazionalità e illogicità. L'ambientazione cupa e paurosa è lontana anni luce dai due titoli precedenti, e contribuisce a creare un palpabile senso di tensione e angoscia specialmente nell'ultima sezione del gioco, accentuata dalla visuale in prima persona.

 

PEC Anna

 

Al primo posto mi sono permesso di piazzare un titolo che magari non ha la profondità di Dear Esther o Primordia, né le atmosfere di Anna, né la realizzazione grafica di Broken Age. E allora? Semplicemente Deponia

 

PEC Deponia

 

mi ha catturato come non mi capitava dai tempi di Discworld o Broken Sword, con una grafica fumettosa, un umorismo bislacco e demenziale e un protagonista che potrebbe essere il Guybrush Threepwood del nuovo millennio: Rufus.

 

PEC Rufus

 

Egli non sogna che abbandonare la città discarica di Deponia, e non si fermerà davanti a nulla pur di raggiungere il suo scopo. La descrizione originale recita:«There is lot to say about Rufus, but not much of it positive. [...] He is a magnet for catastrophe. The nicest thing you could say about him is that he does not intend to harm anybody, but this is only because he does not care about anyone but himself.» La personalità di Rufus e la bizzarria dell'intera opera si riflettono anche negli enigmi, che spesso richiedono una certa quantità di fantasia e una propensione per il "pensare fuori dagli schemi".

 

Chiudiamo con una nota: quest'articolo non è una classifica, solo una breve panoramica su un argomento tanto vasto da poterci fare una tesi di laurea, e non ha nessuna pretesa di essere esaustivo o che altro; si basa inoltre su criteri strettamente personali e come tali non oggettivi. Per questa ragione, non avrebbe alcun senso indignarsi davanti all'inclusione/esclusione del titolo X o Y; al massimo suggeriteci prodotto, e state sicuri che la Nerdzone sarà felice di provarlo!

Ultima modifica il Mercoledì, 12 Novembre 2014 15:50
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Gabriele Basile

I don't believe in many things, but I do believe in duct tape.

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