Videogiochi

Videogiochi (103)

Chi si è avvicinato al mondo dei videogiochi con gli occhi sognanti di un bambino sa certamente che la sua passione, a stento tollerata quando era infante, adesso gli comporta esclusivamente critiche e sbeffeggiamenti. “I giochini sul computer ti fanno male agli occhi, ti spengono il cervello, leggiti un libro piuttosto!” è il cavallo di battaglia dei genitori e di chiunque associ la parola “tecnologia” a “stregoneria”. Non sono pochi. In quanto videogiocatore, la cosa mi ha sempre infastidito e negli anni passati, a sentire queste critiche ho elaborato una mia “vendetta”, una risposta così radicale da suonare quasi blasfema alla pronuncia: i videogiochi sono come i libri. Panico, gente che dà in escandescenza per l'incredulità, svenimenti. Ma in realtà è semplice, basta ragionarci: cosa ci fa piacere un buon libro? Una bella storia, per esempio, con personaggi e dialoghi ben strutturati, capaci di rimanere impressi nella mente. Più nello specifico? Esplorare un mondo nuovo con gli occhi di un’altra persona, immergerci in una realtà che mai avremmo immaginato e vivere vite che non avremmo mai vissuto. Non vi sembra che ci sia qualche punto in comune? È più interattivo, più impegnativo talvolta, ma non è forse lo stesso mondo? Sono storie, le stesse storie che ieri incantavano i nostri genitori e che oggi incantano noi. Ci sono solo un po’ di pixel.

Marco Accordi Rickards, giornalista del settore videoludico e fondatore del Vigamus, museo permanente del videogioco, qual'è stato il tuo percorso?

È una bella storia, iniziata nel modo più strano. Sin da bambino ho infatti amato i videogiochi, e una volta studente di giurisprudenza mi sono trovato ri-catapultato in questo ambiente. Durante il praticantato facevo dei lavoretto per una piccola casa editrice romana traducendo articoli inglesi di videogiochi e fumetti: questa prova andò così bene che ricevetti una telefonata in cui mi si proponeva un posto da redattore fulltime per due riviste di prossima uscita legate alla Playstation 2, e ai Pokémon. Mi buttai così nel mondo del giornalismo, così diverso dal mio, in uno di quei momenti alla Sliding Doors: ho letteralmente lasciato tutto e dopo pochi giorni ero in redazione a scrivere sulle stesse riviste di videogiochi che avevo letto per tutta la vita. Sono passati 17 anni e non mi sono mai pentito di questa scelta. Oggi continuo a fare il giornalista, dirigo GamesVillage.it e riviste come Retrogame Magazine e PSM, e, col passare del tempo, ho iniziato a interessarmi al lato culturale del videogioco. Insegno infatti in due università: la Link Campus University e l'Università Tor Vergata; poi, nel 2012 è nato Vigamus di cui sono fondatore e direttore.

 

Vigamus 1


Come nasce l'intuizione di creare un museo del videogioco?

Non credo sia stata un'intuizione. Il museo mancava, e va benché ci avessero pensato in molti, la difficoltà era quello di realizzarlo. L' idea è nata nel 2008, ma abbiamo aperto ad ottobre 2012, dopo 4 anni a risolvere problemi economici, burocratici, culturali, di percorso, di collezione, di organizzazione, di know-how. Francamente, chi è che sa come si crea da zero un museo? Io l'ho imparato giorno per giorno assieme ai miei collaboratori, e, con grandi lotte e sacrifici, l'abbiamo reso un museo riconosciuto, ufficiale, unico nel suo genere in Italia e secondo in Europa dopo Berlino. Siamo entrati nell'ICOM ( International Council of Museums) e assieme ad altri due promotori abbiamo costituito EFGAMP, la federazione europea che intende preservare la storia del videogioco come bene artistico,culturale e digitale. Ci battiamo per la sua valorizzazione e la sua specificità umanistica, al di là dell'evoluzione come piattaforma informatica. Questo perché a noi interessa l'autore che inventa e crea piuttosto che la base informatica.

 

Vigamus 2


Come nasce Vigamus Academy ovvero l'Università del Videogioco? Quali sono gli obiettivi del suo percorso formativo? Vigamus Academy è il nostro progetto più ambizioso: fare alta formazione nel campo dei videogiochi. Ho insegnato in diverse università , allo IULM a Milano, allo IED e all' Accademia di Belle Arti a Roma, e ancora adesso insegno alla facoltà di lettere di Tor Vergata. Da queste esperienze ho maturato la voglia di creare un percorso più organico sul videogioco con valore di laurea, cosa che, del resto, all'estero già c'è. Una volta trovato il partner giusto, Link Campus University, abbiamo strutturato un programma di laurea triennale che sta per diventare magistrale, per formare ragazzi e dotarli di un titolo a tutti gli effetti e di un curriculum declinato sui videogiochi. Una parte di corso esplora tutti i terreni tipici di business, marketing e comunicazione mentre l'altra è più legata allo sviluppo, al design, all'utilizzo di strumenti come Unity e Real Engine per il game development e l'art direction, senza dimenticare aspetti come la localizzazione. In autunno avremo i primi laureati, alcuni dei quali hanno già trovato lavori importanti: uno studente è stato infatti assunto da CD Projekt Red, gli autori di The Witcher, forse il gioco di ruolo più bello mai realizzato.

 

Vigamus 3

 

Continua...

Enorme gaffe quella di ANSA e a seguire di tutte le testate giornalistiche che danno per morto il papà di Pac-Man.


Infatti il deceduto non è Tohru Iwatani, ovvero l'unico vero creatore della pallina mangiatutto, ma Masaya Nakamura, colui che nel 1955 fondò la Namco (conosciuta oggi come Bandai Namco). Imprenditore 91enne, l'unico apporto che diede al gioco, oltre ai fondi per la prima pubblicazione nel 1980, fu quello di cambiare il nome da Pakkuman, ("Uomo che mastica", in occidente Puck-Man) in Pac-Man, per evitare che il nome venisse storpiato in Fuck-Man.


Pac-Man 1


Oltre al madornale errore di attribuzione, l' ANSA, ha sbagliato a trascrivere il nome della Società che da Namco, si è trasformata in Nemco (corretto poi nelle scorse ore).


Gli internauti, sono stati i primi a render noto l'errore, commentando anche in maniera simpatica:


Pac-Man 2

 

Pac-Man 3


Una cosa è sicura, ai fan stamattina è preso un colpo! Certo, approfondendo si saranno rasserenati, ma... chissà come avrà reagito Tohru?


Probabilmente una grattatina se la sarà concessa...


Pac-Man 4

Nell'articolo precedente (che trovate facendo clic qui) vi ho parlato del programma di allenamenti ideato da Netflix. Il colosso dello streaming però sembra non volersi fermare qui nel suo processo di differenziazione dell'offerta: oltre alle serie tv e agli allenamenti, ora propone anche Flix Arcade, un videogame! Sì, ora Netflix fa anche i videogame. Immagino che uno di questi giorni Netflix farà anche il caffè o aprirà dai ristoranti in tutto il mondo.

 

Ma di che si tratta? Flix Arcade Appartiene alla categoria dei cosiddetti "endless run", ovvero uno di quei giochi (il più famoso dei quali è probabilmente lo scaricatissimo Temple Run) in cui il personaggio da noi interpretato corre senza sosta mentre raccoglie monete o altro, uccide nemici, salta ostacoli e compie missioni.


L'originalità sta nel fatto che il personaggio in questione va scelto da noi tra i protagonisti delle serie tv di Netflix!

 

Flix Arcade - il videogame di Netflix 02

 

Possiamo quindi saltare in sella alla bici di Mike di Stranger Things oppure immaginare di essere in fuga come Pablo Escobar di Narcos e ancora metterci negli arancioni panni di Piper di Orange is the New Black oppure prendere le sembianze di Marco Polo (della omonima serie).

 

Per giocare basta premere la barra spaziatrice, dopo aver cliccato qui (https://flixarcade.netflix.io/) Buon divertimento!

È di circa un mese fa, ovvero del 3 dicembre 2016 la notizia di un sequel del videogioco horror-survivor più bello di sempre: a distanza di 4 anni dall'uscita di The Last of Us in Giappone nel lontano giugno 2013, è stato reso noto l'avvenimento che tutti i gamer aspettavano. All'evento Sony PlayStation Experience 2016 è stata annunciata da parte di Naughty Dog la tanto attesa uscita di The Last of Us Part II.


Probabilmente il titolo più venduto al mondo, il videogioco per piattaforma PS4, che anche stavolta vedrà i protagonisti nei panni di Joel ed Ellie, uscirà probabilmente nel 2018. Ma attenzione, non si tratta del capitolo 2 ma del completamento della prima storia. Probabilmente la scelta di inserire " PART II " nel titolo presagisce l'idea che si voglia brandizzare o crearne almeno una trilogia.


Nel link il Teaser Trailer Ufficiale del gioco:


https://www.youtube.com/watch?v=XlGhXNLN7G8


Nei 4 minuti di presentazione, il video si apre con una ripresa del bosco, sottofondo: silenzio assoluto. Già così nella prima manciata di secondi lo scenario è abbastanza inquietante. Macchine arrugginite, case abbandonate e un segnale stradale col simbolo delle luci, l'ansia cresce, ci si aspetta l'arrivo di un clicker da un momento all'altro. Dal bosco si passa al dettaglio di una mano tremolante e insanguinata, ma chi è appassionato di The Last of Us quella mano la riconosce subito. Ci si aspetterebbe un attacco, una scena di guerriglia, e invece la nostra Ellie accorda una chitarra e comincia a intonare una canzone. Dettaglio su un'altra mano insanguinata, (un po' più morta stavolta) ed ecco che camminando su un pavimento rosso e lucido, (no non è marmo) ... arriva impugnando una pistola lui, il re del nuovo mondo: Joel. Dopo aver dato una rapida occhiata in giro, e aver constatato che Ellie si è difesa molto bene le chiede: «What are you doing, kiddo? You think they gonna go throught this?» – Ellie risponde: «I'm gonna find and I'm gonna kill. Every. Less. One of them». Pochissime parole tra i due, che però fanno percepire la nuova natura della ragazza. Non è più l'adolescente spaventata e "dipendente" da Joel, è piuttosto una giovane donna (19enne ormai ) consapevole della propria condizione e che lotta con le unghie e i denti. Sembra quasi non aver più bisogno del suo salvatore, diventato ormai una figura paterna (almeno per come la vede lui), vuoi la condivisione delle esperienze, vuoi la lotta alla sopravvivenza, la fuga o più semplicemente i sensi di colpa; il distacco lo si percepisce chiaramente dallo sguardo cinico e gelido che Ellie gli rivolge durante il dialogo. Tutto ciò ci fa intendere che in Part II, la vera indiscussa protagonista sarà lei.


The Last of Us Part II


La nuova avventura di The Last of Us è ambientata 5 anni dopo la fuga dal Laboratorio delle Luci. Il creative director Neil Druckmann ha precisato che sarà presente un elemento caratterizzante nella narrazione ovvero : L' ODIO, a differenza del primo gioco dove era l'amore che si sviluppava e cresceva tra i due protagonisti, portando Joel a decidere di diventare il padre di quella piccola ragazzina spaventata. Inutile parlare della grafica che è a dir poco eccelsa, il gioco girerà sullo stesso motore grafico del primo capitolo ideato da Naughty Dog opportunamente aggiornato, e, come anticipa Shaun Escayg:«Il gioco vanta l'introduzione di diversi miglioramenti tecnologici, ed è straordinario.»


The Last of Us Part II b


Dopo aver visto il trailer, non c'è molto altro da dire, però se l'attesa è troppo snervante, sappiate che esiste una web serie ispirata a The Last of us, dal titolo What Remains ed è ambientata circa dieci anni prima del videogioco, così, mentre aspettiamo...

Fra poco più di due settimane sarà Natale ed ecco che ricomincia la corsa ai regali, ma come destreggiarsi nella svariata moltitudine dell’offerta commerciale, soprattutto se il pensiero deve essere fatto ad un amante dela tecnologia? Nel caso il soggetto prediliga i videogiochi, ecco una guida che vi farà sicuramente fare un figurone.

 

  1. Battlefield 1 

Dalla definizione molto più che realistica alla storia coinvolgente, ecco che Battlefield si rivela essere uno dei giochi sicuramente più apprezzati di questa stagione. Un suggerimento: sparate a tutto ciò che si muove.

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  1. Final Fantasy XV

Quindicesimo capitolo della saga, vi terrà incollati allo schermo per ore, tanto che quando finirete il gioco probabilmente le festività saranno teminate e sarà diventato, quasi per magia, il momento di lanciare coriandoli. Spoilerino piccolo piccolo: c’è un nuovo personaggio: NOCTIS.

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  1. FIFA 17

Immancabile, come sempre, il gioco di calcio più famoso al mondo, la grafica è ancora migliorata, tanto da dare l’idea di guardare una vera partita di calcio. La novità di Fifa 17? La modalità 'Viaggio', ovvero la possibilità di vivere la vita di un giocatore assieme a lui. Interessante, no?

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  1. The Last Guardian

Siete decisamente dei tipi più sentimentali? Bene, il gioco che fa per voi è The Last Guardian, le vicende di un ragazzo e del suo grifone (sì, avete capito bene, un grifone) in fuga. Particolarità di questo gioco che vede la luce dopo oltre dieci anni di progettazione, su piattaforma PS, è il racconto del rapporto squisito tra il giovane e il suo “animaletto”.

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  1. Uncharted 4 - A Thief’s End

Non è Natale senza Nathan Drake? Per gli appassionati delle avventure archeolgiche dell’affascinante ladro, un pò Indiana Jones un pò Tomb Raider, non può mancare sotto l’albero il quarto capitolo di questo spettacolare videogioco, che vanta tra le ambientazioni, oltre al Madagascar e la Scozia, qualche peripezia anche sulla splendida costiera Amalfitana.

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  1. Dead Rising 4

La pausa festiva di The Walking Dead è straziante? Niente paura, con questo videogioco potete consolarvi in attesa dei prossimi episodi. Obiettivo principale: sterminare tutti gli zombie che incontrerete sul vostro cammino con qualunque arma a disposizione, dalla forchetta al sacchetto di patatine.

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  1. The Witness

Amanti delle Escape Room, i giochi sparatutto e picchiaduro non fanno per voi? Ecco l’offerta videoludica dedicata a chi, come arma, preferisce il cervello al lanciafiamme. Ambientato su un’ isola deserta, dovrete fare i conti con complicati rompicapo per raccapezzarvi in quello che succede intorno a voi. Attenzione: dite addio alla vita sociale.

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  1. OverWatch

Se la vostra passione è il Multiplayer, allora il gioco adatto è solamente uno: OverWatch, concepito e ideato per essere giocato esclusivamente online. Ambientazione futuristica, tantissimi personaggi e, ovviamente, milioni di alleati, (o nemici) sparsi per il mondo.

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  1. Street Fighter V

Le riunioni familiari, si sa, a volte possono essere molto pesanti da digerire e, assieme al cenone, possono diventare una bomba ad orologeria. Se a metà cenone, insieme all’antipasto, sentite salire una furia omicida, piuttosto che prendervela con la zia molesta all’ennesimo: “ Ma quando ti laurei? Hai trovato un/a fidanzato/a, cercati un lavoro", potete sempre sfogarvi col gioco picchiaduro più famoso di sempre che quest'anno si presenta con un nuovo capitolo e ben 16 personaggi da far menare tra loro, piuttosto che rischiare la cancellazione dallo stato di famiglia.

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  1. Hitman

Picchiare duro non è bastato? Sentite che c’è ancora qualche istinto capace di teletrasportarvi dal salotto alla casa circondariale più vicina? Niente paura, in vostro soccorso accorre Hitman, il nuovo episodio, che vi trasformerà in un terribile quanto elegantissimo assassino, il cui compito sarà eliminare uno ad uno i soggetti indicati man mano che si procede con la storia. E, forse, la zia tanto molesta, riuscirà a fare il brindisi di Capodanno.

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Ci risiamo.

 

Appena un gioco/programma/applicazione/ristorante/modo di vestire ha successo, spuntano i moralizzatori e gli haters, pronti a metterci in guardia sui pericoli o la malvagità intrinseca dell'ultima novità.

 

"Peras imposuit Iuppiter nobis duas: - scrisse Fedro - propriis repletam vitiis post tergum dedit, alienis ante pectus suspendit gravem." Il che testimonia come un simile comportamento sia vecchio come il mondo (almeno quello classico!), tuttavia devo scrivere ancora il mio articolo di luglio e quale argomento migliore, visto che gli Europei sono finiti da un pezzo ormai?

 

«Allons-y!» come direbbe il Dottore e cerchiamo di capire le argomentazioni di chi odia Pokémon Go (ma come si possono mai odiare Bulbasaur, Charmander, Squirtle  e gli altri?).

 

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1) «È pericoloso: stando col naso nel cellulare vi farete male.» Vero, io stesso la prima sera ho colpito questo affare,

 

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ma i fautori di questa argomentazione sembrano dimenticare che i più giovani stanno comunque col naso nel cellulare tra social networks, messaggistica istantanea, e-books (ceeeeeeeeeeeeeeeeeeeeerto) e altri giochini. Certo, PG richiede - in teoria - maggiore attenzione e quindi il rischio aumenta, ma l'antidoto è il semplice buonsenso: prestare attenzione e giocare responsabilmente. Come per gli alcolici, o le macchinette da bar contro le quali non ho riscontrato lo stesso astio.

 

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2) «È una fesseria.» Opinione non fatto. Ma ragioniamo per assurdo un attimo e accettiamola come tale. Per me i reality sono una fesseria, i talent sono una fesseria e soprattutto gli scooteroni sono una fesseria ma non ricordo costantemente a chi la pensa diversamente che coi soldi di un Tmax si compra una Nightster, o che le emozioni del cambio manuale e del rombo di una Harley sono inimitabili. Al limite inforco la moto e scelgo una strada tutta curve per fare qualche bella scalata come piace a me, senza, ripeto, senza deridere o rompere le scatole a chi non la pensa così. È tanto chiedere il medesimo trattamento?

 

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3) «È nocivo e antisociale: sempre a pensare a quei così mostriciattoli invece di vivere la vita.» Rispondere a questa è fin troppo facile che quasi quasi chiedo a uno dei gatti di farlo per me. Se prima i videogiocatori più incalliti non vedevano la luce del sole per giorni (è capitato anche al sttoscritto, l'ultima volta con Ocarina of Time), gli utenti di PG devono camminare e camminare e camminare. Ad esempio, alcune uova, per schiudersi, richiedono al player di percorrere anche 10km! Certo, non vanno fatti tutti assieme, ma comunque spingono i ragazzi a usare le loro gambe, dal momento il gioco non tiene conto degli spostamenti fatti al di sopra di una certa velocità (auto, moto, bus, cammello, zampalunga, ecc...) Per quanto riguarda l'essere antisociale, date uno sguardo alle palestre (dove i giocatori si riuniscono) e ditemi se non si fraternizza. Come dite? Socializzare con i Pokémon è una fesseria? Tornate al punto 2. Senza passare dal «Via!» e senza ritirare le 20.000 Lire.

 

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4) «È un gioco stupido: i veri capolavori sono altri.» Solo un pazzo potrebbe affermare che PG sia dotato dello stesso spessore o profondità di Heavy Rain o Dear Esther o The Last of Us (tanto per dirne tre che lasciano Hideo Kojima fuori dall'equazione), ma vi invito a fare un salto indietro tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo. Le innovazioni tecnologiche come la radio, il telefono, il grammofono, la fotografia o la radiografia mettevano l'accento sui limiti dei nostri sensi, aprendo contemporaneamente la strada a nuovi modi per percepire ed interpretare la realtà; una delle correnti che più trasse ispirazione da una simile condizione fu il Modernismo (per approfondire date uno sguardo a The Senses of Modernism. Technology, Perception and Aesthetics di Sara Danius), che diede vita ad alcuni dei maggiori prodotti culturali della storia dell'umanità. Ora, del legame tra Modernismo (e Postmodernismo!) e videogiochi se ne è già discusso, quello che mi preme sottolineare qui è che anche PG apre la strada a nuove contaminazioni tra videogioco, realtà e realtà aumentata. Se consideriamo inoltre che PG sta a questa nuova generazione di prodotti come PONG sta ai videogiochi tradizionali, non c'è bisogno di essere un genio per capire che le possibilità di fruttuose contaminazioni estetiche sono virtualmente illimitate. Certo l'hater medio non ci arriverà, ma pazienza...

 

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5) «È una forma di controllo di Google e della CIA: sanno tutto su di te tramite le immagini della tua fotocamera!» Permettetemi di citare Homer Simpson per rispondere a quest'ultimo punto:«I am not going to dignify that with an answer.»

 

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Gotta catch 'em all!

 

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P.S.: Se non sapete cos'è uno Zampalunga (o Tallstrider in Inglese), eccolo qui:

 

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M*t*e*f*c*i*g Easter Eggs!

Maggio 19

In occasione dell'ultima Pasqua, la NedZone decise di scrivere un articolo sugli "Easter Eggs", e la sottoscritta scelse di trattare del film Deadpool, una vera e propria miniera di... uova d'oro! Ma abbiamo deciso di allargare la nostra indagine anche al videogioco, ed anche in questo caso il menù si presenta ricco:


Proprio all'inizio del gioco Deadpool parla con se stesso, non nel senso che porta avanti un discorso interiore, ma proprio con se stesso, infatti lo si vede mentre fa una telefonata a Nolan North ovvero il doppiatore ufficiale dell'antieroe dalla tutina rossa.

 

 

 

Poi, nel capitolo 3 la grafica cambia e il player viene catapultato in un gioco a scorrimento verticale a 8 bit, in omaggio al retrogaming.

 

 

 

In seguito, il player si imbatterà in uno scrigno apparentemente antico e dopo aver fatto i salti mortali per averlo, scoprirà che all'interno c'è... NIENTE! Almeno sarà circondato da una pioggia di animazioni JRPG e, ulteriore consolazione, si guadagnerà l'upgrade per il teletrasporto.

 

 

 

Nel capitolo 5, il player all'inseguimento di Blockbuster, si ritroverà ad una festa in piscina. L'occhio attento che non si farà distrarre dal Ciuchino al centro della scena, noterà alcuni X-Men: Gambit intento a dimostrare il proprio talento musicale alle tastiere, Domino intenta a ballare, Psylocke e Vertigo a mollo in piscina. Una cosa è sicura, gli X-Men sono festaioli.

 

 

 

Quando Deadpool arriva nelle fogne si vede in un angolo il cartone di una pizza infilzato da un pugnale Sai, non vi viene in mente nessuno nessuno? KAWABOONGA!!!

 

 

 

L'Ultimo Easter Egg di questa carrellata riguarda Deadpool intento a scrivere e postare fotografie su un social network, (oltre che a scene tagliate) però attenzione in particolare questo presenta molti SPOILER... Uomo avvisato....

 

 

Immaginate un apocalisse senza zombie, una calamità dove tutto quello che c'è di male non sono i mostri, ma le persone come noi. Immaginate una squadra di agenti che deve ripristinare l'ordine a Manhattan, ricostruire rifugi sicuri e recuperare tecnologie estremamente pericolose. Immaginate una Zona Oscura, dove le persone rischiano la vita e persino gli agenti più insospettabili diventano traditori. Di chi ci si può fidare, se non dei propri compagni?

 

Si perché The Division promette un'esperienza multi giocatore proprio di questo tipo: quattro amici, che condividono gioco e console, pronti a darsi una mano e a dividersi in classi pur di portare a casa la pellaccia. E anche un po' di loot. L'idea di Ubisoft si rivela ancora una volta puntata sul creare squadre, gruppi di gioco, ma questa volta apprende una lezione da alcuni illustri concorrenti: i legami umani. Avere una squadra di amici con cui giocare, e che quindi sai che non ti tradiranno mai, è entusiasmante, ma immaginate la sensazione che si può provare nel costruirsi un gruppo del genere giorno dopo giorno mentre giochiamo e saliamo di livello. Parlare in chat vocale con i nostri compagni appena conosciuti cercando di capire se vogliono tradirci o se giocano pulito, nella speranza che non diventino Rogue Agents proprio durante la spartizione del bottino.

 

Dal punto di vista tecnico, il gioco si annuncia impressionante: pur essendo stato "ridimensionato" parecchie volte, si dice che comunque la Manhattan da riconquistare sarà sterminata e le opzioni moltissime. La meccanica sparatutto in terza persona si fonde ad uno stile "gioco di ruolo" eccezionalmente valido e che probabilmente porterà su schermo tante dinamiche tipiche dei giochi fantasy, specie viste e considerate le tecnologie a cavallo tra modernità e futurismo. Quindi healer, dps e tank torneranno alla ribalta ancora una volta, ma con la grande differenza che finiranno per essere personalizzati in toto come i nostri alter ego della vita reale: un po' come se fossimo noi a dover salvare l'America, sfoderando la personalità e lo stile di gioco che ci ha sempre contraddistinti.

 

Tom Clancys The Division

 

In teoria sarebbe possibile anche giocare una beta di questo titolo, ma solo per tre giorni e, visto che per avere la garanzia di superare lo sbarramento (le key sono limitate) occorre prenotare il gioco da subito, tanto vale attendere la data di release, fissata per l'8 di Marzo. In fondo, si tratta solo di un po' di hype.

"Fallen Earth"

Gennaio 07

Come molti sanno, Fallout 4 ormai è uscito da parecchio e, per i più accaniti, si sarà avviato alla conclusione. Cosa facciamo ora? Che domande, lo rigiochiamo una, due o altre venti volte, sapendo che il gioco potrà offrirci ogni volta qualcosa di nuovo. Ma per chi invece non ha apprezzato la linearità delle quest, e magari ha visto che il mondo alla fine non è così grosso come se lo aspettava, cosa c'è a disposizione?

Una mente saggia direbbe di andare a riprendere Fallout 3 e New Vegas e moddarseli fino allo spasmo, ma forse voi non siete proprio appassionati dell'idea di "rigiocare". Se è così, ma il mondo di Fallout vi piace come poche cose al mondo, ho quello che fa per voi: Fallen Earth. E ho un'ottima notizia da darvi: su Steam è gratis.

 

Se siete amanti di Fallout, sapete che la grafica non è la prima cosa, e anche qui vale lo stesso principio: le texture non sono un capolavoro, e questo anche alla qualità massima, ma il gioco vanta una grandezza e una completezza senza pari, oltre ad un'ambientazione che strizza talmente tanto l'occhio a Fallout da poter essere tranquillamente paragonata ad esso. I temi, inoltre, sono davvero molto simili.

 

Il personaggio di partenza è infatti un clone, un sintetico per dirla alla F4, che vede perso il suo vantaggio dell'immortalità (visto che la sua coscienza viene sempre ritrasferita prima della morte) ed ora deve lottare per riconquistarlo in un mondo distrutto e inospitale. Missioni, armi e veicoli (!!!) ci vengono offerti in quantità industriali e molto più personalizzabili rispetto a quelli del brand originale Bethesda, anche se esiste un lievissimo rischio di ripetitività.

 

Fallen Earth

 

Infine, viene da fare una riflessione: questa grafica estremamente caratterizzata ci porterà col tempo a giochi perfetti, ma minuscoli? E' una riflessione ovviamente usurata, per il mondo dei gamer, ma che Fallen Earth ripropone ancora una volta: costruire un mondo enorme è meglio o peggio di costruirne uno meraviglioso? Da fan di Bethesda sono combattuto persino io, ma per fortuna la decisione non va presa ora: mentre comincia l'attesa per il prossimo titolo post-atomico, possiamo iniziare a riempire il nostro bunker videoludico con questa piccola perla.

 

Il gioco è molto consigliato, ma solamente per i fan: la complicatezza di certe dinamiche e la pazienza certosina che ci vuole per fare i conti con i vari bug di gioco appartengono soltanto a chi da Bethesda ha ricevuto gioie e dolori. Chi dai videogames si aspetta solo gioie tornasse a giocare a Minecraft.

"Just Cause 3"

Dicembre 15

Oggi faremo un articolo un po' diverso dal solito: non parleremo, infatti, del titolo in sé, quanto piuttosto di una tendenza che sta prendendo piede nel mondo videoludico e che non può essere ignorata.

 

Sebbene infatti JC3 sia un degno successore dei precedenti per tasso di ignoranza e devastazione, la domanda che viene da porsi, osservando il titolo targato Avalanche Studios, è: è davvero una scelta lodevole, fare giochi basati su meccaniche di gioco?

 

Attenzione, non giochi con meccaniche particolari (come lo SPAV in Fallout o le anime perse nei Dark Souls), ma proprio un gioco che esiste con un unico scopo, e più precisamente, parlando di JC3, distruggere qualsiasi cosa ci capiti a tiro con un uso sempre più fantasioso di armi e rampini? E' divertente, nel 2015?

 

Just Cause 3b


Ovviamente questa vuole essere una provocazione, sicuramente il titolo ha una sua storia, eppure dal gameplay presentato non intravediamo altro che la cieca distruzione di tutto ciò che ci si para davanti. Sarebbe come se, per presentare un Assassin's Creed, venissero impiegati 30 minuti di gameplay per descrivere come il personaggio potrà pettinarsi i capelli durante tutto il corso del gioco. A nessuno di voi verrebbe da dire: sì, e allora?

 

Questa tendenza ovviamente non vede coinvolto solo Just Cause, ma anche altri brand che hanno fatto di una singola funzione la loro raison d'être, come i survival free to play che richiedono il crafting come unico mezzo per la sopravvivenza o titoli più gettonati come Shadow of Mordor e Mad Max che vedono l'omicidio a catena come unico mezzo per procedere nella storia.

 

Automaticamente, dunque, viene da porsi un secondo quesito: il giocatore, oggi, vuole fare tante cose, in un videogioco, oppure vuole davvero concentrarsi su una sola cosa che lo faccia rilassare e divertire, dimenticando tutto il resto? Del resto, è dai tempi di GTA San Andreas che le persone godevano nel lo sfruttare e poi massacrare prostitute ignorando completamente la storia, e sebbene Rockstar non abbia mai creato un Grand Theft Arcore, le persone si divertono ancora in questo modo.

 

In definitiva, secondo voi i giochi devono far perdere l'utente in una miriade di attività diverse, o offrirgli soltanto quello che lui desidera?

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