BAO Publishing: "Night Bus", il viaggio introspettivo di Zuo Ma

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L’Amica Geniale la serie. Il commento dei primi due episodi

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Perché tanta attesa per l’Amica Geniale? Come, dove e perché vedere la serie evento

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Radice e Turconi, il "Porto Proibito" sbarca al Louvre

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BAO Publishing: "Night Bus", il viaggio introspettivo di Zuo Ma
Ottobre 19
Vi è mai capitato durante un viaggio in treno o su un autobus di soffermarvi a guardare il panorama all'esterno o di leggere un libro che vi coinvolga talmente tanto da perdere completamente la percezione del tempo?  È quello che accade alla protagonista di uno dei fumetti più interessanti presenti attualmente sul mercato. Questa recensione non fa spoiler della graphic novel, ma vuole essere una chiave di lettura per cercare di comprendere meglio il fumetto. Perchè la BAO Publishing ha scelto di pubblicare questo fumetto? La sospensione della dimensione temporale e l'innesto con quella della propria fantasia sono il principio di un viaggio verso altre dimensioni della protagonista della graphic novel Night Bus. Edita in Italia dalla casa editrice BAO Publishing, è il terzo volume pubblicato per la collana “宝”, che in cinese si legge BAO e significa tesoro. Come potrete capire, non è una lettura leggera, da fare distesi sul divano la domenica dopo pranzo, ma richiede concentrazione, perché è facile perdersi negli scenari surreali della storia. Chi è l'autore di questa graphic novel surreale? Night Bus è un'opera inedita di Zuo Ma, nome d'arte di Zou Jian. Al momento è uno degli autori di fumetti cinesi più famosi e promettenti della Cina. La sua peculiarità è di creare storie legate ai suoi ricordi da bambino. Tutte le sue opere si nutrono delle sue emozioni infantili e dei suoi desideri più profondi, creando dei percorsi emozionali tra l'onirico e la realtà. Siete pronti a salire sull'autobus? Link alla foto: https://redcapes.it/recensione-night-bus-di-zuo-ma-il-mezzo-di-trasporto-della-fantasia/senza-titolo-24/
L’Amica Geniale la serie. Il commento dei primi due episodi
Ottobre 16
Non c’è che dire, Costanzo è rimasto fedele al libro. Forse troppo? Dipende da cosa ci si aspetta di vedere. L’emozione di ritrovare sullo schermo i personaggi a lungo immaginati può essere forte, ma reggere un’intera narrazione che si sa già come andrà a finire lo è un po’ meno. Il problema è che dai film tratti da libri ci si aspetta sempre la massima fedeltà, ma poi quando la si ritrova si pensa: “Però questo lo so già, vorrei andare oltre”. Non facciamoci illusioni, quindi. Per chi ha letto i libri non ci sarà niente di nuovo, ma neanche niente da rimproverare a Costanzo, che sul red carpet di Venezia ha dichiarato: “Una bellissima storia e [ho] il privilegio di poterla raccontare”. Il regista ha trattato i romanzi dell’adorata Ferrante con la massima cautela (del resto tra gli autori della sceneggiatura c’è proprio lei…o lui?).   Dal punto di vista della resa cinematografica c’è un gusto speciale per i costumi e l’ambientazione. È molto piacevole alla vista la scelta del verde acido e del lavagna sull’incarnato di Elena e del marrone e del grigio per Lila, che la rendono ancora più sporca e sciatta. Il Rione e i pochi luoghi circostanti tendono a essere troppo irreali, alienanti. Del resto, è una visione che non si distacca troppo dal punto di vista della voce narrante nei romanzi: una bambina immersa in una realtà staccata dal mondo esterno; cresciuta a Napoli senza mai aver visto il mare.   Cosa non ci è piaciuto   Certo, qualche piccola imperfezione proprio non potevamo non notarla. Ad esempio Enzo, che tutti avevamo immaginato come un bimbetto tarchiato e moro, che invece ci viene presentato come un biondino, snello, grazioso e con un fascino quasi British.   Il ritmo, a tratti troppo lento.   Cosa ci è piaciuto   L’interpretazione del regista alla scena delle bambole. Alla fine dei quattro romanzi, Elena ritrova per caso le due bambole perse nel primo libro e capisce che le sono state lasciate da Lila. In molti ci siamo chiesti come abbia fatto Lila a ritrovare le bambole dopo tanto tempo e Costanzo ha provato a risponderci. Nella scena in cui le due bambine scendono nello scantinato per cercare le bambole si vede chiaramente Lila guardare in un punto preciso, diverso da quello dove finge di cercare. Il suo sguardo è eloquente: ha visto le bambole, ma fa finta di no. Il suo obiettivo fin dall’inizio era costringere Elena alla prova di coraggio più ardua di tutte: salire a casa di Don Achille. Le bambole non sono mai andate perse, quindi, Lila ha sempre saputo dove fossero cadute; dev’essere tornata a recuperarle poco dopo e deve averle conservate per tanti anni solo per fare un’uscita di scena nella sua personalissima maniera.   Le due piccole attrici, che sono riuscite a entrare a pennello dei loro personaggi. Elisa Del Genio ha saputo tracciare tutte le sfumature del carattere di Elena, che spaziano tra l’insicurezza, la voglia di prevalere, la gelosia, il bisogno di riscatto. L’adorabile Ludovica Nasti riesce, invece, a essere cruda e spigolosa, a spogliarsi di tutta la dolcezza dell’infanzia per diventare la smaliziata e intelligentissima Lila, una donna nel corpo di una bambina.   E voi? Cosa vi è piaciuto e cosa no? Lasciateci un commento e raccontateci le vostre opinioni!         Link immagine https://pad.mymovies.it/filmclub/2018/03/040/coverlg_home.jpg    
L'uomo sbagliato: l'opera prima di Giorgio Dari
Ottobre 15
David è un uomo sfuggente. È un uomo che fugge. Sempre, senza sosta. Ormai ha sessant’anni. Di errori ne ha fatti tanti nella sua vita. Tornare indietro è impossibile, perciò meglio andare avanti. Tuttavia non è così semplice, la vita è imprevedibile, ma ciò che è certo è che prima o poi gli errori si pagano. L’uomo sbagliato è il primo romanzo di Giorgio Dari, classe ’85, edito dalla casa editrice Le Mezzelane. È stato il suo Erasmus a Bilbao, nei Paesi Baschi, a ispirargli la storia e l’ambientazione. Il protagonista, David, è un uomo sbagliato, nel senso che compie tanti errori. David sa cosa è giusto e cosa è sbagliato. Sa sempre – o quasi – quale dovrebbe essere la cosa giusta da fare, ma ciò non basta. Si ritrova sempre a compiere la scelta sbagliata. È la sua natura e non riesce a vincerla, nonostante le buone intenzioni e tutta la buona volontà. Alla “tenera” età di sessant’anni, però, la vita gli offre un’altra occasione, l’ennesima, per cambiare, per agire diversamente. Riuscirà a cogliere l’occasione? Una storia che in parte riguarda tutti noi e in parte è unica. Immedesimarsi col protagonista non è facile, innanzitutto per tutti gli errori che fa e poi perché, dall’esterno, siamo tutti ottimi giudici. Eppure è una storia che riguarda tutti perché ognuno di noi deve fare i conti coi propri difetti, i quali fanno pur parte della nostra natura, del nostro modo di essere. Siamo fatti così. Un inizio in medias res che presenta subito David per quello che è, un uomo che non smette di commettere errori e che attira irrimediabilmente su di sé il giudizio negativo del lettore. Solo col procedere della storia, grazie al giusto dosaggio di colpi di scena e sentimenti, il consenso al romanzo nasce, cresce e, sul finale, esplode. Link alla foto: https://www.ibs.it/uomo-sbagliato-ebook-giorgio-dari/e/9788833280509
Perché tanta attesa per l’Amica Geniale? Come, dove e perché vedere la serie evento
Ottobre 15
Dopo averne parlato circa un anno fa (qui l’articolo) finalmente arriva nelle sale e nelle nostre case la trasposizione cinematografica de L’amica geniale.   Elena e Lila sono senza dubbio la coppia che bucherà il piccolo schermo quest’anno. Dopo tanta attesa, la serie evento targata Rai e HBO e diretta da Saverio Costanzo andrà in onda sulla rete nazionale entro la fine di questo mese.   Perché tutti parlano dell’Amica Geniale? Perché tutta questa attesa?   Il successo della saga di romanzi firmati dalla scrittrice anonima Elena Ferrante ha superato ogni aspettativa, superando i confini del nostro paese e vendendo milioni di copie in tutto il mondo. I fan non hanno mai avuto un’immagine reale cui aggrapparsi: Elena Ferrante è solo un nome, potrebbe essere una donna, un uomo, o entrambi. L’annuncio di una trasposizione cinematografica dei romanzi è stato un modo come un altro per colmare questo vuoto, quest’assenza visiva. I libri sono fatti per stimolare l’immaginazione, certo. Ma quando si toccano certe vette si sviluppa una sorta di insaziabilità: si vorrebbe andare sempre oltre, scoprirne di più, uscire fuori dalla pagina scritta.   Così dopo i primi rumors, la conferma di una serie tv tratta dalla tetralogia Ferrante, è stata confermata circa un anno fa e da allora sono trascorsi mesi di scalpitante attesa. Dopo l’anteprima mondiale al Festival del Cinema di Venezia, le proiezioni al cinema con prevendita online dei primi due episodi tra il 1 e il 3 ottobre, non lasciano dubbi all’incontenibile entusiasmo dei fan.   Quindi sì, sappiamo già di che si tratta. Se non siete riusciti a vedere l’anteprima al cinema, non avete letto tutti i romanzi e non amate gli spoiler non leggete l’articolo che pubblicheremo domani!     Per tutti gli altri, sappiate che sarà pieno di commenti succulenti!!!   Intanto vi lasciamo qualche informazione tecnica:   L’amica geniale Dal 30 ottobre al 14 novembre 2018           Su Rai1 In ogni serata saranno mandati in onda due episodi da 50 min l’uno.         Link immagini: https://i0.wp.com/www.ilterzonews.it/wp-content/uploads/2018/09/40038373_1034112583379892_1128270136084529152_o.jpg?fit=2048%2C1152
MIGRANTI SENZA MENSA A LODI: L'ITALIA SA ESSERE UMANA
Ottobre 14
    Lodi. Ennesimo episodio di inciviltà e discriminazione.La questione è nata con il nuovo regolamento, approvato dal Comune amministrato dalla Lega, che disciplina i servizi scolastici come mensa e scuolabus. Chi vuole accedere alle agevolazioni tariffarie deve presentare l’Isee, ma agli stranieri viene richiesto in aggiunta un documento del proprio Paese d’origine che attesti che non possiedono nulla. Molti, a causa della quasi impossibilità pratica di reperire un documento del genere, rinunciano. Ma questo significa automaticamente passare nella fascia più alta, e senza le agevolazioni, le famiglie devono pagare 5 euro per ogni pasto e 210 euro a trimestre per lo scuolabus. La questione nasce nell’estate del 2017, quando la sindaca Sara Casanova – appena eletta con la Lega – firma una delibera che modifica le regole per beneficiare delle tariffe agevolate per la mensa scolastica e l’autobus. Fino a quel momento i benefici venivano garantiti in base all’Indicatore della Situazione Economica Equivalente (Isee), che in estrema sintesi serve a stabilire la ricchezza di una famiglia. Per l’anno scolastico 2018-2019 la delibera prevede che i genitori nati fuori dall’Unione Europea dovessero presentare una ulteriore documentazione che attestava la loro nullatenenza nel Paese di origine (i bambini coinvolti sono quasi tutti nati in Italia). Il comune di Lodi l'ha definita una norma «antifurbetti», ma parte la polemica politica ed una strabiliante gara di solidarietà. Sul conto corrente creato dal Coordinamento Uguali Doveri (iban IT62F0503420301000000040264, causale “Tutti i bambini sono uguali”) sono stati finora raccolti circa 60mila euro. Un segnale forte che risponde al “sto semplicemente applicando la legge” della sindaca Casanova. I cittadini italiani decidono di dare un forte segnale, che oggigiorno ha una doppia valenza: dimostrazione dell'essere una comunità sociale e dimostrazione dell'essere umani. Tra i tanti discorsi confezionati si perde di vista la cosa più semplice, ma che oggi è la più difficile: l'essere umani. Vedere dei bambini discriminati alla mensa e permettere tutto questo significa non essere umani. Vedere dei bambini che vivono costantemente nella paura di non essere accettati, che invece di essere agevolati, vengono privati di beni essenziali non è essere umani. Imporre un regolamento che molti non possono rispettare, per problemi pratici oggettivi, è scorretto ab origine. L'episodio per essere analizzato va guardato nel profondo. Dietro un diritto negato, una sperequazione di trattamento,c'è ben altro. C'è la paura di questi bambini di non sentirsi come gli altri. Vi siete mai chiesti cosa significa sentirsi così ? Nella società odierna si ha paura di tutto: dei luoghi chiusi, delle auto, delle luci dei neon,dei ragni, degli oggetti, delle situazioni, del rosso, del nero, del caldo e del freddo, degli animali, delle emozioni. Gli adulti hanno paura di far parlare le proprie paure, i bambini assorbono e vogliono risposte. Perché la luna è nel cielo? Perché se tiro un sasso poi cade? Le domande però non sono sempre così facili. Perché lui può avere questo ed io no? Perché siamo diversi? A queste domande non devono rispondere i genitori,ma il nostro paese. Che risposte riesce a dare? Mi verrebbe da dire che le risposte sono solo negative ed avvilenti, di intralcio ai principi della nostra costituzione, ma non è così. La risposta che ha dato il nostro paese, la parte sana di esso, è la dimostrazione di solidarietà. Questo non ci fa perdere le speranze, ma non basta. Attendiamo l'incontro del ministro dell'istruzione Bussetti con la sindaca, data la mancata presa di posizione di Di Maio a seguito delle dichiarazioni di Salvini postosi in difesa dell'operato della Casanova.
Radice e Turconi, il "Porto Proibito" sbarca al Louvre
Ottobre 13
Nelle ultime settimane è rimbalzata sul web la notizia che al Louvre di Parigi è iniziata il 26 settembre fino al 1 luglio 2019  una mostra dal titolo “L'archéologie en bulles”. Uno spazio certamente interessante dedicato al singolare legame tra l'archeologia e i fumetti. Gli organizzatori hanno deciso di esporre insieme ad altre tavole originali di fumetti quella di una graphic novel italiana, Il Porto Proibito. Il Porto Proibito continua a riscuotere consensi Il lungo “soggiorno”al Louvre è un altro importante riconoscimento che il Porto Proibito aggiunge al suo “curriculum”. Tradotto in diverse lingue, continua  a riscuotere grandi consensi oltre i nostri confini nazionali, ne è la conferma l’ultimo premio ricevuto, il Grand Prix de l’Acadèmie de Marine (dall’Accademia navale Francese). La notizia dell’esposizione della tavola originale in uno dei musei più importanti al mondo è stata lanciata dai suoi creatori sul proprio blog La casa senza nord. Chi sono i “genitori” orgogliosi di questa graphic novel? Stefano Turconi e Teresa Radice sono tra gli autori di fumetti più interessanti del nostro Paese. Venuti alla ribalta grazie alla Disney, sono instancabili perfezionisti, lo si evince anche dal successo di un'altra loro opera, presentata l'anno scorso al Lucca Comics and Games, Non stancarti di andare. Oggi alle prese con un nuovo fumetto, Tosca dei Boschi (BAO Publishing) in uscita a novembre. Non resta che prenotare un biglietto per Parigi! Ou revoire!Foto di Roberta Lenoce
Cucchi: un caso ancora aperto
Ottobre 12
Ci volevano nove anni per svelare il "segreto" sul caso Cucchi!Tutti sapevano, tutti sospettavano, ma nessuno aveva il coraggio di ammettere che Stefano, arrestato per possesso illecito di stupefacenti, non era morto, come qualche esponente politico aveva detto, per inedia causata dal suo "sciopero della fame" o in seguito ad una crisi epilettica. I suoi evidenti ematomi erano palesemente frutto di pestaggio e non di caduta o di inedia.Dopo sette processi, cinquanta udienze e nove anni non è ancora stata fatta luce sugli avvenimenti accaduti la notte del 15 ottobre del 2009.Nel frattempo c'è stato un muro d'omertà che ha impedito di scoprire la verità. Muro che adesso sta crollando. Con il nuovo processo sta emergendo la verità, grazie alle ammissioni di uno degli imputati. L'appuntato Francesco Tedesco ha puntato il dito contro i suoi colleghi, colpevoli, a suo dire, di aver provocato, con forti percosse, la morte di Stefano.Ha parlato anche di sparizioni e di modifiche di documenti che avrebbero fuorviato le indagini e impedito che i veri colpevoli fossero messi alla sbarra.Ilaria Cucchi in questi anni è stata derisa ed offesa solo perché pretendeva la verità sul fatto che i diritti di Stefano fossero stati calpestati da uno Stato che non aveva saputo proteggerlo quando lo teneva in custodia.Per chi avesse poca memoria ricordiamo che, in un'intervista a "La zanzara" del 2016, l'attuale Ministro dell'Interno, Matteo Salvini, disse che Ilaria doveva semplicemente vergognasi per aver postato la foto su FB di uno dei carabinieri indagati né dimentichiamo le continue esternazioni di Giovanardi: "tutte le perizie dicono che la prima causa della sua morte era la droga". L'unico esponente politico che ha chiesto scusa alla famiglia è stato il ministro Barbara Lezzi  che «questa orribile vicenda getta un'ombra terribile sul nostro Paese».Deve passare in secondo ordine il fatto che Cucchi fosse un tossicodipendente rispetto a quello che gli è capitato. Non c'è dubbio che a coloro che sbagliano debbano essere applicate pene proporzionate ai reati commessi, proprio come doveva essere per Stefano.   link alla foto: https://notizie.tiscali.it/cronaca/articoli/cucchi-processo-colpo-di-scena/  
Venom: non chiamatelo parassita!
Ottobre 06
“Oh…ehm…ho un parassita…” Così si “scusa” Eddie Brock. Ma all’altro non piace essere chiamato parassita. Sto parlando di Venom, il simbionte alieno protagonista dell’omonimo film che ha invaso le sale cinematografiche lo scorso 4 ottobre. Eddie Brock è un brillante giornalista d’inchiesta che si trova invischiato nei loschi piani del genio scientifico Carlton Drake riguardo forme di vita aliene. Una di queste, un simbionte, sceglierà Eddie come suo ospite, stravolgendogli la vita in tutti i sensi. [SPOILER ALERT] In questo film scopriamo le origini di un personaggio da sempre molto amato, che ha avuto una particolare evoluzione. La prima apparizione, sia nei fumetti (nel 1988) sia nei film (Spiderman 3 di Raimi del 2007), ce lo mostra come nemico di Spiderman. Negli anni Novanta, però, il Venom dei fumetti ci appare quasi buono: stringe una sorta di patto di non belligeranza con Spiderman e inizia a dare la caccia ai cattivi. Oggi questo patto viene concluso tra Eddie e Venom alla fine della pellicola. Forse un omaggio al fumetto o comunque una sintesi del personaggio. È il primo film del Marvel Universe prodotto dalla Sony ma senza coinvolgimento della Marvel. Ciò si rivela nello stile, diverso dai superhero movies più famosi (prodotti per la maggior parte dalla Disney). Uno stile che non ha convinto i critici, che lo hanno definito da anni ’90, in senso spregiativo. In realtà, per essere un film sulle origini del personaggio, non è affatto male. Anzi. Certo, non vi sono tutte la risate di della Disney o del re della comicità Deadpool e c’è meno sbrilluccichio di effetti speciali, ma il film vale. È più asciutto, più diretto, senza fronzoli. C’è tutto il dramma di Eddie, reso alla perfezione da uno strabiliante Tom Hardy, e la nascita di un rapporto particolare con Venom. Tutto qua. Puro e semplice, va dritto al nocciolo della questione. Non è il cannone Disney/Marvel, è un fucile ad alta precisione. Pur non essendo prodotto dalla Disney, non c’è prodotto relativo alla Marvel che non abbia almeno una scena post-credit. Venom ne ha due, ma è la prima quella che conta (la seconda presenta il film animato e totalmente indipendente Spiderman: Un Nuovo Universo). Eddie si reca in carcere in visita a Cletus Kasady alias Carnage, nemesi di Venom. Il sequel è servito! Link alle foto: https://www.j21tube.com/venom-2018/ https://moviebabblereviews.com/2018/10/05/film-review-venom-2018/
Montacchi e Copulati a Roma!
Ottobre 03
Romolo+Giuly - La guerra mondiale italiana. È questa la nuova comedy targata Fox in onda dal 17 settembre. Una parodia portata agli estremi sullo scontro che da sempre divide i cuori dei Romani: la continua lotta fra Roma Nord e Roma Sud. Una lotta affrontata ininterrottamente in questi ultimi anni, soprattutto da youtubers del calibro degli Actual, con Leonardo Bocci e Lorenzo Tiberia, e le Coliche, con i due fratelli Fabrizio e Claudio Colica. Il Sud, il Nord, soprattutto il Centro Italia, quindi, sono il teatro della serie creata da Giulio Carrieri, Alessandro D'Ambrosi e Michele Bertini Malgarini. Una miniserie che punta a mettere in risalto situazioni demenziali, ironia e soprattutto la partecipazione di volti noti al mondo dello spettacolo nel ruolo di sé stessi, tra cui Massimo Ciavarro, Francesco Pannofino, Giorgio Mastrota, Umberto Smaila e Michela Andreozzi. La storia ruota attorno all’amore travagliato fra Romolo (Alessandro D’Ambrosio), facente parte della casata dei Montacchi, e Giuly (Beatrice Arnera), della casata dei Copulati. Il fortuito incontro tra i due farà quindi esplodere un antico conflitto fra Roma Nord (fighetta e sfarzosa) e Roma Sud (coatta e spontanea).   In tutto questo, il resto d’Italia non resterà a guardare inerme: Napoli e Milano, capeggiate da Don Alfonso (Fortunato Cerlino) e Giorgio Mastrota (interprete di sé stesso) si coalizzeranno in una improbabile alleanza contro i romani che da sempre li considerano stakanovisti e caotici. Quello che colpisce di questa serie, oltre alle indubbie risate, è l’aspetto di attualità che ci mostra un’Italia inesorabilmente divisa; un’Italia che deve fare continuamente i conti con le conseguenze delle sue azioni. Non sono mancati innumerevoli insulti e minacce da chi si sente colpito nel profondo, prendendo (fin troppo sul serio) le battute inserite all’interno del format. Molto apprezzati, invece, sono stati i riferimenti e le citazioni provenienti dal mondo del cinema (da Star Wars  a Titanic), che hanno incorniciato ancor di più quel livello di comicità che in Italia si sta un po' perdendo. La colonna sonora Il paese dell’amore è già destinata a diventare un tormentone grazie alla scrittura dei ragazzi de Lo Stato Sociale che, con la loro autoironia, sono riusciti a conquistare anche il cuore dei più scettici e a far emergere quel forte rischio di stereotipizzazione come li identifica unicamente come “quelli della vecchia che balla”. Non rimane quindi che scoprire, puntata dopo puntata, il susseguirsi degli eventi che colpiscono questa strana Roma Shakespeariana. Link alle foto: https://www.mondofox.it/2018/01/29/romolo-giuly-comedy-italiana-fox/ http://www.dire.it/17-09-2018/244370-romologiuly-su-fox-parte-lo-scontro-tra-roma-nord-e-roma-sud/
Le parole pesano più dei macigni.
Ottobre 02
«Mi è saltato il Ferragosto!»... Queste ed altre, che per misericordia non riportiamo, sono state le parole che il portavoce dei 5Stelle ha proferito solo dopo tre giorni dal crollo del ponte Morandi.Peccato che il Ferragosto sia saltato sopratutto per le vittime di Genova che, a differenza di Casalino, non potranno posticipare la vacanza.Per loro resta solo il dolore dei parenti, il cordoglio delle istituzioni e la promessa di una giustizia che speriamo non si risolva, come in altri casi, in un non luogo a procedere! Ad onor del vero, Casalino si è scusato per le sue parole, ma le scuse certamente non cancellano un pensiero esternato, speriamo, in un momento di stress.Casalino non ricopre nessun incarico né governativo, né parlamentare, ma se ha accettato di fare il portavoce di un Movimento che si definisce popolare, "dove uno vale uno", deve essere consapevole del fatto che sarà sempre sotto la lente d'ingrandimento dei giornalisti, con i quali deve imparare ad interagire sempre con professionalità. Dopotutto non ha imparato che il Grande Fratello non è solo un gioco, ma una realtà che incombe specialmente sulle persone che hanno visibilità mediatica?Tuttavia più che parlare del personaggio Casalino, è importante riflettere sulle sue parole perché esprimono particolari aspetti di quest'epoca: arroganza e aggressività.Comportamenti di chi pensa di essere su un gradino più alto rispetto a quello dei comuni mortali, un gradino magico dal quale si può esternare di tutto e di più senza mai venire bacchettati; comportamenti di chi crede che per avere successo bisogna essere uno schiacciasassi per raggiungere in modo più efficace i propri obiettivi. Numerose sono le manifestazioni di arroganza degli ultimi tempi che danno un'immagine negativa della nostra società e che non riguardano solo politici o personaggi dello spettacolo, ma sono caratteristiche presenti tra le persone comuni che nascondono con i loro atteggiamenti le loro insicurezze e non hanno la capacità di rapportarsi in maniera adeguata con gli altri.   La foto di Rocco casalino è stata presa da qui
Maniapp: trova la tua ansia gemella!
Ottobre 01
Di qualunque cosa le nostre anime siano fatte, la mia e la tua sono fatte della stessa cosa. Così diceva Emily Brontë. E se la mia anima fosse fatta d’ansia? L’ansia è un disturbo ormai comunissimo al giorno d’oggi. È sempre ritenuto come un qualcosa di negativo, ma se non fosse necessariamente così? È l’idea alla base di Maniapp! A neanche due settimane dall’uscita su Netflix, la serie Maniac è virale e ha conquistato tantissimi consensi. Per cavalcare l’onda del successo, è stata lanciata Maniapp, un’app/sito internet che permette di trovare la propria “ansia gemella”. L’idea è estremamente rivoluzionaria! Mentre normalmente si mostra prima il meglio di sé per poi rivelare solo col tempo i propri difetti, Maniapp permette di sapere fin dall’inizio quali sono le ansie di una persona. Se tali ansie non ci piacciono basta premere le freccette laterali e si passa al prossimo appetibile squilibrato, risparmiando così mesi di conoscenza e frequentazione (oltre ai soldi per le cene, i vestiti, l’estetista, la fatica). Ma come funziona? Basta collegarsi gratuitamente al sito (clicca qui) e creare un proprio profilo, con nickname e icona. Adesso bisogna selezionare le proprie ansie 10 preferite tra una lunga serie di opzioni, alcune alquanto bizzarre, altre estremamente familiari e comuni, tra cui è difficile fare una selezione. Si va da ansie più comuni, come le deadline al lavoro o le vespe e gli scarafaggi, ad ansie più bislacche, come i sandali coi calzini e Despacito, come ci ricorda Costantino della Gherardesca, protagonista dell’allucinato e buffo spot di quest’app. Fatta la selezione, si ha una sorta di diagnosi – la sottoscritta soffre di “disagite deforestica”, qualsiasi cosa significhi – e si va ai match, cioè all’abbinamento con altri ansiosi in base alla percentuale di ansie in comune. E voi che aspettate? L’ansia vi aspetta! Link alle foto: https://zon.it/maniapp-netflix-trovare-lanima-gemella/ https://www.cinefacts.it/cinefacts-dettaglio-1-100/maniac-e-l-app-delle-ansie-secondo-netflix.html
Maniac: la nuova perla di Netflix!
Settembre 25
Lo sgretolarsi delle proprie certezze come accade ad un castello di sabbia colpito da un’onda è un qualcosa di devastante. Almeno sul momento. È una sensazione profonda, intensissima, brutale, ma in un certo senso anche affascinante. È la sensazione che si prova dopo aver visto Maniac, il nuovo gioiellino di Netflix. [SPOILER ALERT] Aggiunta al catalogo del colosso dello streaming lo scorso 21 settembre, la serie da 10 puntate diretta da Gary Fukunaga è in realtà il rifacimento di un omonima serie norvegese del 2014. I due protagonisti, Owen e Annie (rispettivamente Jonah Hill e Emma Stone), sono dei tipi strani, borderline, in bilico tra la sanità mentale e la pazzia. Allucinazioni per lui, frustrazione e droghe per lei. Con vicende molto diverse e per motivi differenti, si ritrovano insieme, pazienti/cavie in una innovativa e fantascientifica terapia/ricerca sulla mente umana, in particolare sulle emozioni, gestita da un team di (bizzarri) scienziati nippo-americani (un po’ come il regista) e soprattutto da un computer dotato di emozioni, se non proprio di un’anima. Un’anomalia nel sistema porterà Owen e Annie a sperimentare realtà alternative, ma insieme, violando così i protocolli dell’esperimento. Si tratta di una vera e propria perla di serie tv. Un’ambientazione a metà tra i coloratissimi anni ’80 e un futuro prossimo ipertecnologico. Un laboratorio, per definizione asettico, che però brulica incessantemente di vita e intensità esplosiva. Una fotografia da oscar e musiche di sottofondo perfette. A tutto ciò si aggiunge l’interpretazione straordinaria dei protagonisti e del cast tutto. I coprotagonisti, i dottori Mantleray e Fujita, rispettivamente Justin Theroux (che non è solo l’ex marito di Jennifer Aniston) e Sonoya Mizuno, sono delle macchiette bizzarre, ma ben studiate e necessarie. Emma Stone, alias Annie, ormai amatissima da tutta Hollywood, si dimostra ancora una volta perfetta per ruoli problematici di donne enigmatiche, magari lunatiche, ma totali e in cui un po’ tutte possono riconoscersi. Donne con un passato burrascoso o traumatico e un futuro incerto, ma con la voglia di lottare sempre e nonostante i continui ostacoli che si trovano nel mondo ancora oggi. Jonah Hill, aka Owen, non è solo un attore comico, ma ha reso questo ruolo drammatico davvero indimenticabile, facendo trasparire la frustrazione, il disagio, ma anche la continua sopravvivenza della speranza, da un personaggio che fa della propria calma uno scudo per proteggere gli altri da se stesso. Una calma imperfetta e estremamente fragile: il caos che Owen cerca di sopire sguscia fuori tramite una particolare inflessione di voce e alcuni tic, apparentemente impercettibili, ma significativi. Lo studio così rigido e rigoroso, che impediva le relazioni tra i candidati, fallisce sia per problemi tecnici (dati dal pc) sia perché non riesce a fermare il legame tra Owen e Annie. È una sorta di metafora della vita: il mondo ci dice cosa fare, cosa pensare, cosa mangiare, come valutare noi stessi. Il computer impone regole e comportamenti ai candidati allo studio, la vita a noi tutti. Ma può un computer sapere cos’è meglio per Owen e Annie? E nella vita vera, chi decide chi è sano e chi è pazzo, cosa è giusto e cosa è sbagliato? Forse lo scopriremo nella già confermata seconda stagione, ma “in fondo, nessuno è normale”, dice lo spot della serie. Link alle foto: https://www.reddit.com/r/NetflixBestOf/comments/9hqr5e/us_maniac_2018_two_struggling_strangers_connect/ https://www.whats-on-netflix.com/news/why-netflixs-maniac-wont-be-back-for-season-2/ http://collider.com/maniac-season-2/ https://www.comingsoon.it/serietv/news/maniac-il-nuovo-trailer-presenta-i-personaggi-di-emma-stone-e-jonah-hill/n81510/ https://blog.screenweek.it/2018/09/maniac-emma-stone-e-jonah-hill-sono-connessi-nella-nuova-clip-646849.php
"Sulla mia pelle": un film necessario!
Settembre 17
Alle volte ci sono quei silenzi che ti pervadono, sono così assordanti che ti mettono a nudo di fronte alla vita. Così accade dopo aver visto Sulla mia pelle, film diretto da Alessio Cremonini. Le parole te le senti appiccicate dentro il tuo corpo, restano lì e nessuno le può sentire. Non riescono ad uscire, ma gridano dentro ognuno di noi. La rabbia che non fa scaturire sdegno, ma indignazione. Non un sentimento sterile e tossico, ma il rifiuto attivo delle ingiustizie. La voglia di spaccare il mondo per non tornare mai più in una sala a vivere una storia come quella di Stefano Cucchi. La cronologia dell’ultima settimana di vita di Stefano, ora per ora, morto mentre si trovava in custodia cautelare a Regina Coeli. Tagliente in ogni singola espressione, grazie alla magnifica interpretazione di Alessandro Borghi. Ogni singolo istante e ogni parola trasudano sofferenza ed ingiustizia. A quasi 10 anni di distanza la storia di Stefano è più viva che mai, la sua come quella di tutte le persone maltrattate e morte nelle carceri italiane. Una storia che fa luce su un argomento attualissimo e spesso dimenticato dalle istituzioni. Un argomento che spinge a riflettere sui pregiudizi che vigono ancora nella nostra società, sull’emblema del ragazzo drogato che deve essere picchiato senza un perché, senza una ragione. Sulla normalità di certi comportamenti che vanno contro ogni principio di uno stato di diritto. Un film che va vissuto in sala, va condiviso. Condiviso con gli occhi delle altre persone e con le labbra bagnate da quella lacrima che scende inevitabilmente sul volto. Un film essenziale, non pomposo. Tutto ciò che viene rappresentato è la fedele riproduzione di quello che risulta dei verbali, niente di più. Una riproduzione che non idolatra Stefano, ma lo rappresenta per come è. Una trasformazione non solo del corpo ma anche della sua voce. Alessandro Borghi ha saputo, nonostante i dialoghi brevi, far trasparire ogni minuto in più di dolore anche solo respirando. Ha saputo far capire cosa si prova ad essere circondati da persone che ti voltano la faccia e che fanno finta di non vedere. Quante volte si mette al primo posto il proprio interesse personale e si fa finta che tutto ciò che non dovrebbe mai succedere sia normale? Sulla mia pelle è tutto ciò che non dovrebbe mai accadere, ma che è accaduto nella noncuranza generale. Oggi questa storia vuole servire da monito affinché nessuno più chini il capo e  affinché il nostro Stato si impegni davvero nella tutela dei diritti della persona. Questa storia doveva essere raccontata per Stefano e per tutte le persone vittime di ingiustizie.Link alla foto: https://www.firstonline.info/sulla-mia-pelle-la-storia-di-cucchi-su-netflix-e-al-cinema/
Kit Harington contro la Marvel!
Settembre 16
Kit Harington, meglio noto al grande pubblico come Jon Snow, ha scatenato una polemica. No, nessuno vuole censurare la sua scena di nudo nell’ultimo episodio della settima stagione di Game of Thrones, tranquille mie care lettrici. L’attore inglese si è scagliato contro la Marvel ed in particolare contro i Marvel Studios, che producono i film dei supereroi come gli Avengers e i Guardiani della Galassia. La questione riguarderebbe l'identità sessuale dei protagonisti dei film. Harington si è lamentato dell’assenza di personaggi LGBTQ (sigla usata per riferirsi collettivamente a persone Lesbiche, Gay, Bisessuali, Tansgender e Queer) tra i nostri beniamini coi superpoteri. Il tutto è nato dal fatto che in Thor Ragnarock (2017), terzo capitolo della saga del Dio del Tuono, i personaggi di Valchiria e Korg non sono stati ben delineati dal punto dell’identità sessuale. I due, infatti, nei fumetti, sono bisessuali, ma nel film non se ne fa menzione. Caro Kit, forse ti sono molto piaciuta molto la coppia lesbo Testata Mutante Negasonica-Yukio di Deadpool 2 (che però non è frutto dei Marvel Studios, ma della 20th Century Fox), ma vacci piano. Innanzitutto, a modestissimo parere della sottoscritta, in Thor Ragnarok specificare l’identità sessuale di due personaggi secondari – soprattutto Korg – non so quanto avrebbe avuto senso ai fini della trama. In più, il bell’inglese dimentica che il personaggio di Magneto degli X-Men è stato più volte interpretato da Ian McKellen, che sì ha fatto Gandalf, ma soprattutto è gay. Certo è che mancano i supereroi LGBTQ, che nei fumetti Marvel invece ci sono, soprattutto negli ultimi tempi. Per citarne solo alcuni, abbiamo Wiccan dei Giovani Vendicatori, Psylocke e Ice Man degli X-MEN. Tuttavia, mesi fa – e non l’altro ieri – James Gunn, ex regista dei Guardiani della Galassia, aveva annunciato che ci sarebbero state novità a riguardo. Caro Kit, vedi che la Marvel ancora deve finire la famigerata fase 3. Magari la 4 è quella buona. Piuttosto polemizza sul fatto che dobbiamo aspettare troppo tempo per l’ottava stagione della tua serie!Link alle foto: http://www.film.it/news/televisione/dettaglio/art/stasera-in-tv-6-marzo-jon-snow-sopravvissuto-a-pompei-52259/https://steemkr.com/spanish/@ikar59/resena-or-avengers-infinity-war
Non si devono soffocare le passioni.
Settembre 16
La vita è fatta di passioni, alcune possono durare un momento, altre possono durare una vita, e sono proprio quest'ultime capaci di dominare una persona, di travolgerla, facendo passare tutto il resto in secondo ordine. Purtroppo non è sempre facile assecondarle o perché vi sono responsabilità a cui non ci si può sottrarre o perché c'è qualcuno che lo impedisce.   Può capitare che a mettersi di traverso siano quei genitori che credono di sapere quale sia la strada che devono percorrere i loro figli e forse, in buona fede, si pongono come barriera ai sogni altrui. Ma la verità è che ognuno deve camminare con le proprie gambe, deve essere artefice del proprio destino che può manifestarsi anche nei modi più strani.   Proprio ciò è capitato a Laura che, combattendo contro tutto e tutti, è riuscita a fare esplodere quel fuoco che da sempre le covava sotto la cenere.     Dopo molti tentennamenti, ha capito che la strada da percorrere era quella della musica e su quella via ha incentrato la sua vita. Laura Ammendola (in arte Laureen) oggi è una cantante, songwriter e vocal coach, molto apprezzata.     Ha collaborato con diversi dj/producer tra cui Mario Bianco, Lino Di Meglio, Federico D’Alessio, Miguel Santiago, Don Rafaelo. Il suo primo singolo "Everything (lift you up)" è stato pubblicato dall'etichetta Abicah SoulRecords di Chicago nel 2015 ed è ascoltabile sulle principali piattaforme digitali. Dal vivo è invece possibile ascoltarla in molti locali campani e in estate nei vari villaggi turistici italiani. In un villaggio turistico l'abbiamo incontrata e, affascinati dalla sua voce, con lei ci siamo soffermati a parlare.     - Ciao Laura, ti va di presentati per MYGENERATION? Mi chiamo Laura Ammendola, e mi esibisco con il nick “Laureen”. Sono nata a Napoli e lì vivo e lavoro. Canto in pubblico da circa 12 anni ed è un lavoro che faccio con passione. - Se si sceglie la musica come professione, lo si fa per passione. Ci vuole coraggio per intraprendere questa strada? Vi sono ostacoli da affrontare? Ci sono stati parecchi ostacoli. Fino a 24 anni frequentavo l'università, studiavo canto e ogni tanto mi esibivo nei locali. Non ero soddisfatta e quella situazione mi andava stretta, questa mia insoddisfazione mi portò a non fare niente per un anno, anno in cui mi rifiutavo di cantare, ma ciò mi faceva star molto male e quando finalmente capii che il mio malessere derivava dal fatto che non cantavo diedi pieno sfogo alla mia vera passione: la musica. La mia famiglia inizialmente non fu felice che io abbandonassi gli studi in favore di un qualcosa che loro ritenevano un semplice hobby. Così se per gli studi mi avevano sempre sovvenzionato accadde che non vollero essere economicamente coinvolti in questa mia scelta. Pensavano con il loro atteggiamento di farmi demordere. Ma inconsapevolmente mi hanno aiutato in un altro modo perché hanno permesso che mi responsabilizzassi. Ho lavorato, ho studiato musica e quando sono arrivati i primi risultati hanno capito che non stavo sbagliando e che la musica era la mia strada. - Condizione ideale sarebbe quella di cantare accompagnata da almeno uno strumento, ma in queste serate estive utilizzi basi musicali. Non ritieni che ciò impedisca ad un cantante di imparare ad interagire con altri musicisti? Fuori da questo contesto mi esibisco nei locali accompagnata da musicisti. Lavoro tutti i giorni per feste, matrimoni, compleanni…, ma il mio progetto musicale va in un'altra direzione. Scrivo brani che sono stati pubblicati, grazie alla collaborazione con ottimi produttori-dj, all'estero. Il mio genere è disco-house e, anche se non sono molto conosciuta, sono riuscita ad avere tante soddisfazioni. Pensa che il mio ultimo singolo è stato prodotto a New York.     Ringraziamo Laura per aver risposto a queste semplici domande e le auguriamo di percorre la sua strada non perdendo mai di vista la sua passione.   l'immagine è stata presa dal profilo FB di Laura Ammendola         
Iron Fist 2: bella stagione, ma non per Danny...
Settembre 11
Le vacanze sono finite, le ferie sono andate, si ritorna a lavoro e a scuola. Anche Danny Rand (Finn Jones) timbra il cartellino e inizia a ripetere che lui è l’immortale Iron Fist a chiunque gli capiti a tiro. Tuttavia, in questo settembre, non è più solo. Ad ossessionarci con sta storia dell’immortale Iron Fist c’è anche il suo amico Davos, deciso a sfidare Danny per chi ripete meglio la battuta. No, seriamente. La seconda stagione di Iron Fist è sbarcata su Netflix lo scorso 7 settembre, mentre la SPOILER ALERT inizia … ora! Nel complesso è stata una seconda stagione molto buona, ma non perfetta. Gli episodi si lasciavano guardare con piacere, soprattutto gli ultimi due. Al di là del protagonista, tutti i personaggi sono stati studiati molto bene e si presentavano in tutta la loro complessità e con diverse sfaccettature. Degni di nota, a modesto parere di chi vi scrive, sono i fratelli Ward e Joy (rispettivamente Tom Pelphrey e Jessica Stroup), il cui complicato rapporto è reso in modo realistico, nonostante si parli di una serie abbastanza fantasiosa, e che anche singolarmente sono ben delineati. Nonostante l’iniziale alone di mistero intorno alle sue vere intenzioni, i comportamenti e le azioni di Joy sono sempre impeccabili e logici. La sua vita è stata sconvolta e si è rivelata piena di segreti. La vita ordinaria le è stata strappata e per questo cerca inizialmente vendetta. Plausibile, ma non è così semplice. Ward lo sa. Ward … beh non si può non trovarlo simpatico, è la voce di noi comuni mortali di fronte alle stranezze di Danny e company, è un uomo che cerca di sopravvivere in un mondo strano e folle e lo fa nonostante tutte le sue debolezze, che lo rendono umano, e con sense of humour. La new entry della stagione è Mary Walker (Alice Eve), un personaggio presente nei fumetti di Daredevil e Deadpool, leggermente modificato per farlo partecipare alla storia di Danny. Mantenute le sue due personalità, Mary e Walker, diametralmente opposte. Per la terza … staremo a vedere! Tuttavia un personaggio davvero interessante, capace di smuovere moltissimo le cose nella serie. Impossibile non parlare dei due alter ego di Danny, Colleen (Jessica Henwick) e Davos (Sacha Dhawan). Colleen è la voce della ragione, è la roccia a cui si appiglia Danny e, a modestissimo parere della sottoscritta, è indispensabile per Danny. Forte e dolce, impulsiva ma anche paziente a seconda delle situazioni, Colleen nasconde una saggezza davvero straordinaria, di cui Danny non può fare a meno. Davos, invece, è il lato oscuro. Anche lui, come Danny, non fa che ripetere sempre le stesse cose, ma c’è di più in lui. C’è un desiderio di vendetta, inculcatogli dalla madre – e lo si vede in una stupenda scena flashback, davvero molto poetica e toccante – e che lo ha portato a credersi derubato da Danny di un diritto di nascita. E infine lui, il protagonista, Danny. Un protagonista che però, come nella prima stagione, causa molti più danni di quanti ne risolve, che appare un po’ piatto nonostante la buona interpretazione di Finn Jones – è un problema di sceneggiatura proprio – e che da solo non reggerebbe, pur facendo molta tenerezza. Sono infatti gli altri personaggi a innescare tutta una serie di legami, intrighi, colpi di scena e a rimboccarsi le maniche per risolvere – chi per il bene, chi per il male – la situazione. Ogni puntata è piena di pianificazioni, rapimenti, scene di combattimento e forti emozioni, perciò la serie è decisamente piacevole da guardare, ma bisogna ammettere a Danny si deve poco. Ci sono fortissime rivelazioni – l’esistenza di più di un Iron Fist, il passato di Colleen, ecc. – e il giovane Rand ha ragione nel dire che non è – e noi con lui – a conoscenza del quadro generale. Il cammino è ancora lungo. Il finale aperto, però, ci mostra un Danny diverso. Sarà la volta buona? Staremo a vedere! P.S. Come tutti i prodotti Marvel che si rispettino, anche Iron Fist 2 ha la sua scena post credit! Una scena in realtà dove non succede niente, non vi è alcun colpo di scena che quello di annunciare il ritorno di Matt Murdock (Charlie Cox) alias Daredevil alias l’eroe che ci è mancato tantissimo! Non vi è ancora una data ufficiale, ma pare proprio che riusciremmo a vederlo entro la fine del 2018. Magari mamma Marvel decide di farci un bel regalo di Natale, chissà...Link alle foto:https://series.talkymedia.it/post/51485/iron-fist-2-primo-trailer-e-rivelata-la-data-di-uscita-video/https://www.geekgirlauthority.com/marvels-iron-fist-recap-s01e08-the-blessing-of-many-fractures/https://www.universalmovies.it/i-primi-due-characters-poster-di-iron-fist-2/
L'animazione: lavoro estivo per i giovani.
Settembre 08
Un simpatico ex ministro, rimasto nel “cuore” degli italiani, invitava i giovani a non essere troppo choosy (schizzinosi) e ad accettare qualunque lavoro venisse loro offerto. Ma il ministro, dall'alto del suo posto in paradiso, non si rendeva conto che non sono i giovani ad essere choosy, ma sono i canali di accesso all'impiego ad essere “chiusi”. Canali chiusi perché l'Italia non ha mai voluto affrontare un piano pubblico serio mirato al raggiungimento della piena occupazione.   Lasciare tutto alla deregulation dei mercati non ha prodotto gli esiti immaginati dagli ultimi governi. Gli ultimi dati riguardo l'occupazione sono sconcertanti poiché per i giovani e per le donne ci sono ancora troppe difficoltà e precarietà lavorative. Con il nuovo decreto dignità la tendenza si invertirà? Staremo a vedere!   Nel frattempo i giovani italiani non demordono e specialmente in estate li vediamo impegnati in qualunque tipo di lavoro. Il periodo estivo è tradizionalmente un momento prezioso per tutti quelli che vogliono approfittare di opportunità lavorative, che si presentano specialmente nelle località di vacanza. Abbiamo incontrato a Cirò Marina (KR), un team di animatori, guidati da Rosario e "Albertone", per capire se la loro scelta lavorativa fosse soddisfacente o se fosse solo un ripiego in attesa di tempi migliori. A turno hanno voluto rispondere alle nostre domande.     - Come si diventa animatori? Rosario: «Un po' per gioco, un po' per voler fare un'esperienza nuova. Poi capita che se il primo anno va bene, la passione ti prende.» - Questa professione può diventare un impiego al lungo termine o lo si fa perché non ci sono alternative? Albertone: «Se si vuol fare questo mestiere, bisogna credere nel progetto animazione, che da molte persone è visto come una vacanza o un lavoro irrisorio. Ciò non toglie che molti giovani lo fanno perché in questo periodo storico-economico è difficile trovare inserimento lavorativo.» - Il vostro palinsesto giornaliero è certamente frutto di uno studio a tavolino, ma vi sono responsabilità intrinseche? Marika: «Lavoriamo con adulti e bambini, quindi le responsabilità sono all'ordine del giorno.» - Il vostro è un lavoro che gratifica solamente o bisogna pure ingoiare dei rospi? Laura: «Come per un qualsiasi lavoro ci sono aspetti negativi e positivi, ma credo che chi si approcci all'animazione lo faccia con passione e abbia più facilità nel superare piccole défaillance. Quando si lavora con passione è tutto più semplice.» - Qual è il momento della giornata più faticoso e quello in cui ci si sente ripagati dalle fatiche? Rosario: «Tutta la giornata è faticosa. Di notte la stanchezza è maggiore perché proviamo per la giornata successiva, ma paradossalmente le prove ci danno l'adrenalina perché cominciamo a vedere lo spettacolo che cresce pian piano.» - Il vostro lavoro dà occupazione anche in inverno? Marika: «Saltuariamente c'è chi anima le feste di compleanno, chi partecipa ad eventi. Si prende quello che capita.» - Vi sentite penalizzati nel non fare quello per cui avete studiato? Rosario: «Io personalmente no. Sono laureato in psicologia, ma ho scelto la via dell'animazione per passione. I miei studi li applico nella gestione dell'equipe e nel risolvere i vari problemi che si presentano quotidianamente. Nei team di animazione c'è chi ha studiato ballo, canto, chi è fonico; quindi tutte attività inerenti al nostro lavoro. Ma ciò non toglie che vi sia anche la presenza di chi ha studiato, per esempio, matematica e poiché lo studio apre la mente riesce a lavorare con facilità.» - La vostra paga è proporzionata al vostro lavoro o dovete soccombere alle leggi di mercato? Voci generali: «Si inizia da una paga base, poi l'esperienza e il ruolo che si riesce a ricoprire la fanno aumentare in maniera medio-alta.» - Dietro le vostre facce allegre quanta fatica c'è? Voci generali: «Certo anche noi abbiamo giornate no, riceviamo telefonate scomode, spesso siamo stanchi, ma mettiamo tutto il nostro impegno nel mostrarci allegri. Le nostre facce tuttavia non sono mai finte perché c'è amore per tutto quello che facciamo.»   Ringraziamo questo team di animazione per il tempo a noi dedicato, che tuttavia gli ha concesso un po' di relax.   La foto ci è stata data dallo Staff di animazione che abbiamo incontrato.
Lincoln nel Bardo, il viaggio di G.Saunders tra aldiquà e aldilà
Settembre 04
Quella copertina blu con il cavalluccio a dondolo e la barbetta rassicurante di Lincoln mi avevano già convinta; ma poi ho scoperto che era vincitore del Man Booker Prize 2017 e allora non ho potuto fare a meno di inserirlo nella mia wishlist di Natale scorso. Sì, siamo a settembre, è passato un po’ di tempo da quando l’ho ricevuto in regalo da nonna Rosa, ma meglio tardi che mai, si dice.     Il romanzo di George Saunders, Lincoln nel bardo (Feltrinelli 2017), è una delle più interessanti scoperte di quest’anno. Ha uno stile unico, innovativo, oscillante tra il romanzo storico e il fantasy, possiede alcuni passaggi di una dolcezza disarmante. La storia trae spunto da un episodio reale: negli anni della Guerra Civile americana, il Presidente Abraham Lincoln vide spezzarsi davanti ai propri occhi la vita del giovane Willie, il figlio prediletto di soli undici anni. La stampa dell’epoca si strinse attorno al dolore di Lincoln e fu attratta in particolare da un episodio che solleticò non poco la morbosità dei lettori: si scrisse, infatti, che dopo la morte del ragazzino, il Presidente si recò di notte al cimitero per aprire la bara e abbracciare il corpo del figlio morto.   Da questa incredibile verità storica prende le mosse il romanzo di Saunders, un viaggio fantastico nel Bardo, un luogo sospeso tra aldiquà e aldilà; tra un mondo in cui si succedono guerre, si soffre e si sopravvive e uno in cui non si è ben consapevoli di quello che accade. Le anime che abitano il Bardo sono bloccate, ignare della loro sorte; si muovono secondo un rituale preciso, che risuona come una sorta di contrappasso dantesco. Saunders tesse con estrema disinvoltura le storie di tutti questi personaggi, le cui tragiche sorti riescono, contemporaneamente e per una strana magia, a commuovere e a far sorridere il lettore.   Un libro dotato di una forza straordinaria e di una potenza visiva quasi cinematografica. Il lettore non potrà smettere di chidersi per tutto il tempo: «Che ne sarà del piccolo Willie?».         link immagini: https://i1.wp.com/www.lindiependente.it/wp-content/uploads/2016/08/George-Saunders2.jpg?resize=1170%2C779  https://www.google.it/url?sa=i&rct=j&q=&esrc=s&source=images&cd=&cad=rja&uact=8&ved=2ahUKEwiWoJag4qHdAhUPbVAKHd2TBREQjRx6BAgBEAU&url=http%3A%2F%2Fwww.feltrinellieditore.it%2Fopera%2Fopera%2Flincoln-nel-bardo%2F&psig=AOvVaw1NTxqIlqaKbOx-YylMV-W8&ust=1536164875867045 
Stabiae Nocte: gli scavi di Castellammare illuminano la sera!
Settembre 02
"La fortuna aiuta i prodi; dirigiti sulla dimora di Pomponiano" (Epistolarum libri, Plinio il Giovane). Pomponiano viveva a Stabiae, l’attuale Castellammare di Stabia. Stava per ricevere Plinio il Vecchio. Era il 24 agosto del 79 d.C., il Vesuvio eruttava. Lo scrittore romano si recava sul posto per assistere al drammatico evento e per prestare soccorso alle popolazioni dell’area vesuviana, essendo al comando della flotta romana, stanziata a Miseno. Perché parlare oggi di ciò? Perché ieri, 1 settembre, si è concluso il ciclo di aperture serali degli scavi archeologici di Castellammare di Stabia (le precedenti si sono tenute il 28 luglio, il 4 e l’11 agosto). Un ciclo di aperture straordinarie per un luogo straordinario, riunite nell’evento denominato Stabiae Nocte, organizzato dal Parco Archeologico di Pompei e dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Parliamo in particolare di Villa San Marco, una villa d’otium, cioè residenziale, di undicimila metri quadrati, di cui seimila riportati alla luce, che può perciò vantare il primato di più grande villa d’otium della Campania. La villa fu costruita in età augustea, ma ampliata sotto il regno di Claudio. Sepolta in seguito all’eruzione del Vesuvio sopracitata, venne riscoperta tra il 1749 e il 1789, periodo in cui i Borbone commissionarono numerosi scavi archeologici. È tutt’ora in fase di scoperta e restauro, a causa di danni subiti durante il terremoto del 1980. La struttura della domus è quella caratteristica delle case della nobiltà romana. Si incontra subito l’atrium dotato di impluvium (dimostratosi funzionante grazie alla pioggia che ha accompagnato la visita), seguito poi da numerose stanze termali (calidarium, frigidarium, la palestra) che danno sul portico che affaccia e circonda il giardino e la piscina. Una vera oasi. Il visitatore rimane piacevolmente sorpreso dal vedere una domus in condizioni quasi perfette. I pavimenti originali mostrano decorazioni in mosaico di una bellezza unica, che rivelano anche un’altissima abilità artistica: nel passaggio da una stanza all’altra e dal cortile al giardino, vi sono decorazioni in bianco e nero, ma dalle fantasie più diverse e bellissime. Pareti e soffitti presentano ancora, quasi in tutto il perimetro, dipinti dai colori ancora intensi dopo tanti secoli, primo su tutti il diffusissimo rosso pompeiano, al cui interno si alternano quadretti con scene di vita bucolica o ritratti di divinità, eroi e amorini. Tali quadretti, purtroppo, in numerosi casi sono stati asportati dai borbonici. Gli originali possono essere ammirati al Museo Archeologico Nazionale a Napoli, mentre in loco vi sono delle fedelissime riproduzioni. Alcuni di questi quadretti, però, sono stati lasciati nella villa, come il seguente. La visita è stata resa estremamente piacevole dalle guide competenti e stimolanti, da un’illuminazione oltremodo suggestiva e da una musica di sottofondo adattissima all’ambiente. Pompei rende l’idea di una città romana, ma Villa San Marco (così chiamata perché nel XVII secolo sorgeva nei pressi della villa una cappella dedicata proprio a San Marco) rapisce il visitatore e lo riporta nella quotidianità e nella riservatezza di un’abitazione privata, meravigliosa e suggestiva.Foto di Annachiara Giordano
DAZN: si dice spoiler!
Agosto 27
Non bastavano le serie tv, da oggi, da una settimana per le precisione, e si spera ancora per poco, anche le partite di campionato saranno oggetto di spoiler.Ci si riferisce alle tre partite di serie A su dieci, l’anticipo del sabato, l’anticipo delle 12.30 della domenica e una fra quelle delle 15.00, i cui diritti sono stati acquistati dalla piattaforma di streaming  DAZN, nell’occhio del ciclone a causa dei problemi di connessione che hanno interessato gli utenti abbonati.  Sono stati registrati gravi e diffusi disagi nella fruizione dei primi due Big match del campionato, Napoli - Milan del 25 agosto e Lazio-Napoli di una settimana prima, in occasione delle quali molti tifosi hanno visto i goal delle partite in largo anticipo rispetto ad altri, rovinando il gusto dell’evento live. Questo dipende dal fatto che, a differenza dei decoder, che decodificano i dati via hardware, il sito di DAZN li sintetizza via software, facendo sì che la qualità del prodotto dipenda dal tipo di connessione  di cui dispone il singolo utente. In Italia, si sa, la diffusione della rete è a macchia di leopardo e il 4G a San Marco di Castellabate non è come il 4G a Milano. La banda ultra larga è poi una sorta di leggenda, una chimera che qualcuno sostiene di aver intravisto nelle notti di luna piena. Viene quindi a mancare una connessione efficace distribuita in modo omogeneo a livello nazionale, premessa necessaria al successo che DAZN ha riscosso in altri paesi. Intanto le proteste crescenti degli utenti sono state raccolte dall’Unione dei Consumatori il cui presidente, Manlio Arnone, ha dichiarato che se il problema dovesse sussistere si prenderà in considerazione “un’azione di tutela collettiva”. La piattaforma di PERFORM infatti non è un'alternativa a Sky o Premium, ma un'integrazione necessaria e non sufficiente che costringe l’utente ad aggiungere l’abbonamento di Dazn a quello delle Pay Tv, se si vuole vedere tutta la Serie A. È perfettamente comprensibile quindi il malcontento degli appassionati di calcio, che si trovano a dover pagare di più per un prodotto complessivamente peggiore, ma è ovvio che Dazn, sebbene abbia sottovalutato il problema ed è chiamata a trovare presto una soluzione, non è responsabile della scarsa qualità complessiva della connessione internet in Italia.
Luoghi comuni nelle canzoni latino-americane!
Agosto 20
Ricky Martin, Luis Fonsi, Alvaro Soler. Le loro canzoni dominano le radio durante l’estate. Le sentiamo e risentiamo al punto che, nonostante il ritmo travolgente, non ne possiamo più. Tuttavia non bisogna essere così cattivi. Bisogna pur ricordar che questi cantanti, con i loro tormentoni estivi devono guadagnare abbastanza per poter pagare l’ibernazione invernale, così come Michael Bublè si fa congelare d’estate ed esce solo d’inverno. Però … sappiamo cosa dicono queste inevitabili canzoni estive? Qualcuno di voi ha mai letto il testo di una di queste ballate? Tranquilli, non è un esame. La risposta ve la diamo noi. Un’occhiata ad alcuni di questi testi spagnoleggianti ha fatto notare alla sottoscritta alcuni elementi comuni in tutte le canzoni latino-americane. Innanzitutto tema dominante è l’amore. C’è sempre una bella ragazza che fa spasimare il cuore del cantante. Ma non è così semplice: il padre di lei non approva questa relazione! C’è sempre un padre ostile al giovane innamorato, chissà come mai. Sarà perché questo cristiano passa le notti sotto la finestra della bella, cantando da solo o con gli amici e non facendo dormire tutto il vicinato. Sarà per i piercing, i tatuaggi, la motocicletta senza casco. Lo scopriremo. La notte. Altro luogo comune. Tutte queste canzoni e i relativi video sono ambientati dal tramonto all’alba e mai viceversa. La vida loca, evidentemente, porta uno sfasamento temporale, prevede un diverso fuso orario. Oppure sono vampiri. Se siete in paesi latino-americani o progettate di andarci, fate prima un salto da Buffy l’ammazza vampiri e chiedetele se vi presta un paletto, non si sa mai. L’orario l’abbiamo, ma il luogo? Se non ci troviamo sotto casa della pulzella, siamo al mare o sulla spiaggia. Vamos a la playa! Esistono montagne in questi paesi? Colline? Un entroterra qualsiasi? Solo e unicamente spiagge, mai che si veda una baita, uno chalet. Ovviamente, poi, è sempre estate. Il latino-americano soffre la neve che manco Superman e la kryptonite. Questi individui, però, hanno anche un’altra caratteristica, che li rende forse un po’ supereroi. Sono sempre, costantemente, pervasi da un fuego incontrollabile! La loro anima brucia, il loro cuore arde, la loro pelle scotta. Qualcuno chiami i pompieri!! Infine, hanno anche un altro tarlo: la cintura. Il basso ventre, la pancia e i fianchi sono proprio un pensiero fisso per i latino-americani. Zone del corpo tutte comprese nel termine ‘cintura’. La cintura sale, scende, si muove, ondeggia, ha una vita propria. Una vita propria, quella che manca a noi quando d’estate siamo invasi da queste canzoni. Però che estate sarebbe senza? Link alla foto: https://www.sorrisi.com/musica/playlist/balli-di-gruppo-canzoni-video-migliori-festa-estate/
Ma perchè?! - Cose strane nei film americani
Agosto 07
Cosa c’è di più bello, dopo una giornata di studio/lavoro, palestra/sport e seccature varie, di mettersi il pigiama, stravaccarsi sul letto o sul divano con la grazia di un ippopotamo e guardare un bel film? Forse solo vincere la lotteria. Tuttavia, se sapessi come si vince la lotteria non sarei qui, ma avrei già acquistato un atollo sperduto, perciò parliamo dei film. Parliamo un po’ di tutti i film americani, in cui se ci avete fatto caso accadono cose un po’ strane, che nella vita vera ci sogneremmo di fare e che, quando le vedo sullo schermo, mi fanno innervosire. Avete notato che quando due tizi, nei film, devono concludere una telefonata, non si salutano mai? Come fanno a capire entrambi che la conversazione è finita? E se l’altro aveva altre cose da dire? Deve ritelefonare? Strano. Affine a questa stranezza ce n’è un’altra. Quando due personaggi devono darsi un appuntamento (che sia di lavoro, per amicizia, romantico non importa) non specificano mai l’ora, il luogo, il giorno. Mai! Eppure magicamente sono entrambi lì, lo stesso giorno, alla stessa ora, nello stesso luogo. Senza che uno dei due si sia accampato per giorno ad aspettare l’altro. “Ok, ci vediamo lì.” DOVE? QUANDO? Perché fate così? Abbiamo parlato di appuntamenti, perciò passiamo alla sfera romantica. Nei film gli incontri romantici sono sempre dei più fantasiosi, da sogno, ma anche assurdi. Innanzitutto l’amore della propria vita si incontra sempre magicamente andandogli a sbattere contro mentre si gira un angolo. Lì, mentre si raccolgono i documenti d’ufficio di lui e i trucchi e i pasticcini glitterati caduti dalla borsa di lei (mai che uscissero assorbenti, fazzoletti sporchi o simili vergogne), scatta il colpo di fulmine. È quindi ovvio e scontato che i due trascorrano circa 72 ore insieme in una romantica fuga, senza avvisare famiglie, amici e datori di lavoro della propria continuata esistenza e senza perdere il posto. Ovvio. Appuntamenti, lui e lei. Parliamo di lei. Le donne nei film sono sempre magicamente pronte e bellissime per questi appuntamenti improvvisati e miracolosi. Mai che avessero i peli o il ciclo. Com’è possibile? C’è una qualche droga che dona questi benefici o hanno venduto l’anima al diavolo? Dopo il matrimonio da sogno tra questi due, nasceranno dei figli. Parliamo ora dei figli e dei ragazzi. Nei film americani gli adolescenti fanno di tutto: risolvono crimini, hanno a loro volta figli, girano per il mondo, svolgono missioni segrete, hanno più di un lavoro e spesso si tratta di cose impegnative (Joey Potter di Dawson’s Creek gestiva ristoranti e bed and breakfasts come se niente fosse) e in più sono sempre pronti per risolvere profondi problemi familiari che Freud levate proprio. Mai che aprissero un libro per studiare. Eppure, per pura stregoneria, alla fine dell’anno, nel giorno della consegna del diploma, sono sempre i migliori dell’istituto, hanno i voti più alti e hanno l’onore di tenere il discorso davanti a tutti gli altri studenti. Un'altra stranissima abitudine la rivelano quando i ragazzi si riuniscono per la serata film. Ordinano la pizza. Una pizza per dieci persone. La aprono, danno un morso e poi succede sempre qualcosa che non fa finire la cena. Sempre? E la pizza si butta?!? Spreconi! Sarà quel latte bevuto dalla bottiglia di detersivo che rende così strani questi americani? Chissà.
Hiroshima: si potrebbe imparare dal passato ma...
Agosto 06
La storia, come affermava Braudel, non è un semplice racconto di eventi, ma una materia su cui riflettere per capire il presente e il futuro. Non a caso, Orwell nel suo 1984, scrive: “Chi controlla il passato controlla il futuro: chi controlla il presente controlla il passato”. La storia è usata proprio dall'élite dominante per legittimare il proprio operato e per convincerci che qualunque provvedimento preso nel passato o nel presente è scaturito da decisioni necessarie affinché si evitassero mali peggiori.    Il 6 Agosto del 1945, nella tranquilla Hiroroshima, era una mattina come tante, il sole splendeva e il cielo era terso; gli adulti erano già al lavoro e i bambini si stavano recando a scuola. Tutto procedeva normalmente nonostante il Giappone stesse subendo pesanti bombardamenti a seguito dell'attacco di Pearl Harbor. Nessuno si aspettava la visita di Little Boy, una bomba così devastante che rase al suolo la città provocando più di centomila morti. Quelli che sopravvissero al bombardamento furono soprannominati Hibakusha, persone che oltre al danno subirono anche discriminazioni di ogni genere.   E se Little Boy fu lanciata, come affermavano le alte cariche statunitensi, per porre fine alla guerra, crimine ancora più nefando fu quello attuato a Nagasaki, poiché l'isola di Kyūshū fu scelta per sperimentare la bomba al plutonio e per dimostrare alle altre potenze, sopratutto all'Unione Sovietica, la supremazia tecnologico-militare degli USA.   Le due bombe furono le ultime della II guerra mondiale, ma possiamo considerarle le prime della guerra fredda, periodo in cui due blocchi continentali controllavano le sorti del mondo utilizzando “lo spauracchio” delle armi atomiche come deterrente, ed anche se è vero che dal '45 non si è più ricorso a bombe atomiche, l'equilibrio del terrore non ha impedito la proliferazione di arsenali atomici sempre più potenti, in varie parti del mondo.   Addirittura dopo il disfacimento dell'URSS e sopratutto dopo l'11 Settembre gli arsenali nucleari si sono arricchiti di bombe di nuova generazione, più maneggevoli e più facili da utilizzare. La storia potrebbe insegnare a non ricadere negli stessi errori, a non credere che il fine giustifichi i mezzi, ma purtroppo non è così. L'odierno scenario mondiale è infatti più caotico ed instabile: la minaccia nucleare grava sull'umanità oggi più che mai perché gli interessi economico-politici degli Stati prevalgono sugli interessi dell'umanità.   la foto dell'articolo è stata presa da qui
Sting & Shaggy incantano Napoli
Agosto 01
All'ETES-Arena Flegrea si è conclusa la seconda edizione di Noisy Naples Fest con la presenza di uno dei più amati artisti internazionali.  Compositore, autore, attore, filantropo e attivista: Sting. Nato artisticamente con i Police, band da lui formata insieme a Stewart Copeland e Andy Summers, ha poi continuato la carriera solista vincendo ben 10 Grammy Awards, 2 Brit Awards, 1 Golden Globe, 1 Emmy Awards e 4 nomination agli Oscar. Ad Aprile, assieme al rapper Shaggy, ha pubblicato 44/876 (i prefissi telefonici delle loro nazioni), un disco "sorprendente" scandito da ritmi giamaicani, che ha accompagnato i due artisti anglofoni nel loro tour europeo.Si sono esibiti anche nella nostra penisola, da Nord a Sud, toccando prima di Napoli Cagliari, Roma e Verona. Sting non si esibiva live a Napoli da 12 anni, da quella sera a piazza Pebliscito in cui il pubblico partenopeo lo accolse calorosamente in una piazza gremita, ed anche in questo concerto Sting ha dominato la serata. Gli applausi per lui non finivano mai e le 6000 persone presenti non sono rimasti delusi dalla performance del cantante inglese, anzi, pieni di entusiasmo hanno intonato all'unisono le sue canzoni. Sting & Shaggy si sono esibiti sul palco in coppia e singolarmente, proponendo ai fans sia brani del nuovo album sia alcune delle loro popolari Hits come Every Breath You Take, introdotta dal bassista con O'sole mio. Né sono mancati siparietti simpatici in cui Sting si è vestito da imputato e Shaggy da giudice.Il duo è stato accompagnato dalla band di Sting formata da Dominc Miller e Rufus Miller (chitarre), Josh Freese (batteria), e dai musicisti di Shaggy Monique Musique e Gene Noble (coriste) e Kevon Webster (tastiera).   La scaletta del tour: Englishman in New York44/876Morning is comingEvery little thing she does is magicOh Carolina / We'll be togetherIf you can't find loveLove is the seventh waveMessage in a bottleFields of GoldWaiting for the break of dayGotta get back my babyIf you love somebody set them freeDon't make me waitAngelDreaming in the U.S.A.Crooked treeShape of my heartWalking on the moonSo lonelyStrength of a womanHey sexy ladyRoxanne / Boombastic(bis)Desert roseIt wasn't meEvery breath you takeFragile     foto presa dalla Pagina Ufficiale Facebook di Sting  e da : https://it.wikipedia.org/wiki/Sting#/media/File:Sting_ThePolice_2007.jpg  

Montacchi e Copulati a Roma!

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Domenica, 16 Settembre 2018 00:00 Pubblicato in Musica

DAZN: si dice spoiler!

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Riapre l’Edenlandia ed è subito profumo di graffa!

Giovedì, 26 Luglio 2018 15:00 Pubblicato in Napoli

Dasvidanyia, Mondiali!

Lunedì, 16 Luglio 2018 09:51 Pubblicato in Sport
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